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"TRACCE COLONIALI": ANDIAMO A USTICA, PER NON DIMENTICARE

07 Apr 2025

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“Siamo in piccole celle, pressati
Senza la luce del sole
Chiuse le porte di ferro serrate.
E ovunque io guardi, non vedo che italiani”
Fadil Al Shamani , deportato libico a Favignana, 1912


Poche persone lo sanno, anche perché non ce n’è traccia nei libri di scuola, ma c’è stato un tempo in cui l’Italia deportava nelle sue isole gli oppositori libici alla colonizzazione della loro terra e ve li lasciava morire. Le stesse isole in cui , più tardi, avrebbe confinato le e gli antifascisti, tra cui Antonio Gramsci. È una delle tante vergogne nascoste della storia coloniale dell’Italia prima liberale e poi fascista.

È un processo iniziato nel 1911 quando, dopo la sconfitta di Shara Shatt, l’occupante rispose con una “caccia all’arabo” e l’esecuzione sommaria di migliaia di persone. Altre, forse 4.000, furono frettolosamente imbarcate senza processo per Favignana, le Isole Tremiti, Gaeta e per Ustica. Le deportazioni continuarono negli anni seguenti fino ad almeno il 1934.

Non si trattava solo di oppositori trovati con le armi in pugno o di dissidenti, ma anche semplicemente di persone influenti, professionisti o semplici passanti rastrellati per strada. L’Italia decapitava così la società tripolina nella speranza di impedire una resistenza che invece puntualmente riprese nel 1915 con la “grande rivolta araba”.

Le condizioni di detenzione furono durissime, come testimoniato dalle poesie scritte durante la prigionia da Fadil Al Shamani, poeta e partigiano di Tobruk deportato nel 1912. Almeno un terzo dei deportati morirono in quelle celle.

Questa storia è una macchia nel passato del nostro paese non solo perché ne è stato responsabile, ma anche perché l'ha sistematicamente occultata, come ha fatto per i tanti altri crimini commessi in Libia, in Etiopia, Eritrea, Somalia o nei Balcani durante le sue imprese coloniali.

L’occultamento della memoria coloniale, oltre che un oltraggio alle vittime, è stato ed è una negazione del diritto della società civile italiana a conoscere la propria storia. Ma siccome la storia lascia tracce, ad Ustica c’è un piccolo cimitero in cui i deportati libici morti in prigionia venivano seppelliti. E dimenticati.

Per questo noi di Un Ponte Per andremo a Ustica dal 15 al 18 maggio 2025, a deporre un fiore su quelle tombe e piantare un albero di ulivo. Invitiamo chi voglia ad unirsi per rendere omaggio alle vittime del colonialismo italiano a cui nemmeno la Repubblica ha ancora chiesto scusa; per rendere visibile un pezzo della nostra storia per troppo tempo nascosta. Per ricordare il confino a cui furono sottoposti gli antifascisti italiani, e per denunciare con forza il colonialismo, italiano ed europeo, in tutte le forme in cui si è espresso e continua a farlo ancora oggi.

Andremo a Ustica per assumerci una responsabilità, e per chiedere che lo Stato italiano si assuma la sua, anche attraverso l’istituzione di una Giornata della memoria delle vittime del colonialismo italiano.

Insieme a noi hanno aderito (in aggiornamento):

Arci | Rete Yekatit12/19Febbraio Italiani senza cittadinanza | Unione degli Universitari Anpi | Cgil |Convenzione per i diritti nel Mediterraneo L’Altra Storia APS | Centro Studi e documentazione isola di Ustica

Programma di massima (in evoluzione):
15 maggio: Arrivo in nave da Palermo e accoglienza
16 maggio: Incontro con l’isola, la sua storia, quella delle deportazioni coloniali e del confino fascista
17 maggio: Corteo sui luoghi della deportazione e del confino. Visita al cimitero dei deportati libici, cerimonia di omaggio con apposizione di una targa e piantumazione di un ulivo. Sera: Reading delle poesie di Fadil al Shalmani.
18 maggio: Ritorno

Tutti e tutte possono partecipare.
Per informazioni, adesioni e per partecipare:
decoloniale@unponteper.it


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