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LA NOSTRA STORIA

UN PONTE LUNGO 30 ANNI

Siamo natə opponendoci alla guerra del 1991 in Iraq, nelle piazze e nelle assemblee partecipate. In oltre 30 anni abbiamo sostenuto le popolazioni sotto attacco, denunciato la violenza delle guerre, le violazioni dei diritti umani, portando la nostra solidarietà, i nostri corpi e il nostro attivismo nei luoghi di conflitto dall'Asia Occidentale all'Europa.
Leggi la nostra storia

TIMELINE

30 anni di attivismo

Crediamo che valga la pena condividere ogni storia di Un Ponte Per. Sfoglia le sfide e le iniziative di solidarietà che raccontano la nostra organizzazione.
1991
28 febbraio

Si conclude la prima Guerra del Golfo, l’Iraq piange 150 mila morti. Un gruppo di pacifisti/e decide che non basta dire “no” a quella guerra. È necessario fare qualcosa per risarcire la popolazione irachena: nasce così Un Ponte per Baghdad, che a distanza di qualche anno prende il nome di Un Ponte Per.

1992
4 dicembre

Tra le prime azioni di solidarietà lanciate, oltre alla fornitura di medicinali e alla realizzazione di un impianto di depurazione delle acque nel sud del paese, Un Ponte Per promuove iniziative per fa conoscere la cultura irachena e rompere lo stereotipo del “popolo nemico”. Tra queste, il concerto di Franco Battiato a Baghdad a sostegno dell’ospedale di Bassora.

1993
10 luglio

Vogliamo mandare 60 bambini/e all’ospedale. Con questo slogan Un Ponte Per lancia la campagna per curare in Italia bambini e bambine iracheni/e affetti/e da gravi patologie, grazie alla collaborazione con l’Ospedale Niguarda di Milano.

1993
10 settembre

Un Ponte Per avvia i gemellaggi scolastici tra scuole italiane e irachene: lettera, foto e piccoli regali iniziarono a essere scambiati tra le 30 scuole coinvolte. Ma anche tanto materiale scolastico. Nasce un impegno trentennale nelle scuole italiane con i programmi di Educazione alla Pace.

1994
20 maggio

Anche il silenzio uccide. Embargo=Guerra. Un Ponte Per lancia una campagna per denunciare gli effetti dell’embargo sulla popolazione irachena. Un crescente impegno che prosegue fino ai primi anni 2000 quando UPP importa e distribuisce datteri in violazione all’embargo: è la prima rottura dell’embargo, un’importante azione di disobbedienza civile nazionale.

1994
20 settembre

Nasce la campagna Un Ponte per Diyarbakir per denunciare le condizioni di vita del popolo curdo nel Kurdistan turco e farne conoscere cultura e storia. Grazie a questa campagna, Un Ponte Per realizza nel 2003 il primo intervento di cooperazione internazionale nell’area: La casa delle donne e dei bambini di Dogubayazit, un centro polivalente di servizi sanitari, educativi e culturali.

1997
18 giugno

Nasce Un Ponte per Shatila, nuova campagna di solidarietà lanciata verso la popolazione palestinese in Libano, grazie alla quale si organizzano incontri e delegazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni di vita nei campi palestinesi. Viene lanciato Family Happiness, il primo programma di Sostegno a Distanza, oggi ancora attivo.

1999
24 marzo

Iniziano i bombardamenti della NATO sulla Jugoslavia: dopo l’Iraq ancora una guerra a cui l’Italia prende parte. Nasce la campagna Un Ponte per Belgrado, grazie alla quale si creano presidi sanitari e vengono inviati medicinali e aiuti umanitari, oltre a delegazioni di pacifisti/e e giornalisti/e. Nasce anche il Sostegno a Distanza Svetlost, attivo ancora oggi.

2003
15 febbraio

Fabio Alberti, allora Presidente di Un Ponte Per, interviene di fronte alla folla manifestante più sconfinata che il mondo ricordi: a Roma in piazza insieme a 3 milioni di persone, per dire NO alla guerra in Iraq. Quello stesso giorno una delegazione di attivisti/e di Un Ponte Per manifesta per le strade di Baghdad.

2003
13 aprile

In seguito all’incendio e al saccheggio della Biblioteca Nazionale e Archivio Storico di Baghdad, Un Ponte Per avvia il programma La Casa dei Libri per ristrutturarne i locali, restaurare i manoscritti e formare il personale bibliotecario. Un impegno che prosegue fino ad oggi con la difesa del patrimonio culturale delle minoranze e la conservazione dei siti archeologici iracheni.

2004
15 settembre

A Baghdad nasce Occupation Watch, un osservatorio internazionale sull’occupazione militare, a cui Un Ponte Per partecipa. In Italia, il Ponte lancia anche Osservatorio Iraq, una testata giornalistica indipendente che per dieci anni porta avanti un importante lavoro di ricerca e inchiesta sull’occupazione italiana in Iraq e sugli effetti della guerra.

2004
28 settembre

Vengono finalmente liberate le due operatrici italiane e i due operatori iracheni di Un Ponte Per, rapite/i il 7 settembre a Baghdad. Finiscono 21 giorni e 21 notti interminabili e difficili, scanditi da paura, silenzi, ansia, ma anche da appelli, mobilitazioni e tanta solidarietà dall’Italia come dal Medio Oriente.

2005
10 maggio

Nasce Un Ponte per Amman. L’associazione amplia il suo intervento alla Giordania per sostenere gli/le iracheni/e in fuga dalla guerra civile e dal 2011 le migliaia di siriani/e che trovano rifugio nel paese. Collabora con organizzazioni locali per i diritti e la protezione delle donne e dei/lle minori, specializzando il suo lavoro verso la disabilità e l’empowerment femminile.

2006
9 agosto

In seguito all’aggressione israeliana contro la popolazione libanese e palestinese in Libano, Un Ponte Per lancia la campagna Emergenza Libano. Attraverso il sostegno ai partner locali, UPP riesce a distribuire aiuti di prima necessità. Un’emergenza che si ripropone a meno di un anno a causa del conflitto esploso attorno al campo di Nahr el-Bared.

2009
31 marzo

Il percorso avviato da Un Ponte Per dal 2004 per rompere l’isolamento dell’attivismo iracheno raggiunge un’importante traguardo: con la Conferenza di Velletri, tre giorni di confronto tra attivisti/e iracheni/e e internazionali per creare un piano di azione comune, nasce l’Iraqi Civil Society Solidarity Initiative, oggi ancora attiva.

2011
15 marzo

La Siria precipita rapidamente verso una guerra civile che in 10 anni costringe alla fuga centinaia di migliaia di persone. Un Ponte Per si attiva con un programma di accoglienza e sostegno psico-sociale dedicato alle persone siriane rifugiate in Iraq, Giordania e Libano.

2014
3 agosto

Daesh (Stato islamico) occupa importanti aree dell’Iraq. Un Ponte Per già attiva in quelle zone con programmi di coesione sociale e tutela delle minoranze irachene, viene investita da questa crisi a cui cerca di rispondere con tutte le proprie forze.

2015
2 maggio

Il primo carico di aiuti umanitari destinati alla popolazione del Nord Est della Siria passa il confine con l’Iraq ed è pronto per essere consegnato alla Mezzaluna Rossa Curda. Nasce così Un Ponte per il Rojava: un intervento destinato ad allargarsi in risposta all’emergenza umanitaria e sanitaria

2016
23 luglio

Il fiume Tigri e le Paludi Mesopotamiche in Iraq vengono riconosciuti come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Una tappa fondamentale del percorso a tutela del patrimonio ambientale e culturale iracheno che Un Ponte Per ha avviato insieme alla campagna Save the Tigris.

2018
16 settembre

Dopo mesi di lavori, Un Ponte Per ricostruisce e inaugura il reparto di maternità e pediatria dell’ospedale di Raqqa, usato da Daesh come base militare, restituendo così alla città da poco liberata dalle milizie, cure pre/post natali e servizi a cui la popolazione non avrebbe avuto accesso.

2019
9 ottobre

Inizia l’operazione militare turca Peace Spring, in pochi giorni le principali città di confine nel Nord Est della Siria sono colpite causando vittime civili e numerosi/e feriti/e. Grazie a una grande mobilitazione di solidarietà, Un Ponte Per riesce a far fronte a questa ennesima emergenza sostenendo i partner locali con cui lavora.

2020
21 febbraio

Esplode la pandemia di Covid-19 in tutto il pianeta. Un Ponte Per oltre ad attivarsi ripensando il suo intervento per contenere la pandemia e supportare le popolazioni colpite nei paesi in cui opera, si impegna nelle reti italiane e internazionali per denunciarne le cause e chiedere la sospensione dei brevetti dei vaccini, affinché siano accessibili a tutta la popolazione mondiale.

2022
24 febbraio

Il 24 febbraio inizia l’aggressione all’Ucraina da parte della Russia. Un Ponte Per si attiva immediatamente per chiedere al governo italiano e all’Unione Europea azioni urgenti per una posizione di neutralità attiva e per la convocazione di un summit di pace.
Parallelamente lancia Un Ponte Per l’Ucraina, un intervento di peacebuilding per sostenere la popolazione, la resistenza civile e nonviolenta dei/lle giovani ucraini/e e la difesa dei diritti degli obiettori di coscienza in Russia, Bielorussia e Ucraina.

Campagne storiche

Scorri attraverso le nostre campagne storiche e le iniziative principali.

TESTIMONIANZE

“Tutti/e lo sanno ma pochi ne parlano: per il popolo iracheno la vittoria che i paesi della coalizione stanno celebrando ha significato rovina e morte… Mi è stato richiesto di far parte del Comitato dei Garanti dell’iniziativa Un Ponte per Baghdad, che vuol tentare di intervenire in Iraq con atti di solidarietà tra popolo e popolo, contribuendo a colmare il baratro che la guerra ha scavato”.

Padre Ernesto Balducci
Padre Ernesto Balducci
Febbraio 1991. Comitato dei Garanti di Un Ponte per Baghdad.

“Con la delegazione di Un Ponte per Baghdad andammo in Iraq. Arrivammo a Bassora che era stata rasa al suolo dai bombardamenti: era una distesa di macerie. Un intero Paese era trasformato in mattatoio. Però era lontano, lontano dalle coscienze”.

Vauro Senesi
Vauro Senesi
Luglio 1991. Come membro del Comitato dei Garanti partecipa alla prima delegazione.

“La guerra distrugge i ponti; essa è contro la comunicazione e la comunione. La pace invece costruisce i ponti perché la pace è il grembo delle differenze e ha bisogno che esse convivano, si incontrino, si sposino”.

Raniero La Valle
Raniero La Valle
Aprile 1999. Appello a sostegno di Un Ponte per Belgrado.

“Cosa fare? Ascoltiamo i suggerimenti di chi conosce dal vivo la situazione come i/le giovani audaci di Un Ponte Per, la sola organizzazione umanitaria italiana presente sul campo: bloccare la vendita delle armi alla Turchia, chiudere lo spazio aereo, stabilire sanzioni durissime contro i prodotti turchi”.

Dacia Maraini
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