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USTICA: UN VIAGGIO NELLA MEMORIA DEL COLONIALISMO ITALIANO

27 Mag 2026

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Dal 12 al 17 maggio 2026 si è svolto il primo viaggio di istruzione a Ustica, sulle tracce del colonialismo italiano.

Abbiamo accompagnato sull'isola trentacinque studenti e studentesse dell'Istituto Archimede di Napoli, proponendo un percorso di studio e conoscenza volto a ripercorrere eventi del nostro passato che, per troppo tempo, sono rimasti celati.

Per riportare alla luce verità scomode che, per generazioni, sono state negate o escluse dai programmi scolastici.

Ed è proprio da qui, da questa assenza da colmare, che è iniziato il percorso dei ragazzi e delle ragazze insieme a Vito Ailara, presidente del Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica.

Don Vito ha subito spiegato quanto sia difficile e doloroso, ma indispensabile, fare i conti con il nostro passato, invitando i giovani a interrogarsi su una storia collettiva ingombrante.

Così, gli studenti e le studentesse hanno iniziato a scoprire che a Ustica, tra le sue rocce scure e le acque cristalline, si conservano le tracce di un capitolo poco conosciuto della nostra storia, quando l'isola divenne luogo di confino.

Prima per libici, eritrei e altre persone provenienti dalle colonie o dalle aree d'influenza italiana; successivamente per gli oppositori politici del regime fascista.

Particolarmente toccante il racconto di Don Vito sull'arrivo, nel 1911, delle prime persone libiche deportate. Uomini, donne e bambinə vennero rastrellatə per strada e nelle case; interi villaggi furono svuotati e le loro popolazioni trasferite con la forza nei campi di internamento.

Alcunə morirono durante il viaggio e vennero trattatə come merci: una volta sbarcati le persone sopravvissute, i corpi furono gettati in mare dietro la punta del molo dell'isola.

Vite spezzate e rese anonime.

Tra novembre 1911 e maggio 1912 furono 127 le vittime dell'epidemia di colera scoppiata a bordo della nave che trasportò i deportati dalla Libia a Ustica.

Dietro il cimitero di Ustica si trova un altro cimitero, creato allora per dare una degna sepoltura a queste vittime, spesso senza nome.

È il "cimitero degli arabi".

Le sepolture furono rese difficili dalla presenza della roccia e, come ha raccontato Don Vito, quel luogo finì per diventare una grande fossa comune.

Quando gli studenti e le studentesse hanno visitato il cimitero, è stato toccante ascoltare le loro parole.

Libertà, giustizia, sacrificio, memoria.

Uno studente ci ha scritto:

«... è difficile pensare che Ustica non sia stata sempre questa: bella, solare, intensa. Un tempo fu luogo di torture, prigionia e morte. Io sono qui per dare una nuova memoria alla sua storia, per tramandare ciò che è stato e che mai dovrà ripetersi».

Un altro studente ha invece colto l'essenza della parola libertà:

«... la libertà di cui godiamo oggi non è scontata. Se possiamo beneficiarne è perché in passato c'è stato chi ha lottato e resistito per ottenerla e consegnarcela. Adesso sta a noi difenderla...».

Alla fine, la forza di questa prima esperienza sta tutta nelle semplici ma granitiche parole di questi due studenti, alle quali si aggiungono le tante riflessioni condivise dalle loro compagne e dai loro compagni.

È stato l'inizio di un percorso che ci auguriamo possa coinvolgere sempre più istituti scolastici italiani, con l'obiettivo di far riemergere ciò che troppo a lungo è stato nascosto.

Per restituire voce e dignità alle vittime del colonialismo italiano. Non solo come esercizio di riconoscimento del nostro passato coloniale, ma soprattutto come indispensabile strumento di conoscenza per comprendere meglio il presente e attraversare il futuro con generazioni più consapevoli, capaci di costruire relazioni autentiche e sostenibili con i Paesi del Sud globale, fondate sul rispetto, sulla giustizia e sulla comprensione reciproca

Luca Gabrielli - Membro del Comitato Nazionale di Un Ponte Per


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