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In un contesto globale segnato da conflitti, polarizzazioni e crisi, sostenere la cultura significa credere fermamente nella capacità delle società di immaginare futuri alternativi. Per questo da sempre noi di Un Ponte Per abbiamo affiancato agli interventi umanitari e di emergenza nei paesi in cui operiamo anche la tutela del patrimonio culturale locale, sviluppando un approccio integrato che lega pace, diritti umani, giustizia sociale e cultura come dimensione essenziale dello sviluppo umano.
All’interno di questo quadro, la cultura non è concepita come ambito accessorio o puramente simbolico, ma come infrastruttura sociale e politica.
La tutela del patrimonio, la produzione culturale e il diritto all’auto-rappresentazione sono per noi strumenti fondamentali di resistenza delle comunità, di ricostruzione del tessuto sociale e di prevenzione dei conflitti.
Così facendo, tentiamo anche di decostruire narrazioni egemoniche occidentali e di restituire potere e competenze alle comunità locali accanto alle quali camminiamo da anni.
Lo abbiamo fatto per decenni in Iraq, lavorando alla ricostruzione e al restauro dell’immenso patrimonio librario della Biblioteca Nazionale di Baghdad, andata distrutta durante la guerra, con il programma "Il sapere che resiste". O sostenendo lə giovani attivistə in progetti di tutela e costruzione di percorsi di turismo sostenibile attorno a luoghi di fondamentale importanza, come le Paludi Mesopotamiche o il sito archeologico di Ur, entrambi considerati Patrimonio dell’Umanità Unesco.
Oggi continuiamo a farlo anche in Giordania, attraverso la promozione del turismo culturale, responsabile e sostenibile, in aree decentralizzate ma dense di storia e patrimonio della collettività.
E’ il caso dell’area archelogica di Jerash, un sito di enorme importanza culturale ma che paga la sua collocazione geografica decentralizzata.
Oggi, la comunità locale beneficia infatti solo marginalmente dell’impatto positivo che un turismo sostenibile e responsabile potrebbe avere a Jerash. Lə turistə infatti visitano il sito brevemente, per poi spostarsi verso altre destinazioni molto più note nel paese, senza conoscere o soggiornare nell’area urbana e costruendo interazioni molto limitate con la sua ricca e vivace comunità locale.
Per questo, grazie al prezioso sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e insieme ad ARCS, capofila del progetto, abbiamo ideato e lanciato “Jerash sostenibile”, un intervento di due anni che mira a proteggere e valorizzare il patrimonio culturale della città, per promuovere uno sviluppo locale inclusivo e sostenibile, creando opportunità economiche per la comunità.
In particolare, lavoreremo al restauro delle Terme romane orientali, situate nella moderna città di Jerash, per valorizzarle come punto di collegamento tra l’area urbana e quella archeologica.
Così facendo, le Terme verranno non solo studiate per la prima volta, ma saranno finalmente aperte al pubblico e rese accessibili, incoraggiando così un’economia circolare e valorizzandone il patrimonio.
Per farlo lavoreremo insieme alla Municipalità di Jerash, al Ministero del Turismo e al Dipartimento delle Antichità, che al termine dell’intervento assumeranno la gestione diretta del sito. Ma anche con organizzazioni come Monumenta Orientalia e l’Università di Roma Tre, con cui ci occuperemo di restaurare anche il prezioso mosaico che vi è all’interno.
L’intento è per noi, come sempre, anche quello di rendere più accessibile l’intera area turistica locale, attraverso il coinvolgimento di persone con disabilità e organizzazioni locali con cui lavoriamo da anni.
Nei prossimi mesi passeremo del tempo con la comunità di Jerash – cittadinanza, commercianti, artigianə locali – per raccogliere le loro impressioni sul lavoro che stiamo portando avanti. Seguiteci per nuovi aggiornamenti.

