Lo scorso 28 maggio si è tenuta a Baghdad la conferenza di fine progetto di “Tatweer 2”, che ci ha visto sostenere in questi ultimi anni oltre 500 associazioni e organizzazioni della società civile irachena, grazie al supporto dell’Unione Europea.
In una calda e ventosa giornata estiva, rappresentanti provenienti da tutte le province irachene, delegazioni del governo e dei vari ministeri, nonché di una delegazione europea in Iraq, si sono riuniti per tirare le somme e riflettere sulla portata e sui risultati ottenuti dal progetto "Tatweer", giunto alla conclusione della sua seconda fase.
Una conferenza che ha accolto una moltitudini di voci che in questi anni si sono riunite per rivendicare diritti per le donne e le minoranze, giustizia ambientale, libertà di espressione e convivenza tra le comunità. Nato per dare uno spazio di espressione e confronto a coloro che in questi anni hanno lottato per un Iraq più libero e inclusivo, Tatweer in questo non rappresenta solo un progetto, ma un’azione collettiva che ha unito, da Bassora al Kurdistan, una società impegnata nel cambiamento e nella costruzione di un futuro di pace e convivenza.
Sintetizzando i risultati complessivi di Tatweer, Bahman Hassan, project manager di Tatweer, ha evidenziato l’impatto complessivo del progetto: oltre al supporto fornito alle oltre 500 associazioni e organizzazioni locali, sono stati erogati oltre 376 servizi, in workshop che hanno riguardato formazioni su raccolta fondi, scrittura di progetti, politiche pubbliche, gestione progetti, tra gli altri.
In Iraq, paese che per decenni è stato segnato da guerre e conflitti, con ripercussioni durate anni e ferite ancora aperte, la società civile è impegnata a sostenere un cambiamento profondo, radicale, spinto dalla speranza e da storie di resistenza che hanno dato prova e concretezza che un futuro diverso è possibile, e in parte è già qui.
A testimoniarlo proprio le numerose esperienze raccolte da "Tatweer", che è riuscita ad unire contesti e ambiti differenti tra loro in un percorso fatto di tematiche e contenuti diversi: tra questi i cambiamenti climatici e l’ambiente, il contrasto alla violenza di genere, la prevenzione dell’estremismo violento, i diritti umani (con attenzione particolare a donne e minoranze), giustizia ambientale e climatica, peacebuilding, e altro ancora.
Durante l’evento, Hasan ha sottolineato che l’importanza di "Tatweer" è da ricercarsi nei suoi aspetti concreti e positivi allo sviluppo e all’emancipazione della società civile irachena, “attraverso la fornitura di risorse ed equipaggiamenti essenziali per gli operatori, oltre a numerosi servizi di formazione e consulenza erogati nei nostri cinque centri provinciali”. Ma è necessario che la comunità internazionale continui a sostenere l’Iraq e la società civile, in quanto “cambiamenti ottenuti finora sono stati determinanti nel trasformare il panorama delle politiche pubbliche del Paese, incoraggiando la partecipazione attiva di giovani, donne e attori civici nella vita della società civile e contribuendo così ad alleviare le sfide che gravano sui cittadini e sull’intera comunità”.
“Questo progetto ha portato all’apertura di cinque centri a Mosul, Erbil, Baghdad, Ramadi e Basra. Ci siamo chiesti di cosa avessero davvero bisogno le realtà locali che volevamo sostenere, e da lì è nato il nostro approccio”, racconta Raid Mikhael Shabah, Country Director diUPP in Iraq.
“Questi centri potevano aiutare a sostenere la società civile irachena, ma era necessario organizzare la gestione completa di un'organizzazione non governativa affinché questi centri funzionassero e potessero implementare progetti e programmi. Abbiamo fornito anche dei piccoli finanziamenti affinché queste Ong potessero implementare progetti e programmi. Per la società civile, e in particolare per le realtà più piccole, la mancanza di fondi era un problema evidente”.
Per questo "Tatweer", spiega Mikhael, ha insegnato alle realtà locali a realizzare i propri progetti, ma anche come scrivere un progetto, come preparare un piano finanziario, come gestirlo “da zero fino alla fine”. Ma non solo. Ha permesso la creazione di una rete nella società civile irachena. Attraverso le diverse associazioni, infatti, è stato possibile raggiungere anche quelle realtà più isolate, che spesso non venivano intercettate neanche dai donatori, perché troppo lontane o in zone difficili da raggiungere. “Ci sono dei governatorati in Iraq dove davvero non arriva nessuno. Ma con questi centri è stato possibile arrivarci”.
Ajyal Charitable Society for the Development of Intelligence and Creativity è un'associazione che ha ideato un progetto chiamato "Balsam", ovvero un centro di orientamento e sostegno per le donne e le ragazze vittime di molestie fisiche nella comunità della provincia di Diyala. Mohammed Mundas Ali, project manager l’organizzazione, racconta che il centro Balsam ha sostenuto oltre 140 donne, fornendo loro informazioni da condividere con altre donne per incoraggiarle a recarsi al centro.
L’organizzazione collabora con oltre 10 istituzioni e uffici governativi nella zona di Diyala, distribuendo brochure con numeri, contatti e informazioni sui servizi offerti. Chiunque si rechi presso queste istituzioni può essere indirizzato al centro, in caso di necessità.
“Una storia emblematica è quella di una ragazza con disabilità, la cui famiglia inizialmente le impediva di partecipare al centro. Dopo il dialogo con gli operatori, il padre ha acconsentito, e la ragazza ha potuto accedere a un programma di sostegno psicosociale e a un progetto per l’autonomia economica”, racconta Mundas Ali.
Ma altri progetti sono in fase di realizzazione e sviluppo per il futuro. Grazie ad un piccolo finanziamento, è stato l’avvio di un’attività di apicoltura, che ha coinvolto uomini e donne nella produzione di miele con l’obiettivo di favorire la collaborazione tra i sessi per ridurre episodi di violenza di genere, estremismo e conflitto, soprattutto nei villaggi.
L’organizzazione ha anche scritto una proposta per promuovere il coinvolgimento delle donne in collaborazione con i membri del Parlamento e, in vista delle elezioni del prossimo novembre, questa sta lavorando a una proposta per coinvolgerle in sessioni di dialogo con i candidati alle elezioni parlamentari irachene. “Affinché si portino in Parlamento le problematiche delle donne e vengano promosse nuove leggi in loro favore, qualora venissero elette”.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionali
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Statistics
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.The technical storage or access that is used exclusively for anonymous statistical purposes. Without a subpoena, voluntary compliance on the part of your Internet Service Provider, or additional records from a third party, information stored or retrieved for this purpose alone cannot usually be used to identify you.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.