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Da oltre 30 anni lavoriamo in Iraq per tutelare i diritti della popolazione e in modo particolare di donne e minori nel rispetto delle complessità e della ricchezza del mosaico iracheno. Da sei mesi, e in particolare in questi ultimi giorni, l'opinione pubblica irachena e la società civile, è coinvolta in un'importante controversia che riguarda proprio le donne e le bambine irachene.
“Nel mondo di oggi, in cui i diritti delle donne e dei bambini sono finalmente al centro del dibattito pubblico anche in Iraq, consentire il matrimonio sotto i 18 anni è pericoloso e potrebbe avere conseguenze catastrofiche per la società irachena”. Lo spiega con estrema semplicità il nostro Capo Missione iracheno che lavora con noi da decenni.
Infatti in parlamento sono state appena approvate tre leggi, tra cui una sullo statuto personale che ha suscitato un aspro dibattito interno al paese nel corso degli anni, per lo più ignorato dai media internazionali. Queste leggi, influenzate da compromessi politici e da divisioni settarie, sono considerate da ampie fasce della società civile irachena tra le più pericolose mai presentate in parlamento per il loro impatto sulle donne, la società e la già ampiamente compromessa coesione sociale. Ci sono inoltre diverse preoccupazioni sulla costituzionalità dello svolgimento della sessione tenutasi in parlamento martedì 21 gennaio, che ha visto, in un totale di 10 minuti, l’approvazione di tre leggi altamente divisive (lo sottolinea la Coalizione 188 in una dichiarazione pubblica). Tra queste, sicuramente ciò che causa maggiori preoccupazioni sono gli emendamenti al Codice sullo statuto personale e cioè il codice relativo allo stato delle persone e alla loro capacità giuridica, al diritto di famiglia, il matrimonio, i diritti e doveri dei coniugi, il regime dei beni, separazione, divorzio, filiazione e custodia, mantenimento, tutela, eredità ecc.

IL CODICE SULLO STATUTO PERSONALE DEL 1959
Il Codice, promulgato all’indomani della nascita della repubblica irachena nel 1959, è figlio della mobilitazione di diversi segmenti della società, tra cui giocarono un ruolo centrale proprio quelle che al tempo erano le prime organizzazioni di donne. Il Codice mirava a stabilire un sistema di diritto unico per lo status di tutte le persone. Fondato sui principi della legge islamica, il Codice sviluppava però una serie di diritti e tutele dal carattere “civico”, specialmente in materia di matrimonio, divorzio, eredità e diritti delle donne e dei minori, che erano perciò garantite a tutta la cittadinanza, a prescindere dall’appartenenza religiosa e settaria. Dal 2003, il codice è stato periodicamente oggetto di attacchi e tentativi di modifica, arginati dalla mobilitazione delle donne, della società civile e della sfera politica. Almeno fino allo scorso martedì, quando il parlamento ha approvato i nuovi emendamenti, che scardinano il carattere “civico” del codice e mirano ad aumentare il peso, come fonte di diritto, della giurisprudenza sciita di scuola Ja'fari, e di quella sunnita di scuola Hanafi. Questo approccio contraddice la Costituzione irachena che, senza ripudiare l’importanza delle tradizioni religiose, enfatizza la costruzione di uno Stato civile e democratico piuttosto che di un sistema statale religioso e teocratico. L'intento originario della legge sullo stato personale del 1959 era quello di salvaguardare i diritti civili, soprattutto delle madri e dei minori, senza entrare in conflitto con l'Islam o con le altre religioni maggioritarie in Iraq. L’avanzamento oggi delle leggi settarie deteriora perciò in modo significativo la situazione dei diritti umani nel paese.

GLI EMENDAMENTI DI GENNAIO 2025
La modifica sostanziale che viene introdotta è la riduzione del Codice del 1959 a solo una tra le possibili cornici giuridiche di riferimento, per quanto riguarda le questioni legate allo statuto della persona. Accanto a questa, vengono infatti poste anche la giurisprudenza sciita e quella sunnita. In questo contesto, l’aspetto dei nuovi emendamenti che salta maggiormente all’occhio in senso allarmante è rappresentato dallo sdoganamento del matrimonio tra minorenni. La scuola Ja’fari, secondo la giurisprudenza sciita, infatti stabilisce l’età legale per il matrimonio fin dai 9 anni di età per le bambine. La modifica principale è, quindi, che la legge possa variare a seconda dell’appartenenza religiosa delle persone, “incorporando di fatto il settarismo nel quadro giuridico e dividendo ulteriormente la società irachena, con gravi conseguenze in termini di instabilità e l’insicurezza nel Paese. La seconda modifica abroga la sezione 5 dell'articolo 10, in vigore da oltre 15 anni per impedire i matrimoni extragiudiziali (e cioè “solamente” religiosi). Fino ad oggi infatti i tribunali erano obbligati ad approvare tutti i matrimoni, verificandone i requisiti coppia per coppia. L’abrogazione contenuta dell’emendamento invece priva i giudici statali della loro autorità in materia”, spiega la Coalizione 188, una realtà che raggruppa diversi attori della società civile irachena e che è in prima fila nella lotta contro la modifica della legge del ‘59.

COSA CAMBIA PER LE DONNE IRACHENE
Oltre al già citato matrimonio tra minori, sono diverse le conseguenze degli emendamenti e della statualizzazione del principio “di setta” particolarmente odiose per le donne e le bambine irachene. Vediamone alcune:

L'IRAQ DELLE DONNE
E’ facile immaginare come tutto questo rappresenti un deterioramente significativo per la vita delle donne irachene, le cui coraggiose lotte per l’autodeterminazione abbiamo di sovente sostenuto e raccontato. Senza tornare troppo indietro nel tempo, se riavvolgessimo appena il nastro fino agli avvenimenti dell’ottobre del 2019, potremmo vedere le donne scendere in piazza nelle principali città irachene e rivendicare il loro spazio e la propria voce, in ambienti normalmente dominati e sorvegliati dagli uomini. Le potremmo vedere attraversare le strade di Baghdad in occasione della marcia auto-organizzata nel febbraio del 2020 in un’eloquente risposta a chi le invitava a tornare a casa e lasciare le piazze. O attraverso le parole di Hana Edwar, attivista femminista irachena di lunga data, raccolte in un passaggio del libro Il mio posto è ovunque. Voci di donne per un altro Iraq, di Silvia Abbà, edito da Astarte edizioni e Un Ponte per:
...il 13 febbraio 2020 c’è stata una marcia in un gran numero di città irachene a Baghdad, nel centro e nel sud del paese. È stato incredibile, c’erano donne di ogni estrazione sociale, le giovani guidavano la marcia con una tale fiducia in sé... Migliaia di donne che camminavano per le strade scandendo slogan contro la violenza di genere. È stata una cosa bellissima, sono così orgogliosa di loro. In quel momento ho sentito che tutto lo spazio parlava delle donne come della rivoluzione, come la voce della rivoluzione, la voce della fiducia nel cambiamento, per un nuovo futuro in Iraq.
Così come in circostanze molto meno eccezionali, le vediamo lottare ogni giorno per i propri diritti in famiglia, al lavoro, in università. Ancora, conclude il nostro Capo Missione: “È inimmaginabile che una bambina possa rimanere incinta mentre frequenta ancora la scuola primaria. Non è questa la società che vogliamo costruire. Noi iracheni vogliamo una società civile democratica che rispetti le diversità. Per questo vogliamo leggi che siano applicabili a tutti i gruppi sociali, religiosi, etnici e settari”. Non possiamo che condividere queste preoccupazioni, queste speranze e continuare a camminare a fianco ogni giorno alle nostre sorelle irachene.

