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COMUNICATO STAMPA
Roma, 26 Marzo 2026 – Con la prima udienza in programma domani, 27 marzo, presso il Tribunale civile di Roma, entra nel vivo la causa contro Leonardo S.p.A. e lo Stato italiano per fermare la vendita di armi verso Israele. In questa occasione, le organizzazioni promotrici lanciano una raccolta fondi pubblica per sostenere una battaglia legale che chiama direttamente in causa la responsabilità delle istituzioni italiane.
Al centro del procedimento c’è una domanda netta: è legittimo continuare a esportare armamenti verso un Paese coinvolto in operazioni militari che hanno causato decine di migliaia di vittime civili e sono oggetto di gravi contestazioni da parte della comunità internazionale?
Secondo i promotori, la risposta è no.
Per questo, il 29 settembre 2025 è stata depositata una citazione che chiede di dichiarare nulli i contratti di fornitura di armamenti stipulati da Leonardo – partecipata dallo Stato – con Israele, perché in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione, con la legge 185/1990 e con il diritto internazionale.
“La prima udienza segna un passaggio decisivo: portiamo davanti a un giudice quello che da mesi denunciamo nello spazio pubblico”, dichiarano le organizzazioni. “Non è solo una questione politica: è una questione di legalità costituzionale”.
Dopo il 7 ottobre 2023, mentre la Striscia di Gaza veniva devastata dai bombardamenti e il conflitto si estendeva nella regione, altri Paesi europei hanno introdotto restrizioni sull’export di armamenti. L’Italia, al contrario, non ha sospeso le autorizzazioni, continuando di fatto a consentire le forniture.
“Questa causa mette in discussione una scelta precisa: continuare a commerciare armi anche di fronte a violazioni gravi e documentate dei diritti umani. Noi chiediamo che questa scelta venga giudicata per quello che è”.
Accanto all’azione legale, prende il via una campagna di raccolta fondi per sostenere i costi del procedimento: spese legali, consulenze tecniche e attività di comunicazione.
“Affrontare in tribunale un grande gruppo industriale e lo Stato italiano è una sfida impari. Ma è anche l’unico modo per trasformare l’indignazione in un atto concreto”.
L’iniziativa è promossa da una rete di organizzazioni della società civile - ARCI, ACLI, A Buon Diritto, AssoPacePalestina, ATTAC Italia, Pax Christi e Un Ponte Per - insieme alla Fondazione Hind Rajab, con il sostegno di realtà impegnate nella finanza etica e nei diritti umani.
L’obiettivo è raccogliere 25mila euro per portare avanti un’azione che potrebbe segnare un precedente rilevante: se accolta, la causa potrebbe infatti impedire future forniture militari e ridefinire i limiti dell’export di armi italiano.
“La posta in gioco è chiara: stabilire se la Costituzione può essere aggirata quando si parla di commercio di armi. Noi crediamo di no”.
La campagna è attiva sulla piattaforma Produzioni dal Basso: https://sostieni.link/40024
Difendere la Costituzione, fermare le armi.

