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LE CASE DELLE DONNE IN SIRIA: UNA STORIA DI LOTTA FEMMINISTA

05 Mar 2025

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Di Ambra Malandrin - Protection & Education Coordinator di Un Ponte Per

Le "Mala Jin", come vengono chiamate in lingua curda le "Case delle Donne", sono nate in Siria nel 2011. La prima è stata aperta a Qamishlo, nell'area del nord est, e subito è diventata un faro di speranza e resistenza durante alcune delle pagine più difficili della storia del paese. Create con l'intento di combattere la violenza di genere e promuovere l'autodeterminazione delle donne, le Case hanno dovuto superare nel corso del tempo numerose sfide e ostacoli.

Durante gli anni di occupazione del territorio da parte dello Stato Islamico (Daesh), le Mala Jin hanno lavorato in condizioni di estremo pericolo, affrontando le minacce rappresentate da sistemi ideologici che limitavano in modo pervasivo la libertà e i diritti delle donne. Ma anche prima, durante i lunghi anni del regime di Asad, le loro capacità di intervento erano pesantemente limitate da politiche statali che non hanno mai affrontato in modo efficace e sistemico il tema della violenza contro le donne.

Eppure, nonostante le difficoltà, le Mala Jin e le attiviste che le animano non si sono mai arrese, ampliando la propria presenza sul territorio siriano, e nel nord est in particolare. Da Aleppo a Shehba, da Afrin alle aree liberate dalla presenza di Daesh, le attiviste hanno portato avanti il proprio lavoro per proteggere, sostenere e accompagnare le donne sopravvissute alla violenza di genere nel loro percorso verso la libertà e l'autodeterminazione.

Le Case delle Donne sono spazi sociali dedicati alla gestione delle controversie coniugali e familiari, alla difesa dei diritti delle donne, ma anche luoghi sicuri in cui le sopravvissute o chi ancora è a rischio di violenza può trovare sostegno, supporto e riparo - materiale ed economico - insieme allə propriə figliə.

Attraverso un lavoro capillare e dal basso, con campagne di sensibilizzazione, denuncia attraverso i media e presenza nella comunità, le attiviste delle Mala Jin, in collaborazione con l'Amministrazione autonoma del nord est, e in particolare con le istituzioni che si occupano di questioni di genere, svolgono oggi un ruolo cruciale per la protezione delle donne dalla violenza e dai femminicidi. Gestite su base volontaria, le Case delle Donne sono oggi 22, distribuite tra i cantoni di Hassakeh e Qamishlo, dove si rivolgono a tutte le comunità presenti: curde, arabe, cristiane.

Oltre a garantire spazi di protezione, le attiviste si occupano anche dell'accompagnamento psicologico e legale delle donne che si rivolgono a loro. Considerando che in tutta l'area del nord est della Siria esistono solo due centri antiviolenza sostenuti a livello istituzionale, è chiaro come il ruolo delle Mala Jin sia indispensabile, in un contesto in cui la rete di servizi sociali e sostegno alla popolazione è ancora tutta in costruzione.

Per questo, le attiviste delle Case operano anche come mediatrici comunitarie, tentando di risolvere conflitti familiari e assicurandosi che le donne sopravvissute a percorsi di violenza possano accedere alla tutela legale gratuita, e portando avanti parallelamente un prezioso lavoro di sensibilizzazione con programmi educativi rivolti allə adolescenti, sia nelle scuole che negli spazi comunitari. Combinando supporto diretto con sensibilizzazione e advocacy, la realtà delle Mala Jin rappresentano una pietra miliare nella lotta per l'uguaglianza di genere e la sicurezza delle donne: una risorsa vitale per creare consapevolezza e protezione.

Tutto questo assume particolare rilevanza alla luce della situazione attuale nel nord est della Siria, caratterizzata da rapidi cambiamenti ed incerte evoluzioni. Mentre i confini territoriali si spostano dopo la caduta del regime di Asad, le condizioni generali nel paese restano instabili a causa della presenza di milizie e dei continui attacchi turchi, in particolar modo nelle aree di Mambij e Kobane. Incertezza che pesa, naturalmente, sull'operato delle Mala Jin, restando al momento in discussione le trattative politiche tra l'Amministrazione autonoma del nord est e le nuove forze governative che hanno preso il controllo del resto del paese.

Strettamente legate al movimento femminista e al "Kongra Star", la confederazione delle organizzazioni femminili del nord est Siria, le Case delle Donne hanno subìto perdite importanti a causa dei conflitti che hanno investito l'area. Il loro lavoro si inserisce a pieno titolo nel progetto politico che l'Amministrazione autonoma del nord est si è dato, per abbattere il patriarcato e le gerarchie di genere in seno alla comunità.

Noi di Un Ponte Per, che nel nord est della Siria siamo presenti dal 2015, sosteniamo attivamente le Mala Jin sin dal 2021, quando le abbiamo incontrate per la prima volta. Nel corso degli anni abbiamo immaginato diversi progetti per poter supportare il loro lavoro, e rispondere alle richieste che le attiviste ci hanno avanzato. Tra queste, quella di fornire formazione continua alle operatrici sul contrasto alla violenza di genere, per rendere ancora più efficace il loro già prezioso lavoro presso le comunità. Ma anche quella di aiutare con un sostegno materiale, mettendo a disposizione delle Case delle Donne cose fondamentali come computer, materiali per le campagne di sensibilizzazione, mobili.

Insieme abbiamo collaborato alla realizzazione di eventi pubblici in occasioni importanti per sollevare l'attenzione sulla condizione femminile, come le mobilitazioni dell'8 marzo e i 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere. E ancora, abbiamo cercato di capire le necessità della popolazione portando avanti insieme indagini e sessioni di sensibilizzazione.

Nonostante questi sforzi, il sostegno economico resta una sfida per le Case delle Donne, così come per tutte le realtà associative e politiche che operano nel nord est della Siria. Le attiviste hanno ancora bisogno di supporto materiale, per mandare avanti gli spazi creati per le sopravvissute, così come di continua formazione per rendere ancora più efficace il loro impatto. Ma hanno bisogno anche di conoscenza e visibilità: in un Occidente che conserva posture fortemente coloniali, conoscere e rispettare il lavoro e l'esperienza di movimenti femministi situati nello spazio geografico dell'Asia Occidentale e del Nord Africa è fondamentale.

In un contesto caratterizzato da militarizzazione, incertezza ed instabilità politica, la presenza di realtà femministe locali resta centrale. Oggi rendiamo omaggio al loro impegno e alla loro visione, per combattere la violenza di genere e costruire un futuro di libertà e autodeterminazione.

Ambra Malandrin
Protection & Education Coordinator


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