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ITALIA: SPAZIO CIVICO SOTTO ATTACCO

16 Dic 2025

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Un Ponte Per risponde alla criminalizzazione dell’attivismo in Italia e nel mondo con due programmi di protezione per chi difende i diritti umani. Proteggendo la democrazia.  

 In Italia e in Europa cresce un fenomeno preoccupante: la criminalizzazione delle proteste e del dissenso sta erodendo lo spazio civico e democratico. Negli ultimi anni, nuove normative hanno ristretto in maniera significativa libertà civili e diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. E non si tratta di episodi isolati, ma di un processo strutturale: dalla Legge Sicurezza, che colpisce in maniera trasversale tutti i movimenti popolari attraverso l’introduzione di nuovi reati e l’inasprimento delle pene; alla sorveglianza di massa, come l’uso di spyware installato su telefoni di attivistə che viola la privacy, fino alle querele bavaglio, che colpiscono direttamente la libertà di espressione, e alle SLAPP, azioni legali intimidatorie volte a zittire attivistə, giornalistə e organizzazioni. Infine, il recente "decreto antisemita" che, se approvato, rischia di trasformarsi in un ulteriore strumento di repressione, colpendo chi manifesta solidarietà con la popolazione palestinese e si batte contro il genocidio in corso.  

Secondo CIVICUS Monitor Watchlist (Dicembre 2025), l'Italia è tra i paesi in cui lo spazio civico è sotto seria minaccia (classificazione "ostruito"). Non si tratta più solo di una percezione: anche azioni di protesta nonviolente vengono punite con pene sproporzionate. Per un blocco stradale pacifico, ad esempio, oggi si possono rischiare fino a 2 anni di carcere. L’obiettivo sembra quello di limitare l’azione politica dal basso, da un lato trasformando alcuni reati amministrativi in penali, dall’altro abusando di misure amministrative, quali multe salatissime, daspo urbano, fogli di via e divieti di partecipazione, che non richiedono un processo ma incidono in maniera significativa sulla libertà di movimento e partecipazione pubblica. Tutto ciò produce un effetto deterrente: moltə attivistə rinunciano a mobilitarsi per paura delle conseguenze legali. Meno proteste, meno dissenso, meno democrazia. È un processo di accelerazione autoritaria che minaccia il cuore stesso della vita democratica europea.  

In questo scenario, coerentemente con il nostro impegno per la tutela dei diritti umani, abbiamo scelto di non limitarci alla solidarietà politica e alla denuncia, ma di costruire strumenti concreti di protezione per chi difende i diritti umani. Shelter City Roma” e l' ”Hub di Protezione” incarnano il nostro approccio basato sui diritti umani, civili e sociali, ponendo la giustizia, la dignità e la libertà al centro del nostro lavoro.  

“SHELTER CITY": ROMA DIVENTA CITTA' RIFUGIO  

Il programma “Shelter City” nasce nei Paesi Bassi nel 2011, in risposta alla repressione dellə difensorə dei diritti umani fuori dall’Europa. In molte regioni del mondo, infatti, difendere i diritti fondamentali è considerato un crimine: attivistə, giornalistə e membri della società civile sono espostə a minacce, persecuzioni, arresti arbitrari e violenze sistematiche. “Shelter City” offre loro un periodo di protezione e riposo in città percepite come più sicure. In pochi anni, il programma si è trasformato in una rete internazionale di 26 città, distribuite tra Europa, America Latina e Africa, con un'idea semplice ma potente: rendere le città bastioni di democrazia, spazi locali capaci di garantire protezione globale. Nel 2023, Roma si è unita ufficialmente alla rete internazionale attraverso la collaborazione tra Un Ponte Per e la rete In Difesa Di, con il sostegno dell'VIII Municipio. Anche Roma Capitale e Roma Città Metropolitana hanno firmato una mozione. Roma è ufficialmente una città rifugio, con l'obiettivo di sviluppare un modello replicabile che possa diventare punto di riferimento anche per altre città italiane. 

Il programma incarna pienamente i nostri valori di democrazia partecipativa, decolonizzazione della cooperazione internazionale e valorizzazione delle aspirazioni dellə attivistə accoltə. Prevede l’accoglienza temporanea per difensorə dei diritti umani a rischio, offrendo un periodo di riposo mentale e fisico dall'attività politica. Il primo obiettivo del progetto è garantire protezione, intesa in senso olistico, che combina supporto fisico, medico, psicologico, legale, sociale e digitale. Garantire la protezione non è sufficiente ma è fondamentale per evitare l'isolamento e favorire l'integrazione nella vita quotidiana.  Roma diventa così parte di un network transnazionale che costruisce coesione sociale e difende la democrazia dal basso, favorendo l'incontro tra culture, lingue, religioni e tradizioni diverse, in linea con la nostra visione di coesistenza pacifica ed equa tra i popoli. 

Quando “Shelter City” è nato, l'Europa e l'Italia erano considerate "porti sicuri e democratici". Oggi la situazione è diversa. Quale coerenza avrebbe il nostro impegno se difendessimo solo chi è a rischio all'estero senza proteggere chi è criminalizzatə nel nostro paese? 

Da questa consapevolezza è nato l' ”Hub di Protezione”, un programma che opera su scala nazionale, pensato per sostenere chi difende i diritti umani in Italia e si trova sotto attacco. L'Hub rappresenta un'evoluzione del nostro lavoro: da organizzazione di cooperazione internazionale, a soggetto civico che protegge chi difende i diritti anche in Italia. Creato come reazione al Decreto Sicurezza, l'Hub offre protezione legale, psicologica e digitale ad attivistə, organizzazioni e movimenti sotto pressione, connettendo le reti già esistenti senza sostituirle. L'Hub non è un semplice fornitore di servizi, ma un laboratorio sociale per creare scambio di competenze e sperimentare nuove forme di solidarietà concreta.  

Un esempio emblematico dell'intervento dell'Hub è il caso di Roberto Malini e Lisetta Sperindei, attivistə colpitə da una causa SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation) da 2 milioni di euro intentata da Fox Petroli, il record mondiale per risarcimento chiesto a singole persone. Le cause SLAPP sfruttano la disparità di risorse tra chi denuncia abusi e grandi attori economici o politici. È il classico effetto “Davide contro Golia”: per un’azienda perdere una causa è irrilevante, ma per attivistə o una piccola ONG può significare anni di stress, spese legali insostenibili e la fine di un impegno pubblico. L'”Hub di Protezione” è intervenuto offrendo sostegno legale, ma non si è fermato al singolo caso: ha avviato la creazione di un dataset dei casi di repressione seguiti, utile a monitorare i trend, documentare le violazioni e produrre report per l'advocacy. Il dataset è collegato a un database di documenti per condividere buone pratiche legali, strategie vincenti e materiali utili allə avvocatə.  

“Shelter City” e “Hub di Protezione” dunque non sono iniziative isolate, ma parti di un disegno comune che incarna un principio forte: attivistə che proteggono attivistə. Costruire legami sempre più forti tra protezione locale e solidarietà transnazionale significa realizzare concretamente la nostra missione: prevenire i conflitti violenti attraverso la costruzione di reti per la giustizia sociale, favorendo l'incontro tra culture e costruendo coesione. Perché difendere chi difende i diritti significa, ovunque, difendere la democrazia e promuovere una visione di coesistenza pacifica ed equa tra i popoli. 

Lorenza Fiaschetti – Referente Shelter City Rome di Un Ponte Per


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