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La pace non è mai stata soltanto una parola, ma la condizione stessa perché la vita possa durare e le culture prosperare. Senza pace non esistono civiltà, né arte, né scienza. L’Iraq, culla delle civiltà da millenni, oggi offre al mondo una nuova testimonianza: i paesi segnati dalle guerre possono risorgere dalle ceneri e riscrivere il proprio destino nella lingua della speranza.
Situato all’incrocio delle geografie, l’Iraq si trova tra Oriente e Occidente, tra il Golfo e il Mediterraneo. Questa posizione non è mai stata solo una questione di confini: era (ed è) un ponte vivo, un luogo in cui le culture si intrecciavano e le storie umane convergevano. Qui sorsero le prime città di Sumer, qui le leggi della giustizia vennero incise a Babilonia, e Ninive fiorì come capitale d’arte e di intelletto. Oggi, dopo decenni di sconvolgimenti, l’Iraq riemerge non come campo di battaglia, ma come faro che dichiara al mondo che la speranza può brillare più forte della devastazione.

L’Iraq è un museo a cielo aperto. Dalla Ziggurat di Ur alle mura di Babilonia, dalle rovine di Ninive alle città del sud, ogni pietra racconta una storia di resilienza umana, di creazione e dell’eterna connessione tra pace e prosperità. Non si tratta di resti silenziosi: sono messaggi vivi che sussurrano a ogni visitatore: “La storia è iniziata qui, e qui l’umanità può riscoprire sé stessa”. Oggi, l’Iraq apre le sue porte a viaggiatorə, studiosə e amanti della bellezza, invitandolə a vedere come passato e presente si incontrano sulla sua terra in un unico, meraviglioso affresco.
Eppure, il tesoro più grande dell’Iraq non sono i suoi monumenti, ma il suo popolo, la sua gioventù. Emergendo dalle macerie della guerra, portano avanti progetti culturali, artistici e educativi che sostituiscono il linguaggio della violenza con quello della creatività, trasformando i ricordi del dolore in energia per il rinnovamento. Questa gioventù irachena non è semplicemente il volto di una nuova generazione: è custode della speranza, guardiana del futuro. Sono coloro che stanno ridefinendo l’immagine del loro paese davanti al mondo: l’Iraq, terra di pace, non di guerra.
Per troppo tempo, i media internazionali hanno ridotto l’Iraq a immagini di conflitto e divisione. Ma le storie locali stanno infrangendo questa narrazione. Iniziative giovanili, movimenti artistici ed eventi culturali hanno oltrepassato i confini nazionali, raggiungendo forum globali e dimostrando che l’Iraq non può essere racchiuso in immagini di distruzione: deve essere letto anche come un racconto di resilienza, reinvenzione e rinascita.
L’Iraq è più di uno spazio geografico; è una domanda filosofica sul significato stesso dell’umanità. Dalle sue antiche civiltà impariamo che la creatività nasce solo dal grembo della pace. Dalla sua storia moderna impariamo che la guerra non lascia altro che cenere. E oggi, camminando per le strade di Baghdad o davanti alla Ziggurat di Ur, la terra stessa pone una domanda senza tempo: “Cosa lasceremo alle generazioni future?”
Dalla terra che un tempo insegnò all’umanità l’alfabeto, arriva una nuova lezione: la speranza è invincibile, e l’Iraq, con tutte le sue ferite e la sua memoria, è anche una patria di grandi sogni.

SFIDE E LAVORO PER IL CAMBIAMENTO
Sarebbe disonesto parlare dell’Iraq senza riconoscere le difficoltà che ha attraversato. Decenni di conflitti hanno lasciato cicatrici sulle infrastrutture, sulla società e nella memoria collettiva. Molte persone, all’estero, continuano a vederlo solo attraverso stereotipi di distruzione e disperazione. Tuttavia, la realtà odierna è molto più ricca e piena di speranza. Il popolo iracheno - soprattutto lə giovani e la società civile - stanno smantellando quelle immagini e costruendo un nuovo modello di convivenza, creatività e pace.
E le nuove generazioni sono state in prima linea in questa trasformazione. Attraverso iniziative culturali, progetti artistici, programmi educativi e volontariato, stanno dimostrando che l’Iraq non è un campo di battaglia, ma un terreno fertile per la creatività e l’impegno umano. Stanno scrivendo un nuovo capitolo della storia irachena, fondato sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla sostituzione della violenza con arte e sviluppo.
La società civile ha avuto un ruolo fondamentale. Organizzazioni come Un Ponte Per hanno collaborato per anni con le comunità locali per dare forza allə giovani, promuovere il dialogo, superare le divisioni sociali e rafforzare la riconciliazione. Hanno sostenuto iniziative femminili, promosso la coesione e formato una nuova generazione di leader convintə che la trasformazione inizi da piccoli gesti capaci di generare grandi cambiamenti. I nostri progetti hanno unito quartieri un tempo divisi, rivitalizzato spazi culturali e offerto a bambinə la possibilità di sognare un domani più luminoso.
Questi sforzi non sono passati inosservati. Oltre i confini dell’Iraq, il mondo ha iniziato a vedere che la sua storia non può essere ridotta a un racconto di guerra. Le iniziative giovanili e i progetti della società civile hanno raggiunto pubblici internazionali, ispirando altre persone e dimostrando che il cambiamento è possibile quando ci si unisce con coraggio e visione.
Dall’Iraq - la terra dove furono scritte le prime leggi e incise le prime lettere sull’argilla – mi piacerebbe parlare alla comunità globale. È tempo di porre fine al commercio delle armi, di fermare la corsa agli armamenti che prosciuga le risorse del pianeta e alimenta conflitti senza fine. È tempo per l’umanità di ripensare le proprie priorità, investendo non in macchine di guerra, ma in ponti di pace: nell’educazione, nell’arte, nella salute e nel futuro delle generazioni che verranno.
I popoli che hanno sopportato guerra e povertà meritano la pace: non come un privilegio, ma come un diritto umano fondamentale. La pace non è secondaria; è essenziale alla vita stessa.
Chi detiene il potere di plasmare il destino il mondo ha la responsabilità non di accumulare influenza o ricchezza a spese degli altri popoli, ma essere custode della pace, guardiano del futuro dell’umanità e non dei suoi conflitti.
Lasciamo che l’Iraq sia testimone che le civiltà nascono solo nel grembo della pace, e che il nostro futuro comune può essere costruito soltanto su amore, comprensione e convivenza. Ogni essere umano merita di vivere una vita dignitosa, libera dalla violenza.

Jameel Al-Jameel - Communication Coordinator di Un Ponte Per in Iraq

