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Raqqa è un territorio segnato da una fragilità profonda e stratificata. Negli ultimi anni, il contesto politico e sociale è stato attraversato da continui scossoni: instabilità interna, il taglio ai finanziamenti per gli aiuti umanitari. Tutto questo in una regione già colpita da tredici anni di guerra, da una crisi grave economica, dalle sanzioni internazionali e dalle pesanti conseguenze dell’occupazione di Daesh (ISIS).
Il risultato è un enorme bisogno di servizi essenziali, in particolare nell’educazione e nella protezione.
A dicembre 2024, con l’arrivo di nuove ondate di sfollati dalle aree rurali di Aleppo e Afrin, tutte le scuole di Raqqa sono state chiuse per accogliere le famiglie negli edifici trasformati in centri collettivi. Anche quando la situazione si è parzialmente stabilizzata, 38 scuole su 51 sono rimaste chiuse, compromettendo il percorso educativo di un’intera generazione e, insieme ad esso, le loro opportunità future.
Le conseguenze dei conflitti passati sono ancora evidenti: molte scuole sono inagibili o gravemente danneggiate dai bombardamenti, lasciando intere comunità senza spazi sicuri dove bambinə e adolescenti possano apprendere.
L’assenza di scuole funzionanti non priva soltanto del diritto all’istruzione, ma sottrae anche un luogo protetto, aumentando i rischi di sfruttamento, lavoro minorile e matrimoni precoci.
Al tempo stesso, questo contesto ha avuto un impatto gravissimo sui servizi di protezione per donne, ragazze e bambine. Si registra un aumento del lavoro minorile, matrimoni precoci, violenza domestica, stress psicologico e isolamento sociale. Persiste inoltre una forte discriminazione nei confronti delle famiglie sfollate e di ritorno dai campi, come quello di Al-Hol.
Le opportunità di reintegrazione e di accesso al lavoro restano estremamente limitate, soprattutto per le donne, in comunità ospitanti che affrontano già profonde difficoltà economiche e sociali.
In questo scenario, è evidente quanto educazione non formale e protezione siano bisogni profondamente intrecciati: non è possibile garantire apprendimento senza un ambiente sicuro, così come non si può assicurare protezione se bambinə e caregiver non hanno accesso a spazi educativi strutturati, stabili, in cui ritrovare normalità e prospettive future.
Questo vale ancora di più in un contesto come Raqqa, dove la presenza di sfollati recenti e di famiglie di ritorno rende urgente creare luoghi che favoriscano non solo l’accesso ai servizi, ma anche la convivenza, la coesione sociale e l’integrazione tra gruppi che vivono tensioni, stigma e marginalizzazione reciproca.



IL PROGETTO “COSTRUIRE FUTURI”
Il progetto Costruire Futuri nasce proprio per rafforzare gli Spazi Sicuri di Un Ponte Per a misura di bambino e per donne e ragazze, e per ricostruire ciò che è stato distrutto: competenze, percorsi educativi, reti comunitarie.
Grazie al sostegno dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai e in collaborazione con il partner locale DOZ, Un Ponte Per ha lavorato in modo integrato su protezione, educazione e coesione sociale.
In 13 mesi di progetto sono state raggiunte 40.850 persone a Raqqa, contribuendo a ridurre le barriere educative e di protezione che colpiscono bambini, bambine, adolescenti e donne, in contesti segnati da vulnerabilità e insicurezza.



UNA STORIA CHE RACCONTA IL VALORE DI QUESTI SPAZI
N. ha 18 anni ed è arrivata al nostro Spazio Sicuro per donne e ragazze (Women and Girls Safe Space) di Raqqa dopo anni di violenze familiari. Era spaventata, chiusa, senza alcuna fiducia nel futuro.
Attraverso i colloqui individuali con le operatrici del programma di contrasto alla violenza di genere e le sessioni di supporto psicosociale, ha trovato per la prima volta uno spazio in cui sentirsi sicura di parlare, comprendere i propri diritti e iniziare a ricostruire la propria autostima.
Partecipando al gruppo di alfabetizzazione ha acquisito nuove competenze e stretto legami che l’hanno aiutata a uscire dall’isolamento. Oggi guarda al futuro con maggiore serenità e desidera sostenere altre ragazze della sua comunità.
Storie come la sua sono frequenti. I facilitatori e le facilitatrici raccontano come questi percorsi trasformino non solo la vita di donne e bambini, ma anche la loro:
«Quando vediamo i bambini ritrovare fiducia e le madri – spesso capofamiglia – sentirsi meno sole nell’affrontare la genitorialità e le difficoltà economiche, capiamo che il nostro lavoro sta davvero cambiando qualcosa».
In un contesto fragile come Raqqa, questi spazi sono molto più di un servizio: sono luoghi in cui ricominciare.
UN PERCORSO CHE VIENE DA LONTANO
Un Ponte Per opera nel settore della protezione in Siria dal 2017, inizialmente integrando questo lavoro nei programmi sanitari e, dal 2020, inaugurando i primi Spazi Sicuri. Negli anni abbiamo contribuito a documenti strategici delle Nazioni Unite, all’analisi dei dati dal campo e al rafforzamento delle capacità di organizzazioni e istituzioni locali.
Nonostante la cronica incertezza dei finanziamenti – che spesso mette a rischio la continuità delle attività – abbiamo scelto di non abbandonare le comunità, anzi di raggiungere quelle più isolate.
Per noi, il supporto alle comunità locali non è un singolo progetto, ma una missione.
E l’educazione non formale, così come la salute e la protezione, è parte integrante di questa missione: un ponte tra il presente e il futuro, tra la crisi e la possibilità di costruire una società diversa, dalle persone siriane per le persone siriane.
Ogni volta che un centro rischia di chiudere per mancanza di fondi, sappiamo che decine di donne perderanno uno spazio sicuro e centinaia di bambinə l’unico luogo dove studiare e ritrovare un senso di normalità.
Per questo continuiamo, anche quando è difficile.
Continuare questo percorso significa offrire a Raqqa – e ovunque sia necessario – la possibilità di formare una generazione che non sia definita solo dall’esperienza del conflitto. Oggi, l’educazione non formale rappresenta per migliaia di bambinə l’unico canale di accesso all’apprendimento e deve rimanere strettamente integrata con attività di protezione.
Gli Spazi Sicuri sono tra i pochi luoghi dove bambini e donne possono imparare, parlare, sentirsi protetti, ricevere orientamento e supporto. Sono spazi che appartengono alle comunità e che, insieme alle comunità, devono poter crescere.
In un momento di transizione politica e sociale, la Siria ha bisogno più che mai di cittadine e cittadini formati, informati, e capaci di partecipare alla ricostruzione del proprio futuro.

Ambra Malandrin
Protection & Education Coordinator

