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ASPETTANDO IL SOLE: QUANDO L'INVERNO SEGNA LA FINE DELL'ANNO

30 Dic 2025

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Hassan Herzallah è un traduttore, scrittore e storyteller di Gaza. Collabora con diverse testate internazionali. Per la campagna “Acqua per Gaza”, ha scelto di condividere con Un Ponte Per la sua testimonianza diretta documentando la sua vita sotto assedio e sfollamento. Frequenta il terzo anno di studi in traduzione inglese presso l’Università Islamica di Gaza e prosegue la sua formazione online dopo che l’ateneo è stato bombardato.

Gaza, 30 dicembre 2025

Era mezzanotte e pioveva forte. Venti impetuosi minacciavano di strappare la tenda che ripara la nostra famiglia. Mi sentivo esausto e malato, sentivo il peso di ogni passo e un freddo che sembrava penetrarmi nelle mani e nei piedi, come se l'inverno fosse entrato in ogni parte di me.

Ho cercato di dormire, ma chi può farlo in un campo profughi durante una pioggia così? Ogni goccia rendeva la situazione più pesante, come se fossimo intrappolati senza un posto dove nasconderci. Mi sono affacciato fuori dalla tenda e ho visto solo persone che sognavano diritti che erano diventati così difficili da raggiungere. In quel momento sono arrivati alcuni messaggi dei miei amici che parlavano della fine dell'anno ormai vicina e dei progetti per il prossimo.

Mi sono ricordato di me stesso qui a Gaza, dove anche tenere stretti i diritti fondamentali sembra come inseguire sogni impossibili.

Al mattino, verso le dieci, le nuvole erano così dense che sembrava l’alba: i raggi del sole erano nascosti. Aspettavo che la giornata iniziasse per poter comprare una copertura in plastica per la nostra tenda, che è diventata malmessa e non ci protegge più dalla pioggia caduta in questi giorni. La mia famiglia dormiva ancora. Volevo farmi una tazza di tè mentre aspettavo il mio amico Hamouda, la cui tenda era stata completamente allagata la notte precedente, e che doveva comprare del legno, dei teli di plastica o addirittura una nuova tenda.

La bombola di gas che avevamo riempito a fine ottobre, che sarebbe dovuta essere rifornita ogni mese, era quasi finita. Ormai siamo costretti a conservare quel poco gas che resta per le cose strettamente necessarie, centellinando anche il fuoco. Ho cercato di accenderlo con qualsiasi pezzo di legno e carta che ho trovato, ma il freddo era troppo intenso ed è stato impossibile.

Ho sentito chiamare Hamouda, e abbiamo deciso di prendere qualcosa da bere lungo il tragitto verso qualche supermercato vicino, un succo magari. Gli ho chiesto se il suo telefono fosse carico, così avremmo potuto pagare tramite l'app bancaria, dato che non ero riuscito a caricare il mio la notte prima a causa della mancanza di sole. Ma anche il suo era scarico. Avevo 6 dollari in contanti: volevo comprare per 2 dollari un succo e un biscotto, ma il negoziante non aveva il resto. Ho restituito tutto. Eravamo frustrati dal dover trattare con soldi logori, anche dopo che è stato dichiarato il cessate il fuoco.

Siamo arrivati nel luogo dove vendono le tende. Hamouda ne ha comprata una piccola per 500 dollari, mentre io ho preso una copertura in plastica per 40.

Ci siamo diretti velocemente verso casa con i trasporti disponibili, in questo caso un carretto trainato da un asino che abbiamo preso a Khan Younis. Lungo la strada, il tempo è cambiato improvvisamente, il cielo si è fatto molto nuvoloso: tutte le cose di Hamouda erano rimaste all’aperto e la sua famiglia lo stava aspettando per montare la nuova tenda.

Siamo arrivati al campo, e sono andato subito ad aiutarlo a montare la tenda. Poi mi sono affrettato per tornare alla nostra e coprirla. Appena entrato ho chiesto a mia madre le previsioni del tempo: durante l’inverno a Gaza è la prima cosa che facciamo ogni giorno. “Arriverà un vento forte questa volta, ma la pioggia non è troppo intensa”, mi ha detto. La mattina è passata e, con qualche difficoltà, sono riuscito a caricare il telefono appena in tempo per studiare e scrivere questo articolo.

A mezzanotte nel campo non c’erano luce né suoni, tranne il debole bagliore del mio cellulare. Ho iniziato a sentire la pioggia e un vento fortissimo. Dopo qualche minuto ho sentito le voci dei vicini. Sono uscito sotto la pioggia e ho visto che alcune tende erano state strappate dalla forza del vento e le persone non sapevano cosa fare. Ho provato dentro un dolore profondo per tutto quello che siamo costretti a vivere. Pochi minuti dopo, la copertura in plastica che avevo comprato per proteggere la nostra tenda è stata portata via: il vento era più forte di qualsiasi cosa potessi fare.



Non ho dormito l’intera notte, cercando di tenere la copertura come possibile e legandola a qualsiasi cosa riuscissi a trovare. Ma il vento ha continuato a strapparla ogni volta. Il mio corpo era completamente esausto, e mi sentivo male.

Quando mi sono fermato un momento ho controllato il telefono per vedere cosa stesse succedendo nel resto del mondo. Ho visto persone festeggiare i loro successi mentre l'anno sta finendo: saluti scambiati, strade illuminate a giorno, gente riunita che porta avanti la propria vita come se tutto fosse normale.

Qui a Gaza, invece, riconosciamo che l’anno è finito solo attraverso il rumore del vento.

L’inverno è una stagione insopportabile, e non importa quanto proviamo a prepararci al suo arrivo. Ciò che fa più male è che tutti i nostri sogni per il nuovo anno qui a Gaza sono semplicemente diritti fondamentali che già esistono altrove.

Hassan Herzallah - Corrispondente da Gaza


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