Lo Stato aumenta la spesa in armi. E tu? Fai crescere la pace con il tuo 5x1000: CF 96232290583

NEWS

ASPETTANDO IL SOLE. AFFRONTARE UNA GIORNATA A GAZA, SENZA VEDERE

29 Set 2026

Condividi

Questa volta non ero partito con l’idea di occuparmi di problemi alla vista.

Durante una recente visita in un campo per persone sfollate a Gaza, stavo raccogliendo testimonianze su come la guerra avesse cambiato la loro vita quotidiana. Mi aspettavo di sentire parlare di scarsità di cibo, sfollamento forzato, difficoltà nell'accesso ai beni essenziali. Invece, continuavo a sentir parlare di qualcosa che non avevo mai considerato una crisi: quasi tuttə mi raccontavano di un problema diverso, meno visibile ma profondamente presente: non riuscivano più a vedere abbastanza bene da fare cose che un tempo svolgevano senza nemmeno pensarci.

Più persone incontravo, più mi rendevo conto che non si trattava semplicemente di vista offuscata o della difficoltà di procurarsi un nuovo paio di occhiali. Per moltə, il peggioramento della vista ha iniziato a compromettere la capacità di lavorare, studiare, comunicare o, semplicemente, affrontare una giornata normale.

La prima persona con cui ho parlato è stata Huwaida al-Nahhal. Per lei questa perdita si misura in un gesto minuscolo: infilare il filo nella cruna di un ago.

Prima della guerra, Huwaida ricamava per passione e vendeva parte dei suoi lavori. Aveva già notato un indebolimento della vista e aveva programmato una visita oculistica per procurarsi degli occhiali. Poi è arrivata la guerra. Lo sfollamento e la vita in una tenda hanno reso impossibile realizzare quel progetto. Da allora la sua vista è peggiorata, mentre le cure necessarie sono rimaste economicamente irraggiungibili. Per ricamare, deve chiedere aiuto alla sua famiglia.

Il problema va oltre il ricamo. “Quando leggo il Corano devo tenerlo a circa mezzo metro dal viso per riuscire a leggere le parole”, racconta. “Faccio la stessa cosa con il telefono, ma non riesco a guardarlo a lungo”.

Anche per Nabila Mohammed il telefono è diventato il simbolo delle difficoltà quotidiane, e le ricorda quanto la perdita della vista abbia cambiato la sua vita. Quando riceve un messaggio e i caratteri sono troppo piccoli per essere letti, chiama la figlia. “Vieni a leggermelo”, le chiede.

La dipendenza dalle altre persone non si limita alle comunicazioni. Quando si reca in clinica, Nabila deve spesso farsi aiutare dalla figlia per leggere il numero dei suoi documenti. Convivendo da anni con problemi di vista, avrebbe bisogno di una nuova visita e di occhiali nuovi da almeno sei mesi. Tuttavia, come molte altre famiglie di Gaza, non può permetterselo.

«Abbiamo perso tutto e non abbiamo soldi», spiega.

Persino con gli occhiali che utilizza attualmente, leggere scritte piccole o consultare il cellulare è diventato sempre più difficile.

Per Farah al-Harazin, 11 anni, le conseguenze del problema sono entrate direttamente nella sua esperienza scolastica. Con molte scuole distrutte o trasformate in rifugi, oggi segue le lezioni in una classe allestita all'interno di una tenda. Prima della guerra riusciva a vedere la lavagna anche stando in fondo all'aula. Adesso gli occhiali non bastano più.

Le era già stata diagnosticata una vista debole prima della guerra, ma racconta che da allora la situazione è peggiorata. Senza occhiali vede sfocato e a volte avverte dolore agli occhi.

Per un’altra bambina del campo, la vista scarsa è diventata una fonte di dolore costante. Da più di due anni non riesce a sostituire i suoi occhiali e soffre spesso di mal di testa e dolore agli occhi. Quando il dolore diventa insopportabile, racconta, l’unica soluzione è andare a dormire.

Ma dormire non è un’opzione per tuttə. Come per Abdullah al-Satari, 24 anni, il cui lavoro dipende dal telefono e dal computer. Allontanarsi dagli schermi significherebbe non potersi guadagnare da vivere.

Da diversi mesi sta cercando nuove lenti adatte a lui, dopo che in ospedale gli hanno detto che quelle attuali non vanno più bene. Dopo aver trascorso molto tempo concentrato su uno schermo, gli occhi iniziano a bruciargli e la vista si offusca. Questo condiziona anche i movimenti più semplici all’interno del campo in cui vive. Qualche giorno fa, mentre andava in bagno, racconta di essere andato a sbattere contro alcune tazze, facendole cadere e rompere. È rimasto ferito dai frammenti.

“Non le ho viste e le ho colpite”, mi ha detto. “Sono cadute, si sono rotte e mi sono ferito”.

Per Mahmoud al-Shaqra, uno studente universitario, la notte porta con sé un altro tipo di limite e il problema si intreccia con un’altra delle grandi emergenze di Gaza: la mancanza di elettricità.

Cerca di concentrare lo studio durante le ore diurne, quando riesce ancora a leggere con maggiore facilità. Ma appena cala il sole, il tempo a disposizione si riduce drasticamente. In passato ha persino provato a studiare all'interno di un negozio di telefonia mobile, approfittando dell'illuminazione disponibile. La difficoltà visiva, però, gli ha reso quasi impossibile mantenere la concentrazione.

Per lui, vedere male non significa soltanto distinguere con più difficoltà lettere e immagini. In un contesto dove elettricità e infrastrutture sono state devastate dalla guerra, la quantità di luce disponibile può determinare quante ore riuscirà a dedicare allo studio.

Presi singolarmente, nessuno di questi episodi potrebbe apparire particolarmente grave. Ma nel loro insieme mostrano come qualcosa di tanto banale quanto vedere chiaramente possa determinare se una persona è in grado di lavorare, studiare, comunicare o semplicemente arrivare alla fine di una giornata normale.

Ci ho ripensato più tardi, quel giorno, quando ho trovato mio padre impegnato in un’accesa discussione con un negoziante. Il negoziante insisteva che mio padre non avesse effettuato il pagamento. Mio padre indicava la ricevuta del bonifico sul telefono, convinto di aver inviato il denaro.

Poi abbiamo guardato di nuovo. Aveva letto male i numeri. Il denaro era stato inviato a un’altra persona.

Un piccolo sbaglio, apparentemente banale. Ma in quel momento mi è sembrato riassumere perfettamente una delle tante conseguenze invisibili della guerra: quando vedere chiaramente non è più possibile, anche le azioni più semplici possono trasformarsi in una sfida quotidiana.


NOTIZIE

ULTIME NEWS

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter gratuita

Ricevi aggiornamenti, storie di impatto e opportunità di volontariato direttamente nella tua casella di posta
Iscriviti
Chi siamo
Cosa facciamo
Partecipa
Sostieni
Notizie
Iscriviti
Iscriviti alla nostra newsletter per restare aggiornato sui nostri progetti.
Iscriviti
© 2025 Copyright UN PONTE PER