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In occasione delle manifestazioni a Milano degli ultimi giorni il centralino legale dell’Hub for Defenders è stato nuovamente attivato, accompagnando la giornata dal corteo fino alla notte e alle ore successive, quando si sono concentrati fermi, trasferimenti in questura, arresti e richieste disperate di notizie da parte dei familiari.
Anche questa volta il centralino ha funzionato come snodo tra piazza, legali, questura e famiglie. Le richieste sono arrivate non solo dalle persone coinvolte direttamente, ma anche da amicə, fratelli e soprattutto da genitori che cercavano figliə non più rintracciabili, e da semplici testimoni che hanno voluto segnalare fermi e violenze a cui avevano assistito. Ancora una volta il servizio si è rivelato uno strumento collettivo di tutela, e non soltanto un numero di emergenza.
Ad oggi il file di monitoraggio raccoglie 23 segnalazioni distinte, che riguardano complessivamente oltre 30 persone, considerando le chiamate fatte per sé e per conto di altrə, i fermi di gruppo (in un caso 5 amici fermati insieme, in un altro 3 quattordicenni) e le testimonianze su più persone portate via. Si tratta però di un dato parziale: le segnalazioni continuano ad arrivare nei giorni successivi alle manifestazioni, man mano che le persone rilasciate, e le loro famiglie, cercano di capire cosa sia successo e quali conseguenze potranno avere.
LE DENUNCE
Queste sono state le tipologie di denuncia giunte al centralino:
LE PERSONE MINORENNI
L’elemento che più di tutti caratterizza le giornate di Milano è il numero di persone minorenni coinvolte: almeno 9 tra quelle segnalati, di cui 3 di quattordici anni. Le testimonianze dei genitori descrivono un quadro preoccupante: ragazzə fermatə prima ancora che iniziassero gli scontri, appena uscitə dalla metropolitana in piazza Cordusio, fattə sedere a terra per un’ora e mezza e poi trasferitə nella questura di via Fatebenefratelli. Lì sono rimastə fino a 12 ore, spostatə da un locale all’altro senza spiegazioni, con una sola bottiglietta d’acqua, mentre veniva detto loro che i genitori erano stati avvisati (non era vero) e che avrebbero potuto fare una telefonata (mai concessa).
Fuori, intanto, i genitori hanno atteso per ore sul marciapiede, senza alcuna comunicazione ufficiale, finché i nomi dellə ragazzə identificatə sono stati urlati in strada dagli agenti, in totale violazione della privacy. Una madre ci ha contattato mentre la figlia quindicenne, già seguita dai servizi di neuropsichiatria infantile, si trovava in stato di arresto e non poteva incontrare nemmeno il proprio avvocato fino all’udienza di convalida. In un altro caso 3 quattordicenni sono statə perquisitə per strada dai carabinieri, intimiditə verbalmente e rilasciatə senza verbale e senza che nessun genitore fosse chiamato. Un’altra famiglia ci ha segnalato che un agente della Digos ha fotografato in volto dellə ragazzə minorenni alla fermata dell’autobus, a manifestazione ormai conclusa.
LE CONDIZIONI IN QUESTURA
Le segnalazioni restituiscono anche un’immagine chiara delle condizioni di trattenimento: fino a 20 persone in una sola cella, senza acqua, senza cibo e senza possibilità di andare in bagno; impronte digitali e foto segnaletiche; rilascio nel cuore della notte senza nessun foglio che chiarisse se si trattasse di un semplice fermo per identificazione o se fosse in corso un procedimento. Molte delle persone che ci hanno scritto il giorno dopo ponevano tutte la stessa domanda: “rischio qualcosa? sono statə schedatə?”. Un’incertezza che è essa stessa una forma di violenza.
LE VIOLENZE
Diverse segnalazioni riguardano violenze fisiche subite durante il corteo o al momento del fermo: un ragazzo di diciotto anni buttato a terra, manganellato e ammanettato dopo aver manifestato pacificamente; una persona che ha passato la notte in ospedale per una frattura provocata, secondo il suo racconto, da tre colpi della faccia sbattuta a terra, e che il giorno dopo si è ritrovata agli arresti domiciliari; una manifestante arrivata da Bergamo colpita due volte con il manganello e insultata per il proprio corpo; una ragazza con la testa fasciata e insanguinata, assistita dal primo soccorso in piazza e poi portata via in ambulanza.
LE SECONDE GENERAZIONI
Un altro dato che emerge con forza è la presenza, tra le persone fermate o identificate, di numerosi ragazzə di seconda generazione, moltə dellə quali giovanissimə: un minorenne trascinato via dalla prima fila e rimasto senza telefono, un altro minorenne arrestato di cui il fratello non riusciva ad avere notizie, un diciottenne italo-marocchino portato in questura che non aveva ancora avvisato i genitori e non sapeva cosa fare. Le testimonianze raccolte dalle persone presenti descrivono fermi che sembrano aver colpito in modo selettivo lə ragazzə razzializzatə.
IL LAVORO DEL TEAM LEGALE
Come durante altre mobilitazioni, il coordinamento tra centralino e team legale ha permesso di prendere in carico rapidamente i casi più delicati. Almeno sei avvocatə della rete hanno seguito direttamente le segnalazioni, in particolare gli arresti, le denunce, i fermi delle persone minori e le persone di cui non si avevano notizie. Alcuni casi si sono chiusi con una consulenza e la rassicurazione delle persone coinvolte; in altri, come per un arrestato che ha poi nominato un proprio legale di fiducia, l’Hub for Defenders ha garantito il primo contatto in attesa dell’individuazione di un legale definitivə. Restano aperti e in corso di approfondimento i casi degli arresti, delle denunce per resistenza e dei fermi di minori con possibili violazioni procedurali.

