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CON I TAGLI USA LA SIRIA RISCHIA IL COLLASSO

01 Mar 2025

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Una crisi umanitaria senza precedenti: nel nord est della Siria il sistema sanitario rischia il collasso.

Ospedali senza più farmaci per le operazioni salva-vita. Cliniche nei campi per persone sfollate senza personale medico. Ambulanze ferme per mancanza di carburante.

Questa è la realtà devastante che stiamo affrontando nel nord est della Siria dopo la decisione dell’amministrazione statunitense di interrompere i finanziamenti a USAID. Una scelta che, da un giorno all’altro, ha lasciato milioni di persone senza il supporto essenziale per sopravvivere in un'area che dipende ancora interamente dagli aiuti internazionali. E noi, che operiamo sul campo dal 2015, vediamo gli effetti di questa catastrofe ogni giorno.

A causa della sospensione dei fondi USAID annunciata il 20 gennaio e che la sera del 25 febbraio scorso si è tradotta in chiusura del 90% dei programmi dell'agenzia, oltre 4,5 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria salva-vita rischiano di restare senza sostegno, e questo solo nel nord est della Siria. 

E' urgente che ogni persona solidale scelga di donare per arginare questo dramma.

Lo testimonia Lavinia Brunetti, operatrice di Un Ponte Per dal campo di Areesha, nel servizio di TV2000.

Quello operata da Trump è un vero e proprio attacco agli aiuti internazionali che già da metà febbraio ha comportato per le Ong presenti sul territorio l’interruzione del 61% dei servizi che consentono l’accesso alla salute primaria e secondaria, del 54% dei programmi di protezione dai casi di violenza di genere e sfruttamento del lavoro minorile, del 56% dei programmi che oggi consentono accesso ad acqua pulita e condizioni igieniche di base, e del 53% dei programmi di sicurezza alimentare.

La nostra Direttrice generale, Martina Pignatti Morano, lancia un appello urgente:

“La sospensione dei fondi USAID sta aggravando una profonda crisi umanitaria già in corso in Siria, lasciando milioni di persone senza accesso ai servizi essenziali. In un paese devastato da 13 anni di conflitti, questa decisione sta costringendo le organizzazioni umanitarie internazionali e locali a ridurre, se non a interrompere del tutto, operazioni vitali, colpendo in particolare le fasce più vulnerabili delle comunità: donne, bambini e bambine, e le persone sfollate che dipendono interamente dagli aiuti internazionali”.

Si tratta di una crisi senza precedenti che coinvolge l’intero paese, ma che diventa particolarmente critica nell’area del nord est: qui oltre 100 strutture sanitarie nei governatorati di Deir ez-Zor, Hassakeh, Raqqa e Aleppo, rischiano la chiusura totale tra marzo e aprile 2025.

Nei campi per persone sfollate, l’interruzione dei servizi sanitari e dei programmi di vaccinazione sta esponendo bambini e bambine a malattie mortali come morbillo e colera, con il rischio di un allarmante aumento della mortalità infantile. Le organizzazioni locali, pilastri della risposta umanitaria, senza il sostegno internazionale stanno esaurendo le risorse per garantire assistenza. 

Senza un intervento immediato, l’intero sistema sanitario siriano rischia il collasso. E' a rischio la vita di migliaia di persone improvvisamente private delle cure mediche primarie.

Noi di Un Ponte Per operiamo nel nord est della Siria da 10 anni, sostenendo la popolazione nel difficile percorso di ricostruzione di un sistema sanitario pubblico e di risposta ai bisogni umanitari della popolazione. In tanti anni abbiamo attraversato numerose emergenze, attacchi alle strutture sanitarie e alle infrastrutture, così come calamità naturali, e abbiamo continuato sempre a fare la nostra parte, restando al fianco delle comunità più vulnerabili.

Fino ad oggi, i nostri interventi hanno assicurato a 1 milione 640 mila di persone l'accesso a cure sanitarie primarie, a programmi di protezione per donne e bambinə, all'acqua pulita e a servizi igienico-sanitari. Persone che contano sul nostro sostegno.

Tra queste, oltre 100 mila residenti nei campi – tra cui quello di Al Hol – e 700 mila che facevano affidamento sull’Ospedale Nazionale di Hassakeh, capace di fornire ogni mese cure gratuite a 1.300 pazienti, di cui 300 madri con lə propriə figliə.

Stiamo facendo tutto il possibile per mantenere operativi i servizi essenziali dell'Ospedale di Hassakeh e delle cliniche nei campi. Grazie alle donazioni ricevute abbiamo garantito la copertura del fabbisogno dei farmaci salva-vita nell'ospedale per i mesi di gennaio e febbraio. Ma tutto questo rischia di dover essere sospeso a giorni: solo il 27 febbraio scorso sono state licenziate oltre 450 persone dell'ospedale e senza nuovi fondi, entro il 30 aprile buona parte dei servizi di tutte le strutture sanitarie verranno completamente interrotti.

La nostra Direttrice lo afferma chiaramente:

“Con la chiusura dei progetti delle Ong che operavano nell’area la regione più povera della Siria ha assoluto bisogno della solidarietà di ognunə di noi. Ogni donazione, grande o piccola, adesso può fare la differenza e ci aiuterà a garantire cure, fornire farmaci e protezione per sostenere la popolazione come abbiamo sempre fatto, e fino a quando sarà necessario”.

Cos'è il taglio dei fondi USAID?

Il 20 gennaio 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha emesso l'ordine esecutivo presidenziale per rivalutare e riallineare gli aiuti esteri degli Stati Uniti, che ha imposto uno stop all’erogazione dei finanziamenti per 90 giorni (in scadenza il 30 aprile) destinati all'assistenza allo sviluppo in tutto il mondo, al fine di valutare l'efficienza programmatica e la “coerenza con la politica estera”. I parametri del processo di revisione non sono chiari e non sono stati resi pubblici, ma l'amministrazione statunitense ha già iniziato a cancellare centinaia di contratti e finanziamenti USAID, con effetto immediato. Un “coerenza” che si è tradotta sul campo nel taglio immediato degli aiuti a programmi di assistenza sanitaria, educazione, protezione e sostegno all’emancipazione delle donne: un attacco diretto agli aiuti umanitari e di sviluppo.

Ci sono progetti di Un Ponte Per colpiti dal taglio dei fondi di USAID?

Il 26 febbraio l’amministrazione Trump ha emesso oltre 10.000 lettere di sospensione di progetti che hanno raggiunto agenzie della Nazioni Unite e numerose ONG. Tra queste anche Un Ponte Per, che si è vista sospendere ufficialmente il 90% delle attività che porta avanti nel nord est della Siria, riducendo drasticamente la propria capacità di supporto all’operatività di strutture sanitarie locali come l'Ospedale Nazionale di Hassakeh, i Centri di Assistenza Sanitaria Primaria nei campi per persone sfollate, le Unità Sanitarie Mobili e i Centri di coordinamento ambulanze, che garantiscono servizi sanitari primari di medicina interna, pediatria, ginecologia, trattamento di malattie infettive, laboratori di analisi e dispensari medici, supporto psicologico a decine di migliaia di persone ogni mese. Attività che offrivano, inoltre, la possibilità di identificare casi di donne sopravvissute a violenza di genere, bambini e bambine esclusi da percorsi educativi e vittime di lavoro minorile, matrimoni precoci, e accompagnarli in percorsi di supporto dedicati.

Perché Un Ponte Per ha scelto di lavorare con i finanziamenti statunitensi in Siria?

Un Ponte Per ha iniziato a lavorare per la prima volta con USAID/BHA su richiesta dei propri partner locali nel nord est della Siria, per compensare la progressiva riduzione di finanziamenti internazionali sui programmi attivi nell’area. Nel gennaio 2020, infatti, con la risoluzione UN Cross Border Resolution, in seguito al veto di Russia e Cina, le Nazioni Unite hanno rinnovato il sostegno umanitario al paese dimezzando però il numero di valichi attraverso cui far accedere gli aiuti, chiudendo quelli dall’Iraq e dalla Giordania e lasciando isolato di fatto il nord est della Siria. Le organizzazioni non governative come Un Ponte Per che da quell'anno hanno rifiutato di registrarsi al Governo di Damasco, per non scendere a patti con il regime dittatoriale di Bashar al-Assad, hanno perso la possibilità di accedere a questi fondi, trovandosi costrette a fronteggiare gravi carenze umanitarie senza il necessario supporto finanziario. Parallelamente a partire dal 2022, in seguito all’emergenza umanitaria causata dall’aggressione della Russia all’Ucraina, le agenzie dell’Unione Europea hanno gradualmente diminuito il proprio impegno in paesi contesti di crisi come il nord est della Siria per concentrare le proprie risorse nella risposta all’emergenza umanitaria ucraina, aumentando il gap tra finanziamenti disponibili e bisogno di risposta alle necessità della popolazione.

Cosa succederà il 30 aprile?

Il 30 aprile termina la sospensione di 90 giorni dei fondi USAID e molto probabilmente verrà confermata la chiusura dei finanziamenti ai programmi già notificati dalla sospensione, taglio che andrà a colpire in modo sproporzionato le comunità più vulnerabili della Siria che, dopo quasi 14 anni di conflitto, dipendono interamente dagli aiuti per la loro sopravvivenza.

Nel nord est della Siria le conseguenze di questa decisione potrebbero essere catastrofiche, se non verranno trovate fonti di supporto alternative il sistema sanitario rischia il collasso: centinaia di migliaia di persone rimarranno senza assistenza salvavita, cure di base, farmaci, aggravando ulteriormente una situazione umanitaria già drammatica. Ciò potrebbe, infine, alimentare tensioni e disordini nei campi per persone sfollate e nelle comunità, creando terreno fertile per la rinascita di movimenti estremisti.

In questo contesto, ogni donazione può fare la differenza.


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