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ACQUA PER GAZA: IL FUTURO DOPO LA TREGUA

13 Feb 2025
Distribuzione di aiuti a Gaza

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Dopo 15 mesi di genocidio e un livello senza precedenti di distruzione e morte causato da Israele, l’accordo per il cessate il fuoco è entrato in effetto il 19 gennaio scorso. La popolazione di Gaza sopravvissuta al genocidio è entrata così nella prima di tre fasi di un processo di tregua, ognuna delle quali della durata di 42 giorni.

L’obiettivo principale è assicurare il ritorno di centinaia di migliaia di persone sfollate forzatamente nel corso del 2024 nelle aree di provenienza, e in particolare nel nord della Striscia di Gaza, quasi completamente distrutta, –, così come l’ingresso di aiuti umanitari, il ritiro delle truppe israeliane dalle zone urbane e lo scambio di prigionieri.

Le persone, ormai da giorni, stanno facendo ritorno a piedi verso le proprie città. Ciò che trovano però, è spesso solo un cumulo di macerie. Una distruzione che non è solo materiale.

“Questa è la fase più difficile per la popolazione sopravvissuta”, ci racconta il nostro collega Sharif Hamad, che di offensive israeliane ne ha vissute tante, l’ultima nel 2014, che ha distrutto la sua stessa casa. “E’ il momento in cui la gioia di essere sopravvissutə lascia presto spazio all’angoscia: si ritrovano le case in macerie, ci si rende conto di chi non c’è più. Se non devi più lottare per restare in vita lasci spazio al trauma. E spesso è devastante”, racconta.

Come ci spiegano i nostri colleghi di UAWC - Union of Agricultural Work Committees, con cui in questi 15 mesi abbiamo lavorato senza sosta per portare aiuti concreti alla popolazione palestinese, dai primi giorni di febbraio i termini dell’accordo sul cessate il fuoco sono stati monitorati a livello internazionale, sebbene gli aiuti entrati a Gaza non abbiano raggiunto i livelli necessari. Carburante, medicinali e rifugi sicuri per la popolazione sfollata che ha visto distrutta la propria casa sono ancora gravemente insufficienti. Parallelamente, le dichiarazioni della nuova amministrazione statunitense hanno generato enorme preoccupazione:

“Si tratta di affermazioni straordinarie e incredibili sull’intenzione di portare a termine una pulizia etnica contro la popolazione di Gaza e ricorstruire la Striscia per fini di speculazione edilizia”, ci spiegano da UAWC. Allo stesso tempo, il neo-presidente Trump ha firmato ordini esecutivi per sanzionare la Corte Penale Internazionale e chi lavora per implementare le leggi internazionali rispetto alla possibilità di rendere Israele responsabile dei crimini atroci di cui si è macchiato. “Sono azioni che Isarele sta sostenendo e che mettono a serio pericolo la possibilità di implementare la seconda fase dell’accordo di tregua”, insistono lə nostrə colleghə.

E d’altronde la situazione a Gaza resta drammatica. Oltre 500mila persone sono tornate nelle aree che si trovano a nord del “corridoio Netzarim” – creato da Israele nel corso della sua offensiva per controllare la Striscia e separare l’area nord dal centro e dal sud – trovando i propri beni e abitazioni distrutte, i terreni disseminati di ordigni inesplosi e gravemente inquinati, rappresentando così un rischio reale per la popolazione.

I servizi sanitari e psico-sociali restano gravemente inadeguati alle necessità: si riscontra ancora una carenza importante di carburante, acqua pulita, materiali igienico-sanitari e rifugi sicuri, ci spiegano da UAWC. A questo bisogna aggiungere la distruzione di tutte le infrastrutture civili e delle principali arterie che collegano le città della Striscia, rendendo ancora più complesso il trasporto di aiuti e la circolazione dei camion, che raramente sono in grado di raggiungere le aree in cui le necessità sono maggiori.

In questa situazione, gravissima resta la condizione delle famiglie che vivono di pesca e agricoltura. Secondo i dati raccolti da UAWC almeno l’80% dei terreni agricoli di Gaza è stato distrutto, gravemente danneggiato o reso inutilizzabile, e in particolare serre e coltivazioni di frutta e verdura. Le acque marine restano ampiamente, e le attrezzature necessarie per la pesca, i siti di stoccaggio e i magazzini sono stati quasi totalmente distrutti. A questo si aggiungono cisterne, impianti idrici e fonti di desalinizzazione delle acque che sono stati definitivamente contaminati, danneggiati o distrutti, rendendo estremamente insicure le fonti di approvvigionamento dell’acqua potabile, oggi pressoché inaccessibile per la popolazione.

Una situazione generale che, come sempre, pesa doppiamente sulle donne, coloro che pagano il prezzo più alto della mancanza di servizi igienici, ma anche gravemente colpite a livello sociale ed economico. Come ci spiegano da UAWC, la partecipazione femminile alla vita sociale ed economica non è più tornata ai livelli precedenti al 7 ottobre 2023.

Per questo “è necessario tenere alta l’attenzione e continuare a sostenere come possibile la popolazione della Striscia di Gaza”, ricorda Sharif. Denunciando parallelamente le gravissime violazioni commesse quotidianamente nei territori occupati della Cisgiordania, dove si è spostato il cuore delle operazioni militari israeliane con continui arresti, demolizioni, raid e attacchi di soldati e coloni contro la popolazione occupata.

Le necessità imminenti individuate dai nostri colleghi di UAWC riguardano, nelle prossime settimane, l’approvvigionamento di carburante e acqua pulita; la ricostruzione delle strade, per consentire la consegna degli aiuti umanitari; la bonifica dei terreni agricoli perché possano tornare ad essere coltivati, e la fornitura di semi e fertilizzanti per poter tornare a livelli minimi di sussistenza economica e autoproduzione; la riabilitazione delle infrastrutture agricole, il sostegno finanziario diretto per garantire la sopravvivenza delle famiglie; la distribuzione di kit igienici e medicinali; e il sostegno alle donne con azioni di rafforzamento sociale ed economico per tornare ai livelli di partecipazione femminile precedenti al genocidio commesso da Israele.

“La vostra vicinanza serve adesso più che mai”, sottolinea Sharif. “Le persone hanno bisogno di sentire che ci siamo, che non le abbandoniamo, che continueremo a lottare al loro fianco nella rivendicazione di questo momento: giustizia e ricostruzione. Chi ci ha sostenuto ha mostrato in questi mesi grande coraggio: grazie alla generosità di tante persone, abbiamo potuto portare a Gaza acqua, cibo, bagni, tende per ripararsi da pioggia e freddo. Ma bisogna andare avanti e continuare. Perché solo con il vostro sostegno noi palestinesi potremo tornare a guardare al cielo e vedere un’alba nuova”.

Per sapere cosa abbiamo fatto fino ad oggi insieme a UAWC, clicca qui.


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