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Nel reparto di emergenza dell’Ospedale Nazionale di Hassakeh, in Siria, i generatori ronzano, le équipe mediche sono al lavoro, le ambulanze arrivano senza sosta. Per centinaia di migliaia di persone, questo ospedale pubblico è l’unico punto di riferimento per cure specialistiche e interventi salva-vita. È qui che Un Ponte Per, insieme ai partner locali, ha costruito un ponte tra chi ha più bisogno e un sistema sanitario messo in ginocchio da anni di crisi e da tagli improvvisi ai finanziamenti umanitari.
A metà del 2025 infatti, nel nord est della Siria la situazione era drammatica: 68 strutture sanitarie erano a rischio di chiusura e solo 1 ospedale pubblico su 16 era rimasto pienamente operativo. Le conseguenze sono ricadute soprattutto su donne in gravidanza, bambine/i e persone con patologie croniche, costrette a rinunciare improvvisamente a visite, farmaci e interventi essenziali. Nei campi per persone sfollate, sovraffollamento e infrastrutture idriche e igieniche precarie hanno moltiplicato i rischi di epidemie.
La sospensione del sostegno umanitario internazionale all’Ospedale Nazionale di Hassakeh, a causa dei tagli imposti a USAID, aveva lasciato oltre 333.000 persone senza un accesso alle cure, pubbliche, gratuite e specialistiche.

"BRIDGE": UN'ALLEANZA PER TENERE IN PIEDI IL SISTEMA SANITARIO
Grazie alla solidarietà di donatrici e donatori siamo riusciti/e a rifornire l’Ospedale di farmaci, attrezzature e forniture medico-sanitarie di base, ma le richieste crescevano ogni giorno. Con il programma “BRIDGE”, portato avanti insieme ad ACTED e grazie al prezioso sostegno del Syrian Humanitarian Fund (SHF), abbiamo potuto prontamente rispondere a questa emergenza.
In 6mesi di intervento, tra Hassakeh, Deir‑ez‑Zor e Raqqa, abbiamo garantito assistenza sanitaria integrata e gratuita adoltre 137.000 persone, sostenendo 7 strutture:
Abbiamo fornito farmaci e dispositivi medici, formato il personale sanitario, rafforzato i servizi materno‑infantili e di emergenza, e potenziato percorsi di presa in carico e trasferimento dei/lle pazienti verso cure specialistiche quando necessario.

Lo abbiamo fatto rafforzando le strutture pubbliche locali: perché l’autodeterminazione di una comunità passa anche dal diritto ad un sistema sanitario pubblico e gratuito.
L'OSPEDALE NAZIONALE DI HASSAKEH AL CENTRO: IL "PONTE" CHE NON PUO' INTERROMPERSI
All’Ospedale di Hassakeh abbiamo potuto abbattere le barriere economiche che impedivano alle persone più vulnerabili di accedere ad esami diagnostici, interventi chirurgici e terapie. Quando un servizio non era disponibile in sede, abbiamo garantito trasferimenti e rimborsi verso strutture di riferimento esterne.
Per farlo, abbiamo creato l’Health Equity Fund (HEF): un Fondo di equità sanitaria che copre, caso per caso, le spese per cure primarie e salva-vita di persone sfollate e rifugiate. Il Fondo consente alle persone sfollate di accedere a cure specialistiche che, altrimenti, sarebbero fuori dalla loro portata. La maggior parte di loro, infatti, non è in grado di sostenere nemmeno le tariffe calmierate del sistema sanitario pubblico, per non parlare dei costi molto più elevati delle strutture private.

“Non so come ringraziare per tutti gli sforzi fatti per salvarmi la vita. I costi dell’intervento sarebbero stati impossibili da sostenere per me e la mia famiglia”, ci ha detto Amira, una donna di 40 anni arrivata all’Ospedale di Hassake con un’angina che era stata prontamente identificata dagli operatori sanitari nella nostra Clinica nel campo di Washokani. Stabilizzata d’urgenza, è stata operata ed è potuta tornare dalla sua famiglia.
Ma “BRIDGE” ha potuto garantire cure anche di lungo periodo e non emergenziali, come nel caso di Saleh, un uomo di 35 anni che soffriva di dolori cronici a causa di problemi all’articolazione dell’anca.
“Non ero in grado di sostenere i costi della procedura né le spese di trasporto dal campo all’Ospedale. Questa operazione mi ha dato una nuova vita, senza dolore”, ci ha detto dopo l’operazione chirurgica a cui ha potuto avere accesso grazie all’équipe ortopedica dell’Ospedale Nazionale di Hassakeh.

PROSEGUIRE, INSIEME
Questi mesi di lavoro in Siria ci hanno permesso di portare avanti un lungo cammino, intrapreso a fianco delle comunità locali oltre 15 anni fa, con l’obiettivo di sostenerle nel loro sforzo di costruzione di un sistema sanitario di qualità, pubblico e accessibile, sfidando le continue crisi che attraversano il paese.
Come ha ricordato il dottor Salar, coordinatore sanitario dell’Ospedale Nazionale di Hassakeh, “questo intervento è stato fondamentale per salvare vite. Siamo fieri di quello che abbiamo costruito insieme, e voglio esprimere profonda gratitudine a tutto il team di UPP. Il nostro ospedale è diventato un punto di riferimento, rafforzando l’intera comunità. L’eredità di quanto fatto continuerà a lungo, e speriamo di poter proseguire questo percorso insieme”.

