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SIRIA. DAVANTI A UNA NUOVA CRISI

04 Dic 2024

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Dopo 13 anni di conflitti ininterrotti e di guerra, la Siria – dimenticata dalla comunità internazionale e uscita dalle cronache mediatiche – torna a far parlare di sé per l’ennesima crisi che colpisce la popolazione. Quanto sta accadendo da fine novembre è diretta conseguenza dell’aver voltato lo sguardo da quel contesto, dimenticato un conflitto che prosegue ininterrotto con un impatto devastante sulla vita di centinaia di migliaia di persone.

Da Aleppo a Idlib fino ad Hama, la situazione è grave e sta avendo ripercussioni sulla popolazione e sulla possibilità di azione degli attori umanitari.

Noi di Un Ponte Per siamo presenti nell’area del nord est della Siria dal 2015, lavorando fianco a fianco con alcuni storici partner locali – tra cui la Mezzaluna Rossa Curda (Heyva Sor a Kurd – KRC) e Doz International, con interventi volti a garantire accesso gratuito alla sanità, ricostruzione del sistema sanitario locale, creazione di Spazi Sicuri per sostenere donne e bambinə sopravvissutə alla guerra e alla violenza di genere con interventi di sostegno psicologico e di educazione.

Oggi, non possiamo che osservare quanto sta accadendo con profonda preoccupazione e angoscia per lə nostrə colleghə, amichə e per tutta la popolazione. Con le nostre ambulanze e Unità sanitarie mobili ci stiamo preparando ad accogliere nuovi flussi di persone in fuga, senza pace, in cerca di riparo, spostandoci dove c’è più bisogno per fornire primo soccorso e orientamento. Nelle prossime ore, attendiamo l’arrivo di almeno 120mila persone.

Nella città di Raqqa, ancora in macerie e lungi dall’aver superato la pagina di guerra che l’ha travolta, abbiamo allestito nello stadio cittadino un punto di primo soccorso insieme a KRC per accogliere le persone in fuga. Si tratta principalmente di persone curde, già sfollate in passato da Afrin, che adesso lasciano Aleppo muovendosi verso est.

Nel frattempo, stiamo riconvertendo il nostro lavoro a Raqqa in interventi di primo soccorso: gli Spazi Sicuri che abitualmente sostengono donne e bambini/e sopravvissute/i alla violenza di genere, operativi grazie al nostro partner locale Doz International, stanno fornendo prima accoglienza, orientamento e sostegno psicologico alle persone in arrivo, che si sono aggiunte a quelle in fuga dal Libano delle settimane scorse. E proprio con il nostro collega Dilbrin, di Doz, avevamo parlato pochi giorni prima che esplodesse questa nuova crisi, mentre già sul campo se ne stava consumando un’altra: quella delle persone siriane fuggite dalla guerra verso in Libano negli scorsi anni, costrette a ripercorrere la strada al contrario, per scampare questa volta all’offensiva israeliana su Beirut.

“La situazione è molto complicata, perché Raqqa resta una città profondamente ferita dalla guerra, ancora parzialmente in macerie, in cui mancano scuole, strutture sanitarie, spazi di vita normale per le persone”, ci aveva raccontato Dilbirin, spiegandoci come gli Spazi Sicuri per donne e bambibə aperti insieme fossero diventati per questo, negli anni, un punto di riferimento importante per la popolazione. Sia per quella di Raqqa, che aveva finalmente trovato un luogo in cui essere sostenuta psicologicamente, e che di recente aveva iniziato a fornire anche classi di recupero per bambinə costrettə a lasciare gli studi; sia per quella siriana in arrivo dal Libano. “Ci conoscevano già perché lə avevamo aiutatə in passato. Quando le persone sono tornate, sapevano di poter contare su di noi come si conta su amicə di lunga data. Negli Spazi Sicuri riusciamo a orientarle verso i servizi forniti da altre organizzazioni, dare loro una mano a rimettere insieme vite travolte dai conflitti”, raccontava Dilbrin. Adesso, a loro si aggiungeranno nuovi flussi di migrazioni interne generati da questa ennesima emergenza.

Dal 27 novembre scorso infatti, il fronte dei combattimenti è stato volatile, cambiando di giorno in giorno e rendendo estremamente difficile prevedere scenari futuri. A scontare le condizioni peggiori sono al momento le città di Aleppo, Idlib e Hama, dove vengono riportati pesanti bombardamenti, che hanno colpito strutture fondamentali come centrali idriche, scuole, ospedali e cliniche, rendendo molto difficile fornire cure e primo soccorso.

Per questo, grazie al prezioso lavoro dei nostri colleghə e partner locali, continueremo a fare il possibile per sostenere la popolazione come abbiamo sempre fatto, e fino a quando sarà necessario.


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