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GAZA, RESISTERE ALL’INVERNO E ALLA FAME

12 Feb 2026

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A Gaza la crisi non si è fermata. Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco, le violazioni sono state centinaia e l’ingresso degli aiuti umanitari è rimasto gravemente insufficiente, irregolare e iniquo. La guerra ha continuato a colpire i corpi e le condizioni di vita delle persone, mentre fame, sfollamento e distruzione delle infrastrutture hanno reso la sopravvivenza una lotta quotidiana.

In questo contesto, migliaia di famiglie hanno continuato a vivere senza accesso stabile al cibo, senza mercati funzionanti, senza reddito, senza contanti. I tassi di malnutrizione – soprattutto tra bambinə, donne incinte, anzianə e persone con disabilità – sono rimasti drammaticamente alti.

E poi è arrivato l’inverno.

Le piogge intense hanno allagato tende e rifugi improvvisati, distruggendo quel poco che le famiglie possedevano. Vivere sotto un telo non impermeabile, nel freddo e nel fango, ha significato esporsi a rischi sanitari enormi, soprattutto per chi è più fragile. A Gaza, anche il clima è diventato una minaccia.

È dentro questa emergenza nell’emergenza che Un Ponte Per, insieme ai partner locali UAWC e Al-Ard, e grazie anche alle donazioni arrivate a Natale 2025, ha avviato le nuove distribuzioni.

Il primo obiettivo è stato rispondere a un’urgenza immediata: l’accesso al cibo.

Alle famiglie recentemente sfollate – spesso escluse anche dai pochi aiuti disponibili – abbiamo consegnato 350 pacchi di verdure fresche, raggiungendo un totale di 1.925 persone in tutta la Striscia di Gaza.

"La prima cosa che ho pensato quando le ho viste è stata: finalmente pesano il giusto", ha commentato Sharif Hamad, Communication Officer della Campagna Acqua per Gaza. "I pacchi alimentari distribuiti oggi pesano di più. Dentro c’è più cibo. E, finalmente, ci sono le uova. Un alimento semplice, essenziale, spesso assente per mesi. Non è un simbolo di abbondanza, ma di dignità minima riconquistata. È la differenza tra sopravvivere e nutrirsi. Tra resistere e poter ancora prendersi cura dei propri figli".

Accanto al cibo, l’accesso all’acqua rimane una delle emergenze più gravi. I bombardamenti hanno danneggiato in modo esteso impianti idrici, reti fognarie, pozzi civili e agricoli, interrompendo quasi completamente le reti idriche. In molte aree, l’acqua esiste solo se viene trasportata su camion, spesso a caro prezzo e senza possibilità di conservarla in sicurezza.

Per rispondere a questa emergenza, grazie anche alle donazioni ricevute negli ultimi mesi, abbiamo distribuito 200 serbatoi da 500 litri, destinati a 200 famiglie sfollate nelle aree più colpite dal conflitto – Rafah, Khan Younis, Deir al-Balah e Nuseirat – dove abitazioni e infrastrutture sono state distrutte e l’accesso ai servizi essenziali è estremamente limitato.

I serbatoi permettono alle famiglie di immagazzinare in modo sicuro l’acqua ricevuta tramite distribuzione o trasporto su camion, riducendo la dipendenza da fonti insicure e la necessità di percorrere lunghe distanze, in un contesto in cui ogni spostamento comporta gravi rischi per l’incolumità delle persone. Per garantire l’effettivo utilizzo dei serbatoi, ogni famiglia riceverà acqua potabile per tre mesi, con due ricariche mensili.

Marwa è una giovane madre, sfollata dal nord della Striscia di Gaza. Le sue parole raccontano cosa significa non avere accesso all’acqua:

Ho una bambina di cinque mesi. Non riuscivo a trovare nemmeno una goccia d’acqua. Andavo di tenda in tenda, mattina, pomeriggio e sera, cercando di riempire un biberon.

Ero stata sfollata dal nord, a piedi, e non avevo nulla con me. Quando è arrivato questo serbatoio, sono stata felicissima, perché ora ho sempre acqua a disposizione. Dio benedica tutti coloro che hanno sostenuto questo progetto e ci hanno donato questi serbatoi d’acqua.

Anche Fadi racconta una fatica continua, fatta di gesti ripetuti e insufficienti:

“Soffrivamo per la mancanza d’acqua. La trasportavamo in pentole e secchi: io ne avevo tre, ma non bastavano mai. L’acqua era scarsa, avevo sempre la gola secca. Trasportarla era una lotta, così come tutto il resto, perché non avevamo nulla in cui conservarla. Grazie a questo serbatoio non ho più difficoltà e non devo più preoccuparmi dell’acqua come prima".

Ma mangiare e bere non basta, se non si ha un posto asciutto dove dormire.

Per questo, una parte fondamentale delle donazioni è stata destinata a rendere più sicuri i rifugi improvvisati. Tra novembre e dicembre 2025 sono state avviate le procedure di gara e approvvigionamento per materiali e attrezzature necessarie all’impermeabilizzazione delle tende.

La consegna dei materiali è avvenuta l’ultima settimana di dicembre 2025 e circa 200 famiglie hanno beneficiato di questi interventi.

Operare a Gaza significa affrontare ostacoli enormi: restrizioni arbitrarie all’ingresso degli aiuti, mercati collassati, assenza di sistemi bancari funzionanti, continui spostamenti forzati e rischi per la sicurezza del personale.

Garantire protezione, equità e dignità è una sfida costante.

Acqua, cibo fresco, ripari più sicuri: sono risposte parziali ma fondamentali. Tengono aperto uno spazio di vita, di dignità e di resistenza.

A Gaza, oggi, nulla è scontato. Nemmeno riuscire a bere, a nutrirsi o l’inverno che passa senza perdere tutto.

Grazie per aver scelto di esserci.


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