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Siria. UPP: “Con i tagli statunitensi il paese rischia il collasso”

28 Feb 2025

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La Ong italiana, attiva nel nord est della Siria da 10 anni, denuncia i tagli decisi dall’amministrazione Trump e l’impatto sull’assistenza umanitaria: “Stiamo chiudendo da un giorno all’altro presidi sanitari essenziali”

28 febbraio 2025 – “Con la conferma dei tagli decisi da Trump diventa impossibile per le Ong internazionali continuare ad assistere milioni di siriane/i in stato di necessità”: è la denuncia che arriva da Un Ponte Per (UPP), organizzazione non governativa italiana attiva nel nord est della Siria da 10 anni, in seguito alla decisione dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump di interrompere i finanziamenti a USAID, agenzia umanitaria che supportava numerosi interventi in molte aree del mondo, tra cui la Siria.

A causa della sospensione dei progetti di cooperazione di USAID annunciata il 20 gennaio, che la sera del 25 febbraio si è tradotta in chiusura del 90% dei progetti dell’ente, oltre 4,5 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria salva-vita rischiano di restare senza sostegno, e questo solo nel nord est della Siria. E’ essenziale che ogni persona solidale valuti la possibilità di donare per arginare questo dramma.

La decisione statunitense comporterà per le Ong che operano sul territorio l’interruzione totale del 54% dei programmi di protezione dai casi di violenza di genere e sfruttamento del lavoro minorile, del 61% dei servizi che consentono l’accesso alla salute primaria e secondaria; del 56% dei programmi che oggi consentono accesso ad acqua pulita e condizioni igieniche di base, e del 53% dei programmi di sicurezza alimentare.

Tra le organizzazioni operative sul territorio e colpite dai tagli c’è anche Un Ponte Per, che attraverso le parole della Direttrice generale, Martina Pignatti Morano, spiega: “La sospensione dei fondi USAID, annunciata a fine gennaio 2025, sta aggravando una profonda crisi umanitaria già in corso in Siria, lasciando milioni di persone senza accesso ai servizi essenziali. In un paese devastato da 13 anni di conflitti, questa decisione sta costringendo le organizzazioni umanitarie internazionali e locali a ridurre, se non a interrompere del tutto, operazioni vitali, colpendo in particolare le fasce più vulnerabili delle comunità: donne, bambini e bambine, e le persone sfollate che dipendono interamente dagli aiuti internazionali”.

Si tratta di una crisi senza precedenti che coinvolge l’intero paese, ma che diventa particolarmente critica nell’area del nord est: qui oltre 100 strutture sanitarie nei governatorati di Deir ez-Zor, Hassakeh, Raqqa e Aleppo, rischiano la chiusura totale tra marzo e aprile 2025, privando migliaia di persone di cure primarie mediche. Nei campi per persone sfollate, l’interruzione dei servizi sanitari  e dei programmi di vaccinazione sta esponendo bambini e bambine a malattie mortali come morbillo e colera, con il rischio di un allarmante aumento della mortalità infantile. Le organizzazioni locali, pilastri della risposta umanitaria, senza il sostegno internazionale stanno esaurendo le risorse per garantire assistenza. Senza un intervento immediato, l’intero sistema sanitario siriano rischia il collasso.

Come sottolinea Pignatti Morano: “E’ sconcertante constatare che un governo possa decidere da un giorno all’altro di porre fine a 10mila programmi che finanziano aiuti essenziali in tutto il mondo, colpendo le popolazioni più vulnerabili. Un Ponte Per aveva accettato fondi americani per la Siria su richiesta dei suoi partner locali, perchè già le Nazioni Unite avevano abbandonato le Ong che operavano nell’area del nord est dal gennaio 2020. Chi da quell'anno ha rifiutato di registrarsi a Damasco, per non scendere a patti con il regime dittatoriale di Bashar al-Assad, ha perso i fondi Onu, trovandosi costretto a fronteggiare gravi carenze umanitarie nel nord est”.

Un Ponte Per opera nel nord est della Siria da 10 anni, sostenendo la popolazione nel difficile percorso di ricostruzione di un sistema sanitario pubblico e di risposta ai bisogni umanitari della popolazione. In tanti anni l’organizzazione ha attraversato numerose emergenze, attacchi alle strutture sanitarie e alle infrastrutture, così come calamità naturali. Fino ad oggi, gli interventi di UPP per la salute primaria, la protezione e l’accesso ad acqua pulita e a servizi igienico-sanitari hanno supportato 1 milione 640mila persone. Tra queste, oltre 100mila residenti nei campi – tra cui quello di Al Hol – e 700mila che facevano affidamento sull’Ospedale Nazionale di Hassakeh, capace di fornire ogni mese cure gratuite a 1.300 pazienti, di cui 300 madri con i propri figli. Solo qui nella giornata di ieri sono state licenziate oltre 450 persone.

Un Ponte Per sta facendo il possibile per mantenere operativi i servizi essenziali dell'Ospedale di Hassakeh e delle cliniche ma tutto questo rischia di dover essere sospeso a giorni: senza nuovi finanziamenti, entro il 30 aprile buona parte dei servizi verranno completamente interrotti per mancanza di fondi.

“Con la chiusura dei progetti delle Ong che operavano nell’area la regione più povera della Siria ha assoluto bisogno della solidarietà dei donatori privati e degli altri governi”, conclude Pignatti Morano. Ogni donazione adesso può fare la differenza”.

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Per maggiori informazioni, interviste e contatti:

Ufficio stampa di Un Ponte Per
stampa@unponteper.it


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