Lo Stato aumenta la spesa in armi. E tu? Fai crescere la pace con il tuo 5x1000: CF 96232290583
Roma, 27 Agosto 2026 - 2026: sguardi oltre i confini è l'esposizione che si terrà in occasione del festival cinematografico Arene Decoloniali – femminismi che l’associazione Un Ponte Per organizza per il secondo anno presso il parco della torre di Tor Marancia dal 7 al 13 settembre.
Sono 13 le artiste e gli artisti che esprimeranno attraverso la propria sensibilità un coro di voci capaci di scardinare le narrazioni dominanti e superare ogni barriera geografica e culturale.
L'esposizione, ideata da Simona Sarti e in collaborazione con l'Associazione Culturale "Associazione Arte altra", si propone come un viaggio visivo e concettuale in cui l’arte diventa uno strumento di indagine, dove attraverso linguaggi e media differenti, le opere in mostra esplorano la complessità dei femminismi del Sud Globale, mettendo al centro il corpo come territorio di riscatto e la memoria come spazio di ricostruzione storica.
I 13 punti di vista si intrecciano per decostruire l’eredità coloniale e patriarcale, offrendo allo spettatore una prospettiva nuova, aperta e plurale.
Vernissage: lunedì 7 settembre 2026 ore 20:00, viale di Tor Marancia 29
Interviene Simona Sarti
Espongono le artiste e gli artisti: Isabella Angelini, Norberto Cenci, Marco Delli Veneri, Marina Mannoni, Claudia Melotti, Roberto Lucifero, Luisa Mazzullo, Michel Patrin, Simona Sarti, Micaela Serino, Antonella Tofi, Ginevra Diletta Tonini Masella, Caterina Vitellozzi.
*Il festival, promosso da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura è vincitore dell'Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l'anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura
Torna a settembre il Festival di Un Ponte Per incentrato sul tema della decolonialità, con cinema, incontri pubblici, mostre e momenti di socialità.
Roma, 11 Agosto 2026 – Dopo il successo della prima edizione, torna Arene Decoloniali, il Festival organizzato dalla Ong italiana Un Ponte Per, che dal 7 al 13 settembre 2026 animerà il Parco della Torre di Tor Marancia, a Roma, con proiezioni cinematografiche, incontri pubblici, attività culturali e momenti di socialità.
Il progetto, promosso da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura, è vincitore dell'Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l'anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.
Questa seconda edizione del Festival – gemellato con il Decolonial Film Festival di Parigi - sarà dedicata ai femminismi nati e sviluppati nei contesti segnati dall’esperienza coloniale e postcoloniale. Attraverso film, documentari, cortometraggi provenienti dall'Africa, dall’area SWANA, dall'America Latina e dalle diaspore, Arene Decoloniali darà spazio a prospettive spesso marginalizzate nel dibattito pubblico occidentale, mettendo al centro il rapporto tra genere, colonialismo, razzismo, memoria e resistenza.
L'iniziativa mira a riconoscere e valorizzare la rilevanza politica, culturale e teorica dei femminismi nati fuori dal perimetro bianco, occidentale ed eurocentrico. Attraverso il cinema e il confronto pubblico, Arene Decoloniali intende aprire uno spazio di ascolto e dialogo sulle molteplici forme di resistenza e autodeterminazione sviluppate dalle donne.
Infine, con l’obiettivo di riconoscere il contributo della cinematografia alla diffusione di prospettive femministe e decoloniali, Un Ponte Per ha istituito il “Premio Arene Decoloniali”, che ogni anno premierà uno dei film in rassegna secondo il parere di figure esperte e del pubblico. Il premio, promosso e gestito dall’Associazione culturale Arene Decoloniali, consisterà ogni anno in una opera d’arte appositamente realizzata per l’occasione.
Il programma dettagliato delle giornate è disponibile online a questo link.
Il Festival è realizzato con il contributo del Comune di Roma, Zètema Progetto Cultura e Roma Creativa 365 nell'ambito del programma dell'Estate Romana 2026.
Roma, 6 agosto 2026 – Si è sbloccata nella serata di ieri la situazione a Cotonou, in Benin, dove è in corso il Forum Sociale Mondiale, il principale appuntamento internazionale della società civile globale, che riunisce migliaia di rappresentanti di movimenti sociali, associazioni, sindacati e organizzazioni provenienti da oltre cento Paesi per confrontarsi sui temi della pace, della giustizia sociale, dei diritti e della cooperazione internazionale.
Il Forum era rimasto fermo nelle prime ore della giornata a causa della mancata autorizzazione da parte del governo del Benin. Nel pomeriggio un incontro tra il comitato organizzatore e il ministro dell'Interno ha consentito di superare l'impasse: il Forum è stato autorizzato e hanno potuto fare ingresso nel Paese anche le carovane provenienti da diversi Stati africani, precedentemente bloccate.
«È un fatto positivo», commenta Fabio Alberti, Presidente onorario e fondatore di Un Ponte Per, presente a Cotonou. «La mancata autorizzazione stava spostando l'attenzione su altro, mentre ora ci si potrà concentrare sui contenuti del Forum. È un appuntamento importante soprattutto per la costruzione di reti di collaborazione tra le organizzazioni della società civile africana, che oggi si trovano ad affrontare sfide epocali.»
Il Forum Sociale Mondiale rappresenta infatti uno dei principali spazi di confronto tra movimenti e organizzazioni della società civile di tutti i continenti. L'edizione di quest'anno assume un significato particolare per il continente africano, che sta vivendo profonde trasformazioni politiche, economiche e sociali e vede crescere il protagonismo delle organizzazioni della società civile.
Nell'ambito del Forum, sabato 8 agosto Un Ponte Per organizzerà, insieme ad altre organizzazioni europee e africane, un incontro dedicato alla necessità di decolonizzare la cooperazione allo sviluppo, per promuovere relazioni più eque e paritarie tra i diversi attori della cooperazione internazionale.
Comunicato stampa

Roma, 8 Giugno 2026 - Prende avvio la mostra delle fumettiste Safaa Odah e Pat Carra Al di là del mare, con il sostegno di Erbacce, Fandango, Chandra Candiani, Un Ponte Per.
Il primo appuntamento è a Lecce dal 12 giugno al 10 settembre nella Biblioteca Bernardini del Convitto Palmieri. Inaugurazione giovedì 11 giugno alle 19:00 nell’ambito di Fandango Live. La mostra è aperta a Roma dal 30 giugno al 10 settembre da Barbagianni nell’ambito di Bande de Femmes, e a Modena dal 4 settembre al 4 ottobre presso la Casa delle Donne contro la violenza, all’interno del Festival Scomode.
Da due paesi diversi, Palestina e Italia, Safaa Odah e Pat Carra raccontano il passato e il presente della guerra attraverso l’arte che le accomuna, il fumetto. Entrambe usano l’umorismo come forma di resistenza e di contro-informazione, e hanno uno sguardo femminista. Si sono incontrate sui social nel 2024, quando Safaa disegnava sulle pareti della tenda nel campo profughi, perché aveva finito la carta. Da allora è cresciuto un rapporto di amicizia e di lavoro tra Milano e Gaza, dove Safaa è rimasta l’ultima fumettista che continua a disegnare e a testimoniare il genocidio.
Pat ha colto la sfida di creare le condizioni concrete di un progetto comune, prima pubblicando la rubrica Una tenda in Palestina(qui) sulla rivista Erbacce, poi curando il libro Safaa e la tenda. Diario di una fumettista da Gaza (Fandango Libri 2026), da cui è nata l’idea della mostra Al di là del mare.
“Io sono in un paese e Pat in un altro, separate da confini e mari,” – scrive Safaa da Gaza- “ ma questo non ha impedito che nascesse una mostra condivisa. Penso che entrambe non ci aspettassimo di arrivare a questo punto, ma sia lodato Dio: è questo il frutto del nostro bellissimo rapporto. Non lo considero un successo in senso tradizionale, ma come una continuazione e trasformazione del rapporto in qualcosa di vivo e tangibile, che altre persone possono vedere e sperimentare. Questo risultato è la prova che qualcosa può resistere e crescere nonostante tutte le difficoltà.”
Oltre alle numerose tavole singole di Safaa e di Pat, la mostra presenta una sezione di fumetti a quattro mani, come per dissolvere la distanza tra due paesi, Palestina e Italia, separati e uniti dal mare.
La poeta e amica Chandra Candiani partecipa con il testo Indomabile fiducia. (qui)
La mostra è un atto di fede nell’arte, nell’umorismo e nell’amicizia.
Safaa Odah | Nata nel 1984 a Rafah nella Striscia di Gaza, Safaa è fumettista e artista dell’animazione, con un master in psicologia. Dopo il 7 ottobre 2023 è stata sfollata più volte, ma dalla sua tenda nel campo profughi di Al-Mawasi continua a disegnare e testimoniare. Ha ricevuto lo Special Award di LICAF e il Kofi Annan Courage in Cartooning Award. Nel 2026 esce Safaa e la tenda. Diario di una fumettista da Gaza (Fandango Libri, a cura di Pat Carra). Pubblica su giornali arabi, tra cui Al-Araby Al-Jadeed, e in Italia sulla rivista Erbacce.
Pat Carra | Nata a Parma nel 1954, Pat vive a Milano. Dagli anni ’70 disegna fumetti umoristici e femministi. Ha cofondato le riviste Aspirina e Erbacce. Le guerre occidentali e i suoi legami con la violenza contro le donne ricorrono nel suo lavoro su giornali, libri, mostre. Nel 1998 esce Orizzonti di boria sulla guerra nei Balcani, nel 2004 Cassandra che ride su quelle in Iraq e Afghanistan. Per Fandango ha pubblicato nel 2012 Sex of humor sull’intreccio sesso potere denaro, e curato il libro di Safaa.
Al di là del mare è curata da Pat Carra; progetto grafico di Sandro Stefanelli, progetto di allestimento di Marina Malavasi (Hypereden); video di Anna Ciammitti e Safaa Odah; testo Indomabile fiducia di Chandra Candiani. Il libro da cui è nata la mostra: Safaa e la tenda (a cura di Pat Carra, Fandango Libri 2026). Con il sostegno di Chandra Candiani, Fandango, Un Ponte Per, Erbacce.
Tappe
>Lecce | 11 giugno/ 10 settembre (Lun | Sab dalle 8:00 alle 20:00) – Convitto Palmieri. Biblioteca Bernardini, Piazzetta Carducci. Inaugurazione 11 giugno h.19:00.
>Roma | 30 giugno/10 settembre – Barbagianni, Via del Pigneto 91.
>Modena | 4 settembre/4 ottobre – Casa delle donne contro la violenza, Strada Nord Vaciglio 6.
COMUNICATO STAMPA
Vendita di armi verso Israele: prima udienza a trattazione scritta, attesa la decisione del giudice entro 30 giorni
Roma, 1 Aprile 2026 - Si è svolta in forma di trattazione scritta la prima udienza davanti al Tribunale civile di Roma nell’ambito dell’azione legale promossa da A Buon Diritto, ACLI, ARCI, AssoPacePalestina, ATTAC Italia, Pax Christi e Un Ponte Per, con la partnership legale della Fondazione Hind Rajab e insieme a Hala Abulebdeh, cittadina palestinese, contro Leonardo S.p.A. e lo Stato italiano.
L’azione chiede che vengano dichiarati nulli i contratti di fornitura militare tra Leonardo S.p.A. e lo Stato di Israele.
Il giudice ha disposto che l’udienza si svolgesse in forma scritta, senza discussione orale in presenza. In questa fase, non è stata ancora emessa alcuna decisione: il giudice ha 30 giorni di tempo per pronunciarsi sui nodi preliminari della causa.
Tra le possibili decisioni che potranno essere assunte vi sono le risposte a tutte le questioni procedurali sollevate da Leonardo e dallo Stato italiano, che condizionano il futuro del processo: dalla verifica della giurisdizione del giudice italiano e della legittimazione delle organizzazioni ricorrenti, alla eventuale chiamata in causa dello Stato di Israele. Il Giudice potrebbe anche ordinare a Leonardo S.p.A. - come richiesto dalle ricorrenti - l’esibizione dei contratti oggetto del ricorso, attualmente non accessibili.
Solo a seguito di questo primo provvedimento sarà possibile comprendere con maggiore chiarezza il percorso che la causa seguirà.
L’azione legale rappresenta un passaggio importante per affermare il rispetto della Costituzione italiana e dei principi del diritto internazionale in materia di commercio di armamenti, in un contesto segnato dalla prosecuzione delle operazioni militari nella Striscia di Gaza e dalle gravi conseguenze sulla popolazione civile.
Le organizzazioni promotrici continueranno a sostenere questa iniziativa anche attraverso una raccolta fondi per coprire i costi del procedimento.
COMUNICATO STAMPA
Roma, 26 Marzo 2026 – Con la prima udienza in programma domani, 27 marzo, presso il Tribunale civile di Roma, entra nel vivo la causa contro Leonardo S.p.A. e lo Stato italiano per fermare la vendita di armi verso Israele. In questa occasione, le organizzazioni promotrici lanciano una raccolta fondi pubblica per sostenere una battaglia legale che chiama direttamente in causa la responsabilità delle istituzioni italiane.
Al centro del procedimento c’è una domanda netta: è legittimo continuare a esportare armamenti verso un Paese coinvolto in operazioni militari che hanno causato decine di migliaia di vittime civili e sono oggetto di gravi contestazioni da parte della comunità internazionale?
Secondo i promotori, la risposta è no.
Per questo, il 29 settembre 2025 è stata depositata una citazione che chiede di dichiarare nulli i contratti di fornitura di armamenti stipulati da Leonardo – partecipata dallo Stato – con Israele, perché in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione, con la legge 185/1990 e con il diritto internazionale.
“La prima udienza segna un passaggio decisivo: portiamo davanti a un giudice quello che da mesi denunciamo nello spazio pubblico”, dichiarano le organizzazioni. “Non è solo una questione politica: è una questione di legalità costituzionale”.
Dopo il 7 ottobre 2023, mentre la Striscia di Gaza veniva devastata dai bombardamenti e il conflitto si estendeva nella regione, altri Paesi europei hanno introdotto restrizioni sull’export di armamenti. L’Italia, al contrario, non ha sospeso le autorizzazioni, continuando di fatto a consentire le forniture.
“Questa causa mette in discussione una scelta precisa: continuare a commerciare armi anche di fronte a violazioni gravi e documentate dei diritti umani. Noi chiediamo che questa scelta venga giudicata per quello che è”.
Accanto all’azione legale, prende il via una campagna di raccolta fondi per sostenere i costi del procedimento: spese legali, consulenze tecniche e attività di comunicazione.
“Affrontare in tribunale un grande gruppo industriale e lo Stato italiano è una sfida impari. Ma è anche l’unico modo per trasformare l’indignazione in un atto concreto”.
L’iniziativa è promossa da una rete di organizzazioni della società civile - ARCI, ACLI, A Buon Diritto, AssoPacePalestina, ATTAC Italia, Pax Christi e Un Ponte Per - insieme alla Fondazione Hind Rajab, con il sostegno di realtà impegnate nella finanza etica e nei diritti umani.
L’obiettivo è raccogliere 25mila euro per portare avanti un’azione che potrebbe segnare un precedente rilevante: se accolta, la causa potrebbe infatti impedire future forniture militari e ridefinire i limiti dell’export di armi italiano.
“La posta in gioco è chiara: stabilire se la Costituzione può essere aggirata quando si parla di commercio di armi. Noi crediamo di no”.
La campagna è attiva sulla piattaforma Produzioni dal Basso: https://sostieni.link/40024
Difendere la Costituzione, fermare le armi.
COMUNICATO STAMPA
Milano, 20 marzo 2026 – Il Comitato locale di Milano di Un Ponte Per organizza un incontro pubblico giovedì 26 marzo alle ore 19:00 presso il C.I.Q. per approfondire la grave emergenza umanitaria in Libano e nella regione, con testimonianze dirette da Beirut.
Interverranno David Ruggini, capo missione di Un Ponte Per in Libano, insieme alle/ai colleghe/i libanesi, per raccontare quanto sta accadendo e discutere di cosa è possibile fare per sostenere la popolazione colpita. Introduce e modera Anna Camposampiero del Comitato Nazionale di UPP.
Quando scoppia una situazione di conflitto spesso i media si concentrano su analisi politiche rispetto agli equilibri internazionali, sulle conseguenze economiche legate alle risorse energetiche e sull’aumento dei prezzi per il mondo occidentale. Come Un Ponte Per, da sempre cerchiamo invece di guardare agli effetti dei conflitti “dal basso”, dando voce al punto di vista di chi subisce i bombardamenti, di chi è costretto ad abbandonare la propria casa, affrontando ogni giorno la lotta per la sopravvivenza della propria famiglia.
A seguito degli attacchi aerei israeliani nel sud del Libano, estesi fino alla periferia di Beirut, si stima che almeno 1milione di persone siano state costrette a fuggire, trovando rifugio in scuole trasformate in centri di accoglienza.
Le operatrici e gli operatori umanitari di Un Ponte Per, insieme alle associazioni locali, sono impegnati/e nelle attività di soccorso alla popolazione, con la distribuzione di beni essenziali: kit igienici per le famiglie sfollate, pannolini, acqua, cibo, materassi e coperte.
Programma della serata | 26 marzo 2026
C.I.Q. Centro Internazionale di Quartiere (Via Fabio Massimo 19, Milano)
· Ore 19:00 – Testimonianze da Beirut in collegamento con David Ruggini e staff locale di Un Ponte Per. Modera Anna Camposampiero.
· Dalle 20:30 Cena
Nel corso della serata sarà possibile sostenere l’intervento di Un Ponte Per.
Comunicato stampa
Beirut, 16 marzo 2026 – Ottocentomila persone sfollate che stanno cercando riparo in scuole, edifici pubblici e rifugi di fortuna; oltre 600 vittime civili, 580 rifugi allestiti per fronteggiare l’emergenza: sono solo alcuni dei numeri che arrivano da Beirut, in Libano, dove dal 2 marzo scorso non si sono mai fermati i bombardamenti israeliani, che stanno colpendo indiscriminatamente la popolazione già provata da due anni di instabilità e crisi.
Intere famiglie stanno lasciando in queste ore le proprie case per tentare di salvarsi, tra cui bambine e bambini, persone anziane e con disabilità, donne.
Un Ponte Per (UPP), Ong italiana presente nel paese da quasi 30 anni con i propri operatori e le proprie operatrici italiani e locali, si è immediatamente attivata per fronteggiare la situazione.
Sabato 14 marzo sono state effettuate le prime distribuzioni di aiuti umanitari, tra cui kit igienici, cibo, coperte, materassi e pannolini. Per poter supportare la popolazione, UPP ha attivato immediatamente una raccolta fondi di emergenza. Con le prime distribuzioni sono state raggiunte circa 150 famiglie nella zona centrale di Beirut in 3 scuole. Altre 250 famiglie verranno raggiunte con nuove distribuzioni nei prossimi giorni, se le condizioni di sicurezza lo consentiranno.
“La situazione peggiora drammaticamente di ora in ora, così come è in aumento costante il numero delle persone sfollate che hanno bisogno di assistenza immediata. Tra loro ci sono anche nostri operatori. I bombardamenti si sentono chiaramente giorno e notte. Ieri le forze armate israeliane hanno aperto il fuoco sulle persone sfollate in spiaggia. Restiamo in attesa di capire fin dove si spingeranno le truppe di terra, già presenti nel sud del paese”. Così David Ruggini, Capo Missione di Un Ponte Per in Libano.
Qui un video con la sua testimonianza registrata nelle prime ore dell’attacco israeliano: https://www.facebook.com/reel/34124573513857325
Qui una testimonianza di Ruggini su Rainews24:
https://www.rainews.it/video/2026/03/bombe-sul-libano-900-morti-850mila-sfollati-rega-beirut-3394419c-d63e-4f02-8025-6981108fbd1d.html?nxtep
Le operatrici e gli operatori di UPP sono disponibili per fornire testimonianze, interviste e collegamenti in italiano e inglese.
COMUNICATO STAMPA
Libano: ordine di evacuazione per l’intero sobborgo sud di Beirut. Fino a 200mila persone in fuga
Beirut, 05/03/2026 – La situazione a Beirut è estremamente tesa dopo l’ordine di evacuazione diffuso nelle ultime ore dalle forze israeliane per l’intero sobborgo sud della città, l’area di Dahiye. Secondo le prime stime, l’ordine riguarda circa 200.000 persone, chiamate a lasciare la zona senza che siano previste eccezioni per ospedali, scuole o strutture già adibite a rifugi per sfollati.
“La popolazione si è riversata in strada nel tentativo di allontanarsi dall’area: il traffico è congestionato in tutta la città e gli spostamenti, sia all’interno di Beirut sia verso l’esterno, risultano estremamente difficili” dichiara David Ruggini, Capo Missione di Un Ponte Per in Libano.
Un Ponte Per è al momento in contatto costante con lo staff presente nel Paese per garantirne la sicurezza. Alcuni membri del team risultano attualmente tra le persone sfollate, mentre altri si trovano in aree molto vicine alla zona indicata per l’evacuazione.
Tra le aree incluse nell’ordine di evacuazione figura anche il campo palestinese di Shatila, dove Un Ponte Per sostiene un Centro sportivo comunitario e decine di famiglie con il programma dei Sostegni a Distanza.
«In queste ore stiamo assistendo a un movimento di massa della popolazione civile: migliaia di persone stanno cercando di lasciare le proprie case contemporaneamente, con strade completamente bloccate e pochissimi luoghi sicuri dove andare», prosegue David Ruggini. «Questa situazione non solo mette a rischio la popolazione, ma rende estremamente difficile anche il lavoro delle organizzazioni umanitarie che stanno cercando di rispondere a un’emergenza già molto grave».
Secondo i dati raccolti fino a questa mattina, circa 83.000 persone erano ospitate nelle scuole trasformate in rifugi, per un totale stimato di 300.000 sfollati interni nel Paese. Con l’evacuazione di Dahiye, si potrebbero aggiungere altre 200.000 persone, mentre le organizzazioni umanitarie sul campo temono che il numero totale di sfollati possa raggiungere rapidamente il milione.
Alla luce degli sviluppi e delle dinamiche osservate negli ultimi anni, gli operatori sul campo temono che le prossime ore e la notte possano essere particolarmente critiche.
Per far fronte all’emergenza in corso, Un Ponte Per ha lanciato la campagna di raccolta fondi “Emergenza Libano” per sostenere la risposta umanitaria dei partner locale. La campagna è attiva sul sito di Un Ponte Per: https://unponteper.it/it/campagna/emergenza-libano/
Un Ponte Per continua a monitorare la situazione e a lavorare insieme ai partner locali per fornire sostegno alla popolazione colpita dall’emergenza.
Roma, 23 Febbraio 2026 – Una serata all’insegna del cinema e della memoria, nell’ambito della campagna per l’istituzione di una Giornata della Memoria per le Vittime del Colonialismo italiano: il 1° Marzo a Roma, al Nuovo Cinema Aquila, Un Ponte Per ha organizzato la proiezione del film “Adwa. Una vittoria africana” ((97’, Etiopia/Usa, 1999) del regista etiope Hailé Gerima, che sarà in collegamento da Washington.
Gerima è stato recentemente insignito del premio onorifico “Berlinale Camera” durante la 76ma edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino (2026) per il suo ultimo lavoro – “Black Lions – Roman Wolves” dedicato alla memoria rimossa del colonialismo italiano. Il premio viene assegnato a personalità che hanno dato un contributo eccezionale al Cinema.
“Adwa. Una vittoria africana”, che sarà proiettato a Roma in occasione del 130° anniversario della battaglia di Adwa (1896), è un’opera costruita come un contro-racconto. Intrecciando testimonianze orali, canti, allegorie e materiali d’archivio, il film compie il gesto fondamentale di rovesciare lo sguardo. Laddove le immagini e i documenti disponibili sono stati spesso filtrati dal punto di vista coloniale, Gerima li rilegge criticamente e li rimonta, facendoli dialogare con voci, memorie e narrazioni etiopi: la battaglia non appare più come una “parentesi” della storia italiana, ma come un evento centrale per l’Etiopia e per l’Africa, un’esperienza collettiva che parla di dignità, autodeterminazione e resistenza. ll film restituisce inoltre spazio a una dimensione spesso oscurata: la partecipazione delle donne, non solo nella cura e nella logistica, ma dentro la trama politica e simbolica della resistenza.
La battaglia di Adwa
Il 1° marzo 1896, nel corso di una durissima battaglia combattuta nei pressi della città di Adwa, nel nord dell’Etiopia, l’esercito etiope inflisse una sconfitta decisiva alle truppe d’invasione italiane, arrestando per 40 anni il progetto di trasformare l’Etiopia in un protettorato coloniale. Quella di Adwa fu una battaglia estremamente cruenta. L’armata etiope poteva contare su un elevato numero di combattenti ma male armati. Il corpo di spedizione italiano era numericamente inferiore, ma equipaggiato con moderni armamenti europei.
Le perdite etiopi furono pesantissime: oltre 5.000 combattenti persero la vita in difesa della propria terra. Tanti furono anche i giovani italiani mandati a morire per una guerra non loro. Adwa fu però la prima grande sconfitta di una potenza europea inflitta da forze africane durante l’epoca coloniale, diventando un punto di riferimento simbolico per l’immaginario anti-coloniale e panafricano. In Etiopia la vittoria viene tutt’ora ricordata ogni anno il 2 di Marzo con l’”Adwa Victory Day”, oggi ricorrenza nazionale.
Nell’ambito del suo lavoro in Italia per il recupero della memoria dell’epoca coloniale e la decolonizzazione, Un Ponte Per ha scelto di ricordare la vittoria di Adwa non come “episodio lontano”, ma come snodo di memoria: perché senza fare i conti con il colonialismo e con le sue vittime non è possibile comprendere il presente.
Programma della serata
Nuovo Cinema Aquila (Via L’Aquila 66/74, Roma)
L'evento si inserisce nel quadro delle iniziative che condurranno all'organizzazione del festival di cinema Arene Decoloniali 2026.
Ingresso 7 euro.
Per informazioni: decoloniale@unponteper.it