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Nel nord est della Siria le donne stanno rompendo gli stereotipi imposti loro dalle norme culturali e stanno conquistando un ruolo sempre più rilevante nella società. La storia di Asmaa, che ha aperto i suoi negozi di sartoria per donne e bambinə.

Quando Asmaa ha aperto il suo negozio di sartoria, sapeva che l’avventura non sarebbe finita lì. In un anno la sua vita si è stravolta e quasi fa fatica a tenere traccia di tutti i giri di boa che ha vissuto in questi ultimi mesi. Ci mostra l’insegna fuori dal suo negozio che recita “Sartoria Nur. Per donne e bambini”.   

“La formazione in gestione aziendale che ho ricevuto da Un Ponte Per mi ha consentito di progettare nei dettagli la mia idea imprenditoriale. UPP mi ha anche garantito un sussidio che ho utilizzato per acquistare gli strumenti, come le macchine da cucire, e per affittare la sede”.  

Asmaa ha 36 anni, è vedova ed è madre di 5 figliə, 3 femmine e 2 maschi. Suo marito e sua figlia maggiore Nur sono statə uccisə 6 anni fa durante la furiosa battaglia di Raqqa. Dalla morte del marito, la principale preoccupazione di Asmaa è stata quella di prendersi cura della sua famiglia. Aveva bisogno di trovare una fonte di reddito, soprattutto perché voleva che lə suə figliə continuassero gli studi.   

“Avevo alcune nozioni di sartoria, così ho iniziato a fare riparazioni in casa per i miei vicini e parenti. Nonostante questo, il guadagno non era sufficiente. Dipendevo dall’aiuto economico dei miei fratelli”. Come tutti gli abitanti di Raqqa, Asmaa ha vissuto alcuni dei più intensi combattimenti e dei bombardamenti più pesanti nella storia del conflitto siriano. 

Durante il periodo sotto il controllo di Daesh (ISIS) tra il 2013 e la fine del 2017, le donne come Asmaa hanno subito restrizioni severe che hanno limitato la loro libertà di movimento, l’accesso ai servizi sanitari e all’istruzione. “Le norme imposte controllavano molto la nostra vita”, ci racconta. “Adesso la situazione è cambiata molto”. Dopo la fine del controllo di Daesh, le donne siriane stanno emergendo come protagoniste nella società, affrontando la crisi economica e le sfide legate alle disuguaglianze di genere.   

Asmaa ha impiegato una formatrice per insegnare alle ragazze del quartiere l’arte della sartoria. Con il denaro guadagnato, ha aperto un secondo negozio nel centro di Raqqa, che funge da vetrina per la sua linea di abiti. Grazie a questa indipendenza economica, Asmaa può ora prendersi cura della sua famiglia senza dover chiedere aiuto ai suoi fratelli. “Sono una persona completamente nuova,” afferma con orgoglio.   

«Volevo che i miei figli e le mie figlie continuassero a studiare, e che avessero una vita migliore della mia»

Abdullah, Livelihood Officer di Un Ponte Per a Raqqa, ha supportato Asmaa nello sviluppo del business plan, calcolando gli investimenti e valutando la fattibilità del progetto. In un mercato del lavoro ancora patriarcale e gravato dal conflitto e dalla crisi economica, sostenere le donne a diventare agenti attive del cambiamento è cruciale.

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Dopo 12 anni di crisi in Siria la vita è più dura che mai per le famiglie sfollate. Il conflitto siriano è scomparso dall’attenzione mediatica mentre milioni di bambini/e non hanno mai conosciuto una vita diversa. 

Mariam, Bissan e Ghazal sono tre sorelle nate ad Aleppo, la città che tristemente rinomata per l’assedio e per le atrocità nei confronti dei civili in fuga. Sei anni fa hanno perso il loro fratello di 10 anni durante un bombardamento. Poco dopo anche la madre. Mariam è la più piccola, ha 8 anni e da grande vuole fare la pediatra. A Bissan, 11 anni, le piace cantare. Ghazal ha 13 anni, è la più timida e le piace giocare a calcio.  

Mariam e Bissan sono nate durante la guerra siriana mentre Ghazal aveva solo 1 anno quando è scoppiato il conflitto. Sono fuggite da Aleppo e si sono rifugiate a Raqqa dove oggi vivono con il padre e con la madre adottiva Nada.

La guerra in Siria ha comportato costi altissimi per la salute mentale dellə bambinə, che hanno dovuto affrontare lutti e sfollamenti. A Raqqa Un Ponte Per ha aperto tre Spazi Sicuri per garantire protezione e benessere psicologico a bambinə, ragazze e donne.  

“Erano timide e non volevano mai trascorrere il loro tempo con altrə bambinə”, ci racconta Nada. “Due anni fa io e il padre le abbiamo portate nello Spazio Sicuro di Un Ponte Per e nell’ultimo anno stiamo vedendo grossi progressi. Interagiscono di più e hanno amici sia qui che scuola”.

Sei anni dopo la battaglia di Raqqa, lə bambinə crescono ancora tra le macerie. Il 60% di loro non va a scuola. “È difficile crescere un figlio qui” ci confida Nada preoccupata. “Ancora più difficile è crescere una figlia”.   

«Amiamo le attività che si fanno nello Spazio Sicuro. Possiamo cantare e anche disegnare perché ci danno tutto l’occorrente. E poi qui possiamo esprimere le nostre opinioni»

“Sono Lasu, Specialista in Protezione a Raqqa con Un Ponte Per. Lavoriamo per garantire protezione e diritti a bambini/e esposti a violenze, lavoro minorile, matrimoni precoci. Li aiutiamo ad identificare i rischi e forniamo loro gli strumenti necessari per denunciare episodi di violenza e abuso, diffusi specialmente tra le bambine e le ragazze”.

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