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ATTACCO TURCO IN SIRIA DISTRUGGE LA CENTRALE IDRICA DI KOBANE

11 Feb 2025

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Nella notte tra il 2 e il 3 febbraio scorso un bombardamento turco nell’area del nord est della Siria ha colpito e distrutto la “Kobane Water Station”, centrale idrica di importanza vitale per la popolazione, già danneggiata durante il terribile terremoto dell’inverno 2023. La centrale era composta da due stazioni di pompaggio, una delle quali coinvolta in un progetto di riabilitazione di Un Ponte Per.

La stazione di pompaggio che è stata colpita dal bombardamento turco prelevava acqua dal fiume Eufrate per poi trasmetterla alla seconda unità, in cui avveniva la purificazione dell’acqua, e in cui avremmo a breve avviato un intervento finalizzato a riabilitare la struttura, migliorarne l’efficienza e formarne il personale per garantire accesso a acqua potabile ad oltre 60mila persone sfollate e residenti in tutta l’area di Kobane. Il funzionamento dell’intera centrale idrica è al momento totalmente compromesso. Sarebbe infine stato realizzato un nuovo pozzo trivellato per l’estrazione dell’acqua nel villaggio di Al-Adhath, nell’area di Shahba, distretto di Tell Rifaat, rendendo più accessibile l’acqua alla popolazione locale.

"Gli attacchi su Kobane, e in particolare contro le infrastrutture civili idriche ed elettriche, sono inaccettabili e costituiscono un crimine contro l'umanità. La vita quotidiana diventa sempre più difficile e in questo modo vogliono costringerci ad andare via dalla nostra terra”, afferma Yasser, residente di Kobane.

La città, che ha da poco celebrato il decimo anniversario della liberazione dallo Stato Islamico, continua a vivere in condizioni di sicurezza precarie a causa dei continui bombardamenti turchi e dalle minacce provenienti dalle milizie islamiste sostenute dalla Turchia, che negli ultimi mesi hanno già attaccato e preso il controllo delle aree di Shahba e di Membij, causando migliaia di nuove persone sfollate.

L’impatto del bombardamento turco dei giorni scorsi colpisce oggi oltre 100mila persone in tutta l’area di Kobane, già in condizioni estramamente precarie anche a causa del terribile terremoto che aveva devastato la regione nel febbraio del 2023, colpendo e danneggiando anche la centrale idrica.

All’epoca, le condizioni già critiche della popolazione sfollata erano state duramente aggravate da scosse che avevano raggiunto una magnitudine di 7.7, provocando 5.900 vittime e la distruzione di oltre 2.000 edifici civili. Da allora, le oltre 43mila persone sfollate hanno vissuto in condizioni precarie, senza possibilità di fare ritorno alle proprie case e in assenza di rifugi sicuri, cibo, medicinali e acqua pulita. Per questo il Direttorato dell’Acqua di Kobane aveva fatto appello a un sostegno immediato per aumentare le proprie capacità tecniche. Per rispondere a questo appello era stato pensato il nostro intervento, che sarebbe andato ad inserirsi in un più ampio quadro di attività che portiamo avanti da anni nel nord est della Siria per garantire giustizia ambientale e lavorare sul corretto smaltimento dei rifiuti.

“A due anni dal terribile terremoto che ha causato distruzione in tutta la Siria del nord, gli abitanti di Kobane sono nuovamente colpiti a causa dei continui attacchi turchi, che mirano senza distinzioni alle infrastrutture civili”, spiega Roberta, la nostra Programme desk officer per gli interventi di giustizia ambientale nell’area. “La gioia per l’inizio dei lavori che avremmo effettuato per riabilitare una delle più importanti stazioni di pompaggio dell’acqua a Kobane è stato dissipato dal fumo di nuove macerie: domani sarà ancora più difficile e costoso ricostruire”, spiega Roberta.

Condanniamo con forza gli attacchi deliberati e indiscriminati da parte turca contro la popolazione civile in Siria, e in particolare contro infrastrutture civili necessarie alla sopravvivenza: azioni contrarie al diritto internazionale che devono essere immediatamente fermate.


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