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21.05.2026 | Femministe Musulmane

12 Mag 2026

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21 maggio | h 17:30
Casa Internazionale delle Donne - Roma

In un mondo in cui i pregiudizi su islam e femminismo circolano con sconcertante facilità, e l’islamofobia permea in profondità le società “occidentali”, il libro “Femministe musulmane” di Jamal Ouazzani e Zainab Fasiki dimostra che non solo è possibile essere femministe e musulmane, ma anche esserlo proprio in quanto musulmane.

Il testo è un saggio grafico che ripercorre le vite e le lotte di 20 figure emblematiche: magrebine, arabe, nere, asiatiche, iraniane, queer, con o senza velo. Il percorso di queste donne restituisce la ricchezza di un movimento che interpreta l’islam attraverso un prisma di uguaglianza, equità e giustizia sociale. Perché, affermano le autrici, “il Corano non è patriarcale: è la sua lettura da parte degli uomini a esserlo”.

Il 21 maggio, alla Casa Internazionale delle Donne (Roma), presenteremo la versione italiana del libro, in uscita con Edizioni Astarte.

Discuteranno del testo:

  • Renata Pepicelli (Università di Pisa, Manifesta-Astarte),
  • Nadia Pizzuti (giornalista e cineasta, Lesconfinate)
  • Marisa Iannucci (Università di Casablanca Hassan II).

Modera l’incontro Sheanna Murray (Un Ponte Per).

L’evento si inserisce in un ciclo di incontri di avvicinamento alla seconda edizione del festival Arene Decoloniali, dedicati ai femminismi nati e cresciuti nel cosiddetto “Sud globale” e nei contesti segnati dall’esperienza coloniale e postcoloniale.

Nel volume, venti studiose, teologhe, giuriste, attiviste e imam di diversi Paesi — dal Marocco agli Stati Uniti, dalla Malesia alla Francia — rivendicano uguaglianza, giustizia e diritti per le donne attraverso una rilettura critica dei testi religiosi islamici e delle tradizioni interpretative che li attraversano.

L’intento dell’incontro non è quello di proporre un’adesione indistinta o acritica a singole correnti di pensiero, ma riconoscere la rilevanza politica, culturale e teorica dei femminismi che nascono e si sviluppano fuori dal perimetro bianco, occidentale ed eurocentrico. Vorremmo contribuire a mettere in discussione l’idea che il pensiero femminista occidentale possa rappresentare l’unico paradigma universale di emancipazione, aprendo invece uno spazio di ascolto e confronto con genealogie, esperienze, pratiche e linguaggi differenti.


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