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“Non abbiamo altra fonte di sostentamento oltre al mare. Siamo come i pesci: se usciamo dall’acqua moriamo”. Racconta così cosa significhi per la gente Gaza il suo mare Ali Awad Al-Amoudi, pescatore palestinese che condivide il mestiere con il padre, i figli e i fratelli.
Le sue reti da pesca sono bruciate, le sue barche affondate, sotto le bombe delle forze armate israeliane. “E questa – aggiunge– non è solo la mia situazione, ma quella di tutti i pescatori di Gaza. Quando lavoriamo in mare, mangiamo. Se non lavoriamo, non mangiamo, perché non conosciamo nessun altro mestiere”.
A Gaza, il mare ha sempre rappresentato respiro, speranza, sostentamento. Nonostante quasi 20 anni di assedio israeliano, le famiglie di pescatori non hanno mai smesso di guardare al mare come fonte primaria di vita, speranza di libertà.
Dall’inizio del genocidio, il 7 ottobre 2023, la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza è oltre la catastrofe umanitaria. Tra le infrastrutture civili colpite indiscriminatamente dai bombardamenti israeliani ci sono anche quelle che hanno sempre garantito la sussistenza di famiglie e comunità, come quelle agricole e ittiche.
Le attività di pesca in particolare, che storicamente hanno rappresentato a Gaza una fonte primaria di sussistenza per migliaia di persone, sono oggi quasi completamente interrotte a causa dell’offensiva militare e della distruzione di imbarcazioni, materiali necessari alle attività e strutture di stoccaggio.
Dopo oltre 600 giorni di genocidio, grazie al progetto “Gaza, onde di resilienza”, 50 famiglie di pescatori hanno potuto ricevere nuove reti per tornare in mare.

Si tratta di un nuovo intervento di sostegno e solidarietà che abbiamo immaginato insieme allə nostrə amicə e colleghə della Union of Agricultural Work Commitees (UAWC), con cui lavoriamo alla campagna “Acqua per Gaza”, e reso possibile da FLAI-CGIL. L’organizzazione sindacale ci aveva già generosamente sostenuto in passato, destinando a Gaza e alla nostra campagna i fondi raccolti grazie ai versamenti dei lavoratori e delle lavoratrici negli scioperi degli ultimi due anni.
Oggi, grazie allo straordinario lavoro dellə nostrə amicə di UAWC, che da decenni sostengono agricoltori e pescatori palestinesi, abbiamo potuto distribuire le reti alle famiglie di Gaza.

Reti diverse per ogni pesca: le maltash, leggere e fitte, per i pesci più piccoli; le zieda, profonde e robuste, per quelli più grandi; le preziose shanshoula, lunghe e delicate, per una pesca più mirata.
In quelle reti e negli sguardi di chi le ha ricevute c’è molto più che un lavoro: c’è dignità e amore per il proprio popolo, il rifiuto di arrendersi alla morte. Ogni filo intrecciato, ogni uscita in mare, è un atto di resistenza.
Noi siamo con loro. Non smettiamo di sostenere il popolo palestinese.


