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PERCHE' NON SAREMO IN PIAZZA IL 15 MARZO

12 Mar 2025

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Il riarmo allontana la pace
Costruiamo insieme un movimento contro la guerra in un’Europa solidale

La convocazione della manifestazione del prossimo 15 marzo, nata da un’idea di Michele Serra e raccolta prima da La Repubblica, poi da partiti e movimenti, non ci convince. Soprattutto oggi che l’Europa, attraverso il programma “Rearm Europe”, sceglie di spendere 800 milliardi di euro in un enorme programma di riarmo.

Ottocento miliardi di euro spesi per fare scorta di armi, rifornire i nostri eserciti, riempire gli arsenali di bombe e droni. Non è questa l’Europa che vogliamo. Per questo, il 15 marzo noi di Un Ponte Per non saremo in piazza.

Sono fondi che andrebbero ad impoverire ulteriormente bilanci già miseri, anteponendo la crescita delle spese militari e il business delle armi ai necessari investimenti nel sociale, per una transizione ecologica, per combattere le disuguaglianze economiche e di genere. Mentre assistiamo al crollo del valore del Diritto Internazionale su scenari geopolitici sempre più instabili, temiamo che questa piazza non ci rappresenti.

Siamo convintə europeistə, ma non di questa Europa che fa la guerra per cercare la pace. Siamo a favore del disarmo e contrariə al riarmo nucleare, e sosteniamo la necessità di riprendere il percorso iniziato ad Helsinki nel 1975 per la creazione di un sistema di sicurezza comune e condiviso. Vorremmo rilanciare, a 30 anni dalla Conferenza euromediterranea di Barcellona, l’idea di un Mediterraneo che sia mare di pace e cooperazione.

Questi tempi moderni poco hanno a che vedere con la bella Europa del Dopoguerra, quella “libera e unita” che fu immaginata a Ventontene. Oggi il sogno americano è un atto violento per monetizzare i soldi investiti negli anni in aiuti militari: pretende pezzi di Ucraina, sogna di costruire resort a Gaza, minaccia invasioni mentre affama il mondo, tagliando le spese globali per la cooperazione internazionale.

E l’Europa che fa? Si indebita e spende in armi, si fortifica sulla pelle dei diritti umani, sociali, ambientali. Per far guadagnare l’industria militare, mette a rischio decenni di libertà democratiche e la possibilità di fermare l’ecocidio del nostro pianeta. 

Non basta dire “Europa” se non diciamo “quale” Europa vogliamo; se omettiamo da quell’appello la contrarietà al riarmo e non citiamo neanche per sbaglio il genocidio in Palestina o i gravissimi attacchi lanciati contro le istituzioni preposte alla tutela del Diritto Internazionale come la Corte Internazionale di Giustizia e il Tribunale Penale Internazionale.

Consapevoli che molte forze pacifiste saranno in piazza in numerose città italiane, portando con sé le bandiere della pace, e nel rispetto di tutte le cittadine e i cittadini che decideranno di manifestare per la loro idea di Europa, noi di Un Ponte Per scegliamo di non partecipare alla chiamata di realtà e partiti che troppe volte confondono l’aumento delle spese militari con la costruzione della pace.

Sappiamo che sono intervenuti nuovi appelli, tesi a correggere la linea iniziale tutta piegata verso il riarmo e la prosecuzione delle guerre. Si tratta di un fatto positivo, ma a nostro parere insufficiente a modificare il potenziale uso strumentale verso derive militariste che una parte delle realtà aderenti esplicitamente auspica.

Quello che serve è una campagna collettiva per chiedere di non investire in armi ma in cooperazione, di collaborare con le società civili per prevenire e trasformare i conflitti e gli estremismi violenti. Una mobilitazione contro le grandi potenze che depredano le risorse naturali ed impongono spartizioni, deportazioni e pulizie etniche. E’ sempre più urgente costruire un movimento europeista trasversale, per la pace e la giustizia tra i popoli. Per questo, dal 16 marzo saremo in prima linea per la costruzione di una mobilitazione contro “Rearm Europe”.

Un Ponte Per


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