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A partire da marzo 2026, il Libano è stato interessato da una nuova e grave escalation del conflitto, con bombardamenti israeliani su vasta scala che hanno colpito il sud del Paese, la valle della Bekaa e le periferie meridionali di Beirut. Gli attacchi e i ripetuti ordini di evacuazione hanno causato vittime e un rapido aumento dello sfollamento interno: nelle prime settimane di marzo, oltre 1 milione di persone ha dovuto abbandonare le proprie abitazioni. Una parte significativa della popolazione sfollata ha trovato rifugio in strutture collettive messe a disposizione dalle autorità locali, come scuole pubbliche ed edifici adattati a centri di accoglienza, in particolare nella città di Beirut. Le condizioni nei rifugi risultano tuttavia estremamente precarie, con carenze diffuse di acqua potabile, beni alimentari, articoli per l’igiene, servizi sanitari e supporto adeguato, in un contesto già segnato da crisi e tensioni pregresse che hanno limitato la capacità di risposta delle istituzioni locali e delle organizzazioni umanitarie.
Il progetto mira a garantire una risposta umanitaria immediata ai bisogni urgenti delle famiglie sfollate ospitate nei rifugi collettivi a Beirut e nelle aree di accoglienza di Zahle, con particolare attenzione all’accesso a beni essenziali per l’igiene e al supporto al benessere psicosociale. L’intervento si rivolge a circa 400 famiglie sfollate, contribuendo a migliorare le condizioni di vita all’interno dei centri di accoglienza.
Le attività prevedono la distribuzione di kit igienici familiari contenenti beni essenziali, inclusi prodotti per l’igiene mestruale e per la cura di bambinə e anzianə; la distribuzione di kit di primo soccorso destinati alle strutture di accoglienza; e la distribuzione di kit ricreativi. A queste azioni si affianca l’organizzazione di attività ricreative con componenti di supporto psicosociale leggero, rivolte principalmente a bambinə e adolescenti, con l’obiettivo di favorire spazi sicuri e momenti di socialità all’interno dei rifugi.
Il progetto intende migliorare l’accesso delle famiglie sfollate a beni essenziali per l’igiene, contribuendo a ridurre i rischi sanitari legati alle condizioni di vita nei rifugi. Allo stesso tempo, mira a rafforzare il benessere psicosociale delle persone ospitate attraverso attività strutturate che favoriscono la partecipazione e il supporto reciproco.
