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A partire da gennaio 2021, e fino a settembre 2022, Un Ponte Per attraverso il progetto “Regakan”, finanziato dalla CEI – Conferenza Episcopale Italiana, dà vita ad un nuovo intervento in nord Iraq, volto a favorire lo sviluppo economico e l’inserimento lavorativo di giovani irachenə nel settore del turismo ecosostenibile.

Il progetto, implementato in partnership con il Monastero di Deir Maryam al-Adhra e l’ex Tobacco Factory - oggi riqualificata in una “Culture Factory” - si prefigge di allestire una rete di ospitalità diffusa nel governatorato di Suleymania, promuovendo l’accesso, la riabilitazione e la messa in sicurezza di siti di particolare interesse culturale e ambientale, nonché la creazione di percorsi e visite guidate. L’intervento vuole favorire lo sviluppo occupazionale per la popolazione locale tramite formazioni specifiche e tirocini in settori emergenti (ecoturismo, settore umanitario, lingue, nuove tecnologie).

Le formazioni previste sono destinate a giovani diplomatə nel settore turistico, al termine delle quali verrà sovvenzionato l’avviamento di 8 piccole start-up locali, specializzate in ricettività, ristorazione e artigianato, al fine di creare una rete di ospitalità accogliente e diffusa. In collaborazione con le autorità locali, saranno coinvolti/e più di 150 giovani del luogo. 

Dal 2018, un anno dopo la liberazione di Mosul dal controllo di Daesh, Un Ponte Per si è data l’obiettivo di sostenere le comunità del Governatorato di Ninive garantendo supporto psicosociale, servizi di salute mentale e di salute riproduttiva per le donne. Nasce così “Salamtak” (La tua salute), grazie al sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), giunto alla sua IV fase.

Nel corso della IV fase continueranno ad essere migliorate le condizioni di accesso a servizi di salute riproduttiva e materno-infantile alle comunità del Governatorato. Le attività si concentreranno nel Centro sanitario di Bashiqa e nei centri di salute primaria di Hermat (Mosul ovest) e Hammam Al Alil (Mosul sud) dove verrà attivata una nuova unità materno-infantile operativa 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con la presenza di 4 medici e 4 ostetriche e un servizio di ambulanze sempre operativo per le emergenze ostetriche e neonatali. I servizi di salute mentale e supporto psicologico saranno offerti nel Centro di Bashiqa e nel centro di salute primaria di Hermat, con l’assunzione di psicologhe che svolgeranno sessioni individuali e di gruppo con le persone del luogo.

Nell’ospedale Al Hurok (Mosul ovest) invece saranno allestite due sale di emergenza (una per donne e una per uomini) dedicata alle ustioni, un’altra piaga che affligge la popolazione locale a causa dei numerosi ordigni e mine inesplose. Al fine di contribuire alla prevenzione delle malattie trasmissibili, verranno organizzate sessioni di sensibilizzazione nelle scuole delle comunità intorno alle strutture sanitarie interessate. Le persone che beneficeranno dei servizi sanitari saranno oltre 8.000, mentre 83 membri del personale medico e paramedico saranno direttamente coinvolti in attività di formazione e sviluppo di capacità tecniche. Infine, gli ospedali Batol e Al Jumhori, entrambi a Mosul ovest, vedranno una riabilitazione degli impianti idrici per ridurre i rischi legati allo smaltimento delle acque reflue, e sarà inaugurato un nuovo sistema di corretta gestione dei rifiuti chimici e sanitari.

Nella fase III del progetto era stata supportata la presenza di personale medico, psicologhe e operatori sociali presso 3 Centri sanitari di Mosul (Primary Health Care di Hermat a Mosul ovest, Primary Health Care di Nimrud, Hamdaniya e centro Ma’an Na’ud di Bashiqa, sub distretto di Mosul). E’ stato costruito ed equipaggiato un nuovo Dipartimento di Salute mentale e supporto psicosociale di circa 200 mq presso l’Al Salam Teaching Hospital di Mosul, permettendo un incremento di utenza dei servizi offerti del 277%. Durante l'anno è stato garantito l’accesso ai servizi di salute riproduttiva a circa 2.950 donne e adolescenti tra Mosul, Nimrud e Bashiqa, insieme a 727 bambinə che hanno potuto usufruire dell’accesso a servizi pediatrici presso il centro di Bashiqa. Mentre il supporto psicosociale ha garantito la realizzazione di 318 sessioni di supporto di gruppo e 843 consulenze individuali.

Le fasi I e II del progetto hanno visto il miglioramento dei servizi sanitari primari e secondari, cui è stato garantito l’accesso per oltre 12.000 persone. Oltre 3.000 sono state le donne e le ragazze che hanno avuto accesso ai servizi di salute riproduttiva e di supporto psicosociale, mentre 1.800 sono state le persone seguite con assistenza psicologica individuale.

"Darna al Aman" (La nostra casa protetta) è nato con lo scopo di ripristinare i servizi sanitari primari a Raqqa, ex roccaforte di Daesh in Siria, per garantire il primo soccorso e il rientro sicuro nella città alle famiglie che volessero farlo dopo la liberazione da Daesh.

Tra le attività principali del progetto - finanziato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) prima, e dai fondi dell' Otto per mille dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (IBISG) dopo, e realizzato in loco dal nostro partner Doz – la creazione di Spazi Sicuri per donne e bambine al fine di contrastare la crescente violenza di genere (GBV).

Dal 2021 due Spazi Sicuri per bambini e bambine e uno Spazio Sicuro per donne e ragazze sono operativi, e forniscono supporto, sostegno e prevenzione per contrastare la violenza minorile di genere.

La seconda fase del progetto (2023 – 2024), sostenuta dai fondi Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, intende continuare a sostenere gli Spazi Sicuri, fornendo protezione e sostegno specializzato a donne e minori a Raqqa. L’obiettivo è non solo garantire continuità agli Spazi sicuri, ma anche migliorarli con servizi di protezione altamente specializzati, e di continuare a garantire il trasporto sicuro da e per i centri, per contrastare le limitazioni alla libertà di movimento di donne e ragazze. L’obiettivo è il raggiungimento di oltre 8.400 persone con servizi di protezione e supporto.

A partire da settembre 2020 fino ad agosto 2021, Un Ponte Per attraverso il progetto “InterCommunity: Integration through Education”, finanziato da Otto per Mille della Chiesa Evangelica Valdese – Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, da vita ad un nuovo intervento di assistenza e sostegno alla popolazione palestinese e siriana rifugiata nei campi del Libano, in assoluto la fascia di persone più povera, marginalizzata e con meno opportunità di riscatto.

L’intervento è improntato in special modo all'educazione e al benessere di minori e adolescenti: garantisce sostegno ai centri educativi dell’organizzazione locale Beit Aftal Assumoud, storico partner di Un Ponte Per, nel campo ​di Bourj el Shemali (Tiro). Qui si realizzano attività di educazione non formale, attività sportive, supporto psicosociale, "teatro degli oppressi", educazione alimentare e attività culturali per 130 ragazzə a rischio di marginalità sociale, con il fine di migliorare il livello di equilibrio psicofisico per ognunə di loro e di creare maggiori opportunità di interazione (e integrazione) tra giovani palestinesi e sirianə e la comunità libanese ospitante.

Il programma vuole combattere, inoltre, l'abbandono scolastico attraverso il sostegno psicologico e attività sportive ed educative, orientate anche a promuovere uno stile di vita sano ed equilibrato e una corretta alimentazione.

Al via la seconda fase del progetto “Sawa” (Insieme), un programma avviato in Giordania - nell’area di Amman - per la partecipazione, l’inclusione sociale e il miglioramento generale della qualità di vita delle persone con disabilità. L’intervento, avviato a dicembre 2021, è realizzato grazie al sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa evangelica valdese. Le persone beneficiarie sono appartenenti alle fasce più vulnerabili della comunità rifugiata siriana e di quella giordana, alle quali saranno garantiti servizi integrati di riabilitazione, sostegno psicosociale, empowerment ed inclusione, con focus specifico sulle attività sportive paralimpiche e attività di Peer Counseling.

Nella comunità rifugiata dalla Siria, le disabilità sono spesso di natura grave a causa di ferite di guerra e/o mutilazioni. Non esistono nell’area servizi specializzati di riabilitazione fisica e psico-sociale integrata.

Il progetto mira a raggiungere la fascia della popolazione che affronta tra le sfide più complesse, senza discriminazioni di alcun tipo e con particolare attenzione a giovani con disabilità. L’intervento interesserà circa 60 donne e uomini in età compresa fra i 15 e i 50 anni e le loro famiglie (in totale circa 250 persone), che saranno coinvoltə in attività sportive paralimpiche come ping pong, goal ball, basket e fitness al fine di accrescere le loro capacità individuali.

Le attività sportive si svolgeranno grazie alla collaborazione con il Comitato Paralimpico Giordano e oltre a rafforzare a livello psico-sociale ragazze e ragazzi coinvolti, avranno una funzione di riabilitazione fisica.

Le componenti principali che costituiscono il percorso di Peer Counseling sono invece il recupero del senso di autosufficienza e la ricostruzione delle relazioni umane. Le sessioni di dialogo verteranno su temi quali coesione sociale, solidarietà, rispetto e tolleranza tra persone rifugiate e comunità ospitanti.

Attraverso questo approccio integrato e olistico sarà possibile intervenire sul senso di emarginazione delle persone, per migliorarne l’autostima attraverso la consapevolezza di poter raggiungere autonomia, nonostante i limiti e le specificità.

La liberazione di Mosul, nel luglio 2017, ha lasciato una città divisa in due: se la parte Est della città ha iniziato a riprendere lentamente la sua vita, soprattutto grazie a giovani volontarə che la stanno animando, la parte Ovest ancora presenta i profondi segni dei bombardamenti. Come profonde sono le ferite psicologiche di chi ha continuato ad abitare questa città anche sotto l'occupazione di Daesh, e in particolare le donne.

Proprio per offrire loro un supporto specialistico e servizi adeguati è nato il progetto "Nissa", grazie al sostegno di OCHA e UNFPA. Obiettivo: garantire supporto psico-sociale alle donne e ragazze vittime di violenza, grazie al lavoro di un team specializzato di psichiatre, psicologhe e operatrici sociali, individuando i casi più critici casa per casa e offrendo loro tutto il supporto necessario, e servizi integrati di salute riproduttiva e supporto psico-sociale.

Tra le attività previste anche la realizzazione di campagne di sensibilizzazione rivolte alle donne, per denunciare e riconoscere abusi e violenze, e agli uomini. Le attività si sono svolte nei 3 Spazi Sicuri che Un Ponte Per ha allestito all'interno dei Centri sanitari aperti a Mosul nell'ottobre 2017.

L’intervento è andato avanti fino alla quarta fase (gennaio-marzo 2021), rafforzando il proprio focus sul contrasto alla GBV (Gender Based Violence), e allargando il proprio intervento a tutta l’area di Ninive, fornendo un'assistenza specialistica di sempre maggior livello alle donne vittime di violenza e sensibilizzando la comunità sulla prevenzione e il riconoscimento della violenza, oltre che sulla presenza di servizi dedicati e possibilità di sostegno.  

A partire da febbraio e fino ad agosto 2021, Un Ponte Per attraverso il progetto “Himaya - access to GBV services for newly displaced and returnees”, finanziato dalla Iraqi Humanitarian Fund (OCHA), dà vita ad un nuovo intervento di sostegno alla popolazione sfollata irachena - e in particolare alle donne - a Mosul Ovest, nel Governatorato di Ninive in Iraq.

 L’intervento è improntato ad ampliare l’accesso - in special modo delle comunità e delle persone più vulnerabili - ai servizi salvavita di prevenzione e gestione dei casi di violenza di genere, nonché a sostenere il Sistema sanitario nazionale attraverso servizi di supporto psicosociale e di salute materna e infantile diretti alle persone che sono tornate alle proprie case dopo la cacciata di Daesh: saranno svolte sessioni di sensibilizzazione, prevenzione e risposta alla violenza di genere, visite mediche e sessioni terapeutiche con personale specializzato, supporto psicosociale e servizi di protezione per quasi 4.000 persone rimpatriate, riallocate, sfollate interne, di cui la maggioranza donne, ragazze, bambine.

Al via un nuovo intervento di assistenza e sostegno alla popolazione palestinese rifugiata nei campi del Libano per fronteggiare l’emergenza Covid-19. Con il progetto “Emergency Covid-19 in Palestinian camps in Lebanon”, finanziato da Fons Català de Cooperaciò al Desenvolupament, tra dicembre 2020 per due mesi garantirà sostegno ai centri educativi dell’organizzazione locale Beit Aftal Assumoud, storico partner di Un Ponte Per nei campi di Nahr el Bared e Beddawi (Nord-Tripoli), Wavel (Baalbeck), Shatila e Bourj al Barajneh (Beirut), Ain el Helwe (Saida), El Buss e Bourj el Shemali (Tiro).

Tra le principali attività previste: la distribuzione di 1260 kit igienici, dispositivi di protezione individuale (gel igienizzante, mascherine lavabili) a bambinə che frequentano i centri scolastici di Beit Aftal Assumoud, che saranno a loro volta equipaggiati con 130 pannelli in plastica da fissare sui banchi per garantire il distanziamento fisico, e permettere così il ritorno in aula di studentə.

Per favorire il ritorno circolare dei fondi e garantire sostegno anche alle donne dei campi, saranno prodotte 1.700 mascherine riutilizzabili, realizzate dal gruppo di cucito del campo di Shatila, mentre il personale docente verrà fornito di 145 mascherine in plastica trasparente per permettere a bambinə di seguire le lezioni con maggiore facilità.

Il progetto si articola in due componenti interconnesse nei settori Salute e Sanità. La prima mira a supportare l'erogazione di servizi di assistenza sanitaria di emergenza, primaria e secondaria. La seconda componente mira a consolidare, garantire e, ove necessario, istituire il sistema sicuro di gestione dei rifiuti sanitari in diverse strutture sanitarie di Deir ez-Zor, Raqqa, Aleppo e Hassake.

Ciò ha consentito di rafforzare le attività di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) svolte in tutte le strutture sanitarie nelle aree di Deir Ezzorm, Raqqa, i villaggi di Kobash, Jurneyyeh, al-Hasakeh, Shaddadi, Tell Tamer, i campi per presone profughe e sfollate di Al-Hol, Washokani ed Areesha. Le attività sono svolte in partenariato con la Mezzaluna Rossa Curda (KRC) e i servizi sanitari sono quelli riportati nella strategia d’azione del Settore Salute di UPP.

Attraverso il progetto Enaya II, è stato avviato un programma di tirocini formativi on-the-job retribuiti fino a 5 mesi per 10 donne giordane e siriane vulnerabili e per 5 persone con disabilità in diverse organizzazioni no-profit internazionali (NGOs) e nazionali (DPOs). Tramite il tirocinio retribuito presso diverse ONG umanitarie e DPOs presenti sia nel governatorato di Amman che di Zarqa le persone destinatarie hanno acquisito competenze professionali e personali che ne faciliteranno l’accesso nel mercato del lavoro e rafforzeranno la resilienza.

Le attività sono implementate insieme alle organizzazioni locali: ARDD-Legal Aid e Sawiyan. Il progetto è sostenuto dai fondi Otto per Mille della Chiesa Evangelica Valdese – Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi.

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