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Il progetto "Tanseeq" (in arabo "coordinamento"), mira a rafforzare il rapporto tra le organizzazioni della società civile irachene e le istituzioni governative. Dopo il cambio di regime del 2003, il panorama politico iracheno è stato plasmato dagli sforzi per sanare le profonde divisioni tra fazioni politiche, attori militari e comunità. Questo ha spesso assunto la forma di una distribuzione di incarichi amministrativi ed elettivi che ha ostacolato lo sviluppo di una governance trasparente e la creazione di istituzioni democratiche.
Nonostante queste sfide, l'Iraq ha visto emergere migliaia di sindacati, ONG e gruppi di volontariato fedeli ai principi di buona governance, partecipazione democratica e diritti umani. Queste organizzazioni hanno svolto un ruolo fondamentale nel promuovere riforme istituzionali, incoraggiare il dialogo politico, esaminare le bozze di legge e costruire una governance più inclusiva e responsabile.
"Tanseeq", implementato da Un Ponte Per con il supporto del Fondo delle Nazioni Unite per la Democrazia (UNDEF), mira a consolidare questo slancio creando canali strutturati di comunicazione e cooperazione tra le organizzazioni della società civile e le autorità governative. L'obiettivo generale del progetto è rafforzare la democrazia e la buona governance migliorando il contesto amministrativo e legale in cui operano le ONG.
L'intervento è pensato per affrontare le sfide burocratiche e legali che le Ong irachene devono affrontare quando si registrano presso enti governativi, spesso aggravate da interpretazioni incoerenti della legge, procedure obsolete. Per affrontare queste problematiche, il progetto organizzerà dieci tavole rotonde mensili tra le Ong irachene e i principali enti governativi, tra cui il Ministero delle Finanze, il Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali. Verranno così creati spazi sicuri di dialogo, consentendo alle ONG di esprimere le proprie preoccupazioni e ai rappresentanti governativi di spiegare i propri limiti, promuovendo la comprensione reciproca e la collaborazione.
Parallelamente, il progetto promuoverà la formazione di 180 dipendenti pubblici in 18 Governatorati, fornendo loro indicazioni chiare sulle procedure di registrazione delle ONG. Un modello di Formazione dei Formatori (ToT) sarà utilizzato per costruire un sistema di conoscenze unificato tra 20 dipendenti della pubblica amministrazione, che condurranno poi ulteriori sessioni di formazione per i loro colleghi e per le Ong.
Il personale di 360 Ong beneficerà di 18 corsi di formazione tenuti da personale governativo qualificato; verranno organizzati 8 workshop in 8 Governatorati, rivolti a 120 Ong per supportarle nel superare le sfide specifiche che incontrano nella presentazione dei bilanci annuali.
Per garantire che questi sforzi siano sostenibili e accessibili, il progetto produrrà due videoclip informativi e manuali in più lingue. Verrà inoltre creato un Network a livello nazionale per le Organizzazioni della società civile irachena, registrata sia presso gli enti governativi, che fungerà da piattaforma per il coordinamento, la sensibilizzazione e la condivisione di informazioni. Verrà lanciato un sito web dedicato per facilitare la comunicazione tra le Organizzazioni, e un Consiglio di amministrazione sarà eletto durante la prima assemblea generale della rete.
"Tanseeq" è più di un intervento tecnico: è uno sforzo strategico per ricostruire la fiducia, promuovere la collaborazione e gettare le basi per un Iraq più democratico e inclusivo.
Contribuire alla valorizzazione del patrimonio culturale e all’inclusione sociale delle persone vulnerabili e con disabilità in Giordania attraverso la promozione del turismo culturale responsabile e sostenibile in aree decentralizzate rispetto al sud del paese: è l’obiettivo del nuovo intervento di Un Ponte Per, dedicato all’area archeologica di Jerash.
Il progetto mira infatti a proteggere il ricco patrimonio culturale delle città di Jerash, in Giordania; a valorizzarlo come strumento per promuovere uno sviluppo locale inclusivo e sostenibile e creare opportunità economiche per la comunità locale. Attualmente, la comunità locale beneficia solo marginalmente dell’impatto positivo che il turismo a Jerash potrebbe avere, in quanto i turisti visitano il sito archeologico per poi spostarsi verso altre destinazioni, senza visitare né soggiornare nell’area urbana con interazioni limitate con la comunità locale. Il progetto mira dunque a intervenire su tale fenomeno valorizzando l’area delle Terme Romane Orientali – situata nella città moderna – come punto di collegamento tra l’area archeologica e l’area urbana. Per raggiungere questo obiettivo, il progetto si propone di migliorare la tutela e la gestione del patrimonio culturale di Jerash, incluso il rafforzamento delle competenze dello staff addetto; intende inoltre migliorare l’accessibilità e la fruibilità del sito archeologico e degli altri siti di interesse turistico della città; e creare posti di lavoro per la comunità locale con particolare attenzione alla partecipazione delle persone con disabilità.
Con questo scopo verranno realizzate azioni di recupero e restauro dell’area delle Terme Romane Orientali; il restauro del mosaico presente nella Chiesa del Viadotto all’interno del sito di Jerash; lo sviluppo di un piano per migliorare la gestione turistica. Verrà inoltre creato un percorso per golf kart all’interno del sito archeologico, per renderlo accessibile alle persone con disabilità motorie; una app per guidare i turisti e continui percorsi di formazione per lo staff locale responsabile della gestione del sito, e un ristorante a gestione comunitaria che offra opportunità di lavoro alle persone formate.
Il Centro di Orientamento Familiare di El Buss, situato a 1,5 km a sud della città di Tiro, fornisce servizi specializzati di salute mentale a bambinə e ragazzə di età inferiore ai 18 anni e a coloro che lə assistono, residenti nei campi palestinesi nell'area di Tiro. I servizi offerti includono consulenza, trattamento e follow-up in psichiatria, psicoterapia, terapia psicomotoria, logopedia, terapia occupazionale, test di valutazione e intervento sociale.
Oltre all'assistenza clinica, il Centro adotta un approccio basato sulla comunità nel lavorare con minori e famiglie, così come con le organizzazioni, le scuole, gli asili e la comunità in modo che superino i loro problemi psicologici nel loro ambiente per garantire l'accettazione e l'inclusione sociale delle persone con problemi di salute mentale.
Obiettivo dell'intervento è sostenere il lavoro del Centro, garantendo formazione continua e sessioni psicologiche individuali e collettive, così come attività psico-motorie e di educazione non formale.
Il progetto si articola in due componenti interconnesse nei settori Salute e Sanità. La prima mira a supportare l'erogazione di servizi di assistenza sanitaria di emergenza, primaria e secondaria. La seconda componente mira a consolidare, garantire e, ove necessario, istituire il sistema sicuro di gestione dei rifiuti sanitari in diverse strutture sanitarie di Deir ez-Zor, Raqqa, Aleppo e Hassake.
Ciò ha consentito di rafforzare le attività di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) svolte in tutte le strutture sanitarie nelle aree di Deir Ezzorm, Raqqa, i villaggi di Kobash, Jurneyyeh, al-Hasakeh, Shaddadi, Tell Tamer, i campi per presone profughe e sfollate di Al-Hol, Washokani ed Areesha. Le attività sono svolte in partenariato con la Mezzaluna Rossa Curda (KRC) e i servizi sanitari sono quelli riportati nella strategia d’azione del Settore Salute di UPP.
In Iraq questi sono tempi di elevato confitto sociale, come dimostrano le proteste di massa che attraversano il paese da Ottobre 2019. In questo scenario, il ruolo delle Organizzazioni della società civile è fondamentale per colmare la distanza tra le comunità locali e le autorità irachene a livello di base, promuovendo un dialogo costruttivo, garantendo il rispetto dei diritti umani e ambientali nonché parità di partecipazione a uomini e donne.
Per essere più efficaci le Organizzazioni locali hanno bisogno di sostegno. Un sostegno esterno però che deve essere rispettoso di tutti i processi culturali e sociali. Ecco perché “Tatweer” è stato pensato e implementato insieme alla popolazione locale. Principale obiettivo dell’intervento, attivo dal 202, è di sostenere le Organizzazioni della società civile irachena perché possano avere un maggiore impatto nella promozione dei diritti.
Per questo, nella prima fase del progetto sono stati aperti 5 Centri a Erbil, Mosul, Anbar, Baghdad e Bassora interamente dedicati alle associazioni locali che possano fungere da spazi aperti e sicuri per scambi di buone pratiche e organizzazione di attività; organizzare incontri, workshop e seminari sui temi del rispetto dei diritti umani, ambientali e di genere, creando anche una piattaforma web a disposizione delle Organizzazioni e una serie di micro-bandi per renderle auto-sufficienti economicamente. Con la seconda fase del progetto prosegue il sostegno ai Centri e il sostegno alle organizzazioni della società civile che vi operano.
Dal 7 ottobre 2023 Israele ha lanciato un violentissimo attacco militare contro la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza. Da allora è in atto un feroce genocidio che sta causando un’emergenza umanitaria senza precedenti, che riguarda oltre 2 milioni di persone ormai ridotte alla fame, e che ha causato la distruzione quasi totale delle infrastrutture civili, tra cui abitazioni, scuole, rifugi, ospedali.
Sin dall’inizio dell’offensiva Un Ponte Per si è attivata per tentare di portare un minimo di sollievo alla popolazione colpita, sostenendo le organizzazioni locali palestinesi in prima linea nella risposta all’emergenza, che hanno avuto – e continuano ad avere tra immense difficoltà – un ruolo centrale e tempestivo.
Per questo Un Ponte Per a febbraio 2024 ha lanciato la campagna Acqua per Gaza, che mira a fornire aiuti immediati al partner locale Union of Agricultural Work Committees (UAWC), operativa dagli anni Ottanta per sostenere i diritti di contadini, pescatori e agricoltori palestinesi sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza.
Grazie al loro lavoro, è stato possibile portare alla popolazione civile colpita acqua potabile, pacchi alimentari, installare container con servizi igienici in alcuni campi per persone sfollate e coperture per proteggere le tende nei mesi invernali, e riparare alcune cisterne di acqua.
Parallelamente, la campagna mira a denunciare con forza le operazioni genocidiarie commesse da Israele contro la popolazione e le complicità internazionali, incoraggiando l’opinione pubblica italiana ad informarsi e mobilitarsi, in particolare amplificando le voci palestinesi, partecipando attivamente a iniziative di sensibilizzazione e proteste, e aderendo alla campagna nonviolenta per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) contro Israele, e in particolare contro qualsiasi tipo di accordo commerciale e militare.
Dopo 11 mesi di escalation al confine, il 23 settembre 2024 Israele ha lanciato un'operazione militare su larga scala in Libano, segnando il più devastante bilancio in termini di vittime dall'ottobre 2023. L'intensificarsi della violenza ha innescato una diffusa crisi di sfollamento. Questa crisi è andata ad aggravare la già fragile situazione interna al paese, tra cui gli effetti duraturi del conflitto siriano, l'esplosione del porto di Beirut, le epidemie di malattie (come il COVID-19 e il colera) e il collasso socio-economico. In risposta a queste sfide, il nostro partner locale Amel ha attivato il suo piano di risposta alle emergenze.
Per rispondere ai più urgenti bisogni di base delle persone sfollate interne nel governatorato di Nabatyeh, in Libano, UPP ha deciso di attivarsi a sostegno di Amel, fornendo assistenza essenziale e salvavita attraverso beni di prima necessità. L'obiettivo dell'intervento è fornire risorse come kit igienici e beni primari, migliorando le condizioni di vita delle persone sfollate.
L'intervento fornirà pacchi alimentari sulla base della valutazione dei bisogni e delle priorità identificate; selezionerà i siti di distribuzione in collaborazione con i rappresentanti comunali e le unità di gestione dei disastri, garantendo una distribuzione equa ed efficiente e distribuirà 500 kit igienici e 500 pacchi alimentari, assicurando un supporto continuo per tutta la durata del progetto con un approccio a rotazione in collaborazione con altri partner.

La seconda fase dell'intervento “Masahat Amina (Spazi sicuri)” mira a migliorare l'accesso ai servizi di protezione per i gruppi più vulnerabili tra la comunità rifugiata e quella ospitante in Giordania, con particolare attenzione alle donne e alle ragazze a rischio o sopravvissute alla violenza di genere, a minori a rischio di violenza, abuso, negligenza e sfruttamento, alle persone con disabilità e a chi se ne prende cura. Il progetto prevede il rafforzamento dei servizi sociali di base: servizi integrati di gestione dei casi riscontrati, supporto psicosociale, salute mentale, spazi sicuri per l'empowerment, campagne di sensibilizzazione a livello comunitario, assistenza legale e riabilitazione per le persone con disabilità, sostegno economico finalizzato all'autoprotezione delle categorie vulnerabili attraverso servizi di assistenza in denaro, opportunità di formazione e attività generatrici di reddito.
L'iniziativa mira a rafforzare le capacità di risposta degli attori locali attraverso un piano di formazione integrato per il personale delle organizzazioni partner, che comprende incontri specifici sulla protezione dell'infanzia, la protezione delle donne, la violenza di genere e il supporto psicosociale con particolare attenzione alla violenza di genere facilitata dalla tecnologia (TF-GBV). Inoltre, il progetto mira a promuovere la partecipazione attiva delle comunità nei meccanismi di protezione e inclusione sociale per garantire la sostenibilità locale dell'intervento.
Nel contesto del conflitto siriano le istituzioni locali del nord est stanno lavorando da tempo per assicurare il rafforzamento dei sistemi di protezione della popolazione. Tra questi, la protezione ambientale ed ecologica è uno degli assi principali di impegno nella regione, per garantire sostenibilità ecologica attraverso il rafforzamento del sistema di gestione dei rifiuti – anche sanitari – a livello locale e regionale. Dal 2019 Un Ponte Per, insieme al suo partner locale Mezzaluna Rossa Curda (KRC), alle autorità locali e grazie al sostegno della Area Mertopolitana de Barcelona (AMB) e della Provincia Autonoma di Bolzano, promuove attività di formazione che hanno gettato le basi per il primo progetto-pilota di riciclaggio dei rifiuti a livello municipale nel nord est della Siria.
Obiettivo di questo intervento è contribuire alla salvaguardia dei diritti ambientali e del diritto alla salute per la popolazione locale, attraverso il rafforzamento delle capacità delle amministrazioni locali e la sensibilizzazione della cittadinanza rispetto ai temi ambientali e del riciclaggio, che ha condotto al lancio, nel 2022, del primo sistema di riciclo nell’area di Hasakeh.
Con il nuovo progetto “Gemar Zero” (Rifiuti zero), sostenuto dalla Provincia Autonoma di Bolzano, si intende rafforzare il sistema di riciclo creato, sostenendo attivamente la municipalità di Hasakeh per aiutarla ad espandere e aggiornare il sistema coinvolgendo sempre più abitanti, attività commerciali e cooperative.
Il conflitto in Siria ha causato una grave crisi umanitaria che ha colpito profondamente la popolazione civile per oltre un decennio.
Inoltre, il terremoto del febbraio 2023 nella regione, in particolare nel distretto di Kobane, hanno ulteriormente aggravato la situazione, colpendo le infrastrutture idriche e aumentando la vulnerabilità della popolazione.
Partecipando ad un nuovo intervento guidato dall’organizzazione Novact, Un Ponte Per mira a migliorare le condizioni di sicurezza delle popolazioni colpite dal terremoto a Kobane, nel nord est della Siria, attraverso un approccio multisettoriale in linea con il lavoro che porta avanti da anni per la sostenibilità ambientale nella regione. L'intervento si concentrerà sul miglioramento dell'accesso alle risorse idriche e sul rafforzamento delle capacità del personale di 8 agenzie idriche in materia di analisi della qualità dell'acqua, utilizzando strumenti specifici. La strategia alla base dell'intervento si basa su tre obiettivi trasversali: potenziare le autorità locali attraverso la formazione, costruire resilienza attraverso gli sforzi di riabilitazione, affrontando i bisogni immediati ma gettando al contempo le basi per miglioramenti a lungo termine della salute, della sicurezza e del benessere delle comunità colpite a Kobane e nella regione in generale.
Gli obiettivi principali saranno quelli di rafforzare la resilienza della popolazione vulnerabile - con particolare attenzione alle donne e ai bambini - colpita dal terremoto a Kobane, migliorando l'accesso all'acqua, promuovendo l'accesso a un'istruzione sicura e a un'istruzione di base. Il progetto mira a migliorare i test sulla qualità dell'acqua nell’area attraverso l’acquisto di specifici kit distribuiti alle agenzie idriche della regione, e attraverso la formazione costante del personale che vi opera. Questa iniziativa migliorerà la qualità e la disponibilità dell'acqua per circa 54.000 abitanti di Kobane come beneficiariə direttə.