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L'obiettivo generale del progetto è quello di promuovere l'accesso a servizi di protezione destinati alla popolazione rifugiata dalla Siria in Giordania e alle comunità ospitanti più vulnerabili, nei Governatorati di Amman, Zarqa, Karak e Ma'an.
L'intervento mira a fornire assistenza legale ed empowerment delle donne con particolare attenzione all'uguaglianza di genere e all’inclusione delle persone con disabilità.
Gli avvocati dell'organizzazione giordana partner ARDD forniranno consulenze legali ad oltre 1.000 persone, sia dal punto di vista della regolarizzazione per la popolazione rifugiata, sia per la protezione di donne vittime di violenza. Verrà anche creata una hotline per fronteggiare le emergenze e fornire assistenza alle donne.
Rispetto alla popolazione con disabilità, saranno organizzati corsi di formazione e di avviamento professionale, per facilitarne l'inclusione nel mondo del lavoro.
Le attività realizzate nel corso del progetto hanno raggiunto 2.033 persone, di cui 1.256 tra donne e ragazze, garantendo sostegno legale, orientamento e accompagnamento nei processi di regolarizzazione per la popolazione rifugiata, fino alla protezione delle vittime di violenza attraverso la creazione di una hotline per fronteggiare le emergenze e fornire assistenza immediata alle donne.
Contrastare le cause della xenofobia e dell'intolleranza con gli strumenti della cultura “dal basso”, favorendo percorsi formativi e informativi che contribuiscano alla crescita di cittadini “globali” per cui la “diversità” rappresenti una risorsa.
Promuovere e supportare con strumenti adeguati alla popolazione una migliore conoscenza ed esperienza dei temi della migrazione, dell’accoglienza e dell’integrazione partendo dal racconto di sé come strumento di conoscenza ed incontro con l’Altro.
Sono alcuni degli obiettivi che si pone il progetto “DIMMI di Storie Migranti”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), e implementato da Un Ponte Per insieme 46 organizzazioni partner su tutto il territorio italiano, in Iraq e in Libano.
Il progetto si rivolgerà in modo particolare a studentessə in Italia (oltre 5.000), delle scuole secondarie e delle università; ad insegnanti e docenti (oltre 450); alle persone migranti (oltre 400) e alle comunità locali di Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Veneto, Sicilia.
Sono previste infatti sia numerose attività laboratoriali dedicate ai migranti, che specifiche formazioni scolastiche e universitarie sui temi del contrasto alla xenofobia e tecniche di narrazione.
Verrà favorita a livello nazionale la raccolta, la conservazione e la valorizzazione di storie migranti che possano mostrare in modo diretto la complessità dei fenomeni migratori, dei percorsi di integrazione e di accoglienza in atto, attraverso lo sviluppo di canali e strumenti espressivi che valorizzino il racconto di storie personali delle persone migranti.
La collaborazione con realtà che si occupano di comunicazione e informazione permetterà la creazione di una piattaforma web narrativa sulla quale raccogliere e diffondere le storie raccolte: DIMMI
Parallelamente saranno realizzate attività di sensibilizzazione e informazione verso la cittadinanza sui temi dell’accoglienza e della migrazione.
Grazie al contributo delle tante organizzazioni partner, verranno poi realizzati gemellaggi scolastici e universitari tra istituti in Italia e Centri di aggregazione o classi sia in Iraq che in Libano, dove Un Ponte Per opera da anni.
Il nostro contributo allo sviluppo delle giovani generazioni in Libano non si ferma: i prossimi mesi ci vedranno attivi in un intervento che continua a puntare sull’educazione e sui diritti dell'infanzia.
"Madrasati Ahla" (La mia scuola più bella) è un progetto nato con lo scopo contribuire al miglioramento e alle opportunità di accesso ai servizi scolastici per le fasce più vulnerabili tra la popolazione rifugiata siriana e la comunità ospitante in Libano.
Nello specifico cercherà di rafforzare le opportunità di accesso ai servizi curriculari ed extra-curriculari del governatorato di el-Nabatieh e Monte Libano, aumentando la qualità e l’accessibilità degli spazi scolastici, e migliorando l’offerta educativa.
Il progetto coinvolgerà almeno 225 minori vulnerabili (sirianə e libanesə), almeno 1.420 minori che beneficeranno del servizio di supporto psicosociale, almeno 96 membri del personale docente della scuola di Choukine.
Attraverso la riabilitazione dell’edificio scolastico di Choukine si permetterà l’ampliamento delle classi, il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, l’accessibilità degli studenti con disabilità, la fornitura di libri per la biblioteca e la formazione specifica del personale docente.
Verranno rimosse le barriere architettoniche esistenti per consentire e garantire l'accesso alla scuola a bambinə con disabilità, e saranno attivati servizi di trasporto verso la scuola e il centro di educazione non formale di Ain el-Remmaneh.
Inoltre sarà realizzata una campagna di sensibilizzazione per contrastare l'abbandono scolastico tramite l’organizzazione di 4 eventi rivolti alle comunità siriana e libanese, e sarà fornito materiale sportivo per partecipare ad attività ludico-ricreative.
Favorire l’inclusione e la comprensione reciproca con persone migranti e rifugiate, sostenere e ampliare la rete di cittadinə attivə, costruire una contro narrativa che rafforzi il dialogo interculturale, sviluppando un ampio network di volontarə nel settore della solidarietà e dell’inclusione sociale.
Questi gli obiettivi del progetto “The route of Solidarity”, che prenderà il via il prossimo gennaio e coinvolgerà attivistə, volontarə e operatorə sociali, per un totale di 600 partecipanti, uomini e donne di età compresa fra i 30 e i 65 anni.
Al fine di rafforzare la conoscenza dei volontari sulle politiche migratorie dell’Ue sulla situazione nei paesi di frontiera, e scambiare best practices di volontariato sviluppate sul campo, verranno organizzati 8 incontri internazionali sui temi della migrazione.
Dibattiti pubblici sulle politiche migratorie ed europee, visite sul campo e giornate di lavoro di volontariato con associazioni presenti sul territorio, ma non solo.
Tra le attività pratiche infatti, è prevista la realizzazione di 4 workshops: 3 workshops sulle politiche migratorie e sullo sviluppo di messaggi per una web action diretta ai promotori delle politiche Ue, e 1 workshop sul tema della preparazione di una story-telling performance.
L’intero progetto sarà poi raccontato, attraverso la registrazione di materiale fotografico e audiovisivo, e attraverso la produzione di un web doc.
L’ambizione è quella di contribuire all’aumento del numero di cittadini attivi in questo settore, migliorando le capacità di offrire servizi volontari di accoglienza ai migranti e ai rifugiati, e raggiungendo almeno 1000 promotori di politiche migratorie sia a livello europeo che a livello nazionale.
Un intervento di un anno, per accrescere le capacità di governance delle municipalità curde dell’Iraq e della Siria, e favorire cosi una migliore gestione di territori e realtà locali, grazie al rafforzamento del dialogo diretto tra la società civile italiana e curda, e tramite l’interlocuzione e la progettualità condivisa tra le rispettive municipalità.
Questo l’obiettivo del progetto Sostegno alle Municipalità curde del nord est della Siria e dell’area del Kurdistan iracheno: incrementare le competenze e il know-how nei diversi settori concernenti la gestione dei servizi pubblici.
Dalla protezione civile all’educazione, sino alla raccolta dei rifiuti e allo sviluppo sostenibile.
Attorno a questi temi verteranno i percorsi formativi e le visite di studio, in seguito ai quali verranno realizzati micro-progetti per rafforzare i servizi pubblici nelle Municipalità identificate.
Sono previsti almeno 5 incontri territoriali da svolgersi in Iraq e altrettanti in Siria, nonchè almeno 2 incontri che si terranno in Italia e che avranno come obiettivo quello di favorire lo scambio di informazioni tra rappresentanti dei comuni italiani e rappresentanti delle municipalità curdo-siriane e curdo-irachene.
Nel Kurdistan iracheno verranno poi organizzati 3 incontri tra espertə del settore, per definire un piano di lavoro dettagliato finalizzato alla realizzazione di cicli di formazione.
Governabilità, decentramento, rafforzamento delle capacità locali: questi alcuni di temi che verranno affrontati durante gli incontri.
Ma anche ambiente e sviluppo sostenibile, servizi sociali e sanitari, politiche di genere, educazione, inclusione sociale e gestione delle emergenze.
Garantire un parto naturale sicuro, migliorare l’assistenza e i servizi sanitari specializzati per donne e neonatə, avviare processi di informazione e prevenzione, ridurre il rischio di violenza sessuale e di genere.
Questi sono stati gli obiettivi del progetto “Servizi Integrati di Salute Riproduttiva”, finanziato dal Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) e dedicato al miglioramento dello stato di salute fisica, mentale e sociale delle donne nella Siria nord orientale, con particolare attenzione alle vittime di violenza e sfruttamento.
Il progetto si svolge nei governatorati di Al Hassake, Arraqqa, Aleppo, e ha coinvolto in pochi mesi circa 10.000 donne, in luoghi come Raqqa, Ras El Ain e Tabqa.
Attraverso questo intervento, finalizzato ad aumentare il numero di donne che accedono ai servizi di maternità negli ospedali cittadini e a garantire la crescita dei parti naturali sicuri con assistenza di personale specializzato, sono stati creati 6 servizi adibiti al parto naturale e garantiti i servizi di maternità in tre ospedali, nelle città di Tabqa, Ras El Ayn e Tal Temer.
In questi ospedali sono state create altre 3 unità intensive di cura per il neonato, stanze chirurgiche adibite alla pratica del parto Cesareo, 9 servizi integrativi di consultazione per la salute del bambinə e 9 di consultazione per la salute della donna.
All’interno del progetto sono stati realizzati anche i servizi complementari che contribuiscono alla piena efficacia dei reparti chirurgici, come il laboratorio e la banca del sangue.
Senza mai dimenticare i processi di informazione e prevenzione, è stata rivolta un attenzione particolare ai temi della salute riproduttiva, della violenza sessuale, e di genere, attraverso la pianificazione di sessioni informative, campagne e programmi di educazione sanitaria. Per rafforzare ancora di più l’empowerment delle donne coinvolte sono stati realizzati gruppi e attività psicologiche di ricreazione, sessioni individuali e sedute di gruppo.
Ancora una volta dalla parte di chi sopravvive alla guerra e alla violenza di genere, per costruire processi di inclusione, e garantire un futuro di salute e di pace a chi nasce.
Una caffetteria gestita da persone con disabilità psichiatriche. Un corso per pizzaioli, il sostegno alla produzione di accessori necessari per aiutare le persone con disabilità motorie. Questo e molto altro al centro di un nuovo intervento in Giordania, interamente dedicato alla comunità rifugiata siriana e a quella ospitante giordana.
L’attenzione alle comunità particolarmente vulnerabili fa parte da sempre del nostro lavoro nei contesti in cui operiamo, ed in particolare in Giordania, dove da anni lavoriamo insieme alla comunità rifugiata siriana.
Oggi, grazie al sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), possiamo lanciare una serie di nuovi interventi, interamente dedicati alle persone con disabilità.
Tra questi, “Madrasati Ala” (La mia scuola più bella), “Adreen” e “Bina’a Jusour” (Costruiamo ponti), pensato per migliorare l’accesso al lavoro delle persone rifugiate dalla Siria, dall’Iraq e la comunità giordana, grazie alla collaborazione con numerosi partner locali.
Tra loro la Al Hussein Society Jordan Center for Training and Inclusion, centro all’avanguardia da anni impegnato nel trattamento delle disabilità fisiche, sensoriali e psicosociali, che garantisce servizi fondamentali puntando tutto sull’integrazione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità.
Insieme a loro lavoreremo per tutto l’anno per creare opportunità di impiego eque e sostenibili, superando insieme le barriere e costruendo ponti in grado di abbatterle.
Insieme ad Al Hussein Society e a Field Ready, organizzazione di esperti ingegneri che contribuiscono all’assistenza umanitaria con soluzioni all’avanguardia, lanceremo una produzione di ausili alla mobilità e accessori essenziali per i portatori di disabilità motorie non ancora presenti in Giordania, che poi saranno resi disponibili al commercio generando profitto sia per il centro Al Hussein che per le persone raggiunte, direttamente coinvolte nella loro produzione.
Collaboreremo anche con Our Step, una cooperativa giordana attiva nel governatorato di Zarqa, nel nord-est del paese, fondata e gestita da persone attualmente in cura psichiatrica che operano nell’assistenza dei membri della comunità con disabilità psicosociali.
Abbiamo scelto di sostenerla in un’impresa coraggiosa: rilevare una caffetteria all’interno dell’ospedale di Russaifeh, a Zarqa, che creerà nuovi posti di lavoro per membri della comunità giordana e siriana con disturbi psichiatrici.
“Our Step” collaborerà con noi poi per la selezione di famiglie dell’area che saranno destinatarie di micro-finanziamenti per lanciare piccole attività economiche, per le quali saranno formate dal punto di vista finanziario ed imprenditoriale.
Ad Amman, come parte dello stesso progetto, sarà anche aperta una pizzeria al taglio, grazie al supporto della Nunziatura Apostolica in Giordania che ha reso disponibili spazi e fondi per la realizzazione di un laboratorio che impiegherà giovani disoccupati giordani e siriani, insegnando loro le tecniche di realizzazione della pizza con un corso certificato da Confartigianato.
Al termine del corso alcuni dei giovani pizzaioli saranno assunti e porteranno avanti la produzione di pizza, gestendo in modo autonomo la nuova attività.
Inoltre, faciliteremo la selezione di altrə giovani rimastə senza lavoro nelle comunità rifugiate e in quella ospitante, per farli partecipare ad alcuni tirocini formativi in diverse organizzazioni umanitarie, attive sia nella capitale che in altre aree del paese. Nel tentativo di mettere in luce nuovi talenti e creare possibilità di lavoro per giovani interessati a lavorare nella cooperazione.
Continuando a costruire muri ed abbattere barriere, sia fisiche che mentali, per immaginare insieme un futuro in cui ogni comunità possa vivere dignitosamente, nonostante le difficoltà, le guerre e le violenze subite.
Il nostro contributo allo sviluppo delle giovani generazioni in Giordania non si ferma: i prossimi mesi ci vedranno attivi in un intervento che continua a puntare sull’educazione e sui diritti dell'infanzia.
"Madrasati Ahla" (La mia scuola più bella) è un progetto, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), che per i prossimi mesi coinvolgerà tre scuole nel governatorato di Irbid, nel nord del paese, con un approccio comprensivo di riabilitazione strutturale degli edifici, formazione per docenti e supporto psicosociale e all’apprendimento dei bambinə.
Oltre alla messa a norma sanitaria e di sicurezza degli spazi, le scuole vedranno una rimozione delle barriere architettoniche per favorire l’accesso a studentə, insegnanti e personale con disabilità, creando un ambiente più accogliente e inclusivo per ogni membro della comunità scolastica.
Un intervento che sarà accompagnato da corsi di formazione per insegnanti delle scuole sulle patologie psicosociali e sull’inserimento di bambinə con disabilità all’interno della piccola comunità scolastica.
I docenti saranno inoltre formati sulla riduzione della violenza a scuola, problematica molto presente nel paese, di cui vogliamo occuparci non solo per rendere le scuole ambienti più sicuri, ma per proteggere bambinə giordanə e sirianə dal rischio di abbandono scolastico.
Il bullismo e la violenza a scuola sono infatti tra le cause maggiori dell’abbandono; per prevenirli, in questo progetto coinvolgeremo anche le famiglie e l’intera comunità grazie ad una campagna di sensibilizzazione radiofonica sulla protezione dii minori.
Continua poi la collaborazione con Lina Khalifeh, attivista giordana fondatrice di SheFighter, primo centro per l’autodifesa femminile del Medio Oriente, con cui lavoriamo dal 2016. Insieme a lei ed al suo staff organizzeremo nuovi corsi di autodifesa, rivolti alle insegnanti e bambine, cui si accompagnerà il consueto intervento di sostegno psicosociale per lo sviluppo della forza interiore e della fiducia in loro stesse.
Infine, saranno lanciati dei corsi di sostegno scolastico a casa, mirati ad accompagnarli nell’apprendimento e nello svolgimento dei compiti quotidiani.
Per stare a fianco di rischia l’abbandono scolastico, ma anche per aiutare chi è rimasto fuori dai percorsi di educazioni formale – spesso perché rifugiatə e fuggitə dalla guerra – e ha il diritto di reinserirsi.
Costruendo un futuro migliore per tutti, a partire dalle nuove generazioni.
Al via un nuovo intervento in Iraq per accompagnare il ritorno nelle aree liberate da Daesh delle comunità che erano fuggite nel 2014, continuando ad impegnarci per chi ancora vive in stato di sfollamento.
Accompagnare le comunità di Bashiqa, Qaraqosh e Bertella nel loro lungo e difficile percorso di ritorno a casa, dopo la liberazione di queste aree dalla presenza di Daesh, che le aveva occupate nel corso della sua avanzata nella Piana di Ninive, nell’estate del 2014.
Questo l’obiettivo di “Ma’an Na’ud” (Torniamo insieme), un nuovo programma che abbiamo appena lanciato in Iraq grazie al sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), e che ci vedrà impegnati per i prossimi 10 mesi.
Le comunità irachene sfollate che stanno facendo ritorno hanno infatti bisogno di sostegno psico-sociale e servizi di salute riproduttiva, in un contesto nel quale la ricostruzione – umana e materiale – è appena cominciata. Servizi che ci poniamo di riuscire a garantire ad oltre 3.000 tra donne e adolescenti in tutto il Governatorato di Ninive.
Parallelamente, verranno rafforzate le tecniche di sostegno psico-sociale nelle scuole e nei campi che ancora accolgono le persone sfollate irachene – come quello di Ashti, dove lavoriamo da anni – attraverso formazioni specifiche destinate ad insegnanti, psicologə e assistenti scolastici.
Obiettivo del progetto è raggiungere 100 insegnanti, 12 tra psicologə ed operatorə, per coinvolgere nel lavoro dei gruppi di resilienza 2.300 persone, di cui 700 studentə.
Al via un nuovo intervento in Iraq dedicato alla formazione professionale di giovani rifugiatə e sfollatə, all’educazione e al dialogo.
Favorire la formazione professionale, l’inserimento lavorativo, la coesione sociale e la costruzione della fiducia tra la comunità siriana rifugiata, quella irachena sfollata e quella curda ospitante in Iraq, nel governatorato di Sulaymaniyah, sostenendo le identità culturali, il dialogo e le relazioni tra gruppi.
E’ questo l’obiettivo di “Yalla Shebab”, un nuovo progetto sostenuto dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che ci vedrà impegnati per i prossimi 12 mesi nella costruzione di un Centro di formazione professionale e di un nuovo Centro giovanile, che andrà ad aggiungersi agli altri Centri creati in questi anni nel Kurdistan iracheno.
Lo faremo insieme ai nostri partner locali di Al Mesalla e alla Comunità di Deir Mar Musa, con cui lavoriamo ormai da anni in Iraq, con l’obiettivo di coinvolgere almeno 250 ragazzə di età compresa tra i 18 e i 30 anni.
Per queste ragazzə, rifugiatə dalla Siria o sfollatə da altre zone dell’Iraq, verranno organizzati corsi di qualificazione professionale, lingua e informatica per fare sì che tornino ad avere una propria indipendenza economica, anche attraverso stage formativi presso alcune aziende locali.
Parallelamente, nel nuovo Centro giovanile organizzeremo le stesse attività portate avanti negli altri Centri che abbiamo avviato in Iraq, con particolare attenzione ai temi della mediazione, della riconciliazione e del peacebuilding.
Le attività saranno gestite localmente dalla Comunità di Deir Mar Musa e Al Mesalla, con il nostro sostegno.