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Prevenire l’esplodere di conflitti e violenze, trasformandone le cause e trovando soluzioni basate sul dialogo attraverso il rafforzamento delle società civili: è questo l’obiettivo con cui l’organizzazione catalana Novact (International Institute for Nonviolent Action) ha creato in anni recenti alcuni Osservatori per la Prevenzione dell’Estremismo Violento (OPEV) in diversi paesi del Medio Oriente e del Nord Africa.
La collaborazione tra Un Ponte Per, Novact, e le organizzazioni locali Laong e Pfo, porterà alla creazione di un Osservatorio anche in Iraq (OPEV – Iraq), grazie al lavoro di un Comitato di coordinamento che si occuperà di valutazione, programmazione e monitoraggio da un punto di vista tecnico-amministrativo, e della creazione di gruppi tematici per la ricerca, il training e la metodologia pratica.
Il lavoro di OPEV-Iraq si concentrerà in modo particolare sulla popolazione rifugiata siriana in Iraq, la popolazione irachena sfollata interna, le comunità ospitanti irachene e curde.
Attraverso un lavoro di analisi, ricerca, pubblicazione e attività di formazione nel Kurdistan iracheno, OPEV-Iraq elaborerà una piano per la prevenzione dell’estremismo violento in Iraq da sottoporre ad istituzioni locali, nazionali, regionali ed internazionali, conducendo azioni di networking con le Nazioni Unite e l’Unione Europea. Scambi di buone pratiche e coordinamento tra OPEV-Iraq e gli altri Osservatori in Giordania e in Catalogna attraverso attività seminariali renderanno più efficace la sua azione.
Obiettivo finale sarà incoraggiare la partecipazione attiva delle società civili nell’elaborazione di politiche pubbliche nel campo del peacebuilding, della risoluzione dei conflitti e della gestione delle popolazioni rifugiate, con un particolare riguardo a giovani e donne. In questo modo, si contrasterà la diffusione di discorsi d’odio, favorendo la coesione sociale.
Nel corso del 2021, grazie alla seconda fase del progetto, saranno svolte numerose attività programmate per l’anno precedente e sospese a causa della pandemia. Nello specifico, con un focus speciale rivolto alle persone rifugiate siriane nell’area di Sulaymaniyah nel distretto di Arbat, saranno promosse attività di sensibilizzazione sulla violenza di genere e sulla gestione e mediazione dei conflitti inter-comunitari. Queste attività sono organizzate nel Centro comunitario di Sulaymaniyah e prevedono programmi radiofonici, campagne di sensibilizzazione sulla gestione nonviolenta dei conflitti e sullo sport come strumento di contrasto alla violenza, attività educative, artistiche e sportive, sessioni di sensibilizzazione sul Covid-19. In totale saranno 8.160 le persone coinvolte.
Promuovere la coesione sociale e lo sviluppo nel Centro Comunitario di Arbat (Kurdistan Iracheno) attraverso una serie di attività che coinvolgano la popolazione giovanile e le donne, includendo la comunità sfollata irachena, quella rifugiata siriana e quella curda ospitante. E’ l’obiettivo di “Orizzonti di Pace e Sviluppo ad Arbat”, un nuovo programma finanziato da UNDP e dalla Cooperazione Tedesca, recentemente lanciato nel Kurdistan iracheno della durata di 7 mesi. L’implementazione del progetto sarà resa possibile dalla collaborazione con Civil Development Organization – CDO, Democratic Human Rights Development Center – DHRD e con il Direttorato per le Arti e le Culture del Governatorato di Sulaymaniyah.
Obiettivo del progetto è sostenere il Centro Comunitario di Arbat, rivolgendosi ad un totale di 1.700 giovani e donne, già attivə all’interno delle rispettive comunità, attraverso una serie di attività culturali, sportive e di peacebuilding volte a promuovere la coesione sociale e costruire legami di fiducia tra le comunità rifugiata, sfollata e ospitante. Giovani attivistə saranno coinvoltə in meeting, incontri e workshop che si focalizzeranno sulla risoluzione delle tensioni sociali tra la comunità ospitante e le comunità sfollate e rifugiate che abitano nell’area di Arbat, attraverso processi partecipativi che promuovano la coesione sociale e il peacebuilding.
Al termine delle formazioni, questi giovani attivistə acquisiranno specifiche competenze per poter analizzare e prevenire le cause dei conflitti, diventando poi parte di Conflict Prevention Team (CPT), sul modello di quanto già costruito nei Centri Giovanili aperti a Mosul, in Iraq.
Parallelamente, saranno formati operatori e operatrici psico-sociali che saranno in grado di intervenire nel Centro, fornendo sostegno alle comunità che ne hanno bisogno. All’interno del Centro saranno inoltre organizzati corsi di formazione per gestire casi di violenza di genere (Gender Based Violence – GBV), fornire sostegno psicologico, oltre a sessioni di educazione non formale e prevenzione dell’estremismo violento.
“Sawa” (Insieme) è un programma avviato in Giordania per la protezione delle persone con disabilità appartenenti alle fasce più vulnerabili della comunità rifugiata siriana e di quella giordana, che mira a fornire servizi integrati di riabilitazione, sostegno psicosociale, empowerment ed inclusione, con un focus specifico su attività sportive paraolimpiche e attività di Peer Counseling.
Il progetto mira a raggiungere un’ampia fascia della popolazione che affronta sfide e bisogni legati alla protezione, senza discriminazioni di alcun tipo, con particolare attenzione a giovani con disabilità. L’intervento interesserà 46 donne e uomini in età compresa fra i 15 e i 50 anni e le loro famiglie, che saranno coinvoltə in attività sportive paraolimpiche, come tennis da tavolo e palestra, per accrescere le loro capacità individuali.
Grazie alla collaborazione con il Comitato Paraolimpico Giordano, le attività si svolgeranno nello spazio della “Sport City” di Amman, attrezzata per ogni necessità. Le attività sportive, oltre a rafforzare a livello psico-sociale ragazzə coinvolti, avranno una funzione di riabilitazione e rafforzamento fisico.
Un esperto Peer Counselor con disabilità, inoltre, già formato e qualificato, sarà impegnato in sessioni a cadenza settimanale per un periodo di 30 settimane per sostenere un gruppo target di 30 persone con disabilità, sia appartenenti alla comunità ospitante che a quella rifugiata. Le componenti principali che costituiscono il percorso di Peer Counseling sono il recupero del senso di autosufficienza, la ricostruzione delle relazioni umane, la Riforma Sociale (attività di advocacy per i diritti, in qualità di membri della società e partecipazione attiva).
Attraverso questo approccio integrato e olistico sarà possibile intervenire sul senso di emarginazione delle persone, per migliorarne l’autostima attraverso la consapevolezza di poter essere autonome, nonostante i limiti e le specificità.
Questo progetto si inserisce in un più ampio intervento che Un Ponte Per porta avanti ormai da anni in Giordania, incentrato sulla inclusione e la protezione delle persone siriana e giordane con disabilità.
Tra giugno e settembre 2019 Un Ponte Per, attraverso il progetto “Provision of primary health care and emergency services to Iraqi refugees and IDPs in Al Hol camp”, finanziato dalla World Health Organization, ha dato vita a un nuovo intervento di risposta all’emergenza nel Nord Est Siria, e più precisamente nel campo di Al Hol. L’intervento ha garantito un accesso continuo e di qualità all'assistenza sanitaria di base e ai servizi di emergenza per le popolazioni rifugiate (in special modo irachene) e sfollate che vivono nel campo di Al Hol. La popolazione sfollata è la più vulnerabile, in particolar modo bambinə, donne e anzianə.
Per le donne e le ragazze sono stati erogati servizi specifici, grazie alla collaborazione con la Mezzaluna Rossa Curda (KRC), partner di UPP nell’area sin dal 2015.
Gli ambulatori e le cliniche presenti nel campo sono stati dotati di una sala parto, con personale specializzato disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7; una sala di emergenza, per la cura delle persone ferite dalle mine, dagli ordigni esplosivi improvvisati (IED) e da altri residuati bellici, con un’area dedicata alla stabilizzazione di pazienti; un laboratorio di analisi per i test clinici e 4 ambulanze per indirizzare i casi più complicati verso strutture sanitarie meglio attrezzate ad Hassakeh.
Al via un nuovo progetto per la coesione sociale nella Piana di Ninive: si chiama “Maan Lil-salam” (Social Cohesion through Sociocultural and Educational Activities for Youth in Hamdanya and Tilkeif Districts), si svolge all'interno del Ninewa Return Program, è finanziato da BMZ attraverso Maleteser International, e sarà attivo per i prossimi 2 anni.
Obiettivo del programma biennale è rafforzare i processi di coesione sociale, dialogo interculturale e cooperazione tra le diverse comunità che abitano la Piana di Ninive, e che stanno facendo ritorno alle aree liberate dalla presenza di Daesh, investendo sul ruolo dei/delle giovani e prevenendo così nuove tensioni e conflitti.
Il progetto si svolgerà in particolare nei Distretti di Hamdanya e Tilkeif, e vedrà l’organizzazione di numerose attività di Educazione alla Pace in cui saranno coinvolte/i insegnanti delle scuole pubbliche e genitori di bambine e bambini; personale del Direttorato per l'Educazione locale; membri delle diverse comunità, ragazze e ragazzi.
In particolare il programma prevede l’apertura di 4 Centri giovanili, accessibili a tutte le comunità, in edifici che saranno riabilitati per l’occasione. All’interno di ognuno dei Centri saranno organizzate attività, workshop e training incentrati sui temi dell’educazione non-formale, dell'Educazione alla Pace, dello sport e delle arti contro la violenza, della tutela e conoscenza del patrimonio culturale delle comunità e del dialogo inter-religioso.
Saranno inoltre organizzati training for trainers (ToT) sull’Educazione alla Pace, rivolti al personale del Direttorato dell’Educazione (DOE) di Ninive e al personale scolastico degli istituti pubblici, che prevedranno in particolare 60 ore di formazione sull’Educazione alla Pace e lo sviluppo di tecniche di Resilienza.
“Darfat” (Opportunità) è un nuovo progetto immaginato per garantire formazione professionale e favorire l’accesso al mercato del lavoro alle persone più vulnerabili a causa della guerra e dello sfollamento in Iraq. Contribuire alla creazione di opportunità lavorative dignitose e sostenibili nel Kurdistan iracheno, rivolte soprattutto alle persone che vivono maggiori difficoltà: donne vittime di violenza, persone rifugiate siriane, sfollate interne irachene, giovani disoccupatə della comunità ospitante curda.
Nel corso di 10 mesi di lavoro a Sulaymaniyah (Kurdistan iracheno), verranno organizzate formazioni tecnico-professionali in quattro settori: umanitario, multimediale/arti visive, tessile e industriale.
Nel campo per rifugiati siriani di Barika verranno organizzati corsi di formazione professionale nel settore umanitario, che daranno la possibilità di attivare 40 tirocini retribuiti presso Organizzazioni non-governative locali e internazionali per giovani rifugiatə.
Nel Centro giovanile che UPP gestisce nel campo, così come presso il monastero Deir Maryam Aladhra di Suleymaiyah, inoltre, verranno attivati corsi di formazione professionale nel settore dei media e delle arti visive – produzione radio, tecnica del suono, web designing e video editing, così come corsi di lingua e IT.
Nel rifugio per donne vittime di violenza di Sulaymaniyah e nel campo di Barika, le donne saranno coinvolte in corsi di formazione tecnico-professionale nel settore tessile.
A questo si affiancheranno come di consueto attività di sensibilizzazione e coesione sociale, volte a favorire l’incontro le comunità rifugiate, sfollate e ospitanti, e a creare occasioni di dialogo e conoscenza reciproca.
I sentimenti di odio e intolleranza nei confronti delle comunità musulmane e islamiche in Europa sono rafforzati da quelli che, a livello tecnico, vengono definiti “drivers strutturali”: policy, leggi, dibattiti politici, messaggi mediatici, che contribuiscono a normalizzare l’AMHI (Anti-Muslim Hatred and Intolerance). Obiettivo di questo progetto pluriennale, che avrà come sedi operative l’Italia, i Paesi Bassi, la Francia, la Spagna e la Gran Bretagna, è fornire analisi sull’impatto di questi drivers nei diversi contesti, suggerendo alle autorità nazionali ed europee buone pratiche da adottare incentrate sul rispetto dei diritti umani.
Aumentare la consapevolezza delle società civili rispetto alle loro capacità di resistere ai messaggi di odio e incoraggiarne la mobilitazione sono ulteriori scopi di questo intervento, che mira a creare reti transnazionali a livello europeo per accrescere la cooperazione con le comunità islamiche presenti nei diversi paesi di intervento, e incoraggiare la creazione di piattaforme online per la diffusione di informazioni corrette.
Grazie ad un team di analisi e ricerca, si raggiungeranno oltre 200 policy makers nazionali ed europeə; 225 tra insegnanti e impiegatə pubblici; 50 giornalistə, 153 componenti di società civile, 57 membri di comunità islamiche nazionali, e un totale di 300.000 mila persone.
Attraverso la produzione di analisi, report e documenti strategici verranno formati e coinvolti attori e attrici chiave del policy making, nell’adozione di raccomandazioni e buone pratiche per contrastare odio e Islamofobia. Verranno effettuate analisi comparative tra i diversi paesi coinvolti sui gruppi e i movimenti extraparlamentari esistenti che promuovono messaggi di odio; verranno valutate leggi e disposizioni in materia di anti-terrorismo, sicurezza e migrazione; verranno sviluppati strumenti online interattivi per legislatori e policy maker, e saranno organizzati laboratori e seminari destinati anche a giornalisti/e e influencer.
Saranno poi organizzati momenti formativi e di scambio tra membri delle comunità islamiche e docenti, insegnanti, impiegati/e pubblici dei paesi coinvolti.
Un secondo fronte di lavoro si concentrerà invece sulle società civili, per le quali verranno organizzati seminari, incontri, cicli di dibattiti universitari in numerosi atenei italiani ed europei, che avranno al centro lo scambio di suggerimenti e buone pratiche in cui saranno coinvolte le comunità islamiche dei paesi coinvolti nel progetto.
Visita il sito del progetto: https://stop-islamophobia.eu/
Rafforzare il sistema di salute mentale e l’accesso ai servizi per le persone rifugiate siriane e la popolazione giordana vulnerabile, con particolare riguardo a donne e uomini vulnerabili della comunità giordana e rifugiata che vivono nei Governatorati di Irbid, Amman, Zarqa e Karak. E' questo l'obiettivo di un nuovo intervento lanciato in Giordania, e finanziato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).
In collaborazione con il partner locale "Our Step", l’intervento mira ad aumentare la conoscenza sulle questioni di salute mentale, promuovendo una migliore identificazione e segnalazione ed evitando casi di discriminazione ed emarginazione delle persone con disabilità mentali.
Le principali attività, che hanno come destinatari 1.000 donne e 1.000 uomini della comunità siriana rifugiata e giordana, si concentreranno sull’organizzazione di 30 gruppi di sostegno rivolti a giovani tra i 18 e i 24 anni, e alle donne dei Governatorati di Irbid, Zarqa, Amman e Karak. Di pari passi, sono portate avanti anche campagne di sensibilizzazione per la salute mentale e una campagna radiofonica diffusa su scala nazionale per aumentare la consapevolezza della popolazione circa la salute mentale.
Con l’idea che il diritto alla salute debba essere garantito quotidianamente e in ogni luogo, sono portate avanti iniziative peer-to-peer per giovani vulnerabili a Zarqa e addestramenti Tot (training of Trainers) per gli operatori di comunità siriane e giordane e per educatori in contesti urbani, come parte del pacchetto WHO Mental Health in School (Salute Mentale nelle Scuole).
Migliorare l’accesso a servizi sanitari di qualità nel Governatorato Aleppo, in Siria, riducendo il tasso di mortalità tra donne e minori colpiti dal conflitto nelle città di Ain al-Arab (Kobane) e Mebij. E' questo l'obiettivo di un nuovo intervento, sostenuto da UNICEF, che proseguirà per tutto il 2019.
I maggiori beneficiari saranno bambinə minori di 5 anni, donne in età riproduttiva, persone bisognose di supporto psicosociale, pazienti affetti da malnutrizione o malattie trasmissibili e non.
Tra le attività principali dell’intervento vi è la riabilitazione di due cliniche, a Membij e Kobane, assieme alla redazione di linee guida e procedure di assistenza primaria. Il progetto prevede anche lo sviluppo e all’implementazione del sistema di monitoraggio e valutazione dei casi di mortalità e corsi di formazione per operatori sanitari sulla gestione della logica sanitaria, la cura di casi di salute mentale, materna e infantile.
Il progetto mira anche ad aumentare il numero dei parti assistiti da personale specializzato, e a garantire assistenza prenatale e postnatale. Saranno infine attivate campagne di promozione per la salute e interventi per migliorare le pratiche di alimentazione dei neonati e dei bambini.
Dall’ottobre 2018 al dicembre 2019, Un Ponte Per dà vita al progetto italiano “YA Monza – Youth in Action Monza”, in collaborazione con i partner locali ARCI Scuotivento e Fondazione Parada. “YA Monza” è un progetto di partecipazione giovanile attiva e multiculturale, di conoscenza reciproca ed eliminazione delle barriere e dei muri dati dai pregiudizi, di rafforzamento dei legami sociali ed allontanamento delle paure e degli estremismi. È la creazione, attraverso l’uso di discipline artistiche differenti, di una serie di ponti comunicativi tra giovani provenienti da differenti background e residenti sul territorio brianzolo, all’insegna della convivenza pacifica e rispettosa.
L’obiettivo del progetto è quello di stimolare e sensibilizzare giovani del territorio monzese (con un focus sul quartiere periferico di San Rocco) alla partecipazione sociale, culturale e al volontariato attivo, riducendo il rischio dell’emersione di estremismi violenti, usando lo strumento dell'arte come lettura del contesto sociale e veicolo di confronto tra pari.
Il progetto si rivolge a circa 100 giovani tra i 16 e i 25 anni e prevede di favorire la partecipazione alle attività da parte di ragazzə provenienti dalle diverse comunità del territorio monzese. Le attività previste sono:
Attività che saranno proposte per affrontare tematiche di particolare rilevanza per i giovani: partendo dalle loro esperienze, rifletteranno sul loro rapporto con i coetanei e sulla loro visione della città di Monza. Le discipline artistiche e creative, catalizzatrici di emozioni, saranno lo strumento attraverso cui i giovani veicoleranno le proprie emozioni e il loro vissuto.