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Il progetto “Out of the Siege” (Fuori dall’assedio), lanciato nel 2015, si muove su tre obiettivi.
Il primo è continuare in Iraq il lavoro di salvaguardia del patrimonio culturale delle tante minoranze millenarie che ne compongono il mosaico culturale, troppo spesso vittime di violenze e persecuzioni, come il loro patrimonio è a rischio di distruzione. Dopo 12 anni di lavoro con il programma “Il sapere che resiste” per la tutela del loro immenso patrimonio culturale, sempre a rischio di distruzione, “Out of the siege” prevede una componente specifica di formazione per la digitalizzazione, il restauro e la conservazione di antichi libri e manoscritti. Tutte le comunità di minoranza lavorano insieme, in un processo che favorisce la conoscenza reciproca, il dialogo, la costruzione della fiducia.
Il secondo ambito di intervento è dedicato a giovani delle minoranze: con le Università di Dohuk ed Erbil si creeranno degli spazi dedicati ad attività sociali e culturali in modo da favorire conoscenza e dialogo. Sono infatti centinaia di migliaia le persone sfollate delle minoranze arrivate nel territorio curdo in seguito all’avanzata di Daesh nell’area, ed è importante lavorare per la loro integrazione con i membri delle comunità ospitanti.
Il terzo ambito del programma riguarda ancora i giovani, ma in questo caso sirianə rifugiatə in Iraq e Libano. Ed ha l’obiettivo di formarli sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti e su come creare reti di attivistə che ragionino insieme su alternative di pace nella regione mediorientale.
A Beirut inoltre verranno organizzati dei corsi di giornalismo per la creazione di un network basato sul linguaggio nonviolento e sulla promozione di attività legate ai temi della pace e dell’attivismo dal basso, grazie al lavoro del Permanent Peace Movement (PMP), nostro storico partner nei progetti di trasformazione dei conflitti.
Non solo emergenza: è questa l’idea alla base di questo nuovo programma di intervento.
Siamo convintə che sia necessario costruire dialogo e conoscenza delle rispettive culture, partendo dalle società civili che in Iraq come in Libano hanno avuto esperienza diretta della guerra civile e del conflitto, e che hanno scelto la nonviolenza e la pace come risposta.
