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La Giordania continua a ospitare centinaia di migliaia di persone rifugiate, in larga parte provenienti dalla Siria. Nonostante i recenti rientri volontari, molte famiglie vivono ancora in condizioni di vulnerabilità economica e sociale, concentrate soprattutto nei governatorati di Amman, Zarqa, Mafraq e Irbid. Le conseguenze prolungate della crisi siriana si intrecciano con difficoltà già presenti nel Paese, tra cui disoccupazione, povertà e accesso limitato ai servizi di protezione. Donne, ragazze, bambinə e persone con disabilità affrontano ostacoli aggiuntivi nell’accesso ai propri diritti, mentre la riduzione dei finanziamenti umanitari e la chiusura di alcuni servizi hanno ulteriormente limitato le opportunità di sostegno disponibili.

Il progetto SPRING mira a rafforzare la protezione delle persone più vulnerabili tra le comunità rifugiate siriane e le comunità ospitanti giordane nei governatorati di Zarqa, Amman, Mafraq e Irbid. L’intervento promuove un approccio integrato che combina protezione, assistenza, empowerment e inclusione sociale, con particolare attenzione a donne, ragazze, bambinə e persone con disabilità.

Le attività prevedono il rafforzamento dell’accesso ai servizi di protezione attraverso percorsi di presa in carico individuale, servizi di risposta alla violenza di genere e alla protezione dell’infanzia, spazi sicuri e gruppi di confronto per donne e ragazze, oltre a servizi riabilitativi per persone con disabilità realizzati anche mediante unità mobili. Il progetto sostiene inoltre le famiglie più vulnerabili nel soddisfare i bisogni di base attraverso contributi economici dedicati alla protezione e all’istruzione, percorsi di formazione professionale e per lo sviluppo di competenze trasversali, nonché il supporto ad attività generatrici di reddito. Parallelamente, promuove la protezione basata sulla comunità attraverso il rafforzamento delle organizzazioni locali, la formazione di leader comunitari e operatori dei servizi, attività di sensibilizzazione sui diritti e iniziative comunitarie per la prevenzione della violenza di genere.

Con SPRING miriamo a raggiungere circa 28.000 persone, contribuendo a migliorare l’accesso ai servizi di protezione, la percezione di sicurezza e l’autonomia economica. Attraverso campagne informative e attività di sensibilizzazione, si prevede inoltre di raggiungere circa 100.000 persone, aumentando la conoscenza dei diritti e dei servizi disponibili. A livello comunitario, l’intervento punta a rafforzare il ruolo della società civile locale e a contrastare norme sociali discriminatorie, in particolare quelle che alimentano la violenza di genere e il matrimonio precoce

Il progetto è realizzato da Oxfam Italia, Oxfam Great Britain e Un Ponte Per ETS, in collaborazione con le organizzazioni giordane Athar Association for Youth Development Society, Al-Dulail Women Special Education Society (Sayidat Al-Dulail) e Forearms of Change Centre to Enable Community (FOCCEC). L’iniziativa è finanziata dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e contribuisce al rafforzamento di sistemi di protezione inclusivi e sostenibili per le persone rifugiate e le comunità ospitanti in Giordania.

Il programma “Building Peace and Stability in Iraq (BPSI) – Fase IV” si inserisce in un delicato periodo di transizione molto complesso per l’Iraq, in cui l’intervento umanitario emergenziale sta lasciando spazio a soluzioni durature guidate da istituzioni e attori locali. Nonostante i progressi, il contesto resta segnato da una vasta presenza di persone sfollate internamente e rientrate, da ostacoli strutturali al reinserimento – come difficoltà nell’accesso ai servizi essenziali, problemi legati alla casa, alla terra e alla proprietà, e lacune nella documentazione civile – e da dinamiche sociali fragili, aggravate da stigma, discriminazione e pressioni ambientali legate alla crisi climatica. In questo scenario, il progetto opera in 13 aree ad alta criticità nelle governatorati di Ninive, Salah al-Din, Kirkuk e Anbar.

L’obiettivo generale dell'intervento è favorire il ritorno sicuro e la reintegrazione sostenibile delle persone colpite dal conflitto, rafforzando processi di costruzione della pace guidati a livello locale, ampliando l’accesso alla giustizia e consolidando le capacità istituzionali della società civile e delle autorità. A questo si affiancano tre obiettivi specifici: promuovere la coesione sociale e la riduzione dei conflitti attraverso il dialogo comunitario; garantire l’accesso ai diritti e alla giustizia per le persone coinvolte in processi di ritorno e reintegrazione; rafforzare le competenze di attori locali e istituzionali per sostenere politiche e pratiche orientate a soluzioni durature.

Le attività principali si sviluppano lungo tre assi: il sostegno a spazi di dialogo inclusivi, come i "Peace Committees" e i "Natural Resource Management Committees", che facilitano la gestione dei conflitti e la coesione tra gruppi; l’erogazione di servizi legali, che includono informazione, consulenza e rappresentanza per il riconoscimento dei diritti civili, della documentazione e delle questioni abitative; il rafforzamento delle organizzazioni della società civile e delle istituzioni attraverso formazione, supporto tecnico e azioni di advocacy, anche per l’implementazione di normative chiave a livello nazionale.

Il progetto prevede di raggiungere oltre 11.000 persone attraverso servizi specifici, tra cui sessioni di sensibilizzazione legale, consulenze e assistenza legale diretta, iniziative di advocacy climatica, percorsi di formazione per operatorə e supporto istituzionale per funzionariə pubblicə. I risultati attesi includono un miglioramento dell’accesso ai diritti e ai servizi, una maggiore capacità delle comunità di gestire i conflitti in modo nonviolento, e il rafforzamento del ruolo della società civile e delle istituzioni nella costruzione di soluzioni inclusive e sostenibili.

Il progetto adotta un approccio centrato sui diritti umani e sull’autodeterminazione, valorizzando il protagonismo delle organizzazioni locali e delle comunità coinvolte. Attraverso un modello “partnership-first”, le ONG irachene guidano l’implementazione delle attività, promuovendo processi partecipativi e sostenibili nel lungo periodo. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con 8 partner locali e internazionali, ed è sostenuta da UKaid attraverso il Foreign, Commonwealth & Development Office (FCDO), contribuendo a rafforzare percorsi di convivenza pacifica e reintegrazione duratura nel paese.

Nel nord del Libano, nei campi profughi palestinesi di Beddawi e Nahr el Bared, bambini e bambine affrontano barriere significative legate all’accesso a spazi sicuri, alla partecipazione sociale e al benessere psicosociale. La mancanza di opportunità educative e ricreative inclusive incide sullo sviluppo complessivo e sulla possibilità di costruire relazioni positive. Il progetto "Promoting Resilience and Social Well-being through UNRWA Schools in North Governorate of Lebanon" nasce in questo contesto con l’obiettivo di rafforzare ambienti scolastici accoglienti e accessibili, all’interno di scuole UNRWA, dove le persone più giovani possano sperimentare attività educative, sportive e culturali come strumenti di crescita e protezione.

Il progetto mira a rafforzare il benessere, la resilienza e la coesione sociale di bambini/e e adolescenti palestinesi attraverso attività inclusive nelle scuole. In particolare, intende migliorare il benessere psicosociale attraverso attività strutturate e sicure, favorire l’interazione positiva e il lavoro di gruppo, ampliare l’accesso a opportunità sportive, ricreative e culturali, e sostenere lo sviluppo di competenze di vita, autostima e capacità di resilienza

Le attività sono previste tra febbraio e novembre 2026 in quattro scuole UNRWA (Jenin e Jordan River a Beddawi, Al Manara e Jabal Tabbour a Nahr el Bared) e coinvolgono circa 3.000 studenti. Il progetto prevede attività sportive, ricreative e laboratori musicali rivolti a tutte le fasce d’età, realizzati in collaborazione con i partner locali Prima Materia e Beit Atfal Assumoud. Durante la pausa estiva saranno organizzate attività dedicate e un campo conclusivo, focalizzato su inclusione, benessere e coesione sociale.

Il progetto mira a migliorare il benessere psicosociale, la fiducia in sé e la capacità di affrontare situazioni complesse tra le/i partecipanti. Si prevede un aumento dell’accesso ad attività sicure e inclusive, il rafforzamento delle competenze relazionali e di collaborazione, e un maggiore coinvolgimento nella vita scolastica. Le attività favoriscono inoltre la costruzione di ambienti scolastici più coesi e inclusivi, rafforzando le relazioni tra scuole, famiglie e comunità. A livello più ampio, il progetto promuove il valore dello sport, della musica e delle attività ricreative come strumenti di educazione, inclusione e sviluppo comunitario, coinvolgendo indirettamente oltre 12.000 persone tra famiglie e attori locali.

Come sempre, il lavoro di UPP adotta un approccio basato sui diritti, centrato sulla persona e orientato all’autodeterminazione, riconoscendo il ruolo delle comunità e delle scuole come spazi fondamentali di protezione e crescita. Le attività sono progettate in modo inclusivo e partecipativo, valorizzando le capacità e le aspirazioni delle/gli studenti e promuovendo relazioni basate su rispetto reciproco e cooperazione. Il progetto è implementato con il supporto dell’Ambasciata Italiana e di UNRWA e in collaborazione con i partner locali, contribuendo a rafforzare la capacità delle realtà educative di offrire interventi sostenibili e sensibili ai bisogni delle comunità coinvolte.


A partire da marzo 2026, l’escalation delle ostilità in Libano ha causato lo sfollamento di oltre un milione di persone, molte delle quali hanno trovato riparo in rifugi collettivi o presso comunità ospitanti già in condizioni di vulnerabilità. In questo contesto, caratterizzato da un accesso limitato ai servizi essenziali e da un aumento dei bisogni sanitari, di protezione e di assistenza di base, l’intervento si concentra nelle aree di Beirut e Monte Libano, Sud del Libano (Saida) e Beqaa, con particolare attenzione alle persone sfollate interne, alle comunità ospitanti vulnerabili e alle categorie più esposte, tra cui donne, bambinə, persone anziane e persone con disabilità.

Il progetto mira a contribuire al miglioramento dell’accesso a servizi sanitari, di protezione e di assistenza di base per le persone sfollate e le comunità colpite dalla crisi. In particolare, si propone di rafforzare il benessere psicosociale, la protezione e l’accesso a servizi sanitari essenziali per le persone sfollate, con un focus sulle condizioni di maggiore vulnerabilità e sui bisogni specifici legati a genere, età e disabilità.

L’intervento prevede il sostegno a 6 Centri di assistenza sanitaria primaria attraverso la fornitura di farmaci e materiali medici, affiancati dal lavoro di unità sanitarie mobili – anche per la salute sessuale e riproduttiva -, e unità di assistenza domiciliare per le persone con mobilità ridotta. Sono inoltre previste la distribuzione di kit igienici e per l’igiene mestruale, di beni essenziali per la casa e di dispositivi di assistenza, insieme all’installazione di attrezzature per migliorare la sicurezza nei rifugi. Le attività includono anche supporto psicosociale, sessioni di sensibilizzazione, attività ricreative e di sostegno per bambinə, iniziative comunitarie e meccanismi di segnalazione e invio ai servizi specializzati, coinvolgendo attivamente caregiver e comunità ospitanti.

Il progetto prevede di raggiungere direttamente almeno 4.706 persone sfollate nei rifugi, oltre a un numero più ampio di persone nelle comunità attraverso attività su base territoriale. L’intervento si basa su un approccio integrato che mette al centro i diritti e la dignità delle persone, promuovendo l’accesso equo ai servizi e sostenendo percorsi di autodeterminazione individuale e collettiva. Attraverso il coinvolgimento delle comunità e il lavoro con partner locali come Amel Association, il progetto rafforzerà le capacità locali favorendo risposte adeguate al contesto.

A partire da marzo 2026, il Libano è stato interessato da una nuova e grave escalation del conflitto, con bombardamenti israeliani su vasta scala che hanno colpito il sud del Paese, la valle della Bekaa e le periferie meridionali di Beirut. Gli attacchi e i ripetuti ordini di evacuazione hanno causato vittime e un rapido aumento dello sfollamento interno: nelle prime settimane di marzo, oltre 1 milione di persone ha dovuto abbandonare le proprie abitazioni. Una parte significativa della popolazione sfollata ha trovato rifugio in strutture collettive messe a disposizione dalle autorità locali, come scuole pubbliche ed edifici adattati a centri di accoglienza, in particolare nella città di Beirut. Le condizioni nei rifugi risultano tuttavia estremamente precarie, con carenze diffuse di acqua potabile, beni alimentari, articoli per l’igiene, servizi sanitari e supporto adeguato, in un contesto già segnato da crisi e tensioni pregresse che hanno limitato la capacità di risposta delle istituzioni locali e delle organizzazioni umanitarie.

Il progetto mira a garantire una risposta umanitaria immediata ai bisogni urgenti delle famiglie sfollate ospitate nei rifugi collettivi a Beirut e nelle aree di accoglienza di Zahle, con particolare attenzione all’accesso a beni essenziali per l’igiene e al supporto al benessere psicosociale. L’intervento si rivolge a circa 400 famiglie sfollate, contribuendo a migliorare le condizioni di vita all’interno dei centri di accoglienza.

Le attività prevedono la distribuzione di kit igienici familiari contenenti beni essenziali, inclusi prodotti per l’igiene mestruale e per la cura di bambinə e anzianə; la distribuzione di kit di primo soccorso destinati alle strutture di accoglienza; e la distribuzione di kit ricreativi. A queste azioni si affianca l’organizzazione di attività ricreative con componenti di supporto psicosociale leggero, rivolte principalmente a bambinə e adolescenti, con l’obiettivo di favorire spazi sicuri e momenti di socialità all’interno dei rifugi.

Il progetto intende migliorare l’accesso delle famiglie sfollate a beni essenziali per l’igiene, contribuendo a ridurre i rischi sanitari legati alle condizioni di vita nei rifugi. Allo stesso tempo, mira a rafforzare il benessere psicosociale delle persone ospitate attraverso attività strutturate che favoriscono la partecipazione e il supporto reciproco.

In Siria, attraversata da anni da conflitti e crisi, le condizioni del Sistema sanitario continuano ad essere instabili. Un Ponte Per opera nel paese al servizio delle sue comunità da oltre 15 anni, con l’obiettivo di sostenerle nel loro sforzo di costruzione di un Sistema sanitario di qualità, pubblico e accessibile, sfidando le continue crisi che attraversano il paese.

Nonostante questo sono ancora moltissime le persone in stato di bisogno, soprattutto per quanto riguarda l’accesso gratuito alle cure.

Questo nuovo intervento di Un Ponte Per, finanziato dall’Unione Europea e concentrato nel Governatorato di Aleppo, mira a raggiungere le popolazioni locali, garantendo un miglioramento nell’accesso ai servizi a 310.000 persone, di cui il 30% sfollate interne, e il 30% donne e minori. Il progetto inoltre mira a rafforzare le capacità operative di oltre 370 professionisti e operatori sanitari, nonché di 35 figure di riferimento nell’ambito delle autorità sanitarie locali.

Nei distretti in cui UPP opererà saranno sviluppati e approvati in ciascun specifici Piani di Supporto ai Servizi Distrettuali (DSSPs) per l’assistenza sanitaria primaria e i servizi di riferimento. Le strutture di assistenza sanitaria primaria saranno riabilitate, attrezzate e rese operative in linea con i Piani di Supporto ai Servizi Distrettuali. I sistemi informativi sanitari saranno rafforzati nelle singole strutture, e integrati con la piattaforma nazionale DHIS2 (District Health Information Software).

In questo modo sarà reso più efficace anche il meccanismo di risposta alle emergenze e di fornitura dei materiali sanitari necessari. Iniziative di salute comunitaria nelle strutture saranno portate avanti per raggiungere le comunità interessate.

Grazie al prezioso sostegno dell’Unione Europea, UPP riuscirà a garantire fino al luglio del 2029 assistenza alle popolazioni in Siria.

L’Ucraina affronta una crisi continua a causa dell’invasione su larga scala della Russia iniziata nel febbraio 2022, con 10,8 milioni di persone in stato di bisogno, tra attacchi, sfollamenti e difficoltà legate all’inverno. Le oblast di prima linea, come Kharkiv e Sumy, sono ancora colpite da bombardamenti, interruzioni di servizi e carenze nell’accesso ai servizi essenziali. La violenza di genere (GBV), i traumi e la carenza di servizi di salute mentale e supporto psicosociale (MHPSS) colpiscono migliaia di persone. Oltre 1.700 bambini e bambine soffrono di ansia e isolamento, mentre i/le caregiver sono a rischio di burnout. Quasi 3.600 strutture sono state danneggiate, tra cui 371 scuole.

L’obiettivo del progetto “SPARK”, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), è contribuire a fornire assistenza umanitaria multisettoriale salvavita e garantire l’accesso ai servizi essenziali alle persone più vulnerabili colpite dalla guerra in Ucraina, assicurandone la sicurezza e la dignità, con particolare attenzione alle aree con i più alti livelli di bisogno. L’intervento mira a migliorare la protezione, la salute mentale e il benessere psicosociale delle popolazioni colpite dal conflitto – in particolare bambini/e, donne e comunità di prima linea – attraverso un approccio integrato alla protezione che include assistenza personalizzata, servizi di MHPSS e continuità educativa nelle oblast di Sumy e Kharkiv.

Il progetto fornirà assistenza e consulenza legale ai gruppi vulnerabili, incluse le persone sopravvissute a violenza di genere (GBV) e alle persone sfollate interne; saranno realizzate campagne di sensibilizzazione sulla violenza di genere e promozione di spazi sicuri; saranno organizzate formazioni legali per professionisti/e locali sui diritti e sulle procedure in situazioni di crisi per rispondere efficacemente alle emergenze; verranno distribuiti beni essenziali (kit alimentari, kit per l’inverno) e offerta formazione ai/lle caregiver delle Case Famiglia in materia di supporto psicosociale, psicologia dell’emergenza e Primo Soccorso Psicologico.

Il 2025 ha segnato il 25mo anniversario dall’adozione della Risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, pietra miliare dell’Agenda Donne, Pace e Sicurezza (WPS). Eppure, a un quarto di secolo di distanza, l’attuazione di questa agenda rimane fortemente inadeguata, in tutti i suoi aspetti (partecipazione, protezione, prevenzione, relief e recovery). Militarizzazione, occupazione militare, interventi di attori esterni e governance autoritaria hanno caratterizzato i conflitti in Siria, Libia, Iraq e Libano. Qui, le donne sono state attive come costruttrici di pace, difensore dei diritti umani e prime soccorritrici, eppure la loro partecipazione continua a essere sottovalutata, la loro protezione insufficiente e i loro diritti sistematicamente negati.

Le organizzazioni della società civile nella regione SWANA (Asia Sud Occidentale e Nord Africa) sono centrali per promuovere il peacebuilding, la protezione e la resilienza, ma operano in condizioni sempre più difficili. Obiettivo del progetto è quello di promuovere la partecipazione attiva di donne e giovani della società civile in Italia, Medio Oriente e Nord Africa, attraverso azioni di protezione, prevenzione ed empowerment politico, in linea con la risoluzione 1325 e a supporto dell’attuazione del quinto Piano Nazionale italiano su Donne, Pace e Sicurezza (2025-2029).

Durante l’implementazione del progetto si realizzeranno quattro laboratori tra le organizzazioni partner in Libano, Iraq, Siria e Libia. I laboratori verteranno sul riconoscimento dei diritti delle donne, in particolare appartenenti a minoranze dal punto di vista giuridico. A partire dal lavoro di analisi svolto a livello nazionale, il progetto passerà all’elaborazione di un manifesto regionale, che metta in luce le tematiche trasversali a Libano, Iraq, Siria e Libia. Il manifesto rappresenterà un documento di sintesi delle sfide che le donne si trovano ad affrontare nella regione e presenterà una serie di raccomandazioni su azioni da compiere in difesa dei diritti delle donne, e in linea con i contenuti dell’agenda Donne, Pace e Sicurezza.

In Libia e in Iraq saranno inoltre attivati due servizi di supporto legale e di protezione per le attiviste, e per chi in Iraq si è trovata ad affrontare le conseguenze della riforma sullo Statuto personale.

“Roots of Resilience” è un progetto biennale che mira a rispondere ai bisogni urgenti di bambini e bambine colpiti da genocidio, sfollamento e condizioni di marginalità, attraverso interventi di educazione, protezione e supporto psicosociale. 

Il progetto sostiene due realtà partner locali: Ghassan Kanafani Association a Gaza, organizzazione palestinese con lunga esperienza nell’educazione e nel supporto psicosociale dell’infanzia, e Shatila Sport Center a Beirut. 

Nella Striscia di Gaza, il genocidio e lo sfollamento forzato hanno gravemente compromesso l’educazione e il benessere psicosociale dei/lle bambini/e. Migliaia di famiglie sono state costrette a fuggire dal nord di Gaza e da Gaza City verso le aree centrali e meridionali, tra cui Deir al-Balah e Khan Younis.  

Verranno distribuiti pasti nutritivi, garantite sessioni di supporto psicosociale, forniti materiali didattici e beni essenziali, assicurando al contempo la continuità delle attività educative e ricreative grazie alla copertura degli stipendi del corpo docente.  

In Libano, nel campo profughi di Shatila, il progetto promuove il benessere e l’inclusione sociale di bambini/e e adolescenti, principalmente rifugiati/e palestinesi e siriani/e attraverso attività sportive. 

Nonostante sia uscito dai riflettori mediatici, il Libano continua a vivere una fase di forte instabilità. In particolare nelle aree del sud, dove i bombardamenti israeliani dal 2024 non si sono mai fermati, e si contano i danni in termini di strutture civili distrutte e persone ancora in stato di sfollamento. Il progetto si inserisce in questo delicate contesto, con l’obiettivo di coinvolgere 7 istituti scolastici situati in altrettanti villaggi del sud del Libano, e in particolare nei Governatorati di Tiro e Nabatiyeh, zone che sono state fortemente colpite dalle aggressioni israeliane nel corso del 2024, e ancora sotto pressione per ripetuti e continui attacchi.

L’intervento, implementato insieme ad una vasta rete di partner locali, si articola in 3 diverse componenti: la prima focalizzata sulla riabilitazione degli edifici scolastici colpiti dai bombardamenti, per ristrutturarli e renderli anche più accessibili e preparati a risposte di emergenza, attraverso la preparazione di piani di emergenza dedicati per ogni scuola e formazioni specifiche; la seconda componente prevede l’integrazione dei percorsi scolastici che sono stati interrotti a causa del conflitto, attraverso classi di recupero, sessioni di supporto psicologico, interventi di protezione dell’infanzia e preparazione alle emergenze; infine, la terza prevede di rafforzare in tutti questi ambiti le competenze del personale scolastico.  

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