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In Siria, attraversata da anni da conflitti e crisi, le condizioni del Sistema sanitario continuano ad essere instabili. Un Ponte Per opera nel paese al servizio delle sue comunità da oltre 15 anni, con l’obiettivo di sostenerle nel loro sforzo di costruzione di un Sistema sanitario di qualità, pubblico e accessibile, sfidando le continue crisi che attraversano il paese.
Nonostante questo sono ancora moltissime le persone in stato di bisogno, soprattutto per quanto riguarda l’accesso gratuito alle cure.
Questo nuovo intervento di Un Ponte Per, finanziato dall’Unione Europea e concentrato nel Governatorato di Aleppo, mira a raggiungere le popolazioni locali, garantendo un miglioramento nell’accesso ai servizi a 310.000 persone, di cui il 30% sfollate interne, e il 30% donne e minori. Il progetto inoltre mira a rafforzare le capacità operative di oltre 370 professionisti e operatori sanitari, nonché di 35 figure di riferimento nell’ambito delle autorità sanitarie locali.
Nei distretti in cui UPP opererà saranno sviluppati e approvati in ciascun specifici Piani di Supporto ai Servizi Distrettuali (DSSPs) per l’assistenza sanitaria primaria e i servizi di riferimento. Le strutture di assistenza sanitaria primaria saranno riabilitate, attrezzate e rese operative in linea con i Piani di Supporto ai Servizi Distrettuali. I sistemi informativi sanitari saranno rafforzati nelle singole strutture, e integrati con la piattaforma nazionale DHIS2 (District Health Information Software).
In questo modo sarà reso più efficace anche il meccanismo di risposta alle emergenze e di fornitura dei materiali sanitari necessari. Iniziative di salute comunitaria nelle strutture saranno portate avanti per raggiungere le comunità interessate.
Grazie al prezioso sostegno dell’Unione Europea, UPP riuscirà a garantire fino al luglio del 2029 assistenza alle popolazioni in Siria.
L’Ucraina affronta una crisi continua a causa dell’invasione su larga scala della Russia iniziata nel febbraio 2022, con 10,8 milioni di persone in stato di bisogno, tra attacchi, sfollamenti e difficoltà legate all’inverno. Le oblast di prima linea, come Kharkiv e Sumy, sono ancora colpite da bombardamenti, interruzioni di servizi e carenze nell’accesso ai servizi essenziali. La violenza di genere (GBV), i traumi e la carenza di servizi di salute mentale e supporto psicosociale (MHPSS) colpiscono migliaia di persone. Oltre 1.700 bambini e bambine soffrono di ansia e isolamento, mentre i/le caregiver sono a rischio di burnout. Quasi 3.600 strutture sono state danneggiate, tra cui 371 scuole.
L’obiettivo del progetto “SPARK”, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), è contribuire a fornire assistenza umanitaria multisettoriale salvavita e garantire l’accesso ai servizi essenziali alle persone più vulnerabili colpite dalla guerra in Ucraina, assicurandone la sicurezza e la dignità, con particolare attenzione alle aree con i più alti livelli di bisogno. L’intervento mira a migliorare la protezione, la salute mentale e il benessere psicosociale delle popolazioni colpite dal conflitto – in particolare bambini/e, donne e comunità di prima linea – attraverso un approccio integrato alla protezione che include assistenza personalizzata, servizi di MHPSS e continuità educativa nelle oblast di Sumy e Kharkiv.
Il progetto fornirà assistenza e consulenza legale ai gruppi vulnerabili, incluse le persone sopravvissute a violenza di genere (GBV) e alle persone sfollate interne; saranno realizzate campagne di sensibilizzazione sulla violenza di genere e promozione di spazi sicuri; saranno organizzate formazioni legali per professionisti/e locali sui diritti e sulle procedure in situazioni di crisi per rispondere efficacemente alle emergenze; verranno distribuiti beni essenziali (kit alimentari, kit per l’inverno) e offerta formazione ai/lle caregiver delle Case Famiglia in materia di supporto psicosociale, psicologia dell’emergenza e Primo Soccorso Psicologico.
Il 2025 ha segnato il 25mo anniversario dall’adozione della Risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, pietra miliare dell’Agenda Donne, Pace e Sicurezza (WPS). Eppure, a un quarto di secolo di distanza, l’attuazione di questa agenda rimane fortemente inadeguata, in tutti i suoi aspetti (partecipazione, protezione, prevenzione, relief e recovery). Militarizzazione, occupazione militare, interventi di attori esterni e governance autoritaria hanno caratterizzato i conflitti in Siria, Libia, Iraq e Libano. Qui, le donne sono state attive come costruttrici di pace, difensore dei diritti umani e prime soccorritrici, eppure la loro partecipazione continua a essere sottovalutata, la loro protezione insufficiente e i loro diritti sistematicamente negati.
Le organizzazioni della società civile nella regione SWANA (Asia Sud Occidentale e Nord Africa) sono centrali per promuovere il peacebuilding, la protezione e la resilienza, ma operano in condizioni sempre più difficili. Obiettivo del progetto è quello di promuovere la partecipazione attiva di donne e giovani della società civile in Italia, Medio Oriente e Nord Africa, attraverso azioni di protezione, prevenzione ed empowerment politico, in linea con la risoluzione 1325 e a supporto dell’attuazione del quinto Piano Nazionale italiano su Donne, Pace e Sicurezza (2025-2029).
Durante l’implementazione del progetto si realizzeranno quattro laboratori tra le organizzazioni partner in Libano, Iraq, Siria e Libia. I laboratori verteranno sul riconoscimento dei diritti delle donne, in particolare appartenenti a minoranze dal punto di vista giuridico. A partire dal lavoro di analisi svolto a livello nazionale, il progetto passerà all’elaborazione di un manifesto regionale, che metta in luce le tematiche trasversali a Libano, Iraq, Siria e Libia. Il manifesto rappresenterà un documento di sintesi delle sfide che le donne si trovano ad affrontare nella regione e presenterà una serie di raccomandazioni su azioni da compiere in difesa dei diritti delle donne, e in linea con i contenuti dell’agenda Donne, Pace e Sicurezza.
In Libia e in Iraq saranno inoltre attivati due servizi di supporto legale e di protezione per le attiviste, e per chi in Iraq si è trovata ad affrontare le conseguenze della riforma sullo Statuto personale.
“Roots of Resilience” è un progetto biennale che mira a rispondere ai bisogni urgenti di bambini e bambine colpiti da genocidio, sfollamento e condizioni di marginalità, attraverso interventi di educazione, protezione e supporto psicosociale.
Il progetto sostiene due realtà partner locali: Ghassan Kanafani Association a Gaza, organizzazione palestinese con lunga esperienza nell’educazione e nel supporto psicosociale dell’infanzia, e Shatila Sport Center a Beirut.
Nella Striscia di Gaza, il genocidio e lo sfollamento forzato hanno gravemente compromesso l’educazione e il benessere psicosociale dei/lle bambini/e. Migliaia di famiglie sono state costrette a fuggire dal nord di Gaza e da Gaza City verso le aree centrali e meridionali, tra cui Deir al-Balah e Khan Younis.
Verranno distribuiti pasti nutritivi, garantite sessioni di supporto psicosociale, forniti materiali didattici e beni essenziali, assicurando al contempo la continuità delle attività educative e ricreative grazie alla copertura degli stipendi del corpo docente.
In Libano, nel campo profughi di Shatila, il progetto promuove il benessere e l’inclusione sociale di bambini/e e adolescenti, principalmente rifugiati/e palestinesi e siriani/e attraverso attività sportive.
Nonostante sia uscito dai riflettori mediatici, il Libano continua a vivere una fase di forte instabilità. In particolare nelle aree del sud, dove i bombardamenti israeliani dal 2024 non si sono mai fermati, e si contano i danni in termini di strutture civili distrutte e persone ancora in stato di sfollamento. Il progetto si inserisce in questo delicate contesto, con l’obiettivo di coinvolgere 7 istituti scolastici situati in altrettanti villaggi del sud del Libano, e in particolare nei Governatorati di Tiro e Nabatiyeh, zone che sono state fortemente colpite dalle aggressioni israeliane nel corso del 2024, e ancora sotto pressione per ripetuti e continui attacchi.
L’intervento, implementato insieme ad una vasta rete di partner locali, si articola in 3 diverse componenti: la prima focalizzata sulla riabilitazione degli edifici scolastici colpiti dai bombardamenti, per ristrutturarli e renderli anche più accessibili e preparati a risposte di emergenza, attraverso la preparazione di piani di emergenza dedicati per ogni scuola e formazioni specifiche; la seconda componente prevede l’integrazione dei percorsi scolastici che sono stati interrotti a causa del conflitto, attraverso classi di recupero, sessioni di supporto psicologico, interventi di protezione dell’infanzia e preparazione alle emergenze; infine, la terza prevede di rafforzare in tutti questi ambiti le competenze del personale scolastico.
Le ripetute crisi che colpiscono il Libano dal 2019, insieme alla recente guerra israeliana sul territorio libanese, hanno generato incertezza, massicce perdite di posti di lavoro, disoccupazione e deterioramento delle condizioni lavorative, in particolare per giovani, donne e persone con disabilità, oltre a un aumento delle difficoltà affrontate dalle micro, piccole e medie imprese. L’area di Baalbek-Hermel, storicamente emarginata e prevalentemente rurale e agricola, è stata colpita più duramente rispetto ad altre regioni.
Il turismo ha sempre rappresentato una fonte fondamentale di reddito e occupazione per il Paese, sebbene troppo spesso concentrata su Beirut. Nonostante il potenziale turistico e la presenza del sito storico di Baalbek, l’area di Baalbek-Hermel soffre di marginalizzazione per diverse ragioni.
Obiettivo di questo progetto - guidato da ARCS e realizzato con la collaborazione della Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR) - è contribuire allo sviluppo umano, economico e sociale a livello locale, rafforzando le sinergie tra attori pubblici, privati e non-profit, e stimolare le economie locali attraverso la promozione di uno sviluppo inclusivo e di imprese orientate al valore pubblico e all’impatto sociale.
La prima componente, dopo una mappatura di tutti gli elementi con potenziale turistico, sosterrà le imprese esistenti tramite assistenza tecnica e finanziaria per migliorare la produttività, diversificare l’offerta turistica e ridurre l’impatto ambientale. A Baalbek, l’intervento supporterà le imprese che operano nel settore dell’ospitalità e l’avvio di attività di accoglienza domestica. Il secondo asse promuoverà nuove opportunità di lavoro per persone vulnerabili, che riceveranno corsi di formazione professionale nei settori dell’ospitalità e del turismo.
Il progetto adotta un approccio integrato, che coinvolge tutti gli attori e interviene a diversi livelli per migliorare il settore turistico e generare cambiamenti duraturi. Attraverso un approccio partecipativo e una stretta collaborazione con le Unioni dei Comuni, l’intervento mira sia alla rivitalizzazione delle economie locali sia al rafforzamento degli attori economici.
Nonostante i notevoli progressi giuridici compiuti in Giordania a favore delle persone con disabilità (PwD), donne, uomini, ragazzi e ragazze continuano a incontrare ostacoli nel soddisfare i propri bisogni e nell'esercitare i propri diritti a causa sia di un sistema pubblico sottofinanziato, sia di barriere socio-culturali ed economiche. La domanda di servizi sanitari è aumentata negli anni per la comunità rifugiata siriana mettendo sotto pressione il sistema sanitario nazionale, e i costi restano molto elevati. In questo contesto, La fornitura di servizi specializzati per le persone con disabilità rimane una delle principali preoccupazioni. Obiettivo del progetto è quindi contribuire a migliorare lo stato di salute delle persone rifugiate siriane, della comunità ospitante con disabilità, con particolare attenzione alla condizione di donne e ragazze, soddisfacendo le loro esigenze sanitarie. Inoltre, si intende aumentare l'accesso all'assistenza riabilitativa domiciliare e responsabilizzare con tecniche di auto-aiuto le persone con disabilità e i loro caregiver nelle province di Amman, Irbid e Zarqa. Verrà quindi garantita assistenza domiciliare, saranno distribuiti ausili alla mobilità e verranno organizzate specifiche sessioni di formazione a 261 persone.
Come parte della risposta umanitaria ai bisogni urgenti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, il progetto “Gocce di Speranza” ha l’obiettivo di garantire un accesso sicuro all’acqua e di mitigare le gravi carenze che stanno affrontando in particolare la famiglie disperse.
Il progetto si proponedi assistere direttamente 200 famiglie sfollate nella Striscia di Gaza, concentrandosi sulle aree più colpite - Rafah, Khan Younis, Deir al-Balah e Nuseirat - e con accesso limitato ai servizi essenziali, mediante la fornitura e l’installazione di serbatoi di acqua da 250 litri, rispondendo all’urgenza di approvvigionamento idrico nelle aree in cui le abitazioni e le infrastrutture sono state distrutte.
Considerando una dimensione media familiare di 5-6 persone, l’intervento mira a raggiungere oltre 200 famiglie, pari ad oltre 1.000 individui. Un'attenzione particolare sarà rivolta alle donne, riconosciute come gruppi vulnerabili, promovendone la dignità e le condizioni igienico-sanitarie attraverso la distribuzione di 150 Dignity Kits e azioni informative sull’igiene personale e la gestione del ciclo mestruale in contesti di emergenza.
“Gocce di speranza” si inserisce in un più vasto intervento umanitario che Un Ponte Per, grazie al lavoro dei suoi partner locali, sta portando avanti nella Striscia di Gaza dall’inizio del genocidio commesso da Israele. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’associazione italiana Yaku, da anni impegnata nel sud del mondo con progetti di cooperazione internazionale che hanno al centro l’acqua come bene comune.
Il progetto è stato avviato per far fronte alla drammatica crisi del sistema sanitario nel nord est della Siria, conseguenza diretta dei tagli ai finanziamenti statunitensi e degli sfollamenti di massa che hanno segnato l’inizio del 2025. Ad aprile, ben 68 strutture sanitarie hanno rischiato la chiusura e solo un ospedale pubblico su sedici è rimasto pienamente funzionante, privando milioni di persone dell’accesso a cure essenziali e salvavita. A pagare il prezzo più alto sono state le donne incinte, i bambini e i pazienti affetti da malattie croniche o condizioni potenzialmente letali, costretti a vivere senza alcuna garanzia di assistenza sanitaria. Nei campi per sfollati, le condizioni sono ancora più drammatiche: sovraffollamento, scarse infrastrutture idriche e igienico-sanitarie, mancanza di cure di base hanno accresciuto il rischio di epidemie come colera e infezioni respiratorie, mentre la sospensione del sostegno all’Ospedale Nazionale di Hassakeh ha privato oltre 333.000 persone dell’unico punto di riferimento pubblico per le cure specialistiche.
Attraverso BRIDGE, Un Ponte Per, in partenariato con ACTED e grazie al sostegno del Syrian Humanitaria Fund, garantisce assistenza sanitaria integrata e gratuita alla popolazione sfollata e alle comunità ospitanti nelle aree di Hassakeh, Deir-ez-Zor e Raqqa. Il progetto sostiene sette strutture sanitarie gestite da UPP e KRC: quattro centri di assistenza primaria nei campi di Areesha, Al Hol, Serekaniye e Abu Khashab, due centri fuori dai campi a Tel Tamer e Maabadeh, oltre al Centro ambulanze di Raqqa. Le attività prevedono la fornitura di farmaci e dispositivi medici, la formazione del personale sanitario, il rafforzamento dei servizi materno-infantili e di emergenza, e il potenziamento del sistema di invio dei pazienti verso cure specialistiche.
Particolare attenzione è rivolta all’Ospedale Nazionale di Hassakeh, con la copertura integrale dei costi di interventi chirurgici, esami diagnostici e trattamenti per le persone sfollate, eliminando le barriere economiche che avevano reso impossibile l’accesso a cure vitali. In caso di servizi non disponibili nell’ospedale, UPP garantisce il trasferimento e il rimborso delle spese in altre strutture di riferimento, come gli ospedali di Qamishli.
Il progetto raggiunge direttamente oltre 107.000 persone – 70.901 nei campi, 35.863 nelle comunità ospitanti e 322 rifugiati – ma rafforza anche l’intero sistema sanitario locale, con benefici indiretti per migliaia di persone, inclusi gli abitanti della città di Raqqa che potranno accedere a cure specialistiche tramite il sistema di ambulanze.
Un lavoro che Un Ponte Per porta avanti da oltre 15 anni, con l’obiettivo di garantire un accesso continuo a cure di qualità, dalla sanità di base fino ai servizi ospedalieri, e di rafforzare il sistema sanitario locale attraverso la fornitura di attrezzature, la formazione del personale e il monitoraggio sanitario.
Dall’inizio dell’offensiva militare genocidiaria israeliana il 7 ottobre 2023, la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza è oltre la catastrofe umanitaria. Tra le infrastrutture civili colpite indiscriminatamente ci sono anche quelle che hanno sempre garantito la sussistenza di famiglie e comunità, come quelle agricole e ittiche. Le attività di pesca in particolare, che storicamente hanno rappresentato a Gaza una fonte primaria di sussistenza per migliaia di persone, sono oggi quasi completamente interrotte a causa dell’offensiva militare e della distruzione di imbarcazioni, materiali necessari alle attività e strutture di stoccaggio.
Questo nuovo intervento di Un Ponte Per, reso possibile dal sostegno di FLAI-CGIL, ha come obiettivo quello di rafforzare la sicurezza alimentare e la resilienza delle comunità di pescatori a Gaza, garantendo un livello minimo di sussistenza, fornendo strumenti per la riabilitazione delle imbarcazioni, reti da pesca e assistenza tecnica.
Con questo obiettivo, i materiali verranno distribuiti dal nostro partner locale – la Union of Agricultural Working Committees (UAWC) - a circa 50 comunità di pescatori, per un totale di 400 persone beneficiarie dirette e indirette, tra cui le loro famiglie, le comunità di riferimento, venditori e distributori di pesce. Oltre all’aiuto diretto, l’intervento ha come obiettivo quello di monitorare le costanti violazioni dei diritti umani rispetto alla sussistenza della popolazione locale, fornendo prove dirette delle stesse violazioni e facendo lavoro di advocacy presso attori internazionali per richiedere la protezione immediata della popolazione palestinese.