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Siria: AICS e UPP ancora impegnati a Raqqa nella lotta alla violenza di genere  

In concomitanza con la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, si concludono i #16days di lotta alla violenza di genere in un paese in cui per le donne la diseguaglianza di diritti e l’accesso a servizi dedicati restano ancora estremamente difficili.

Roma, 10 dicembre 2021 - Oggi 10 dicembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, giornata che coincide con la fine dei 16 Giorni di Attivismo contro la violenza di genere. Da anni l’ong Un Ponte Per (UPP) lavora accanto e insieme alle donne e ragazze nel Nord Est siriano che continuano a vivere in uno stato di emergenza che si protrae da più di una decade. In Siria, dopo dieci anni di guerra, sono ancora tantissime le persone che vivono sfollate, con servizi sanitari minimi o inesistenti. Un’emergenza che ha portato 13,4 milioni di persone a necessitare assistenza e aiuti umanitari: tra queste la condizione delle donne e delle adolescenti rappresenta uno dei problemi più gravi.

La zona di Raqqa, ex roccaforte siriana di ISIS/Daesh, è una delle zone in cui la diseguaglianza di diritti e l’accesso ai servizi per le donne rimangono estremamente difficili. La situazione si è esasperata con la diffusione del COVID-19, che causando un aumento dei livelli di povertà, disoccupazione e disagio psicosociale ha esasperato il livello di violenza domestica, in cui le donne e ragazze pagano sempre il prezzo più alto. Accanto all’emergenza sanitaria continua quella che è stata definita la Shadow Pandemic (pandemia ombra), quella della violenza di genere sulle donne e le ragazze.

Le misure di prevenzione COVID ed i frequenti lockdown in Nord Est Siria, hanno rallentato ma non fermato il lavoro incessante del team di Protezione di UPP che, grazie al supporto della Cooperazione italiana, ha allestito insieme al partner local DOZ uno Spazio Sicuro per donne e bambine a Raqqa (WGSS – Women and Girls Safe Space) e assieme a loro continuano tutti i giorni il loro impegno per i loro diritti e per contrastare la violenza di genere.

Nel solo mese di novembre sono 570 le donne e ragazze che hanno frequentato lo Spazio e partecipato alle attività sostenute dalla Cooperazione Italiana. Questo spazio, vicino all’ospedale di Raqqa, è un luogo privato per sole donne e ragazze, dove è possibile svolgere attività di gruppo, ricreative, ricevere supporto psicosociale, formazioni ed informazioni sui loro diritti e la loro salute. In questi 16 giorni di attivismo le donne e le adolescenti sopravvissute alla violenza di genere hanno ricevuto servizi di supporto individuale non stigmatizzanti, gestiti da operatrici locali formate e supportate da UPP.

Sono stati organizzati giochi, sessioni teatrali e attività ricreative che riportassero messaggi chiave sui matrimonio forzati o precoci, violenza domestica, violenza sessuale e molestie, nonché sessioni di autoconsapevolezza e di sensibilizzazione sui diritti delle donne e l'importanza dell’istruzione ai fini dell’emancipazione, cercando di dare un'opportunità alle ragazze adolescenti per poter pensare ai loro obiettivi e ai loro sogni. Hanno partecipato alle attività più di 150 tra donne e ragazze.

Con orgoglio Aidha, operatrice dello Spazio Sicuro specializzata in contrasto alla violenza di genere, racconta: “Queste giornate per me hanno rappresentato un monito per le donne e per il mondo in generale: la violenza non può essere mai giustificata e nessuno la merita mai, né a Raqqa né in qualsiasi altro posto”. Purtroppo come riportano le Nazione Unite in un comunicato stampa, nonostante l’emergenza ancora in atto, scarseggiano i fondi per fornire supporto a donne e ragazze sopravvissute alla violenza di genere: solo il 7% delle comunità in tutta la Siria ha accesso a servizi dedicati alla violenza di genere. Numeri talmente impietosi da non meritare ulteriori commenti, nonostante sia la Giornata Mondiale dei Diritti Umani.

UPP continua ad essere uno dei pochi attori umanitari con la capacità di raggiungere persone bisognose in tutto il Nord Est della Siria, anche in aree remote ed insicure. Le iniziative organizzate si inseriscono in un più vasto quadro di interventi che UPP, grazie al prezioso sostegno della Cooperazione Italiana, porta avanti nel Nord Est della Siria, e in particolare nel Governatorato di Raqqa, sin dall’inizio dell’emergenza umanitaria del 2015.

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Sei organizzazioni palestinesi nella lista delle associazioni terroristiche.
Il governo italiano intervenga 

Roma, 27 ottobre 2021 - Le organizzazioni della società civile sono estremamente allarmate per la recente decisione del Ministero della Difesa israeliano Benny Gantz di designare come “terroriste”, sei organizzazioni della società civile palestinese. Si tratta del culmine di una lunga campagna diffamatoria, denigratoria, di delegittimazione e intimidazione che il governo israeliano da anni sta portando avanti, anche con il supporto di organizzazioni come NGO Monitor, contro le organizzazioni della società civile palestinese impegnate nella difesa e promozione dei diritti umani.

Il provvedimento si basa sulla legge israeliana contro il terrorismo adottata nel 2016, con la quale ampi poteri vengono dati al Ministero della Difesa riguardo all’adozione di misure amministrative, con gravi ripercussioni di natura penale. La minaccia incombente sui difensori per i diritti umani che lavorano per queste organizzazioni è quella dell’arresto, della chiusura delle sedi e della confisca dei beni. Se tutto ciò dovesse accadere, si creerebbe un danno significativo e concreto per la popolazione civile, in particolare donne e minori, che verrebbe privata di uno dei pochi strumenti di protezione contro le violazioni commesse da entità sia israeliane che palestinesi.

L’intento persecutorio e la volontà di soffocare il cruciale lavoro svolto da queste organizzazioni sono evidenziati dal fatto che le ragioni addotte per la designazione risultano vaghe o indefinite. L’obiettivo di questa misura non è solo quello di screditare le organizzazioni designate, ma anche quello di marginalizzare l’importanza dei principi e degli strumenti del diritto internazionale, primo fra tutti il diritto all’autodeterminazione, che queste organizzazioni promuovono e perseguono.

Inoltre, la decisione di accusare di terrorismo organizzazioni che da decenni sono impegnate ad altissimi livelli nella promozione dei diritti umani e la cui reputazione e stima è comprovata da numerosi riconoscimenti internazionali, incluso l’accesso diretto che è garantito ad alcune di loro agli organi delle Nazioni Unite in virtù dello stato consultivo speciale presso l’ECOSOC, e dalla cooperazione diretta anche con agenzie di cooperazione internazionale, tra cui quella italiana, è un messaggio politico intimidatorio che non può essere ignorato.

Il Governo di Israele sta indirettamente accusando gli Stati e le organizzazioni intergovernative che hanno un passato di cooperazione con queste organizzazioni: i budget dei programmi finanziati alle organizzazioni sono infatti controllati dalle agenzie dei paesi donatori e i loro bilanci sono sottoposti ad audit annuali eseguiti da auditor esterni certificati come richiesto dalla legge palestinese. Tale decisione inoltre ha come obiettivo quello di far cessare il sostegno finanziario della comunità internazionale verso i diversi interventi umanitari, di sviluppo, di studio e ricerca realizzati da queste organizzazioni, il cui contributo alla protezione dei diritti umani e alla costruzione di una pace giusta basata sulle norme del diritto internazionale è essenziale.

A fronte della chiara natura persecutoria dell’ordine militare, che lo rende di dubbia legittimità, le organizzazioni della società civile italiana chiedono che il Governo Italiano si adoperi perché la decisione venga immediatamente revocata, a meno che il Governo di Israele non dimostri, in maniera chiara e inequivocabile, la fondatezza delle accuse infamanti che sottendono alla decisione adottata. Così facendo, l’Italia eviterebbe il rischio di riconoscere o sostenere, anche indirettamente, condotte persecutorie e discriminatorie che ostacolano il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, come riconosciuto da norme perentorie del diritto internazionale.

Piattaforma delle OSC Italiane in Medio Oriente e Mediterraneo
AOI – Associazione ONG Italiane
CINI – Coordinamento Italiano ONG Internazionali
Link 2007
Società Civile per la Palestina
Rete Pace e Disarmo

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Iraq, elezioni 2021: le voci della società civile

A tre giorni dalle elezioni irachene, Un Ponte Per e l’Iraqi Civil Society Solidarity Initiative (ICSSI) lanciano una petizione e un dossier d’approfondimento, rivelando le criticità del panorama politico iracheno attraverso le voci della società civile.

Roma, 6 ottobre 2021 – Dopo la liberazione da Daesh (ISIS), sin dall’ottobre 2019 l’Iraq è stato attraversato da un profondo risveglio politico, portato nelle piazze dalle proteste di giovani e delle donne. Le elezioni anticipate del prossimo 10 ottobre sono state convocate proprio in risposta alle richieste di tale movimento ‘Thawra Tishreen’ (rivoluzione di ottobre), ma il processo elettorale è stato guidato dalle forze tradizionali e caratterizzato dalla continua intimidazione delle milizie nei confronti degli attivisti e delle nuove forze di opposizione. Dall’inizio delle proteste sono stati uccise oltre 600 persone tra manifestanti, giornalisti ed attivisti, 20mila sono stati i feriti, molti altri sono scomparsi (i dati sono in continuo aggiornamento).

Tale condizione ha generato una reazione di boicottaggio di massa, che lascerà la sua impronta sui risultati elettorali, rischiando di avvantaggiare le forze più settarie. Infatti, ampie fasce della popolazione si stanno orientando verso l’astensione di protesta, guidate da una profonda sfiducia nel sistema istituzionale. Alcuni partiti - tra cui quelli emersi dalle proteste - hanno invece scelto una strategia di boicottaggio politico, accusando le iniquità del sistema, le violenze e le intimidazioni cui sono sottoposti i loro candidati.

A fronte di tali violazioni delle libertà politiche, Un Ponte Per, Ong italiana attiva nella costruzione della pace in Iraq dal 1991, e l’ICSSI, piattaforma di solidarietà internazionale con la società civile irachena, hanno preparato un dossier di approfondimento e una lanciato una petizione affinché le istituzioni italiane ed europee premano per il pieno rispetto delle libertà politiche, in particolare dei giovani e delle giovani, senza le quali ogni processo elettorale sarebbe inficiato.

Il dossier prodotto ricostruisce sinteticamente l’origine e l’evoluzione delle elezioni e lo sviluppo della contestazione al processo elettorale da parte della società civile irachena. In Iraq esiste una variegata società civile, attiva in difesa dei diritti umani e protagonista di importanti lotte sociali. Centinaia di organizzazioni si sono mobilitate strutturando ampie reti di monitoraggio elettorale, impegnato a rilevare le violazioni dei principi democratici. Svantaggiate sul piano istituzionale e poco considerate a livello internazionale, tali reti costituiscono invece una risorsa dal basso, ramificata anche nelle zone remote del territorio iracheno.

In questo momento cruciale Un Ponte Per, grazie alla vicinanza trentennale alla società civile irachena e al sostegno all’ICSSI, rappresenta un contatto diretto con le voci degli attivisti e delle attiviste delle organizzazioni per i diritti umani irachene.

Link alla petizione: https://bit.ly/3acu5XC

Scarica il dossier: "IRAQ. ELEZIONI ANTICIPATE DEL 10 OTTOBRE: LE PROSPETTIVE DALLA SOCIETA’ CIVILE IRACHENA" 

Per contatti/interviste con gli attori locali scrivere a stampa@unponteper.it - +39 351 619 8419

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Siria. AICS e UPP avviano la riabilitazione di un intero reparto pediatrico a Raqqa

A giugno è iniziata la IV fase del progetto “Darna", finanziato dalla Cooperazione Italiana e implementato da Un Ponte Per (UPP) per assicurare l’accesso a servizi di salute e protezione della popolazione di Raqqa, con un focus particolare sui servizi materno-infantili.

Roma 24 settembre 2021 – In Siria, dopo 10 anni di guerra, sono ancora tantissime le persone che vivono sfollate, con servizi sanitari minimi o inesistenti. Un’emergenza che ha portato 13.400.000 persone a necessitare oggi di aiuti umanitari: tra queste, quasi la metà è in severo stato di bisogno. La situazione si è esasperata con la diffusione del COVID-19, che sta causando un aumento dei livelli di povertà e disoccupazione, disagio psicosociale, violenza domestica e gravi rischi per la vita e la crescita dei minori.

In questo contesto si colloca la IV fase di “Darna” ("La nostra casa"), programma indirizzato alla riabilitazione e al supporto dei servizi sanitari a Raqqa. Il progetto è finanziato dalla Cooperazione Italiana (AICS) e implementato dalla Ong Un Ponte Per (UPP), insieme al partner locale Mezzaluna Rossa Curda (KRC).

Il programma “Darna” è stato avviato nell'estate del 2018, dopo la liberazione del Governatorato di Raqqa da Daesh, e proseguirà fino al settembre del 2022. 

Lo stato delle strutture sanitarie però rimane ancora critico: solo uno dei due ospedali pubblici dell’area è stato riaperto. Inoltre, dalla cessazione delle ostilità ad oggi, sono tornati più di 300.000 civili nell’area, aumentando la pressione sulle poche strutture sanitarie disponibili.

L’obiettivo di UPP è dunque quello di assicurare alle persone un accesso duraturo, gratuito e di qualità ai servizi di salute materna e infantile.

Infatti, l’intervento di questa IV fase prevede il supporto del distaccamento di salute materna dell’Ospedale Nazionale di Raqqa, con una grande novità: l’attivazione da zero di un intero reparto pediatrico.

I lavori di riabilitazione della struttura sono stati avviati lo scorso 14 settembre, con l’intento di coprire un gap importante nell’area urbana e sub-urbana di Raqqa, nella quale mancano strutture pediatriche pubbliche e gratuite e si registrano al momento solo 25 posti letto dedicati ai pazienti pediatrici.

Il nuovo reparto di pediatria sarà attivo h24 con 32 nuovi posti letto, 2 infermieri e un pediatra sempre presenti, oltre ad un servizio di consulenze pediatriche 8 ore al giorno e un servizio di pronto soccorso attivo h24.

Oltre ai servizi pediatrici, continueranno quotidianamente ad essere garantite prestazioni sanitarie di salute materna e riproduttiva, con un servizio h24 per le emergenze ostetriche e servizi base di salute materna come consultazioni prenatali, postnatali per madri e neonati.

L’intervento, della durata di 16 mesi, prevede di raggiungere direttamente quasi 28.000 persone. Tra queste circa 12.700 donne, 8.000 bambine e più di 7.000 bambini.

UPP e KRC svolgeranno anche attività di informazione, sensibilizzazione e prevenzione su temi di protezione, come la violenza su donne e minori e il benessere psicosociale, al fine di aumentare le capacità di auto-protezione delle persone più vulnerabili. In più, KRC, con il supporto di UPP, offrirà servizi di supporto psicosociale per donne, uomini, bambine e bambini vulnerabili nella zona di Raqqa. 

UPP continua ad essere uno dei pochi attori umanitari - e l'unica Ong italiana - con la capacità di raggiungere persone bisognose in tutto il nord est della Siria, anche in aree remote ed insicure.

La IV fase di “Darna” si inserisce in un più vasto quadro di interventi che UPP, grazie al prezioso sostegno della Cooperazione Italiana, porta avanti nel nord est della Siria, e in particolare nel Governatorato di Raqqa, sin dall’inizio dell’emergenza umanitaria del 2015.

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Missioni militari all'estero:
si continua ad ignorare il grido di dolore di migliaia di persone

Roma, 15 luglio 2021 – “Rimaniamo sconcertati di fronte al rifinanziamento degli accordi di cooperazione Italia-Libia e più in generale all’assenza di una vera discussione sulle ragioni del fallimento di alcune missioni internazionali come quelle dell’Afghanistan”. Lo afferma in una dichiarazione Angelica Romano, co-Presidente di Un Ponte Per. “Si procede nel reiterare le missioni per atto di fede ideologica, ignorando volutamente il grido di dolore delle migliaia di persone ostaggio nelle prigioni libiche o rifiutandosi di spiegare agli italiani e alle italiane a cosa sono serviti tutti i miliardi spesi in 20 anni di partecipazione alla guerra in Afghanistan, costata oltre 250 mila vittime di cui 53 italiane”.

Ancora una volta il Parlamento ha scelto di non affrontare le conseguenze degli accordi con la Libia: violenze, abusi e torture in spregio ai diritti umani e alle convenzioni internazionali. Continuare a delegare alle varie milizie libiche la gestione e il contenimento "con ogni mezzo" del flusso di migranti, è destinato a produrre nuove insopportabili tragedie.

"L’Italia ha bisogno di ripensare radicalmente le proprie missioni internazionali, spostando il peso della partecipazione verso la cooperazione allo sviluppo e il sostegno delle società civili locali. Sul versante migrazioni è necessario, inoltre, rafforzare il sistema dei corridoi umanitari per consentire migrazioni legali e sottrarre queste persone al traffico di esseri umani", ha affermato l'altro co-Presidente di Un Ponte Per Alfio Nicotra.

Come organizzazione non governativa attiva dal 1991 in Medio Oriente, crediamo imprescindibile dar voce e forza alle società civili irachene, libanesi, afghane e anche quella della nascente società civile libica. Abbiamo il dovere di supportarle avviando un dialogo tra popolo e popolo, partendo dal basso.

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UNA NUOVA LIBIA?

Luci e ombre dopo la nascita del governo di transizione


In occasione della seconda Conferenza sulla pace in Libia del 23 giugno a Berlino, un evento online analizza insieme agli esperti del settore come procede la ricostruzione dello stato libico. Con particolare attenzione alla società civile

Roma, 22 giugno 2021 – In occasione della seconda Conferenza sulla pace in Libia - che si terrà a Berlino il 23 giugno e si focalizzerà sui preparativi per le elezioni nazionali ed il ritiro delle truppe straniere e mercenarie dal Paese - Un Ponte Per ha deciso di avviare un percorso di approfondimento del contesto libico attraverso un primo incontro online in diretta che coinvolgerà giornalisti ed esperti di Libia.

L’incontro cercherà di andare oltre la narrazione geopolitica dominante che riduce la Libia ad uno “stato fallito", diviso tra le milizie rivali e i trafficanti di esseri umani.
Troppo a lungo il territorio e il popolo libico è stato considerato una pedina nelle mani della potenza di turno: storicamente l’Italia, poi la Francia e la Gran Bretagna, quindi gli Stati Uniti, la Russia e infine la Turchia. Tutti hanno provato a mettere le mani nello scacchiere libico, anteponendo costantemente gli interessi politico-economici coloniali a quelli di una popolazione allo stremo, che convive da anni con la guerriglia e l’assenza totale di sicurezza. Il rapporto di Human Rights Watch sulla Libia è davvero drammatico: le persone vivono nella completa assenza di uno stato di diritto, chiunque può essere messo fuori legge in qualsiasi momento e condannato a morte.

Nell'incontro Un Ponte Per si propone di esplorare l'evoluzione politica e sociale del Paese con la nascita del governo di transizione - o di presunta unità nazionale - attraverso una lente che vada finalmente alla ricerca dei bisogni, delle speranze e delle prospettive del popolo libico e della sua società civile, senza dimenticare i diritti dei migranti che attraversano il paese.

Di tutto ciò si parlerà il 24 giugno a partire dalle 16:30 in diretta facebook sulla pagina di Un Ponte Per, insieme agli ospiti: Francesca Mannocchi, giornalista d'inchiesta esperta di Libia, Farid Adly, scrittore e giornalista libico, direttore Anbamed, Luca Raineri, ricercatore Security Studies e Relazioni Internazionali presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Con loro anche Lodovico Mariani, Desk Programme Libia di Un Ponte Per e Giulia Torrini, Comitato Nazionale di Un Ponte Per.

Link all’evento: https://fb.me/e/TDgUvYsP

L’iniziativa rientra nel ciclo di incontri online organizzati da Un Ponte Per in occasione del suo trentennale.

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 Non lasciate soli i ragazzi della Mesopotamia.
Fermiamo gli squadroni della morte in Iraq.

Un Ponte Per esprime cordoglio e preoccupazione per le ripetute repressioni sui manifestanti iracheni: anche nella giornata di ieri uccise 2 persone e altre decine ferite da colpi d’arma da fuoco. Dopo mesi di omicidi e sparizioni di decine di attivisti, quale futuro per il Paese con le elezioni sempre più vicine?

 

Roma 26 maggio 2021 - Dopo molti mesi in cui la pandemia aveva costretto a ridurre le mobilitazioni, i ragazzi e le ragazze della “rivolta di ottobre” sono tornati in piazza, in tutto l’Iraq a centinaia di migliaia, per rivendicare ancora la fine della corruzione, del sistema delle quote settarie e soprattutto chiedere giustizia nei confronti degli oltre 700 loro fratelli e sorelle uccise dalla repressione poliziesca e dalle milizie armate. Ma ancora una volta, nella giornata di ieri, una manifestazione pacifica è stata repressa nel sangue. Due manifestanti sono rimasti uccisi, decine sono stati feriti da armi da fuoco.

“Who killed me?” era lo slogan cantato da molti, con riferimento alla campagna lanciata dalla famiglia dell’attivista Al-Wazni, membro del coordinamento delle manifestazioni, ucciso da milizie filoiraniane a Kerbala l’8 maggio scorso. Solo negli ultimi mesi erano stati 35 gli attivisti e le attiviste uccisi o fatti sparire in Iraq per mano di veri e propri squadroni della morte.

L’Iraq si avvia verso le elezioni anticipate di ottobre, chieste e ottenute dalle mobilitazioni di massa, ma nel clima di intimidazione e di violenza cui gli attivisti sono sottoposti - e fino a che i loro assassini, anche quando sono noti, non vengono assicurati alla giustizia - i manifestanti non ritengono che ci saranno le condizioni per elezioni eque e trasparenti che portino al cambiamento necessario.

Un Ponte Per auspica che il nostro Ministro degli Esteri e le cancellerie europee chiedano rispetto verso il legittimo dissenso di milioni di giovani iracheni, esclusi sistematicamente da qualsiasi prospettiva di vita dignitosa.

Auspichiamo inoltre che ci sia una volontà autentica di arrivare alla verità e assicurare alla giustizia i responsabili della repressione.

Il sistema di spartizione settaria del paese ha ingoiato decine di miliardi di aiuti e di proventi del petrolio, diffuso corruzione e impunità, con la conseguenza che ancora oggi, a 16 anni dalla guerra, lo Stato iracheno non è in grado nemmeno di erogare acqua potabile ed energia elettrica a tutta la popolazione della capitale.

Oggi i ragazzi e le ragazze di Baghdad sono tornati in piazza per ricordare questo e per rivendicare un futuro diverso. Vorrebbero solo un paese normale, senza truppe straniere e milizie armate sul territorio, in cui tutti gli iracheni siano uguali senza divisioni settarie. Nel condominio iraniano-statunitense, che è diventato l’Iraq, rischiano di essere un vaso di coccio nello scontro geopolitico. Hanno bisogno di tutto il nostro sostegno.

La recente visita del Papa in Iraq ha acceso i riflettori del mondo su quel Paese, non facciamoli spegnere di nuovo nell’indifferenza della comunità internazionale, che avrebbe il dovere di monitorare il rispetto dei diritti umani in un momento delicato per il Paese, con le elezioni sempre più vicine.

I paesi come l’Italia - che hanno partecipato con il proprio esercito alla guerra e alla proliferazione degli armamenti in Iraq - hanno un debito nei confronti di questi ragazzi e di queste ragazze. Chiediamo al nostro governo di onorarlo.

Il Comitato Nazionale di Un Ponte Per

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BATTIATO. IL RICORDO DI UN PONTE PER:
“A BAGHDAD CON NOI SFIDÒ L’EMBARGO PORTANDO LA SUA MUSICA DI PACE”

 

Roma, 18 maggio 2021. “Ricordiamo in Franco Battiato un grande e geniale artista ma anche uno straordinario uomo di pace che non esitò ad usare il suo prestigio e notorietà per violare l’embargo insensato contro il popolo iracheno. Era il 4 dicembre 1992 e l’Iraq e il suo popolo erano messi all’indice dalla Comunità internazionale. Ci chiese di collaborare ad un suo sogno, quello di tenere un concerto a Baghdad. Ci parve subito una idea bellissima e mettemmo a disposizione ogni nostro contatto e forza affinché il concerto si tenesse. Senza la sua ferma volontà non ci saremo mai riusciti”.  Lo affermano, in una dichiarazione i due co-Presidenti nazionali di Un Ponte Per Alfio Nicotra e Angelica Romano.

“Fu un concerto emozionante, bellissimo – proseguono Nicotra e Romano – in Italia fu trasmesso in diretta dal Teatro nazionale di Baghdad da Videomusic. Le note rompevano gli steccati, attraversavano il muro dell’odio, unendo con la musica i popoli.”

“Battiato stesso – proseguono i due co-Presidenti di Un Ponte Per – ricordava, non nascondendo la propria emozione, la commozione dei musicisti iracheni privati, a causa dell’embargo, di spartiti, ance e corde per violini. Lo stesso pianoforte del concerto venne accordato a 440 invece che a 442 per paura che saltasse tutto. Ancora oggi quando incontriamo i musicisti iracheni di quel concerto ci chiedono di portare il loro saluto e ringraziamento a questo grande maestro.”

“La sua era una musica speciale – concludono Romano e Nicotra – ponte tra culture e al tempo stessa meticcia. C’era tanto Mediterraneo e mondo arabo nelle sue note”.

 

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GUERRA E INFORMAZIONE
Il ruolo del giornalismo nel raccontare i conflitti

In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, un evento online analizza insieme ai protagonisti del settore come si è evoluto il ruolo del giornalismo nel racconto dei conflitti dalla Prima Guerra del Golfo ad oggi.

Roma, 30 aprile 2021 - La Prima Guerra del Golfo nel 1991 ha cambiato radicalmente il modo di fare informazione dai teatri di conflitto e di guerra. Alla spettacolarizzazione di allora – la notte “verde” di Baghdad nelle immagini CNN - ha fatto seguito la sistematizzazione dell’informazione embedded: giornalisti e operatori d'informazione sempre a seguito degli eserciti occupanti o stabili nelle basi militari.

Una informazione sempre più “pilotata” dall’alto, che anestetizza la sofferenza di chi, nei vari conflitti, le bombe e i missili, li subisce. Iraq, Afghanistan, Palestina, ex Jugoslavia, Libia, Siria, Ucraina, sono solo alcuni dei luoghi in cui l’incrocio tra guerra e informazione tende a cedere alla propaganda bellicista e a narrare verità artefatte.

Una tendenza che, negli ultimi anni, è stata però contrastata da un nascente panorama di giornalismo indipendente che ha visto una nuova generazione di professioniste e professionisti del settore cambiare le regole del giornalismo embedded e avventurarsi nei teatri di conflitto in modo indipendente, nel tentativo di restituire un punto di vista più autentico e slegato dalle dinamiche di potere che ruotano intorno al sistema dell'informazione.

Trent'anni fa, al termine della Prima Guerra del Golfo, nasceva l’associazione pacifista italiana Un Ponte Per (UPP), divenuta poi anche Ong. In questi anni di guerre mascherate, abbellite da aggettivi come “guerre umanitarie”, “operazioni di pace” o di “democrazia”, anche Un Ponte Per ha scelto di raccontare la guerra dall'unico punto di vista possibile: quello delle vittime. La verità degli eventi raccontata da profughi, da chi ha perso le persone care a causa di un bombardamento o di una rappresaglia armata, da chi ha dovuto abbandonare le proprie case e i propri affetti per cercare altrove una possibilità di sopravvivenza.

Sono verità che disturbano, che evidenziano le ipocrisie e gli interessi di chi scatenando le guerre, non vorrebbe poi vederne le conseguenze sulle proprie coste e nelle proprie città.

La criminalizzazione degli operatori indipendenti dell’informazione è sotto gli occhi di tutti: infastidiscono a narrazione dominante perché rendono visibili i volti e le voci delle vittime.

Parleremo di tutto ciò il 3 maggio - Giornata mondiale della libertà di stampa – a partire dalle 18 in diretta facebook dalla pagina di Un Ponte Per, insieme ai nostri ospiti: Giuliano Battiston, freelance e direttore “Lettera22”, Michele Giorgio, corrispondente de Il Manifesto da Gerusalemme, Sara Lucaroni, freelence collaboratrice de L’Espresso e L’Avvenire, Sara Manisera, reporter indipendente e collettivo Fada,Nancy Porsia, freelance, consulente e ricercatrice, Cecilia Rinaldini, inviata esteri del Giornale Radio RAI. Con loro anche Alfio Nicotra, co-Presidente di Un Ponte Per, e Angela Mona, membro del Comitato Nazionale.


Link all'evento: https://fb.me/e/1jQQpQai2

L’iniziativa rientra nel ciclo di incontri online organizzati da Un Ponte Per in occasione del suo trentennale.

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Nord Est Siria. AICS e UPP ancora a fianco di donne e minori a Raqqa

Al via il progetto “Darna Al-Aman”, la terza fase del programma finanziato dalla Cooperazione Italiana e implementato da Un Ponte Per (UPP) per aumentare l’accesso a servizi di protezione, salute e benessere psicofisico della popolazione più vulnerabile nell’area di Raqqa.

Roma, 8 aprile 2021 - Al via “Darna Al-Aman” (La nostra casa protetta), terza fase del programma di protezione, salute psicofisica, empowerment femminile e protezione minori finanziato dalla Cooperazione Italiana e implementato dalla Ong italiana Un Ponte Per (UPP), insieme ai partner locali Doz e la Mezzaluna Rossa Curda (KRC) nel nord est della Siria. Dopo la fine del controllo di Daesh (cosiddetto ISIS) nel Governatorato di Raqqa, il programma era stato lanciato nel 2018 per rispondere alle esigenze della popolazione.

L’obiettivo di questi anni è stato quello di ripristinare i servizi sanitari primari nella parte ovest di Raqqa, garantire il primo soccorso ed il rientro sicuro nella città alle famiglie dopo la liberazione da Daesh (Stato Islamico). Ancora oggi tutta l’area è alle prese con un lento e complesso processo di ritorno alla normalità.

Fine specifico di questa terza fase sarà migliorare ulteriormente l’accesso ai servizi integrati di protezione e salute nonché predisporre servizi per la prevenzione e la risposta alla violenza di genere e su minori.

In particolare l’intervento si concentrerà nell’allestimento di due “Spazi sicuri” nell’area di Raqqa:
- uno “Spazio per donne e ragazze” con un approccio di empowerment femminile dove poter accedere ad informazioni su diritti e salute e ricostruire attraverso attività sociali una rete di mutuo supporto, dopo anni di guerra dove il ruolo della donna è stato confinato alla sfera privata e familiare. Qui le operatrici sociali forniranno supporto psicosociale e servizi individuali integrati e non stigmatizzanti anche per donne e ragazze sopravvissute alla violenza di genere;
- uno “Spazio a misura di bambino”, dove i bambini e le loro famiglie possano ricevere protezione e educazione a diritti e salute, sviluppare autostima, competenze creative e sociali, svagarsi e giocare in totale sicurezza. Inoltre gli adolescenti parteciperanno alle attività del community center di Doz e gli operatori sociali garantiranno la gestione dei casi più vulnerabile tra i minori che hanno subito violenza, abuso e negligenza per supportare le loro capacità di resilienza in un contesto di emergenza protratta.

Saranno incrementate le attività di salute riproduttiva, pediatria e salute neo-natale nell’ospedale di Raqqa già da tempo garantite da Un Ponte Per e dalla Mezzaluna Rossa Curda, così come quelle delle unità mobili per la salute riproduttiva, assicurando visite gratuite pre/post-parto alle madri e visite post-natali ai neonati.

L’intervento, della durata totale di un anno, prevede di raggiungere un totale di oltre 20.000 persone. Tra queste, quasi 12.000 donne, ragazze e minori avranno accesso a servizi di salute; più di 4.000 donne e ragazze che avranno accesso a servizi di informazione su diritti, prevenzione della violenza di genere e salute riproduttiva presso lo spazio loro dedicato, più di 2.000 bambini che avranno accesso a supporto psico-sociale, e attività ludico-ricreative presso la “Spazio a misura di bambino”. 100 tra queste persone riceveranno servizi di gestione dei casi più vulnerabili tra i quali violenza di genere, violenza e abuso, sfruttamento su minori.

“Darna Al-Aman” si inserisce in un più vasto quadro di interventi che UPP, grazie al prezioso sostegno della Cooperazione Italiana, porta avanti nel nord est della Siria, e in particolare nel Governatorato di Raqqa, sin dall’inizio dell’emergenza umanitaria del 2015.

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