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Comunicato Stampa

Europe for Peace: “Fermare le armi in Ucraina e dare spazio al negoziato con una conferenza internazionale di Pace”.

Lanciata una mobilitazione nazionale diffusa per sabato 23 luglio.

Continua limpegno delle organizzazioni della società civile italiana per chiedere il cessate il fuoco e linizio di un percorso di pacificazione in Ucraina. Dopo le manifestazioni, le carovane di pace, le iniziative di solidarietà e gli appelli alla politica delle ultime settimane viene ora promossa una nuova mobilitazione, diffusa su tutto il territorio nazionale, per il prossimo sabato 23 luglio.

Linvito ad organizzare iniziative di varia natura è esteso a tutte le associazioni, sindacati, gruppi che già sono attivi da mesi, per far convergere gli sforzi in una giornata nazionale che possa rilanciare una forte di richiesta di cessate il fuoco affinché si giunga ad una conferenza internazionale di Pace.

L'appello è promosso da Europe for Peace l'iniziativa congiunta avviata già dallo scorso marzo con le mobilitazioni contro l'aggressione russa in Ucraina e che raccoglie l'adesione di un ampio arco di reti, campagne, associazioni, sindacati. Dunque è questa coalizione a lanciare l'iniziativa del 23 luglio con numerose prime adesioni già ricevute (vedi allegato) a partire dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, dalla Campagne Sbilanciamoci! e della coalizione “Stop the War Now”.

Nel testo diffuso oggi si legge come “linvasione dellUcraina da parte della Russia ha riportato la guerra nel cuore dellEuropa ed ha già fatto decine di migliaia di vittime e si avvia a diventare un conflitto di lunga durata” portando conseguenze nefaste “anche per laccesso al cibo e allenergia di centinaia di milioni di persone, per il clima del pianeta, per leconomia europea e globale”. Ribadendo la vicinanza alle popolazioni colpite dalla guerra si ricorda poi come occorra cercare “una soluzione negoziale, ma non si vedono sinora iniziative politiche né da parte degli Stati, né da parte delle istituzioni internazionali e multilaterali” sottolineando come invece sia necessario “che il nostro paese, lEuropa, le Nazioni Unite operino attivamente per favorire il negoziato e avviino un percorso per una conferenza internazionale di pace che, basandosi sul concetto di sicurezza condivisa, metta al sicuro la pace anche per il futuro”.

Il documento ripropone poi il punto fondamentale ribadito dal movimento pacifista italiano fin dall’inizio del conflitto: “Le armi non portano la pace, ma solo nuove sofferenze per la popolazione. Non c’è nessuna guerra da vincere: noi invece vogliamo vincere la pace” e per tale motivo viene proposta (a 150 giorni dall’inizio della guerra) la giornata nazionale di mobilitazione per la pace del 23 luglio con iniziative in tutta Italia, con uno slogan chiaro: "TACCIANO LE ARMI, NEGOZIATO SUBITO!”

Le iniziative che verranno definite e programmate nei prossimo saranno comunicate e rilanciate da tutte le organizzazioni promotrici di questo appello.

Comunicato Stampa

Il 2 giugno a Coltano contro la nuova base militare

Un Ponte Per aderisce alla manifestazione del 2 giugno a Coltano (Pisa) e invita i cittadini e le cittadine a
partecipare numerosi


Pisa, 30 maggio 2022

Il 2 giugno è la festa della Repubblica che ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e come offesa alla libertà degli altri popoli. Per troppi anni si è cercato di mutare il senso di questa festa trasformandola, con le parate militari, in qualcosa di profondamente diverso.

Il 2 giugno deve tornare ad essere una festa di popolo in cui si ricorda l’affermazione della Repubblica al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, quando la maggioranza degli italiani e delle italiane la preferirono alla Monarchia dei Savoia, che aveva regalato all’Italia la carneficina di due guerre mondiali, diverse guerre coloniali, l’impiego dei gas contro i civili in Etiopia e le infami leggi razziali in Italia.

“Svuotare gli arsenali e riempire i granai”: l’affermazione del Presidente partigiano Sandro Pertini è oggi attuale come non mai. L’invasione russa dell’Ucraina si aggiunge alla più che trentennale “guerra mondiale a pezzi” che ha insanguinato tanti paesi del pianeta e ha fatto raddoppiare la spesa militare globale negli ultimi 20 anni. Più si spende per armi ed armamenti più il mondo diventa insicuro e ingiusto. Più si aumenta il budget militare più si semina morte e distruzione per l’umanità. Occorre cambiare strada.

Non è sicuramente la strada da seguire quella scelta dal Governo italiano di costruire nella riserva naturale di San Rossore una nuova base militare tanto più sottraendo risorse al PNRR, soldi che dovevano servire per la riconversione ecologica della nostra economia e per il rilancio della sanità pubblica dopo la pandemia da Covid-19.

Questi i numeri dell’operazione: 190 milioni di soldi pubblici sottratti alle spese sociali; 73 ettari di territorio sottratti alla comunità; 440.000 metri cubi cementificati per costruire piste di atterraggio, villette a schiera per i militari del Reggimento Tuscania, piscine, palestre, e altre costruzioni.

Una nuova base che sorgerà in un territorio già insopportabilmente militarizzato, che sta diventando uno strategico hub della guerra, decisa segretamente nelle stanze del Palazzo sempre più lontane dalla richiesta di pace che viene dalla maggioranza del popolo italiano.

Occorre fermare la guerra in Ucraina e ovunque essa viene combattuta contro i popoli del mondo. Occorre investire nella pace ed avviare una vera stagione di disarmo. Meno patti militari e più ponti di solidarietà e di pace.

Facciamo sentire forte questa volontà popolare il 2 giugno a Coltano!

Maggiori aggiornamenti sulla pagina Facebook del Movimento No Base.

Comunicato Stampa

Parte Kutub Hurra, un ponte di libri tra il Mediterraneo

Comincia il nuovo progetto “Kutub Hurra. Libri a Porti Aperti”, frutto della collaborazione tra l’ONG Un Ponte Per, il Garante dei Detenuti del Comune di Livorno ed associazioni toscane. Libri dalla Tunisia alle carceri italiane per creare spazi di dialogo e scambio culturale. Il via è a Livorno con l’obiettivo di estendere l’iniziativa a tutta la Toscana, una delle regioni con più popolazione carceraria straniera.

Livorno, 16 maggio 2022 –  Questa mattina si è svolto presso la Casa Circondariale “Le Sughere” di Livorno il primo passo del progetto “Kutub Hurra. Libri a Porti Aperti”. Una giornata in cui è stata firmata la convenzione tra il Direttore delle carceri di Livorno e dell’Isola di Gorgona, il Garante delle persone private della libertà del Comune di Livorno e l’associazione/ong Un Ponte Per.

Attraverso questa convenzione si avvia la prima importante parte del progetto, ovvero l’arrivo dalla Tunisia di libri in arabo nelle carceri toscane. I libri sono donati dall’associazione tunisina in memoria di Lina Ben Mhenni (Association Lina Ben Mhenni), l’attivista protagonista della Rivoluzione dei Gelsomini che in Tunisia aveva raccolto moltissimi libri con l’obiettivo di portarli nelle carceri del Paese.

La collaborazione tra l’Association Lina Ben Mhenni e Un Ponte Per ha ridato una seconda vita a questi libri con un viaggio attraverso il Mediterraneo, un mare ridotto oggi ad un non-luogo di morte. Il progetto si prefigge di ripensare lo spazio mediterraneo come un luogo di connessione, scambio culturale e cooperazione per la pace dei popoli.

Grazie a questa convenzione - merito della collaborazione tra Un Ponte Per, ARCI Livorno, CESDI e il Garante dei Detenuti - i libri entreranno in carcere e potranno essere finalmente fruiti dai detenuti arabofoni, in ossequio alla funzione riabilitativa della pena come disposto dall’art.27 della Costituzione italiana. Non c’è riabilitazione possibile senza cultura, formazione, condivisione. La privazione della libertà non può e non deve coincidere con la privazione della cultura.

I detenuti arabofoni in Italia rappresentano la comunità linguistica maggiore - dopo quella italofona - nelle nostre carceri (dati XVIII° Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione). Nonostante ciò, spesso i detenuti hanno accesso solo al testo del Corano come lettura nella propria lingua madre. Portare altri libri in arabo significa poter fare attività culturali, formazioni e scambi, dando il diritto anche a chi non parla l’italiano di avere opportunità di lettura diverse e creare un clima carcerario inclusivo.

Al progetto collaborano l’associazione Mangwana e l’associazione Controluce (che già svolge attività nel carcere di Pisa) grazie alla quale c’è speranza di estendere l’ingresso dei libri anche nel carcere pisano.

Questa mattina le associazioni partner del progetto, dopo la firma della convenzione, si sono incontrate presso la sede di ARCI Livorno per definire il programma specifico delle attività carcerarie che avverranno grazie ai libri arrivati.

Altri due partner di progetto fondamentali sono rappresentati dal Polo Universitario Penitenziario dell’Università di Firenze (grazie al quale i libri arriveranno nel carcere di Sollicciano a Firenze e La Dogaia a Prato), e dal patrocinio del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali della stessa università. Un patrocinio che permetterà agli studenti universitari di supportare la traduzione e la mediazione linguistico/culturale delle attività con i detenuti.

 

Comunicato Stampa

Nord Est Siria. La Cooperazione italiana e UPP in protezione di donne e minori a Raqqa


Si chiude il progetto “Darna Al-Aman”, finanziato da AICS e implementato da Un Ponte Per (UPP) per aumentare l’accesso a servizi di protezione, salute e benessere psicofisico della popolazione più vulnerabile nell’area di Raqqa. Tanti i risultati e le soddisfazioni.

 

Roma, 10 maggio 2022 – Dopo 15 mesi di intenso lavoro, si chiude “Darna Al-Aman” (La nostra casa protetta), terza fase del programma di protezione, salute psicofisica e sociale, empowerment femminile e protezione minori finanziato dalla Cooperazione Italiana e implementato dalla Ong italiana Un Ponte Per (UPP), insieme ai partner locali DOZ e Mezzaluna Rossa Curda (KRC) nel Nord Est della Siria.

Raqqa rimane una delle aree del Nord Est Siria più colpite dalle ostilità decennali, dalla grave crisi economica e dagli impatti della pandemia. Su 330.000 persone che vivono a Raqqa, circa 230.000 sono in condizioni di grave difficoltà. Tra queste, i bambini e le bambine continuano a essere tra le fasce di popolazione più gravemente colpite: lavoro minorile e matrimoni precoci registrano tassi altissimi e sono tra le cause principali che impediscono ai minori di andare a scuola. Anche la violenza di genere continua a colpire in modo sproporzionato la vita di donne e ragazze: solo il 7% delle comunità in tutta la Siria, come denunciato dalle Nazioni Unite, ha accesso a servizi dedicati alla gestione dei casi di violenza di genere e abuso, negligenza e sfruttamento del/le minore.

Per questi motivi nella terza annualità di progetto UPP ha allestito in collaborazione con il partner locale DOZ due Spazi sicuri:

- Un primo “Spazio per donne e ragazze” (Women and Girls Safe Space) con un approccio di empowerment femminile dove poter accedere ad informazioni su diritti e salute e ricostruire attraverso attività̀ sociali una rete di mutuo supporto tra donne. Qui le operatrici forniscono supporto psicosociale e servizi individuali integrati non stigmatizzanti anche per donne e ragazze sopravvissute alla violenza di genere. Nel corso dell’anno 1.239 hanno avuto accesso alle attività̀ dello spazio, con 3.702 accessi totale e 493 attività di gruppo. La sfida maggiore era quella di riuscire coinvolgere le ragazze adolescenti, facendo sentire le famiglie sicure riguardo alla loro partecipazione.

- Un secondo “Spazio a misura di bambino/a” (Child Friendly Space), dove i minori e le loro famiglie possono ricevere protezione, supporto psicosociale ed informazioni su diritti e salute, al fine di sviluppare autostima e competenze creative e sociali, giocare in totale sicurezza con messaggi chiave per prevenire lavoro minorile, matrimoni precoci e discriminazioni. In totale sono stati 1.564 i/le bambini/e ed adolescenti coinvolti nelle attività̀, con 9.268 accessi totali e 792 attività di gruppo.

In entrambi gli Spazi sono stati erogati servizi di case management da operatrici specializzate, che hanno riguardato 116 donne e ragazze sopravvissute o a rischio di violenza di genere e 36 casi di minori esposti a rischio di abuso, negligenza e sfruttamento.

Entrambi gli spazi sono nati a ridosso dell’ospedale pubblico di Raqqa Al Hilal, dove Un Ponte Per e Mezzaluna Rossa Curda (KRC) continuano a garantire servizi di salute riproduttiva, pediatria e salute neo-natale, assicurando quest’anno visite gratuite pre/post-parto a 991 donne in stato di gravidanza e visite post-natali a 732 neonati/e. In aggiunta, le Unità Mobili per la salute riproduttiva hanno effettuato 8.718 visite ginecologiche, pre-natali e pediatriche nelle campagne di Raqqa, per un totale di 9.450 persone raggiunte. Sin da gennaio 2021, UPP e KRC hanno iniziato a fornire supporto psicologico nello stesso ospedale, rafforzando il modello integrato di servizi sanitari e di protezione, per promuovere un benessere psicosociale complessivo delle persone.

Infatti, a coronamento di quest’anno, per la celebrazione della Giornata internazionale della donna dell'8 marzo 2022, DOZ ha organizzato e ospitato la prima partita di calcio femminile ufficiale nella storia di Raqqa. “Il match ha rappresentato un forte momento di uguaglianza e di inclusione delle donne e delle ragazze negli spazi pubblici”- racconta Marta, specializzata in protezione.

“Darna Al-Aman” si inserisce in un più vasto quadro di interventi che UPP, grazie al prezioso sostegno della Cooperazione Italiana, porta avanti nel Nord Est della Siria, e in particolare nel Governatorato di Raqqa, sin dall’inizio dell’emergenza umanitaria del 2015.

 

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Gli Spazi sicuri continueranno ad operare grazie ai fondi di Un Ponte Per.

Comunicato Stampa
Pacifisti a Draghi: “No alla nuova maxi-caserma. Pisa rimanga un simbolo di Pace”

L’Ong Un Ponte Per contro la nuova cittadella militare voluta dal governo: un’enorme colata di cemento dentro il parco regionale, grazie ai fondi PNRR.

 

Pisa, 11 aprile 2022 - La notizia è giunta due settimane fa a Pisa. L’allarme è stato lanciato dalla lista civica “Una Città in Comune”: il Governo Draghi ha deciso di usare parte dei fondi del PNRR per costruire a Coltano una cittadella militare che coprirà 730mila metri quadri di area protetta all’interno del parco regionale di San Rossore, con 440mila metri cubi di nuovi edifici. Un progetto da centinaia di milioni di euro, destinati a realizzare poligoni di tiro, una pista di atterraggio per elicotteri, caserme, centri di addestramento, piscine, villette a schiera e molto altro, a servizio di tre corpi armati: il Gruppo Intervento Speciale (GIS), il reggimento paracadutisti Tuscania e il reparto cinofili di stanza a Pisa.


Pisa è una città dalla forte vocazione pacifista, che ospita il coordinamento della Rete delle Università per la Pace, in cui ogni anno decine di studenti e studentesse si laureano in Scienze per la Pace, eppure il Governo sembra evidentemente avere altri piani.

La Ong ‘Un Ponte Per’ esprime sdegno per una decisione assunta con decreto presidenziale saltando le procedure ordinarie ed evitando in questo modo di prendere in considerazione persino il parere del Parco Naturale. Il presidente dell’Ente Parco Biani aveva espresso già un anno fa valutazione negativa sul progetto al Comitato per la regolamentazione delle servitù militari (CoMiPar). Un progetto che Biani valuta ancora oggi come “devastante” in termini di impatto ambientale.


Poi nessuno ne ha più parlato e la Difesa ha deciso di procedere senza consultare né la Regione Toscana né Biani. D’altronde il parco di San Rossore è l’area protetta più militarizzata d’Italia, ospitando già due poligoni di tiro, la sede Centro interforze studi per le applicazioni militari (Cisam), il Centro di addestramento degli incursori Col Moschin e il Comando delle forze speciali dell’esercito, inaugurato due anni fa e costato 42 milioni di euro allo Stato. Per non parlare della base americana di Camp Darby, recentemente ampliata.

Ci chiediamo come sia possibile che il Governo Draghi - mentre aumenta la spesa militare al 2% del PIL - decida senza opposizione di deviare risorse del PNRR dalla ripresa economica italiana (e dalla transizione ecologica) verso le infrastrutture militari, a scapito dell’ecosistema di un parco che dovrebbe generare turismo sostenibile. É l’ennesima prova che le spese militari, oltre ad innalzare la tensione generando flussi di armamenti e truppe verso paesi in guerra, vanno a diretto detrimento del benessere economico ed ecologico dei nostri territori. Se ne sono accorte molte forze politiche e associative che in Toscana si stanno mobilitando per contrastare questo progetto: una convergenza di istanze pacifiste ed ecologiste, rifiutando qualsiasi “compensazione” con altri progetti a beneficio del Parco.

Un Ponte Per si associa a loro nel condannare il progetto e chiede invece al Governo di mantener fede ad altri impegni assunti e ribaditi più volte, ma mai rispettati: raggiungere lo 0,7% del Reddito Nazionale Lordo in Aiuti Pubblici allo Sviluppo (ora è lo 0,22%), aumentando i fondi per la Cooperazione, dedicare risorse a progetti di peacebuilding civile in stati fragili, completare la sperimentazione dei Corpi Civili di Pace in seno al Servizio Civile Universale.


Vogliamo che Pisa rimanga una fucina di pace, la città in cui si formano volontari e cooperanti che sviluppano molti dei nostri programmi di peacebuilding, educazione alla pace, sostegno alla partecipazione di donne e giovani ai processi di pace. Per la sicurezza dell’Europa servono meno armi e caserme, più cooperazione e operazioni di pace costruite dalla società civile.

Comunicato Stampa

Carovana per l’Ucraina, Nicotra: “Stop al pensiero unico bellicista”

Il co-presidente di Un Ponte Per, Alfio Nicotra, in viaggio verso l’Ucraina per conto dell’Ong che partecipa alla carovana per la pace, ha rilasciato stamattina da Gorizia la seguente dichiarazione.

Roma, 1 aprile 2022 - “Siamo partiti questa mattina da Gorizia allo volta di Leopoli (UKR) con una carovana di speranza e solidarietà che vede protagonista quella società civile italiana ingiustamente messa all’indice perché pacifista, da tanta classe politica e da troppi mass media. Il pensiero unico bellicista rischia di portare l’Italia ad una caccia alle streghe senza precedenti nella storia dell’Italia repubblicana. Caccia al pacifista, alla Cgil, all’Anpi, al direttore dell’Avvenire. Lo stesso Pontefice viene censurato e deriso.

Poco meno di 30 anni fa ero tra i 500 pacifisti che violarono l’assedio di Sarajevo ed oggi rivivo quello spirito, quell’essere, come ci definì don Tonino Bello, “l’Onu dei popoli” che si contrapponeva all’ignavia dell’Onu dei potenti.

Come allora, invece delle armi mettiamo in gioco i nostri corpi, il nostro profondo ripudio della guerra, che ci ha sempre spinto ad essere dalla parte delle vittime dei conflitti. Diciamo No a Putin e No alla Nato. Siamo al fianco del popolo ucraino, che è sotto le bombe. Siamo al fianco del popolo russo che paga la propaganda bellicista e le scelte di guerra del suo governo. Ai nostri fratelli e sorelle pacifisti russi, che rischiano la galera e la repressione per dire no alla guerra, va il nostro abbraccio e sostegno.

Venga a vederci, a filmarci, ad ascoltarci chi dice che siamo equidistanti, che mettiamo sullo stesso piano vittime e carnefici. Imparino che esiste un’altra proposta politica, fatta di ponti, di negoziato, di costruzione di comunità solidali, di resistenza nonviolenta all’invasore che ha l’indubbia forza di costruire un futuro comune per questa terra, per tutti e tutte.

Andiamo disarmati in Ucraina non solo per portare aiuti umanitari e mettere al sicuro il maggior numero di donne e bambini. Ci siamo messi in cammino affinché la comunità internazionale comprenda che non può lasciare che il massacro si compia e si pianifichi sulla pelle del popolo ucraino il più grande piano di riarmo, dalla fine della seconda guerra mondiale.

Noi di Un Ponte Per abbiamo conosciuto in questi 30 anni di guerra mondiale a pezzi, l’orrore delle bombe, i crimini dei missili mai intelligenti, il fosforo bianco gettato su Falluja, Aleppo sventrata dalle bombe a grappolo, i palazzi ripiegati su se stessi di Belgrado.

La guerra è sempre uguale e l’ordine che pretende di costruire porta nel proprio seno le ragioni di nuove insicurezze e conflitti.

Siamo qui, in questa carovana così varia e composita, a testimoniare che solo la pace è un buon investimento. Basta guerre! Ponti, non Muri.”

Comunicato Stampa

Un Ponte Per: Stop the war, facciamo la pace!

Dopo 35 giorni dall’avvio della guerra in Ucraina, parte il 1° aprile la Carovana della pace e solidarietà della società civile italiana, direzione Leopoli (UKR). Sarà presente la Ong “Un Ponte Per”, da 30 anni in prima fila contro tutte le guerre.

Roma 30 marzo 2022 - Venerdì 1° aprile una delegazione di 200 persone e 50 mezzi, appartenenti a 89 organizzazioni della società civile italiana, partirà per raggiungere Leopoli, Ucraina. La ‘carovana della pace’, com’è stata ribattezzata, porterà medicinali, cibo e beni di prima necessità destinati alla popolazione: una grande carovana di pace e umanità per dire STOP alla guerra in Ucraina, portando i corpi degli attivisti italiani dentro il conflitto. Arrivati Leopoli i partecipanti incontreranno organizzazioni della società civile locale, autorità religiose e civili. Al ritorno il convoglio permetterà a persone con fragilità di lasciare il loro Paese in guerra e raggiungere l’Italia.

Di seguito, un estratto della motivazione con cui l’Ong ‘Un Ponte Per’ ha comunicato la propria partecipazione alla carovana di pace:

“Come Un Ponte Per aderiamo all’iniziativa insieme a tante organizzazioni, associazioni e reti di cui facciamo parte, perché non c’è più tempo. La guerra è un colossale affare di morte e una follia, una negazione dell’umanità.
Da 30 anni, con azioni umanitarie e iniziative di solidarietà internazionale, siamo accanto agli ultimi: le vittime civili dei conflitti armati. Arrivano momenti come questo, in cui ‘la pace attende i suoi artefici’. Non vogliamo restare spettatori. Sentiamo l’obbligo di muoverci in prima persona. Da nonviolenti e costruttori di ponti, ci recheremo in territorio ucraino per testimoniare sul campo il nostro fermo ripudio verso la guerra e per permettere a persone con fragilità di lasciare il loro Paese e raggiungere l’Italia. Come Un Ponte Per in più di 30 anni abbiamo portato tante volte le nostre delegazioni sotto le bombe, come a Belgrado nel 1999, in Iraq nel 2003, Libano nel 2006, Nord Est della Siria nel 2019 ecc. Volevamo dare un volto, un nome e una voce alle vittime dei conflitti dimenticati, trasformando di nuovo in persone quei corpi considerati numeri. Per questi motivi anche questa volta vogliamo fare la nostra parte. Basta Guerre. Ponti, Non Muri.”

Con la delegazione sarà presente Alfio Nicotra, giornalista professionista e co-Presidente di Un Ponte Per. Impegnato da sempre nel movimento pacifista, è stato tra i protagonisti della mobilitazione contro la guerra nella ex Jugoslavia e nel Golfo Persico. Esperto di modelli alternativi di Difesa è stato tra i portavoce del Genoa Social Forum durante le mobilitazione contro il G8 del 2001. Tra i promotori del Forum Sociale Europeo di Firenze, ha seguito la trattativa di pace tra l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e il Governo messicano. Da sempre unisce il suo impegno per la pace al mestiere di giornalista, cosa che lo ha portato spesso nei luoghi del conflitto.

Insieme ad Alfio Nicotra, parteciperanno per Un Ponte Per Angela Mona e Giovanna Gagliardi, membri del Comitato Nazionale.

Info e contatti per interviste: stampa@unponteper.it

 

Comunicato Stampa

Crisi Ucraina, UPP: “Italia scelga la neutralità attiva, la pace non cade dal cielo”

Nonostante le flebili notizie di de-escalation di queste ore, il conflitto tra Stati Uniti e Russia in Ucraina insidia la pace nel mondo, minacciando la vita di milioni di persone. La Ong italiana Un Ponte Per chiede azioni urgenti ai governi seguendo il principio della neutralità attiva.

Roma 18 febbraio 2022 - Come Un Ponte Per, Ong italiana attiva nella costruzione della pace sin dal 1991 in Iraq, non parteggiamo per nessuno dei contendenti in Ucraina. Chiediamo anzi al nostro governo e all’Unione Europea azioni urgenti e significative per una posizione di neutralità attiva e di non allineamento. Neutralità attiva non significa stare fermi o in disparte in attesa che gli eventi si compiano, ma operare fattivamente per far abbassare la tensione, creare canali di dialogo, assumere iniziative forti che avvicinino i popoli e consentano una soluzione negoziata e giusta della crisi. Neutralità attiva significa che il nostro Governo deve:

  1. Dichiarare l’indisponibilità dell’Italia alla partecipazione al conflitto ritirando i militari oggi schierati nell’Europa orientale.
  2. Formalizzare la propria contrarietà all’ulteriore estensione ad Est della NATO.
  3. Avviare una nuova politica estera basata sul multilateralismo.

“Ai sindaci e alle sindache delle nostre città chiediamo di convocare in Italia i loro colleghi e colleghe delle città delle zone contese in Ucraina e in Russia, e di chiedere ai sindaci e alle sindache delle altre città europee di convocare un summit di pace e di dialogo tra quei popoli. Solo costruendo ponti, mobilitando le coscienze ed unendo i popoli, i signori della guerra potranno essere fermati” - affermano congiuntamente i due co-Presidenti di Un Ponte Per Angelica Romano e Alfio Nicotra. “La nostra idea è quella di chi si batte per un continente, dall’Atlantico agli Urali, libero da armi nucleari, in cui ogni muro, confine e barriera siano abbattuti, in cui tutti i popoli siano ugualmente liberi. Un continente unito e solidale in cui ognuno possa parlare la propria lingua e in cui tutte le lingue possono essere insegnate nelle proprie scuole perché il pluralismo linguistico è un patrimonio dell’umanità a cui nessun popolo deve dover rinunciare” - continuano i due co-Presidenti.

I nazionalismi hanno già in passato portato alla tragedia l’Europa, mettendo i popoli l’uno contro l’altro armati.

Riteniamo i Patti militari, la loro stessa esistenza ed ulteriore estensione, una minaccia alla sicurezza dei popoli. Già oggi il clima di guerra fredda imposta nel nostro continente dalla contrapposizione NATO/Russia ha fatto raddoppiare la spesa per armamenti, sottraendo preziose risorse alla lotta alle diseguaglianze, alle malattie, alla povertà e ad una vera conversione ecologica dell’economia. Alla logica di potenza dei blocchi vogliamo che si sostituisca il concetto della sicurezza condivisa, con un rilancio delle Nazioni Unite e dell’OSCE come fautori principali della sicurezza e della cooperazione comune.

La guerra che spira ad oriente è figlia diretta di chi ha distrutto le aspirazioni di pace dei popoli dopo la caduta del muro di Berlino e di chi ha dimenticato la lezione delle guerre globali del secolo scorso: il fallimento dei governi che hanno sdoganato la guerra come sistema di risoluzione delle controversie internazionali, in violazione della Carta dell’ONU e per noi italiani dell’art.11 della Costituzione. Dalle macerie di quelle guerre il mondo si è trovato più insicuro ed ingiusto.

Noi vogliamo per il nostro continente il multilateralismo, la convivenza pacifica, i diritti di cittadinanza per tutti/e coloro che lo abitano senza discriminazione alcuna.

Noi che siamo abituati a guardare le guerre con gli occhi delle vittime, da chi riceve sulla propria testa le bombe, da chi soffre i lutti, le deportazioni, gli stupri, la riduzione in schiavitù, non tifiamo né per Mosca né per Washington ma ci battiamo per la pace. Perché solo la pace crea futuro e sicurezza.

Un Ponte Per parteciperà a tutte le mobilitazioni per la pace e contro la guerra tra la NATO, la Russia e l’Ucraina previste nei prossimi giorni. Vi parteciperemo indipendentemente dalle piattaforme di convocazione perché riteniamo importante che in queste ore si alzi forte la voce dalla società civile per impedire nel nostro continente una nuova ed insensata carneficina.

A questo link l’appello integrale: https://www.unponteper.it/it/2022/02/ucraina-mobilitiamoci-per-la-pace/

 

 

In Ucraina stiamo assistendo ad una delle peggiori escalation della tensione tra Russia, Stati Uniti e Nato sin dai tempi della Guerra Fredda. È forse dall’epoca della crisi missilistica di Cuba che il rischio di un nuovo conflitto globale non è così palpabile.

Una tensione, questa volta, ai confini d’Europa che se davvero passerà dalle parole ai fatti, metterebbe a rischio la sopravvivenza dell’umanità e del pianeta.

Nessuno tra i contendenti esclude di ricorrere alle armi. Un conflitto armato, anche nucleare, potrebbe coinvolgere la stessa Europa. Ciò avviene in un momento storico ben preciso, in un clima di esasperato riarmo, col quale i potenti del mondo insistono sulla linea della supremazia militare, invece che cercare un equilibrio garante di un futuro di pace.

Come Rete Italiana Pace e Disarmo chiediamo al nostro Paese e all’Europa tutta di prendere iniziative urgenti e significative per una posizione di neutralità attiva.

Segue il Comunicato Stampa della Rete Italiana Pace e Disarmo.

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All’Italia e all’Europa viene chiesta un’iniziativa di neutralità attiva per ridurre la tensione e favorire un accordo politico chiarendo in particolare l’indisponibilità a sostenere avventure militari.

Come italiani e come europei stiamo assistendo ad una preoccupante escalation della tensione tra la Russia, gli Stati Uniti e la Nato ai confini dell’Europa.
Una escalation nella quale, allo stato attuale, nessuno dei contendenti esclude l’eventualità del ricorso alle armi e rispetto alla quale nessun osservatore esclude che possa evolvere in conflitto armato, anche nucleare, che potrebbe coinvolgere la stessa Europa.

Ciò avviene, inoltre, in un clima di esasperato riarmo con il quale gli eserciti sembrano cercare la supremazia invece che un equilibrio strategico che sia garanzia di pace futura.
È forse dall’epoca della crisi dei missili a Cuba che il rischio di un nuovo conflitto globale non è stato così palpabile. È un rischio che non ci possiamo permettere, come denunciato la settimana scorsa dall’allarmante “100 secondi a mezzanotte” dell’Orologio dell’Apocalisse del Bulletin of Atomic Scientist. Per scongiurare questo rischio ogni paese ha il dovere di operare.

Al nostro Paese innanzi tutto, a cominciare dal Ministro degli Esteri, e all’Europa tutta chiediamo di prendere iniziative urgenti e significative da una posizione di neutralità attiva, per ottenere una de-escalation immediata della tensione e avviare la ricerca di un accordo politico negoziato nel rispetto della sicurezza e dei diritti di tutte le popolazioni coinvolte, chiarendo la propria indisponibilità a sostenere avventure militari.

A tutti i Paesi coinvolti diciamo: fermatevi. Deponete le armi e le minacce e trattate.

Comunicato Stampa

Iraq: AICS e UPP inaugurano un nuovo reparto di salute mentale all’ospedale di Mosul

Sono pronti i nuovi e ampi spazi per l’espansione del Dipartimento di Salute Mentale e supporto psicosociale dell’ospedale Al Salam di Mosul est. La costruzione di questo nuovo reparto è stata resa possibile grazie al finanziamento della Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e al lavoro della ONG Un Ponte Per.

Roma, 23 dicembre 2021 – Oggi, 23 dicembre si inaugura il nuovo reparto di salute mentale e supporto psicosociale dell’ospedale Al Salam di Mosul est. Tra le tante personalità presenti all’evento, il dr. Falah Al-Tai, Direttore del Dipartimento della Salute di Nineveh, il dr. Firas Aqrawi, Direttore dell’ospedale, e il dr. Muzahem, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ospedale.

Prima dell’occupazione dello Stato Islamico e la completa distruzione dell’edificio nel 2017, l’ospedale Al Salam era il più grande dell’area di Mosul. Dalla fine del 2017 l’ospedale è stato ricettore di supporto esterno volto alla ricostruzione e al ristabilimento dei servizi essenziali.

L’ospedale riceve quotidianamente tra i 6.000 e i 10.000 pazienti da tutto il governatorato di Ninive e il Dipartimento di Salute Mentale era purtroppo fortemente limitato - sin dalla liberazione dall’occupazione di Daesh - negli spazi e nei mezzi a disposizione. Il finanziamento della Cooperazione Italiana (AICS) a sostegno del progetto “Salamtak 3” (La tua salute), implementato da Un Ponte Per (UPP), ha finalmente permesso la costruzione di un nuovo reparto, aperto a tutta la popolazione.

Da oggi il Dipartimento disporrà infatti di circa 240 mq di nuovi spazi inclusivi, nuove attrezzature che permetteranno terapie cognitive, trattamenti farmacologici, valutazioni psicologiche e supporto ai comitati medici e scolastici. L’intero reparto è stato completamente spostato nel nuovo edificio che dispone di ben 7 sale, con l’aggiunta di 8 posti letto, dedicate alla varietà di servizi offerti.

Il progetto di costruzione del Dipartimento di Salute Mentale presso l’ospedale Al Salam di Mosul è nato con lo scopo di sostenere la salute mentale, il supporto psicosociale e la salute materno-infantile nel governatorato di Ninive, al fine di fornire assistenza umanitaria a sostegno della popolazione vulnerabile, sfollata, rifugiata e rientrata in Iraq dopo il recente conflitto con lo Stato Islamico.

Dal mese di febbraio grazie al progetto sono state raggiunte oltre 10.145 persone, tra le quali molte presentavano stress post traumatico e disturbi di vario genere. Più di 3.000 donne, adolescenti e bambini hanno avuto accesso a servizi di salute riproduttiva e specifiche consulenze pediatriche, grazie alla presenza di psicologhe, ginecologhe, ecografiste e pediatri. Sono state inoltre garantite circa 1.000 sessioni di supporto psicosociale individuale e collettivo. Grazie al nuovo reparto l’ospedale Al Salam diventerà il centro nevralgico per la salute mentale della città' di Mosul, a cui faranno capo anche gli altri due ospedali della città che forniscono questi servizi.

“Salamtak 3” si inserisce in un più vasto quadro di interventi e servizi specialistici che UPP, grazie al prezioso sostegno di AICS, porta avanti in Iraq, ed in particolare nella Piana di Ninive e a Mosul, sin dall’inizio dell’emergenza umanitaria del 2014.

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