Lo Stato aumenta la spesa in armi. E tu? Fai crescere la pace con il tuo 5x1000: CF 96232290583

23 agosto 2023 - A seguito del diniego dell’asilo politico da parte delle autorità lituane per la difensora dei diritti umani bielorussa Olga Karatch (Volha Karach), è stata appena lanciata la Campagna internazionale #protection4olga per chiedere protezione e asilo per la direttrice dell’organizzazione “Our House” che da anni si batte per i diritti umani in Bielorussia, compreso il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare, e per questo è perseguitata e rischia la pena capitale nel proprio paese di origine dove è stata definita “terrorista”.
Il 18 agosto scorso la Lituania ha negato l’asilo politico definendo Olga Karatch “persona che rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale della Repubblica di Lituania”. Le è stato invece concesso un permesso di residenza nel paese della durata di un anno. Aderiamo convintamente alla Campagna internazionale perché sia data immediata protezione alla difensora dei diritti umani Olga Karatch. La Dichiarazione ONU sui difensori dei diritti umani adottata nel 1998 fa riferimento a "al lavoro di individui, gruppi e associazioni che contribuiscono all'effettiva eliminazione di tutte le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei popoli e degli individui". Olga Karatch, tramite l’organizzazione che dirige “Our House” ha all’attivo numerose attività di monitoraggio e difesa dei diritti umani in Bielorussia e di cittadini bielorussi rifugiatisi in altri paesi - come ad esempio in Lituania e per questo motivo la sua organizzazione è anche stata scelta dall’International Peace Bureau per essere candidata al Premio Nobel per la Pace 2024, insieme con il Movimento russo per gli obiettori di coscienza e il Movimento pacifista ucraino.
Gli Stati hanno l'obbligo di proteggere tutti i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i cittadini e i difensori dei diritti umani, esposti a gravi rischi tramite minacce, attacchi e intimidazioni sia a livello locale che nazionale, sia nei periodi di conflitti armati che di peacebuilding, come affermato nella Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU 66/164. Esprimiamo profonda preoccupazione nel constatare che spesso le misure relative alla sicurezza nazionale e alla lotta al terrorismo, sono usate impropriamente per colpire i difensori dei diritti umani o ostacolano il loro lavoro e compromettono la loro sicurezza in modo contrario al diritto internazionale, così come affermato nella Risoluzione 22/6 del 2013 del Consiglio ONU dei Diritti Umani sulla protezione dei difensori dei diritti umani che impegna tutti gli Stati a proteggerli e non criminalizzarli.
• Ci appelliamo per tanto alle massime autorità lituane, al Presidente della Repubblica della Lituania, al Primo Ministro e al Ministro degli Esteri affinché rispettino gli standard internazionali e assicurino protezione e asilo per la difensora dei diritti umani e peace-builder di origine bielorussa Olga Karatch che si è rifugiata in Lituania.
• La Lituania è anche membro dell’Unione Europea. Ci rivolgiamo pertanto anche alle istituzioni europee che, come indicato nelle Linee guida dell'UE sui difensori dei diritti umani, dovrebbero essere fermamente impegnate nel proteggerli.
• Ci rivolgiamo anche al governo italiano affinché si attivi per la protezione dei difensori dei diritti umani sia garantita sempre e ovunque.
• Invitiamo tutta la società civile, dai singoli cittadini, ai giornalisti e ai rappresentanti istituzionali in Italia e in tutta Europa ad attivarsi a difesa dei diritti umani e di coloro che li difendono.
Centro Studi Sereno Regis,
Giuristi Democratici,
Movimento Internazionale della Riconciliazione (branca italiana dell’IFOR),
Pax Christi Italia (branca italiana di Pax Christi International),
Pressenza Italia (sez. italiana di Pressenza International),
Un Ponte Per
Comunicato stampa
Un Ponte Per: “Il 2 Giugno torni ad essere la festa della democrazia”
L’ong italiana impegnata a costruire la pace in Medio Oriente e in Ucraina ricorda il carattere civile della Festa della Repubblica. “Sappiamo cosa significa la guerra, la nostra Repubblica la ripudia”
Roma, 1 giugno 2023 - In occasione del 2 Giugno, Festa della Repubblica, assistiamo di nuovo all’occupazione di questo spazio civile pubblico da parte della parata militare.
Quest’anno per di più aggravata dalla circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito alle scuole italiane relativa alle «Celebrazioni per la Festa della Repubblica del 2 giugno» (in particolare nel Lazio con protocollo in uscita n. 24490, del 9 maggio 2023), con una richiesta singolare: un invito alle scuole a presentare la propria candidatura non solo per assistere alla parata militare lungo via dei Fori imperiali a Roma, ma anche per sfilare insieme ai vari reparti delle forze armate.
E’ utile ricordare alla nostra classe politica che il 2 Giugno 1946 non si tenne nessuna battaglia militare. Ci fu invece un referendum, al cui voto parteciparono per la prima volta nella storia d’Italia anche le donne, nel quale il popolo italiano archiviò la tragica pagina della monarchia dei Savoia scegliendo la Repubblica.
Un Ponte Per da sempre sostiene la necessità di restituire alla festa del 2 Giugno il suo carattere civile, perché sia una giornata d’incontro tra tutti gli italiani e le italiane, in cui insieme si celebrino i valori della Costituzione democratica e antifascista.
Da sempre sosteniamo che i militari invece che sfilare in divisa, dovrebbero invece essere messi in libera uscita, ed unirsi in abiti civili ai festeggiamenti insieme a tutti gli/le altri/e cittadini/e.
Noi di Un Ponte Per, che conosciamo cosa significhi il rombo dei cacciabombardieri sulle città bombardate, lo smarrimento e la paura delle persone che fuggono dalla guerra, non possiamo che provare turbamento per le esibizioni delle Frecce Tricolori che sfrecceranno ancora una volta sui cieli di Roma.
Il 2 Giugno torni ad essere la Festa della democrazia, della Repubblica che ripudia la guerra.
Comunicato stampa
Disegnare la pace tra Agrate e l’Iraq
Concluso il progetto della Ong italiana Un Ponte Per, finanziato dal Comune di Agrate Brianza, che ha portato l’arte urbana tra i giovani in Iraq e in Italia. Martedì 30 maggio l’evento conclusivo.
Monza e Brianza, 29 maggio 2023 – Si svolgerà martedì 30 maggio alle ore 16.30 presso il “Centro Sulè” di Agrate Brianza (MB) l’evento conclusivo del progetto “Disegnare la pace tra Agrate e l’Iraq”, realizzato dalla Ong italiana Un Ponte Per (UPP) e finanziato dal Comune di Agrate Brianza.
Il progetto, che si è svolto nell’estate del 2022, ha avuto come obiettivo la costruzione di ponti di solidarietà tra l’Italia e l’Iraq attraverso l’arte: 4 laboratori di arte urbana sono stati proposti alle ragazze e ai ragazzi di Sulaymaniya, città del Kurdistan iracheno, presso il centro giovanile “Tobacco Factory” con cui UPP collabora da tempo, e dove ha accompagnato il formatore e disegnatore Simone Rossoni in arte “Vermi di Rouge” (https://www.vermidirouge.com/).
In Lombardia invece un laboratorio è stato proposto a novembre 2022 agli studenti e alle studentesse della Scuola Secondaria di Primo Grado Enzo Bontempi (MB), con cui UPP collabora da anni su progetti educativi per preadolescenti; e uno a maggio presso il Centro Polifunzionale per giovani “Sulè” di Agrate Brianza, in gestione all’Associazione Sulè Onlus, tenuti dalla formatrice Marzia Formoso, in arte “Miss Nais” (https://www.facebook.com/MissNaisArt).
Al termine dei laboratori, che hanno coinvolto 30 ragazzi e ragazze in Iraq e 30 in Italia, sono stati realizzati 6 murales che hanno come tema la costruzione della pace e di legami di solidarietà tra i due paesi.
Martedì 30 maggio alle ore 16.30 presso il Centro Sulè, in via Don Luigi Cantini ad Agrate Brianza (MB), si svolgerà un momento conclusivo del progetto, in cui verranno mostrati i murales realizzati in Iraq e in Italia, e verrà distribuito un piccolo volume fotografico che racconta la storia di questo cammino di pace e di costruzione di ponti tra giovani di paesi diversi, ma accomunati dallo stesso sogno di un futuro migliore.
Un Ponte Per è presente in Iraq dal 1991 e a Sulaymaniya gestisce diverse attività dal 2016: i progetti sviluppati sono di varia natura: da quelli educativi e di peacebuilding, alla salute riproduttiva, a progetti di salvaguardia del patrimonio artistico o ambientale fino a progetti di avviamento al lavoro e formazione professionale. Ad Agrate Brianza il partenariato con l’Associazione risale al 2019, quando Un Ponte Per ha sviluppato laboratori di educazione non formale presso il Centro Giovani Sulè.
Comunicato stampa
Siria. Un Ponte Per a fianco della popolazione colpita dalla guerra grazie al supporto dell’Unione Europea
Grazie al sostegno dell’European Union Humanitarian Aid, Un Ponte Per (UPP) ha garantito in 1 anno cure gratuite ad oltre 190.000 persone nelle aree più colpite dal conflitto in Siria.
Siria, 16 maggio 2023 – Si è concluso in queste settimane il progetto “Life-saving and life-sustaining health assistance to the war-affected population in Northeast Syria”, implementato dalla ong italiana Un Ponte Per (UPP) e dai suoi partner locali – Mezzaluna Rossa Curda (KRC) e Action for Humanity (AFH). L’intervento ha garantito cure sanitarie di base ed emergenziali alla popolazione colpita dai devastanti effetti della guerra – come sfollati e rifugiati – e alle comunità rientrate dopo anni nelle aree più colpite dal conflitto, come la città di Raqqa, distrutta all’80% dalla battaglia contro lo Stato Islamico (Daesh).
Il progetto, avviato nell’aprile del 2022, è stato reso possibile dal sostegno dell’European Union Humanitarian Aid, che sostiene Un Ponte Per in Siria dal 2017, garantendo continuità ai servizi di salute essenziali e salva-vita e assistenza specializzata a donne e neonati.
L’intervento ha raggiunto oltre 190.000 persone grazie all’esteso network di centri di salute primaria, ospedali e ambulanze su tutto il territorio del nord est della Siria. Nel drammatico contesto siriano, dove la guerra continua a colpire la popolazione da 12 anni, il sistema sanitario è stato duramente colpito, a causa della distruzione di centri sanitari e della carenza di personale specializzato, attrezzature e medicinali. Il progetto ha assicurato continuo supporto a 6 centri di salute primaria ad Al Hol, Areesha, Abu Khashab, Serekanye, nel campo di Mahmoudli e nella città di Raqqa; ad 1 ospedale pediatrico a Raqqa e a 2 reparti di maternità a Tabqa e nell’ospedale nazionale di Manbij; ad una rete di 15 ambulanze e ad un centro di coordinamento per gestire i casi soprattutto durante le emergenze (come la pandemia da Covid-19 o Colera).
Tutti i servizi sono gratuiti ed accessibili per tutta la popolazione, grazie al lavoro dello staff di UPP e dei partner locali per assicurare un accesso alla salute equo e non-discriminatorio. In 1 anno, le cliniche supportate da UPP e dai suoi partner hanno fornito oltre 200.000 visite mediche, assistito alla nascita oltre 20.000 bambini con personale specializzato (in un contesto in cui i parti in casa sono ancora diffusi, contribuendo ad aumentare i tassi di mortalità materno-infantile), e fornito trasporto in ambulanza ad oltre 14.000 pazienti.
Oltre 800.000 persone hanno inoltre ricevuto informazioni essenziali per aumentare il proprio livello di salute e prevenire malattie, soprattutto fra i bambini, così come informazioni importanti e sistemi di referral sui servizi di protezione per le persone più vulnerabili, grazie alla costante presenza di operatori sanitari di comunità e operatori sanitari che lavorano nelle cliniche e presso le comunità.
Comunicato stampa
Un Ponte Per e C.S. Lebowski portano il calcio popolare nel campo di Shatila (Libano)
Al via una delegazione italiana composta da attiviste della ong italiana Un Ponte Per e preparatrici atletiche del club sportivo fiorentino, per incontrare il Palestinian Youth Club nel campo profughi palestinese di Shatila
Roma, 12 maggio 2023 – Partirà il 13 maggio la delegazione della ong italiana Un Ponte Per e del club sportivo Centro Storico Lebowski di Firenze diretta a Beirut, in Libano, e in particolare nel campo profughi palestinese di Shatila, dove resterà una settimana.
Obiettivo della missione è quello di far incontrare la particolarissima esperienza del C. S. Lebowski – primo club sportivo calcistico ad azionariato popolare – e il Palestinian Youth Club, squadra omologa nata nel campo di Shatila e interamente composta da calciatori palestinesi.
Nella delegazione saranno presenti attiviste della ong italiana Un Ponte Per, preparatrici atletiche del C.S. Lebowski e il regista toscano Niccolò Falsetti, candidato al David di Donatello 2023 per il film “Margini”.
Il programma della delegazione prevede un ciclo di allenamenti quotidiani con bambine e bambini, adolescenti e giovani, con particolare attenzione alle ragazze e al ruolo che lo sport può avere nel loro percorso di emancipazione e autodeterminazione. Alla fine della settimana verrà organizzato un torneo che vedrà partecipare squadre provenienti da altri campi profughi di Beirut. Sono previsti anche incontri con le giovani studentesse delle scuole dell’UNWRA presenti nel campo di Shatila, con l’obiettivo di coinvolgerle nelle attività sportive.
Ad allenare i giocatori e le giocatrici ci saranno due preparatrici atletiche fiorentine, con l’obiettivo di mandare un messaggio di trasversalità ed equità in campo sportivo, e per portare la straordinaria esperienza di una comunità sportiva atipica come quella incarnata dal C.S. Lebowsi in un luogo marginalizzato come Shatila.
Il Centro Storico Lebowski si è imposto alle cronache per il suo numerosissimo tifo ormai internazionale, e per il radicamento sul territorio fiorentino e in particolare nel quartiere popolare di San Frediano, a Firenze. Qui la sua storia: www.cslebowski.it.
Un Ponte Per è presente nel campo di Shatila da 30 anni, con progetti di solidarietà e sostegni a distanza per accompagnare il percorso di studio di bambini e bambine. Tra le attività che sostiene all’interno del campo anche il progetto “Basket Beats Borders”, che ha visto nascere e svilupparsi una squadra di basket maschile e una femminile dentro Shatila, oggi famosa ben oltre i confini del campo.
Comunicato stampa
PROTEZIONE UMANITARIA – NICOTRA (UN PONTE PER) : “CANCELLARLA E’ UN FAVORE ALLA MAFIA E A CHI SFRUTTA I MIGRANTI”
Roma, 18 aprile 2023 - “Cancellare la protezione umanitaria speciale a persone che rischiano la propria vita e libertà nel loro paese è un atto indegno di un paese civile che si proclama democratico. Non è vero che - come ripete da giorni la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni- non esista una simile protezione negli altri paesi dell’Unione Europea. E’ semmai vero il contrario.”
Lo afferma il co-Presidente di Un Ponte Per che in questo momento sta partecipando al presidio del mondo dell’associazionismo e della solidarietà che si sta svolgendo in piazza Madonna del Loreto a Roma per protestare contro il “decreto Cutro”.
“La cancellazione della protezione umanitaria speciale – spiega Nicotra – getterà nella clandestinità migliaia di esseri umani e non fermerà certamente il flusso di persone che fuggono da guerre, persecuzioni e carestie. Si supera così pericolosamente una linea rossa facendo un regalo a chi sfrutta la manodopera a nero e alle organizzazioni criminali verso le quali le persone private di protezione saranno spinte. Occorre fermare questa follia.”
“Sappiamo che il decreto Cutro è figlio di scelte politiche che hanno visto, negli anni passati, la criminalizzazione dei migranti da parte di Governi di diverso orientamento politico. Si tratta di rompere con una linea fallimentare che ha prodotto più insicurezza per tutti e aumentato i morti in mare” conclude il co-Presidente di Un Ponte Per.
Comunicato stampa
“Gr(E)at Lab”: al via un intervento di educazione non formale nel quartiere di Gratosoglio (MI)
Partito a Milano un progetto di miglioramento della qualità educativa basato sull’educazione non formale, promosso da una rete di associazioni coordinate dalla Ong italiana Un Ponte Per e finanziato dalla Fondazione Comunità di Milano.
Milano, 14 aprile 2023 – Si intitola “Gr(E)at Lab – Gratosoglio: laboratori educativi di arte e talento”, ed è il nuovo intervento avviato dalla Ong italiana Un Ponte Per nel quartiere di Gratosoglio a Milano per migliorare la qualità dei servizi educativi destinati a bambini e ragazzi, attraverso laboratori di educazione non formale su temi fondamentali come il rispetto dell’ambiente e il contrasto al fenomeno mafioso.
Le attività - appena partite nel Centro di Aggregazione Giovanile gestito da Lo Scrigno Società Cooperativa Sociale-Onlus, e che presto coinvolgeranno il centro giovanile dell'Associazione Piccolo Principe, la Parrocchia San Barnaba e l'Istituto Comprensivo Statale Arcadia - mirano a raggiungere 1.250 bambini e ragazzi grazie alla collaborazione con un’ampia rete di organizzazioni che da anni svolgono la propria attività sul territorio milanese. Tra queste Parada Italia Onlus, Libera. Associazioni, Nomi e Numeri contro le Mafie, CSV Milano- ETS, Casa per la Pace Milano, Arci Bellezza, ClownOne, SocialTime e Legambiente.
Il progetto mira a migliorare la qualità dei servizi educativi per bambini e ragazzi del quartiere di Gratosoglio, attraverso laboratori di educazione non formale che usano arte, sport, gioco, clownerie.
Tra le principali attività previste l’organizzazione di una mostra interattiva sui pregiudizi dal titolo “Gli altri siamo noi”; l’utilizzo di giochi cooperativi, laboratori di circo sociale, fumetto, murales, poetry slam e clownerie.
L’idea dell’intervento è nata in un contesto di grande incertezza, in una fase storica dominata da un’emergenza sanitaria globale che ha visto la chiusura delle scuole, a cui si sono aggiunti gli ultimi mesi del 2022 dominati da una crisi mondiale che ha riportato il tema della guerra al centro del dibattito pubblico.
In questo contesto il senso di smarrimento delle fasce più giovani della popolazione è aumentato e i problemi si acuiscono nelle zone periferiche, dove servizi pubblici e istituzioni fanno più fatica a rispondere ai tanti bisogni presenti e il rischio che si creino sacche di emarginazione è più alto.
Le organizzazioni giocano allora un ruolo importante mettendo a disposizione la loro esperienza e natura solidaristica affinché sia possibile, insieme, rispondere ai nuovi bisogni, soprattutto quelli educativi.
Capofila di questa rete associativa è Un Ponte Per, organizzazione non governativa che da oltre 30 anni opera in Italia, nel Balcani e in Medio Oriente con programmi di cooperazione e solidarietà internazionale con l’obiettivo di promuovere pace, diritti umani, prevenire nuovi conflitti e lavorare su diversi ambiti: educativo, sanitario, umanitario, culturale, di costruzione del dialogo e di coesione sociale.
Già attiva con numerosi progetti di educazione non formale nell’area di Milano, Un Ponte Per porterà avanti questo nuovo intervento grazie al lavoro sul territorio del suo comitato locale.
Comunicato stampa
GUERRA IRAQ. UN PONTE PER: “DA 20 ANNI ATTENDIAMO I MANDATI DI CATTURA PER BUSH E BLAIR”
“Il 20 marzo del 2003 cominciava l’invasione illegale che ha costruito un mondo più insicuro ed ingiusto, sostituendo alla diplomazia e al diritto internazionale la forza delle armi. Fu una guerra non solo contro il popolo iracheno ma anche contro i popoli del mondo e l’opinione pubblica internazionale che si era mobilitata in ogni angolo del pianeta per fermare il massacro. Non aver ascoltato quella che il New York Times definì ‘la seconda potenza mondiale’, ovvero il movimento contro la guerra, è stato un atto di miopia e di arroganza che ci ha precipitato nel caos attuale, dividendo i popoli e alimentando i pozzi di odio contro l’Occidente”.
Lo affermano, in una dichiarazione congiunta, Alfio Nicotra e Angelica Romano, co-presidenti nazionali di Un Ponte Per, l’Ong e associazione pacifista italiana presente in Iraq dal 1991.
“In questi decenni - proseguono Nicotra e Romano - Un Ponte Per ha testimoniato le atrocità inferte dalla guerra al popolo iracheno, oltre ai crimini commessi dalla precedente dittatura. Siamo stati sotto le bombe con le vittime, abbiamo subito minacce e rapimenti dei nostri cooperanti, abbiamo denunciato i crimini di guerra con le bombe al fosforo bianco su Falluja, le esecuzioni sommarie, la distruzione di case ed edifici pubblici, gli arresti arbitrari e la vergogna delle torture nel carcere di Abu Graib. Non c’è niente di cui essere orgogliosi rispetto a quella guerra, mossa in base ad accuse - le fantomatiche armi di distruzione di massa - palesemente costruite a tavolino e completamente false. Per questo attendiamo da 20 anni che il Tribunale Internazionale dell’Aja metta sotto processo l’ex Presidente Usa George W.Bush e l’ex Primo ministro britannico Tony Blair che guidarono l’invasione di un Paese sovrano”.
“L’Iraq di oggi con la sua straordinaria società civile - continuano Nicotra e Romano - è cresciuto nonostante le scelte sbagliate imposte a suo tempo dal Governatore Usa Paul Bremer, basate sulla divisione dell’Iraq su base etnica e religiosa, imponendo dall’alto una Costituzione non rappresentativa dei valori democratici, dell’eguaglianza delle persone e dei diritti umani e civili”.
“Le parole d’ordine del movimento di ragazze e ragazzi iracheni - ricordano i due co-presidenti di Un Ponte Per - che dal 2019 al 2022 hanno tenuto le piazze del Paese manifestando contro corruzione, milizie private e di partito, divisioni settarie e società patriarcale, chiedendo l’allontanamento delle truppe Usa e iraniane dal territorio iracheno, devono essere sostenute dalla comunità internazionale al fine di ripristinare anche la sovranità nazionale di questo Paese”.
“Occorre che le ingenti risorse consumate nelle missioni militari anche dell’Italia – concludono Nicotra e Romano – siano usate invece per la ricostruzione civile dell’Iraq e il rafforzamento della sua unità e democrazia”.
Comunicato stampa
Siria. UPP e Soka Gakkai a fianco di donne e minori contro la violenza
Conclusa la II fase del progetto “La nostra casa protetta” in Nord Est Siria, rivolto a donne e minori sopravvissuti alla violenza a Raqqa. Grazie al sostegno dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato possibile assistere 4.449 persone.
Raqqa, 13 marzo 2023 – Si è concluso il progetto “Darna al Aman” ( “La nostra casa protetta”), pensato per contrastare la violenza di genere, assicurare continuità nei servizi salvavita e garantire protezione ai minori, avviato nell’estate del 2022 e reso possibile dal sostegno dei fondi Otto per mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (IBISG). L’intervento, realizzato dalla Ong italiana Un Ponte Per (UPP) e dal suo partener locale DOZ, ha permesso di raggiungere 4.449 donne e minori a Raqqa, in Siria, ex capitale dello Stato Islamico nel paese.
Le attività del progetto si sono svolte in 3 Spazi Sicuri destinati a donne, minori e adolescenti aperti da Un Ponte Per e DOZ che erano a rischio di imminente chiusura a causa della minore disponibilità di fondi per interventi di protezione nell’area.
Qui donne, minori e adolescenti hanno accesso sicuro e discreto a servizi di protezione e vengono accolti quotidianamente da staff specializzato nel supporto psico-sociale, nella gestione dei casi di violenza di genere e nella protezione dei minori da abuso e sfruttamento. Attraverso corsi di formazione, incontri di sensibilizzazione, laboratori e attività ricreative, adolescenti, minori e donne della comunità di Raqqa, incluse quelle sopravvissute o a rischio di violenza, hanno la possibilità di incontrarsi ed essere supportate in totale sicurezza. Per raggiungere gli Spazi è stato inoltre assicurato un servizio di trasporto sicuro, destinato ai soggetti maggiormente a rischio e più vulnerabili anche dal punto di vista economico.
In un contesto come Raqqa, provata da anni di conflitto, i livelli di violenza all’interno degli stessi nuclei familiari sono ancora molto alti. I servizi di protezione, di contro, sono pochi, così come è rara per il personale la possibilità di ricevere adeguata formazione.
Nel corso del progetto, avviato nell’estate del 2022, il personale locale che opera all’interno degli Spazi Sicuri è stato per questo costantemente formato; sono stati realizzati inoltre alcuni programmi radiofonici, trasmessi dall’emittente locale “Bissan FM”, per diffondere messaggi di sensibilizzazione per contrastare la violenza di genere e contro i minori, e sono state svolte alcune attività comunitarie in occasione della Giornata Mondiale del Bambino, della Campagna internazionale “16 giorni di attivismo contro la violenza sulle donne” e della Giornata Mondiale per i Diritti Umani.
Nel 2023, grazie al prezioso contributo dei fondi Otto per mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, UPP e DOZ riusciranno a mantenere aperti i 3 Spazi Sicuri, e a garantire continuità alle attività di sostegno, ampliandole e rendendo le donne accolte sempre più partecipi.
Le organizzazioni per i diritti umani mettono in guardia dal deterioramento della situazione di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Libia e dalla preoccupante riduzione dello spazio civico
Noi, attivisti/e e membri di organizzazioni della società civile che lavorano sulle violazioni dei diritti umani in corso contro persone migranti, richiedenti asilo e rifugiati/e in Libia, esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per il clima generale di impunità e mancanza di responsabilità nel Paese. Questa instabile situazione è ulteriormente ostacolata dalla riduzione dello spazio civico, soprattutto alla luce della criminalizzazione degli attivisti e della repressione in atto sulle organizzazioni della società civile.
Centri di detenzione
Negli ultimi 6 anni, da quando è stato firmato il Memorandum d'intesa Italia-Libia, quasi 185.000 persone sono state intercettate in mare dalla cosiddetta Guardia costiera libica e riportate nei centri di detenzione in Libia. In questi centri, che sono nelle mani di milizie violente, sono ad alto rischio di essere sottoposti a maltrattamenti, lavori forzati, stupri, torture e traffico di esseri umani. Una recente ricerca condotta dall'Università di Tilburg ha concluso che almeno 200.000 rifugiati (per lo più provenienti dall'Eritrea) sono stati ridotti in schiavitù e trafficati in Libia nel periodo 2017-2021.
Il rapporto dell'OHCHR Unsafe and Undignified: The forced expulsion of migrants from Libya, così come il rapporto del giugno 2022 della Independent Fact-Finding Mission on Libya, hanno trovato prove di crimini di guerra e crimini contro l'umanità nel caso specifico dei centri di detenzione per migranti.
Dal 2021, alcune delle strutture di detenzione "ufficiali" sono gestite dalla Stabilisation Support Authority (SSA) che, secondo Amnesty International, è una "milizia finanziata dallo Stato che opera impunemente" e che intercetta anche i migranti in mare.
Nel suo ultimo rapporto del 30 gennaio 2023, la Missione d'inchiesta delle Nazioni Unite sulla Libia ha affermato che "la detenzione arbitraria in Libia è diventata pervasiva come strumento di repressione e controllo politico" e che "le autorità libiche devono compiere passi decisivi per fornire giustizia e riparazione al vasto numero di vittime che soffrono a causa di violazioni di lunga data dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale".
Politiche di esternalizzazione, ritardi e respingimenti
L'UE e i suoi Stati membri continuano a sviluppare ulteriormente le politiche di esternalizzazione e a cercare di contenere la migrazione con tutti i mezzi possibili. Lo fanno equipaggiando e sostenendo la cosiddetta "Guardia costiera libica", che ha intercettato e riportato in Libia 24.684 persone nel 2022 e quasi 3.046 nel 2023. Le prove dimostrano come alcune di queste intercettazioni siano facilitate da Frontex attraverso aerei e droni.
L'Organizzazione internazionale per le migrazioni riferisce che nell'intero anno 2022, 525 persone sono morte e 848 sono scomparse sulla rotta del Mediterraneo centrale. È probabile che questi numeri siano molto più alti a causa della totale assenza di informazioni sui numerosi naufragi che avvengono lungo questa rotta. Come riportato da Alarm Phone, sono frequenti anche i respingimenti da parte di navi mercantili.
Anche la situazione alle frontiere terrestri è estremamente preoccupante: secondo le statistiche ufficiali riportate dall'OHCHR, "nel 2019 e 2020, almeno 7.500 migranti sono stati espulsi dalle frontiere terrestri esterne della Libia", la maggior parte dei quali egiziani, sudanesi e ciadiani. Più di recente, sono aumentati i rimpatri forzati verso Niger, Sudan e Ciad. Inoltre, le partenze in barca di egiziani da est della Libia sono in aumento: nel 2022, gli egiziani sono stati la seconda nazionalità di migranti arrivati in Italia (dopo i tunisini), mentre nel 2021, più di 26.500 egiziani sono stati fermati al confine libico. Molto preoccupante è anche la situazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati all'interno della Libia, registrati presso l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e vittime di detenzioni e deportazioni arbitrarie, così come la mancanza di un quadro legislativo per la protezione dei lavoratori migranti nel Paese. Centinaia di migranti vengono espulsi dalle forze libiche per essere affamati o rapiti da bande che poi chiedono un riscatto. Nel gennaio 2023, 600 migranti detenuti nella struttura di Al Kufra controllata dal Dipartimento per la lotta all'immigrazione illegale (DCIM) sono stati espulsi dalle Forze armate arabe libiche (LAAF). Questo numero comprendeva richiedenti asilo sudanesi registrati presso l'UNHCR. Si ritiene che molti siano morti nel deserto e che la maggior parte sia dispersa.
Allo stesso tempo, l'Unione europea si è impegnata a "rafforzare ulteriormente la capacità della Libia di prevenire le partenze irregolari", come dichiarato nel Piano d'azione per il Mediterraneo centrale, e a erogare 45 milioni di euro alla Libia e alla Tunisia per rafforzare la gestione delle frontiere, anche sostenendo i Centri di coordinamento del soccorso marittimo (MRCC) e l'"accademia di formazione per le guardie di frontiera in Libia". L'UE si è inoltre impegnata a "esplorare i modi per migliorare il processo di sbarco dei migranti in Libia", come indicato nel dossier d'azione MOCADEM in 12 punti sulla Libia.
La Libia non è un luogo sicuro per lo sbarco dei migranti e, nonostante i numerosi riconoscimenti del fatto da parte degli organismi delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa e le numerose denunce degli accordi, l'UE rimane in silenzio. Il 6 febbraio 2023, l'Italia ha consegnato alla Guardia costiera libica la prima delle cinque motovedette promesse (nell'ambito del bilancio dell'EUTF), alla presenza del Commissario europeo per il vicinato e l'allargamento Várhelyi.
È chiaro che il modo in cui l'UE e alcuni Stati membri dell'UE collaborano con le autorità libiche nel campo della migrazione ostacola ulteriormente il processo di stabilizzazione in Libia. Inoltre, favorisce un ciclo di violenza legato all'intercettazione e alla detenzione che rafforza le milizie locali e i trafficanti di esseri umani che lucrano sulle vite di migranti, richiedenti asilo e rifugiati.
Le organizzazioni sottoscritte chiedono che:
L'UE e i suoi Stati membri si impegnino per
- Garantire che qualsiasi accordo o cooperazione tra la Libia e l'UE e i suoi Stati membri sia coerente con il diritto internazionale e dell'UE.
- Assicurare la trasparenza e la divulgazione dei meccanismi di monitoraggio e follow-up adottati dall'UE per garantire la sicurezza dei migranti in mare, nei punti di sbarco e nei centri di detenzione.
- Incoraggiare e fare pressione sulle autorità libiche affinché aprano indagini serie sulle violazioni dei diritti umani e attuino le raccomandazioni ricevute dalla Missione di accertamento delle Nazioni Unite.
- Smettere di fornire sostegno materiale e finanziario per aumentare la capacità della Libia di intercettare le persone in mare e/o alle frontiere terrestri, poiché ciò deteriora i diritti dei migranti e dei rifugiati, aumenta i respingimenti in mare e la violenza contro di loro.
- Garantire la trasparenza e la responsabilità dell'uso del bilancio dell'UE e degli Stati membri per i progetti di gestione delle frontiere in Libia.
- Concentrare la politica estera degli Stati membri e dell'UE sul sostegno al processo di pace e stabilità in Libia e ridurre l'eccessiva attenzione alla gestione delle frontiere.
- Sottolineare che la Libia non può essere considerata un luogo di sicurezza per lo sbarco dei migranti salvati in mare e mettere in atto un'operazione di ricerca e salvataggio (SAR) dell'UE nel Mediterraneo centrale, nonché rispettare il loro dovere di ricerca e salvataggio.
- Rafforzare percorsi sicuri e legali per la migrazione verso l'UE.
- Fare pressione sulle autorità libiche affinché rispettino pienamente le garanzie del diritto alla libertà di associazione, in particolare per:
- porre fine all'ampia e sistematica campagna di indagini e arresti arbitrari di blogger, membri di organizzazioni locali della società civile (OSC) e personale libico di ONG internazionali;
- consentire alle OSC libiche di interagire liberamente con le agenzie dell'ONU e le ONG internazionali senza previa autorizzazione di sicurezza; cessare ogni forma di rappresaglia contro i membri della società civile libica che comunicano con la comunità internazionale sulla situazione dei diritti umani nel Paese;
- consentire alle OSC libiche di visitare le strutture di detenzione per i migranti senza la preventiva approvazione degli organi di sicurezza;
- congelare qualsiasi decisione di sospendere o sciogliere le OSC libiche senza una previa sentenza giudiziaria; tali sentenze devono essere emesse nel pieno rispetto dei diritti di un equo processo.
Elenco dei firmatari:
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Human rights organisations warn of the deteriorating situation of migrants, asylum seekers and refugees in Libya and the worrying shrinking civic space
We, activists and members of civil society organisations working on ongoing human rights violations against migrants, asylum seekers and refugees in Libya, express our deep concern regarding the general climate of impunity and lack of accountability in the country. This volatile situation is further hampered by the shrinking of civic space, especially in light of through the criminalisation of activists and the crackdown on civil society organisations.
Detention centres
In the last 6 years, since the Italy-Libya Memorandum of Understanding was signed, almost 185,000 people have been intercepted at sea by the so-called Libyan Coast Guard and brought back to detention centres in Libya. In these centres, which are at the hands of violent militias, they are at high risk of being subjected to mistreatments, forced labour, rape, torture and trafficking. A recent research carried out by Tilburg University concluded that at least 200,000 refugees (mostly from Eritrea) have been enslaved and trafficked in Libya between 2017-2021.
The OHCHR Report Unsafe and Undignified: The forced expulsion of migrants from Libya, as well as the June 2022 report from the Independent Fact-Finding Mission on Libya, found evidence of war crimes and crimes against humanity in the specific case of migrants’ detention centres.
Since 2021, some of the “official” detention facilities are being run by the Stabilisation Support Authority (SSA), which, according to Amnesty International, is a “a state-funded militia that operates with impunity” and who also intercepts migrants at sea.
In its latest report dated 30 January 2023, the UN Fact-Finding Mission on Libya said that "arbitrary detention in Libya has become pervasive as a tool of political repression and control”, and that “Libyan authorities must take decisive steps to provide justice and redress to the vast number of victims suffering from long-standing violations of human rights and international humanitarian law”.
Externalisation policies, pullbacks and pushbacks
The EU and its Member States continue to further develop externalisation policies and try to contain migration by all possible means. They do so by equipping and supporting the so-called “Libyan Coast Guard”, who intercepted and returned 24,684 people to Libya in 2022, and almost 3,046 so far in 2023. Evidence shows how some of these interceptions are facilitated by Frontex through aircrafts and drones.
The International Organisation for Migration reports that in the whole year 2022, 525 people died and 848 went missing in the Central Mediterranean route. These numbers are likely to be much higher due to the complete absence of information regarding many shipwrecks taking place along this route. As reported by Alarm Phone, pushbacks by merchant vessels are also common.
The situation at land borders is also extremely worrying: according to official statistics reported by OHCHR, “in 2019 and 2020, at least 7,500 migrants have been expelled from Libya’s external land borders”, most of them Egyptians, Sudanese and Chadians. More recently, forced returns have increased to Niger, Sudan and Chad. Also, boat departures of Egyptians from the East of Libya are on the rise: in 2022, Egyptians were the second nationality of migrants arriving in Italy (after Tunisians), while in 2021, more than 26,500 Egyptians were stopped at the Libyan border. The situation of asylum seekers and refugees inside Libya who are registered with the UN Refugee Agency, UNHCR, and are also victims of arbitrary detention and deportation, is very concerning as well, as is the lack of a legislative framework for the protection of migrant workers in the country. Hundreds of migrants are expelled by Libyan forces to get starved or kidnapped by ransom gangs. In January 2023, 600 migrants detained in Al Kufra facility controlled by the Department for Combating Illegal Immigration (DCIM) were expelled by the Libyan Arab Armed Forces (LAAF). This number included Sudanese asylum seekers registered at the UNHCR. Many are believed to have died in the desert and most went missing.
At the same time, the European Union is committed to further “strengthen capacity of Libya to prevent irregular departures”, as stated in the Action Plan on the Central Mediterranean, and to disburse EUR 45 million to Libya and Tunisia to strengthen border management, including supporting Maritime Rescue Coordination Centres (MRCC) and the “training academy for border guards in Libya”. The EU is also committed to “explore ways to improve process to disembark migrants in Libya”, as stated in the 12-point MOCADEM Action file on Libya.
Libya is not a safe place for disembarkation for migrants, and despite the numerous acknowledgements of this fact by UN bodies and the Council of Europe, and the many denunciations of agreements, the EU remains silent. On 6 February 2023, Italy handed over the first of the five announced patrol vessels to the Libyan Coast Guard (under EUTF budget), in the presence of European Neighbourhood and Enlargement Commissioner Várhelyi.
It is clear that the way the EU and some EU Member States collaborate with Libyan authorities in the field of migration is further hindering the stabilisation process in Libya. It also fosters a cycle of violence linked to interception and detention which strengthens local militias and human traffickers who are making money out of the lives of migrants, asylum seekers and refugees.
We, the undersigned organisations, ask that:
The EU and its Member States:
• Ensure that any agreements or cooperation between Libya and the EU and its Member States are consistent with international and EU Law.
• Esure transparency and disclosure of the monitoring and follow-up mechanisms adopted by EU to ensure the safety and security of migrants at sea, at disembarkation points and detention centers.
• Encourage and pressure Libyan authorities to open serious investigations into human rights violations and to implement the UN Fact Finding Mission’s recommendations
• Stop providing material and financial support to increase Libya's capacity to intercept people at sea and/or land borders as it deteriorates the rights of migrants and refugees, increases pushbacks at sea and violence against them.
• Guarantee the transparency and accountability regarding the use of EU and Member States’ budget for border management projects in Libya.
• Focus Member States’ and the EU’s foreign policy on supporting the peace and stability process in Libya, and reduce the excessive focus on border management.
• Stress that Libya cannot be considered a Place of Safety for the disembarkation of migrants rescued at sea and put in place an EU Search and Rescue (SAR) operation in the Central Mediterranean; as well as to respect their duty of Search and Rescue.
• Reinforce safe and legal pathways for migration to the EU.
• Press Libyan authorities to fully respect the guarantees of the right to freedom of association, notably to:
List of signatories: