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Comunicato stampa
GAZA, UN PONTE PER: “ATTACCO A OPERATORI UMANITARI DELIBERATO, CESSATE IL FUOCO INDISPENSABILE PER DISTRIBUIRE AIUTI”
Roma, 3 aprile 2024 - “Le scuse per aver commesso un errore nell’uccisione dei 7 operatori umanitari dell’organizzazione World Central Kitchen non reggono. Le modalità con cui è stato colpito il convoglio umanitario, che aveva seguito tutte le procedure dettate dall’Esercito israeliano e le cui insegne erano visibili dall’alto, fanno pensare ad un attacco deliberato, per certi versi ad una esecuzione mirata. La nostra solidarietà ai colleghi di WCK è totale così come la nostra indignazione nei confronti dei responsabili di questa ennesima violazione del diritto umanitario”.
Lo affermano, in una dichiarazione, Angelica Romano e Alfio Nicotra, co-Presidenti nazionali di Un Ponte Per, Ong che opera in Medio Oriente dal 1991.
“La decisione di WCK e di altre Ong di sospendere la distribuzione degli aiuti alla popolazione stremata - proseguono Nicotra e Romano - è dovuta alla totale assenza di credibilità delle assicurazioni date da parte israeliana sull’incolumità dei convogli e del personale al seguito. Dal 7 ottobre ad oggi gli operatori umanitari, gli ospedali, le ambulanze, i luoghi protetti dal diritto internazionale, sono stati target delle armi israeliane tanto da aver prodotto una lista dolorosissima e lunga di 196 operatori assassinati dal 7 ottobre ad oggi”.
“Solo il cessate il fuoco, vero e prolungato, può consentire la distribuzione degli aiuti in sicurezza - precisano Romano e Nicotra - e il non rispetto della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e delle prescrizioni emesse dalla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia su questo aspetto, dovrebbero spingere i nostri Governi ad emettere sanzioni economiche e bloccare ogni consegna di armamento nei confronti d’Israele”.
“Da parte nostra - concludono i due co-Presidenti di un Ponte Per - continueremo finché sarà possibile, tramite il nostro partner palestinese, l’Union of Agricoltural Work Committes (UAWC), la campagna ‘Acqua per Gaza’ per cercare di arginare le vittime di disidratazione e di malattie gastrointestinali prodotte dall’assunzione di acqua contaminata. Ci aspettiamo però che questa nuova strage induca la comunità internazionale ad assumere tutte le iniziative più idonee per tutelare la popolazione civile dall’uso illegale della fame e della sete come strumento di guerra”.
18 marzo 2024 _ Un Ponte Per, insieme a decine di organizzazioni della società civile riunite nel coordinamento “Basta favori ai mercanti di armi”, lanciano una mobilitazione per chiedere al Parlamento di non peggiorare i meccanismi di autorizzazione e controllo e i presidi di trasparenza sull'esportazione di armamenti previsti dalla legge 185 del 1990.
Il Senato ha approvato in aula il 21 febbraio 2024 un disegno di legge di iniziativa governativa che cancella i meccanismi di trasparenza e controllo parlamentare sul commercio e le esportazioni di armi e sulle banche che finanziano tali operazioni. Con una fretta inconsueta e degna di miglior causa e approfittando della distrazione della stampa e dell’opinione pubblica, il disegno di legge è stato approvato prima in commissione e poi in aula al Senato, dove sono stati bocciati tutti gli emendamenti che tentavano di mitigare gli effetti più nefasti del provvedimento. Il testo è ora all’esame della Camera: sarà esaminato dalle Commissioni riunite Esteri e Difesa e si prevede che arriverà in aula a maggio. Decine di organizzazioni della società civile chiedono ai deputati di modificare il disegno di legge per ripristinare il controllo del Parlamento sull’export di armi e sulle banche che fanno affari con tali operazioni.
L’importanza della legge 185/90
Si tratta di una norma innovativa che il Parlamento ha approvato nel 1990 dopo una grande campagna di mobilitazione della società civile, inserendo per la prima volta dei criteri non economici nella valutazione di autorizzazione delle vendite estere di armi italiane. Un approccio che è stato poi ripreso sia dalla Posizione Comune UE sull’export di armi sia dal Trattato ATT (Arms Trade Treaty). Sebbene nel corso degli anni la legge 185- che prevede il divieto di invio di armi verso Paesi in conflitto e in cui ci siano gravi violazioni dei diritti umani - non sia stata in grado di fermare esportazioni di sistemi militari con impatti molto negativi, è indubbio il grande ruolo di trasparenza che essa ha avuto. Permettendo al Parlamento e alla società civile di conoscere i dettagli di un mercato spesso altamente opaco.
Ora questa possibilità di trasparenza è messa in pericolo a causa di decisioni che vogliono rendere sempre più liberalizzata la vendita di armi, con l’utilizzo di false retoriche: non è vero che c’è un problema di eccessivi controlli sull’esportazione di armi italiane e non è vero che questa modifica della legge 185/90 favorirà una maggiore sicurezza per l’Italia in un momento di crisi internazionale. Al contrario facilitare la vendita all’estero di armi che sicuramente finiranno nelle zone più conflittuali del mondo aumenterà l’insicurezza globale, e quindi anche quella di tutti noi, solo per garantire un facile profitto di pochi. Questa modifica della legge 185/90 parte da lontano perché da anni la lobby dell’industria militare e i centri di ricerca e di pressione ad essa collegati chiedono a gran voce di poter praticamente liberalizzare l’export di armi. A chi fa affari vendendo nel mondo armi e sistemi militari non fa piacere che ci sia trasparenza e controllo anche da parte della società civile, oltre che allineamento con principi che non prendono in considerazione solo i fatturati. Già nella situazione attuale sappiamo bene che non sempre le autorizzazioni rilasciate sono state in linea con i criteri della Legge 185/90 e dei trattati internazionali: se il nuovo disegno di legge dovesse passare la situazione peggiorerebbe, in particolare sulla questione degli intrecci tra finanza e produzione di armamenti.
“Che il Parlamento approvi una siffatta controriforma è un vero e proprio atto di autolesionismo, perché cancellerebbe quelle prerogative di controllo e trasparenza che la legge 185 del 1990 mette in capo proprio alle Camere. L’invasività della lobby delle armi è una minaccia alla nostra democrazia che vuole tenere all’oscuro dei suoi programmi di morte l’opinione pubblica del nostro paese”. Lo affermano Angelica Romano e Alfio Nicotra co-presidenti di un Ponte Per.
La petizione
Le organizzazioni della società civile aderenti chiedono ai cittadini e alle cittadine e a tutte le organizzazioni interessate di firmare la petizione pubblicata sul sito di Rete Italiana Pace e Disarmo “Basta favori ai mercanti di armi”.
Nei prossimi giorni partiranno anche altre mobilitazioni tra cui l’invio di lettere ai parlamentari, la richiesta di audizioni parlamentari e l'organizzazione di momenti di assemblea pubblica.
Per maggiori informazioni:
Aderiscono alla mobilitazione:
Rete Italiana Pace Disarmo e tutte le organizzazioni aderenti: Accademia apuana della pace, ACLI, AGESCI, ALTROMERCATO, Ambasciata democrazia locale, Amici della mezza luna rossa palestinese, ANPI, ANSPS, AOI – Associazione di cooperazione e di solidarietà internazionale, Archivio Disarmo, ARCI, ARCI Bassa Val di Cecina, ARCI Servizio Civile aps, ARCS, Associazione Papa Giovanni XXIII, Associazione per la pace, AssopacePalestina, AUSER, Beati i costruttori di Pace, Casa per la pace di Modena, CDMPI – Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale, Centro Studi Difesa Civile, Centro Studi Sereno Regis, CGIL, CGIL Padova, CGIL Verona, CIPAX, CNCA, Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della FCEI, Comitato Pace e Disarmo di Volterra, Conferenza degli Istituti Missionari in Italia, Coordinamento Comasco per la Pace, Coordinamento pace in comune Milano, COSPE, Emmaus Italia, FIOM-Cgil, FOCSIV, Fondazione Angelo Frammartino, Fondazione Finanza Etica, Forum Trentino per la Pace e i diritti umani, Gruppo Abele, IPRI – rete CCP, IPSIA, Lega per i diritti dei popoli, Legambiente, Libera, Link – coordinamento universitario, Link2007 cooperazione in rete, Lunaria, Movimento europeo, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Nonviolento, Nexus Emilia Romagna, Noi Siamo Chiesa, Opal Brescia, Pax Christi Italia, Percorsi di pace, Rete degli studenti medi, Rete della conoscenza, Scuola di Pace “Vincenzo Buccelletti” di Senigallia, Servas Italia, Tavola sarda della pace, U.S.Acli, UDS, UDU, Un Ponte Per, Ventiquattro marzo
Comunicato Stampa
Carovana solidale - Rafah: Gaza oltre il confine
Dal 3 al 6 marzo una delegazione di operatori e operatrici umanitari, 16 parlamentari, 13, giornaliste e giornaliste, accademici ed esperte di diritto internazionale si recherà in Egitto per raggiungere il valico di Rafah. Si tratta di un’iniziativa promossa dall’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Rete AOI), nell’ambito della campagna #EmergenzaGaza, in collaborazione con Amnesty International Italia, ARCI e Assopace Palestina.
Roma, 6 febbraio 2024 – L’appello della delegazione è per il cessate il fuoco immediato, perché riprenda l’azione diplomatica internazionale, sotto la regia delle Nazioni Unite. La delegazione sostiene con determinazione la richiesta delle organizzazioni umanitarie e della Corte Internazionale di Giustizia, perché si consenta l’ingresso degli aiuti e l’operato umanitario. Obiettivo della delegazione italiana è quello di testimoniare la vicinanza alla popolazione di Gaza sotto assedio e dimostrare che è possibile fare qualcosa di concreto.
L'assalto militare israeliano sta causando distruzione, pericolo, terrore e sofferenza tali da rendere impossibile per il sistema umanitario internazionale organizzare una risposta sicura per salvare vite umane.
Le realtà promotrici invitano il governo italiano ad agire perché il cessate il fuoco sia permanente e si fermi il massacro in atto, sospendendo l’acritico sostegno alla politica del governo israeliano, che lo rende complice della tragedia in atto. Il governo e il Parlamento devono fare tutto ciò che è in loro potere per prevenire ulteriori offensive militari e creare un ambiente favorevole ai negoziati e al dialogo: in questo quadro va affrontata anche la questione del rilascio degli ostaggi israeliani. Deve essere garantita ai civili, coloro che pagano sempre il prezzo più alto nei conflitti, la protezione da minacce e violazioni del diritto umanitario internazionale.
Oggi più che mai è necessario che la comunità internazionale condanni l'occupazione israeliana in Palestina, contrasti l’impunità di Israele di fronte alla continua violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. Sono passaggi essenziali per creare un percorso sostenibile e concreto verso dei negoziati di pace che vengano condotti nel quadro della legalità internazionale.
La delegazione incontrerà a Il Cairo organizzazioni della società civile, difensori dei diritti umani, agenzie delle Nazioni Unite, oltre alle rappresentanze diplomatiche italiane in loco. Successivamente si recherà ad Al Arish per seguire il percorso dei container di aiuti umanitari realizzati grazie alla raccolta fondi #EmergenzaGaza. Infine, raggiungerà il valico di Rafah per incontrare le organizzazioni umanitarie che si stanno spendendo per cercare di inviare aiuti essenziali dentro la Striscia, affrontando difficoltà inimmaginabili. Tra loro UNRWA, agenzia ONU per il soccorso dei rifugiati palestinesi, oggetto in queste settimane di un gravissimo attacco che colpisce collettivamente quasi 6 milioni di rifugiati palestinesi a Gaza, in Cisgiordania, in Siria, Libano e Giordania, ma anche la Mezzaluna Rossa Egiziana e quella Palestinese, e l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA).
Dichiarazioni
Alfio Nicotra, AOI - Un Ponte Per: “Partiamo per Rafah perché non possiamo stare con le mani in mano mentre si sta consumando questa ecatombe di bambini e bambine a cui si sta sottraendo tutto: la vita, il gioco, l’istruzione, la salute, il diritto al futuro. La nostra campagna #ErmergenzaGaza ha raccolto centinaia di piccole donazioni individuali e collettive segno che la società civile italiana si sente coinvolta dalla tragedia del popolo palestinese. Partiamo anche per essere vicini ai nostri colleghi delle Ong, agli operatori umanitari, sanitari e ai giornalisti che ogni giorno vengono assassinati e fatti target dai cecchini e dai bombardamenti. Il Governo italiano e quelli della Ue devono chiedere ed agire per il cessate il fuoco. Occorre impedire che si concretizzi il piano di espulsione dalla propria terra di oltre due milioni di palestinesi.”
Tina Marinari, Amnesty International Italia: “Un mese dopo che la Corte internazionale di giustizia ha ordinato le sei misure cautelari, la situazione nella Striscia di Gaza non ha fatto altro che peggiorare. La popolazione è ridotta alla fame e l’accesso agli aiuti umanitari continua ad essere bloccato da Israele. In quanto potenza occupante, secondo il diritto internazionale, Israele ha il chiaro obbligo di garantire le necessità di base della popolazione di Gaza. Il blocco israeliano è una forma di punizione collettiva e un crimine di guerra. Noi abbiamo bisogno di aprire gli occhi e mostrare al mondo tutti i crimini che si stanno compiendo di fronte all’immobilismo internazionale. Abbiamo bisogno che un cessate il fuoco immediato e permanente venga garantito al più presto in maniera unilaterale.”
Raffaella Bolini, Arci: “Noi crediamo sia necessario che arrivi alla popolazione di Gaza il segnale che c’è un’altra Italia, un’altra Europa, un altro Occidente, che crede nel diritto internazionale, che crede nella politica di giustizia, che si batte per una soluzione politica fondata sulla legalità internazionale. Per dare un appiglio di speranza a chi soffre e sopravvive e muore chiedendosi perché nessuno faccia niente di fronte a un genocidio. L’ignavia di fronte all’oppressione produce danni immensi, di cui pagano i prezzi tutti. La comunità internazionale non ha mosso un dito, di fronte al tradimento del processo di pace, all’avanzata dell’occupazione, degli insediamenti, dell’apartheid negli ultimi trenta anni. Chi oggi guarda con paura ai processi di radicalizzazione, in Israele e in Palestina, deve sapere che sono figli di quella ignavia. Perché, quando la politica di giustizia non c’è, rimane solo la forza bruta. Bisogna rimettere in campo la politica.”
Luisa Morgantini, Assopace Palestina: “Non raggiungeremo l'inferno di Gaza, vorremmo tanto farlo, ma l'entrata è interdetta non solo a noi, ma a anche a relatori delle Nazioni Unite, ai giornalisti, agli aiuti umanitari fatti entrare a gocce. Stiamo assistendo ad un genocidio e alla crudeltà della scelta del governo di Israele di affamare e distruggere Gaza, come affermato da ministri, non solo fondamentalisti messianici, ma anche da un Presidente laico che dice "non c'è un innocente a Gaza. I gazawi devono essere spazzati via, mettendo al loro posto coloni che così, potranno vedere il mare". Ma i palestinesi a Gaza, nella Cisgiordania, dove ogni giorno l'occupazione uccide e rapina terra, in Israele, nei campi profughi del Libano, della Siria e della Giordania e nella diaspora nel mondo, sapranno che non sono soli, sanno che ci sono milioni di persone nel mondo che sono con loro e non con le politiche simili a quelle del nostro governo che si rende complice dei crimini di guerra che sono commessi ogni singolo momento dal governo israeliano. Arriveremo fino a Rafah, nella parte egiziana con aiuti umanitari, ma sopratutto per ribadire il nostro impegno a far sì che dopo 75 anni di continua Nakba e 56 anni di occupazione militare, di apartheid e colonizzazzione, il popolo palestinese ha di gran lunga il diritto all'autodetetminazione e alla libertà. Non averla praticata segna il fallimento della Comunità Internazionale, in primis dell'Unione Europea, che dovrebbe fondarsi sulla giustizia e il rispetto dei diritti umani e sociali di tutti e tutte.
Comunicato Stampa
Iraq: 6 anni di lavoro per sostenere la salute delle donne
L’Ong italiana Un Ponte Per chiude il suo lungo programma di sostegno alla salute finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). I centri sanitari aperti verranno trasferiti alle autorità locali.
Roma, 6 febbraio 2024 – Sei anni di lavoro, oltre 30mila persone raggiunte, una media di 15 pazienti al giorno visitati, un centro sanitario e un reparto di maternità che prima non esisteva resi operativi, 4 centri di salute primaria e 5 ospedali supportati : sono alcuni numeri di “Salamtak” (in arabo “La tua salute”), il lungo programma di sostegno alla salute mentale e riproduttiva portato avanti in Iraq dalla Ong Un Ponte Per (UPP), grazie al sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). Operativo in particolare nella Piana di Ninive, tra Mosul e Bashiqa, il programma ha operato in una delle aree più complesse del paese, colpita dagli effetti devastanti della guerra e della lunga occupazione di Daesh (Stato Islamico).
Sei anni di lavoro e di cammino condiviso con la popolazione locale, che ha visto la costruzione di centri sanitari dove prima non esistevano, la riabilitazione di quelli esistenti, la formazione di personale specializzato e la sensibilizzazione delle comunità sul diritto alla salute fisica e psicologica.
Le donne e le ragazze irachene incontrano ancora molti ostacoli quando si tratta di accedere alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi. Le persone che sono state accolte hanno in media dai 13 ai 65 anni e si sono rivolte ai Centri per gravidanze a rischio, servizi di maternità e cure materno-infantili aperti nella Piana di Ninive. I maggiori accessi registrati sono state giovani donne tra i 18 e i 34 anni.
E’ stato poi riattivato il reparto di maternità nel centro di salute primaria di Hammam Al Alil, a sud di Mosul, che offre servizi essenziali quali l’assistenza prenatale e postnatale, oltre a programmi educativi che riguardano la pianificazione familiare e l’allattamento al seno. Il reparto inoltre garantisce 2-3 parti sicuri al giorno e fornisce una media di 250 consultazioni al mese alle donne e ai loro bambini. La struttura serve oltre 39 villaggi, per un totale di circa 120mila persone.
Ma “Salamtak” ha supportato anche l’unico ospedale pubblico del governatorato di Ninive che si occupa di pazienti ustionati, l’Ospedale Al Hurok di Mosul. Lì UPP ha attrezzato due sale del pronto soccorso, inaugurate pochi giorni prima del terribile incidente che, nel settembre del 2023, ha colpito la città di Qaraqosh, che hanno potuto così essere operative per rispondere a quell’emergenza.
Nell’ultima fase del progetto, che si è conclusa a dicembre 2023, abbiamo stretto la collaborazione con il partner Solidarités International, il cui intervento ha superato gli obiettivi di riabilitazione delle infrastrutture idriche, del trattamento dei rifiuti medici e dei servizi igienico-sanitari in 5 centri sanitari a Mosul. È stato migliorato l'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, potenziando le strutture per il trattamento dei rifiuti medici. Il progetto, di cui hanno beneficiato oltre 5.000 persone, è stato integrato inoltre da laboratori didattici per studenti e studentesse sulle corrette pratiche di igiene e dalla formazione tecnica per il personale sanitario.
Il lavoro è sempre stato portato avanti in collaborazione con le autorità locali, e in particolare con il Direttorato della Salute di Ninive, che UPP ha accompagnato per affrontare carenze strutturali e mancanza di personale formato.
Alle autorità locali verranno adesso dati in gestione in centri sanitari e le infrastrutture costruite e riabilitate, assicurando loro l’accompagnamento necessario per garantirne l’operatività e la presenza di personale altamente formato.
Comunicato stampa
MEDIO ORIENTE - UN PONTE PER: “FERMARE L’EFFETTO DOMINO, NO A MISSIONE MILITARE NEL MAR ROSSO”
Roma, 25 gennaio 2024 - “Siamo allarmati per la discussione in corso in sede europea e nazionale di varare una missione navale militare nel Mar Rosso senza alcun mandato dell’Onu. Il messaggio verso le opinioni pubbliche arabe sarebbe molto negativo. Da un lato silenzio e inerzia per il massacro di decine di migliaia di civili palestinesi a Gaza. Dall’altro azione a tutela degli affari e dei profitti con una missione dal sapore coloniale. Non di nuove armi e armate ha bisogno il Medio Oriente, ma di una energica e visibile azione politica e diplomatica per far cessare il fuoco a Gaza e porre per via negoziale il tema dei diritti del popolo palestinese”.
Lo affermano, in una dichiarazione, Alfio Nicotra e Angelica Romano co-presidenti nazionali della Ong Un Ponte Per, operativa in Medio Oriente da oltre 30 anni.
“La missione in Mar Rosso ci riporta alla mente l’invio delle navi italiane nel Golfo Persico del 1990. Anch’esse vennero giustificate dal Governo di allora come deterrenza e pressione verso l’Iraq (oggi verso gli Houthi). La storia ci ha detto invece che servivano per fare la guerra”, puntualizzano Romano e Nicotra.
“Occorre fermare l’effetto domino che dal 7 ottobre si sta estendendo a macchia d’olio in tutto il Medio Oriente - proseguono Nicotra e Romano. “La sicurezza delle rotte commerciali si ottiene solo facendo cessare i massacri e il ricorso alla guerra”.
“C’è un problema di credibilità dell’Italia e dell’Unione Europea data dall’inazione verso il bagno di sangue innocente in corso nella striscia di Gaza e dalla scelta di una nuova missione militare nel Mar Rosso. Si aumentano così irresponsabilmente i rischi per gli operatori umanitari e della solidarietà che agiscono in Medio Oriente. Anche per questo – concludono Nicotra e Romano – ci appelliamo al Governo italiano affinché abbandoni la soluzione militare e agisca in tutte le sedi per una soluzione diplomatica della crisi”.
Comunicato stampa
Siria: bombardamenti turchi colpiscono la popolazione civile
Un Ponte Per, Ong italiana presente nell’area denuncia: “Messe fuori uso centrali idriche ed elettriche, impossibile sostenere la popolazione civile”
Roma, 19 gennaio 2024 – “Come operatori umanitari chiediamo di poter continuare a fornire assistenza alle persone che da oltre 12 anni stanno subendo gli effetti della guerra in Siria, garantendo loro accesso al supporto di cui hanno bisogno”.
Così Rizwan Ul-Haq, Capo missione della Ong Un Ponte Per nel nord est della Siria, rispetto agli attacchi che la Turchia sta conducendo da mesi sull’area e che si sono intensificati negli ultimi giorni.
A partire dal 13 gennaio infatti l’esercito turco sta conducendo attacchi simultanei aerei e via terra, colpendo indiscriminatamente la popolazione civile e centri vitali come centrali idriche, elettriche e petrolifere, con ripercussioni gravissime sulle persone, tra cui l’interruzione di acqua, corrente elettrica, riscaldamento.
In questi giorni sono stati oltre 220 i bombardamenti che hanno interessato le aree comprese tra Derik, Qamishlo, Amuda e Kobane, a cui si aggiunge il lancio di altri 112 attacchi via terra. Sono stati colpiti 92 siti civili e le vittime sono 12. Sono già 9 le centrali elettriche messe fuori servizio, causando la perdita di corrente in oltre 2mila fra città e villaggi.
La mancanza di carburante, acqua ed energia sta creando gravi limitazioni al lavoro umanitario di Un Ponte Per e dei suoi partner. Le restrizioni di movimento impediranno a breve di portare servizi e assistenza alla popolazione. L’assenza di corrente elettrica e acqua nelle cliniche e nelle strutture sanitarie che sosteniamo renderà impossibile garantire assistenza sanitaria e cure, anche salvavita, alle persone colpite.
“La situazione sta peggiorando di ora in ora” prosegue il Capo missione. “La popolazione è senza corrente e acqua e ci sono gravi restrizioni alla possibilità di spostarsi. Nel frattempo le temperature sono scese sotto lo zero. Non so dire per quanto riusciremo a fornire servizi salva-vita a persone che – è bene ricordarlo - per sopravvivere hanno bisogno dell’assistenza di organizzazioni umanitarie che garantiscano loro l’accesso a salute, cibo, acqua, igiene”.
La gravità della situazione ha già costretto gli operatori di Un Ponte Per sul campo a fare scorta di carburante laddove possibile, in modo da poter garantire alcuni spostamenti e il funzionamento dei generatori, necessari per mantenere operative cliniche e ospedali.
Un Ponte Per opera nel nord est della Siria dal 2015, con interventi di ricostruzione del sistema sanitario locale in collaborazione con numerosi partner locali. In questi anni insieme abbiamo garantito la riabilitazione e la creazione di oltre 15 cliniche e ospedali e di un sistema di ambulanze, garantendo il diritto alla salute alla popolazione colpita da 12 anni di conflitto.
All’indomani del deludente risultato della Cop28 a Dubai, il testimone delle politiche climatiche torna in mano ai singoli Paesi. La sfida, per l’Italia, riguarda l’aumento di ambizione delle politiche di mitigazione, la pianificazione di misure di adattamento e preparazione ma anche il coinvolgimento delle comunità. Attraverso attività diffuse sul territorio, campagne, formazione e strumenti di citizen science Un Ponte Per, grazie a progetti come Sentinelle Climatiche, coinvolge scienziati/e, docenti, studenti/esse e cittadine in attività di monitoraggio climatico, da nord e sud del paese. Un contributo alla rivoluzione culturale necessaria a vincere la sfida climatica. Come sottolinea Luca Mercalli, climatologo, divulgatore scientifico, presidente della SMI – Società Meteorologica Italiana, tra i formatori di Sentinelle Climatiche, “la fisica non aspetta i nostri capricci. Il riscaldamento globale sta galoppando ed è un processo che dipende da leggi naturali, non da decisioni umane. Mi sconvolge il fatto che si antepongano l’economia e i desideri della società a leggi che funzionano per conto proprio. Siamo noi a doverci adeguare a esse, non il contrario.”
L’Italia è un hot spot di vulnerabilità climatica. In altre parole: il territorio del nostro paese è particolarmente fragile al clima che cambia. Ondate di calore, precipitazioni intense, siccità, innalzamento del livello del mare, specie aliene nei mari e sulla terra ferma sono fenomeni sempre più comuni e allarmanti nel nostro paese, che richiedono politiche di adattamento, prevenzione e gestione del territorio urgenti.
Il Rapporto “Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in Italia” della Fondazione CMCC – Centro Mediterraneo Cambiamenti Climatici ha rilevato che la probabilità del rischio da eventi estremi è aumentata in Italia del 9% negli ultimi vent’anni. A ciò si collegano scenari preoccupanti relativi all’innalzamento delle temperature, con una perdita stimata fino all’8% del PIL a fine secolo, a seconda dei vari scenari. L’ultimo report dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), che ha analizzato l’effetto dei disastri climatici tra il 1980 e il 2020, segnala più di 140mila morti in Europa. L’Italia è al terzo posto, dopo Germania e Francia, con 21 mila morti. Nel 2023 si sono verificati in Italia ben 61 eventi meteorologici estremi nella regione Lombardia, 28 in Toscana, 24 in Veneto, con un netto aumento rispetto al 2022. Una ricerca condotta dal Centro Studi Consiglio Nazionale degli Ingegneri (Cni) ha stimato che per mettere in sicurezza il territorio nazionale sarebbero necessari almeno 26,58 miliardi di euro. Una cifra necessaria a proteggere i 2,4 milioni di abitanti che vivono in zona alluvionali ad alto rischio e i 6,8 milioni che vivono in aeree a rischio alluvionale medio.
Particolarmente rilevanti sono gli impatti climatici sui minori. Per fare un esempio, a livello globale, secondo l’Unicef 739 milioni di bambini sono esposti a situazioni di carenza idrica elevata o estremamente elevata. E le prospettive per il futuro sono ancora peggiori.
Per questo, preparare la popolazione, a partire dai più giovani, a ciò che i cambiamenti climatici produrranno sulle loro vite è fondamentale. Lo ribadisce, oltre all’Unicef, anche il Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia, che ha da poco evidenziato il diritto dei bambini e delle bambine a un ambiente pulito, sano e sostenibile, proprio in riferimento al clima che cambia.
Il diritto al futuro delle giovani generazioni è divenuto negli ultimi anni un tema di dibattito importante, che ha fondato anche numerose climate litigation promosse in diversi paesi da gruppi di giovani e giovanissimi contro Stati e imprese.
Anche nell’ambito delle Cop è stata più volte affermata l’importanza di dirigere prioritariamente a minori e giovani finanziamenti e risorse in ambito climatico. In questo quadro, l’educazione climatica e l’’empowerment dei minori assume particolare rilevanza, come la messa in campo di strategie di coinvolgimento delle comunità che partano dalle scuole.
Se le giovani generazioni sono quelle che pagheranno il prezzo più alto del riscaldamento globale, l’informazione e la formazione che sul tema i giovani hanno a disposizione è insufficiente e inadeguata. Per questo, portare le tematiche climatiche e l’educazione ecologista all’interno dei programmi didattici è fondamentale.
Attraverso la sinergia di istituti scolastici, comunità locali, associazioni, istituzioni si rafforzano le comunità educanti e si pongano al centro il diritto al clima, all’ambiente, al verde, alla salute e alla vita delle ragazze e dei ragazzi.

Il progetto Sentinelle climatiche coinvolge scuole secondarie di primo e secondo grado in cinque diverse regioni Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia.
Mettendo insieme associazioni, docenti e scienziati (tra essi la Società Metereologica Italiana di Luca Mercalli, Ismedl’Istituto sugli Studi del Mediterraneo del CNR con Desirée Quagliarotti e lo storico dell’ambiente Marco Armiero) le attività hanno formato 150 docenti e dirigenti scolastici e fornito strumenti didattici utili a coinvolgere le classi. Obiettivo: rendere 10.000 studenti e studentesse protagoniste di campagne di monitoraggio degli impatti climatici sui propri territori attraverso gli strumenti della scienza aperta. I risultati dei monitoraggi diventeranno una mappa gis partecipata disponibile online.
Per Nicole Marcellini, responsabile formazione di A Sud, capofila del progetto, “monitorare gli impatti sul territorio con gli strumenti della Scienza Aperta è un formidabile strumento di sensibilizzazione e di azione climatica. Che non può che partire dal luogo di formazione per eccellenza: la scuola”.
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Il progetto è finanziato dall’AICS, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
Il partenariato comprende Un Ponte Per, A Sud, Società Metereologica Italiana, Ismed – CNR , Docenti senza frontiere, CDCA, Cospe, Resilea, Palmanana.
Comunicato stampa
Donne costruttrici di pace
A Roma un evento nazionale per discutere il piano “Donne, Pace e Sicurezza” e la Risoluzione Onu 1325, con Un Ponte Per e il Centro Studi Difesa Civile
Roma, 14 ottobre 2023 – Venerdì 15 dicembre 2023, alle ore 9.00, preso la Casa Internazionale delle Donne (Via della Lungara 19, Roma) si terrà la conferenza “Donne costruttrici di pace in azione”, organizzata dalla Ong italiana Un Ponte Per e dal Centro Studi Difesa Civile. L’evento avrà come oggetto l’agenda “Donne, Pace e Sicurezza” (WPS) delle Nazioni Unite e la Risoluzione 1325 per il coinvolgimento delle donne nella risoluzione nonviolenta dei conflitti.
La conferenza, prevista dal progetto finanziato dalla Direzione Generale per gli Affari Politici e la Sicurezza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (DGAP), è organizzata per promuovere e condividere le esperienze delle organizzazioni della società civile nell'attuazione dell'Agenda Donne, Pace e Sicurezza, con un focus specifico sui risultati e le prospettive per l’attuazione del quarto Piano Nazionale d’Azione dell’Italia.
Nel corso della giornata di lavoro ci sarà spazio per parlare del contributo della Ong Un Ponte Per e del Centro Studi Difesa Civile nei primi tre anni di attuazione del IV Piano Nazionale d’Azione dell’Italia, attraverso i progetti ad esso dedicati in Tunisia, Libia, Iraq e Libano.
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Diritti umani: al via il progetto "Shelter City Italy". Roma città italiana per la protezione dei difensori dei diritti umani
Roma, 12 dicembre 2023 - Domani, mercoledì 13 dicembre alle ore 9, presso gli spazi di Industrie Fluviali a Roma, sarà presentato ufficialmente il progetto "Shelter City Italy", con cui Roma diventerà la seconda capitale europea a offrire protezione e accoglienza temporanea ai difensori dei diritti umani a rischio.
L'iniziativa, promossa dalla ong italiana Un Ponte Per in collaborazione con il Municipio VIII, la rete internazionale Shelter City e con il Patrocinio dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, prevede di accogliere nei prossimi mesi i primi difensori dei diritti umani provenienti da paesi dove il loro lavoro è oggetto di minacce e persecuzioni.
A Roma potranno trovare un ambiente sicuro dove rigenerarsi e continuare la propria attività a distanza, beneficiando anche di supporto legale, psicologico e opportunità di formazione.
Alla presentazione parteciperanno esponenti delle istituzioni, del mondo diplomatico e della società civile tra cui la Vice Ambasciatrice d'Olanda in Italia, Pauline Diepenbroek. Interverranno tra gli altri il Presidente del Municipio Roma VIII, Amedeo Ciaccheri, l'associazione Un Ponte Per, la Rete In Difesa Di e la rete internazionale Shelter City.
Sarà un'occasione importante per far conoscere il valore del lavoro svolto da queste figure chiave per la difesa dei diritti umani in tutto il mondo, e per coinvolgere la cittadinanza su un tema fondamentale come i diritti umani. Roma dimostrerà con questo progetto pionieristico la volontà di essere al fianco di chi lavora in contesti difficili per la giustizia e la libertà.
Roma: UPP consegna libri in arabo nel carcere di Regina Coeli
L’ong Un Ponte Per ha consegnato un carico di libri in lingua araba nella Casa Circondariale “Regina Coeli” di Roma, destinati alla popolazione carceraria arabofona. Si tratta del 6° istituto penitenziario italiano coinvolto nell’ambito del progetto “Kutub Hurra – Libri Liberi” che lega Italia e Tunisia.
Roma, 30 ottobre 2023 – E’ stato consegnato il 27 ottobre scorso presso la Casa Circondariale “Regina Coeli” di Roma un carico di libri in lingua araba destinato alla popolazione carceraria arabofona detenuta.
I libri sono stati consegnati dalla Ong italiana Un Ponte Per (UPP), nell’ambito del progetto “Kutub Hurra – Libri Liberi”, portato avanti dal 2022 insieme all’Associazione tunisina “Lina Ben Mhenni”, creata in memoria dell’attivista prematuramente scomparsa, che ha lasciato in eredità una vasta collezione di libri in lingua araba. Il progetto è promosso grazie ad una vasta rete di realtà italiane che operano all’interno dei penitenziari, e l’obiettivo è costruire un ponte di libri che attraversi il Mediterraneo.
La consegna è stata resa possibile dalla collaborazione con l’Associazione “Fuori Riga” e dalla Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Roma, Valentina Calderone, presenti all’iniziativa.
La Casa Circondariale “Regina Coeli” è l’ultima coinvolta in ordine di tempo: prima i libri sono stati consegnati a Livorno (Casa Circondariale “Le Sughere” e Casa di Reclusione di Gorgona), Pisa (Casa Circondariale “Don Bosco”), Padova (Casa di Reclusione “Due Palazzi”) e Firenze (Casa Circondariale di Sollicciano).
Dalla prima consegna di libri, avvenuta nel maggio del 2022, “Kutub Hurra” è riuscito a raggiungere oltre 1.000 detenute e detenuti arabofoni in 6 istituti penitenziari in Italia (altri 6 sono in via di coinvolgimento), consegnando oltre 350 volumi nel corso di 4 spedizioni dalla Tunisia, grazie alla cooperazione tra 8 organizzazioni italiane e tunisine.
Il progetto punta a creare un ambiente carcerario più inclusivo, attraverso la fornitura di opportunità di lettura ai detenuti e detenute arabofoni e l'utilizzo dei libri come strumento di emancipazione. In questo senso, i libri diventano un mezzo per promuovere il dialogo culturale. Avere a disposizione letture e letterature in arabo significa anche essere considerati nella propria interezza e dignità, punto di partenza necessario per qualsiasi percorso di inclusione e riabilitazione.