Lo Stato aumenta la spesa in armi. E tu? Fai crescere la pace con il tuo 5x1000: CF 96232290583
29/11/2025 - Lancio della campagna internazionale - In occasione della Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, sabato 29 novembre prende avvio la Campagna Internazionale per la Liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri militari israeliane, tra cui minori, operatori sanitari, giornalisti, donne e persone con disabilità.
Organizzazioni della società civile italiane, impegnate nella tutela dei diritti umani e nel rispetto del diritto internazionale, hanno aderito alla mobilitazione globale istituendo un Comitato Nazionale per garantire un’azione coordinata sul territorio.
La campagna si propone di promuovere iniziative pubbliche finalizzate a chiedere:
1. la liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane,
2. la liberazione del leader politico palestinese Marwan Barghouti,
3. la chiusura dei centri di tortura israeliani,
4. la tutela dei diritti umani e dei diritti dei detenuti,
5. il rispetto della Terza e la Quarta Convenzione di Ginevra (1949) e il diritto internazionale umanitario,
6. l’accesso del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) alle carceri e ai detenuti palestinesi in Israele.
Si invitano associazioni, reti e realtà locali ad aderire alla campagna e coordinarsi per promuovere iniziative territoriali a partire dal 29 novembre e durante tutto il periodo della campagna. La liberazione di Marwan Barghouti e dei prigionieri palestinesi rappresenta un passo essenziale verso un percorso di giustizia, pace e libertà.
ADESIONI e INFORMAZIONI: freemarwanitalia@proton.me | Tel. +39 3483921465
RACCOLTA FIRME ONLINE [Petizione online aperta a cittadini e personalità pubbliche] >>
ADESIONI INIZIALI: Assopacepalestina, ANPI, ANBAMED, AOI ETS Rete Associativa – Cooperazione e Solidarietà internazionale, ARCI, AVS, ATTAC, CENRI, Centro Ricerche ed elaborazione della Democrazia (CRED), Comitato per la Democrazia Costituzionale, Comunità Palestinesi in Italia, Il Coraggio della Pace DISARMA, Gaza Freestyle, Gaza Fuori Fuoco, Giuristi Democratici Modena, Global Movement to Gaza, MERA25 Italia, No al Ponte, Ponti e non muri per la Palestina di Pax Christi Italia, PRC, Rete Italiana Pace e Disarmo, Rete No Bavaglio, Trasform! Italia, Veglie contro le morti in mare, Un Ponte Per.
Le associazioni della società civile portano Leonardo spa e lo Stato italiano in tribunale e chiedono di dichiarare nulli i contratti stipulati per la vendita e la fornitura di armi ad Israele
Roma, 20 Novembre 2025 - Il 29 settembre 2025 le associazioni AssoPacePalestina, A Buon Diritto, ATTAC Italia, ARCI, ACLI, Pax Christi, Un Ponte Per e la Dott.ssa Hala Abulebdeh o Abu Lebdeh, cittadina palestinese, rappresentate e difese dagli Avvocati Luca Saltalamacchia e Veronica Dini, affiancati dagli Avvocati Michele Carducci e Antonello Ciervo, hanno depositato un ricorso presso il Tribunale civile di Roma, per chiedere che vengano dichiarati nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa e sue controllate con lo Stato di Israele, relativamente alla vendita e alla fornitura di armi all’IDF.
Leonardo Spa è tra i maggiori produttori di armi al mondo e lo Stato italiano, attraverso il ministero dell’Economia e delle Finanze, ne è azionista di maggioranza. Israele da decenni è responsabile di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, non solo a Gaza, ma in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme. Da ben prima del 7 ottobre 2023 lo Stato di Israele porta avanti in Cisgiordania e a Gaza un’occupazione militare e un apartheid sistematico alimentati anche dalle armi che vengono vendute da partner esteri.
L'atto di citazione chiede l’accertamento e conseguente annullamento dei contratti di fornitura di materiali d’armamento stipulati dalla società Leonardo S.p.a., le sue controllate o intermediarie con lo Stato di Israele e le imprese da esso autorizzate, per persistente violazione dei divieti tassativi imposti dalla Costituzione, dalla legge, dalle altre fonti imperative sul ripudio della guerra, dalla normativa sovranazionale e dagli accertamenti dei competenti organi ONU.
Secondo quanto denunciato dalle associazioni ricorrenti, la vendita e la fornitura di armi a Israele da parte di Leonardo Spa è in contrasto:
Se il Tribunale civile di Roma riconoscerà la nullità dei contratti di fornitura di armi, Leonardo e lo Stato italiano non potranno più garantire sostegno militare ad Israele.
Inoltre, gli attori chiedono alla magistratura che sia vietata la futura vendita di armi e di tecnologie militari a Israele, in particolare di quelle ad oggi utilizzate nelle operazioni di terra e di cielo contrarie al diritto internazionale, condotte contro la popolazione palestinese.
Questa iniziativa rappresenta una delle prime azioni legali lanciate contro una compagnia privata e un Paese membro dell’UE, che sono coinvolti in accordi per la fornitura e la vendita di armi con lo Stato di Israele. Con questa causa, le associazioni promotrici chiedono a Leonardo Spa e allo Stato italiano di assumersi le proprie responsabilità di fronte allo sterminio e alle innumerevoli sofferenze causate alla popolazione palestinese, a Gaza e non solo, causati dall’IDF e dal Governo israeliano.
Comunicato stampa
Con il sostegno dell’Italia e insieme ai partner locali, Un Ponte Per ha rafforzato la resilienza delle comunità attraverso salute mentale, educazione, protezione e dialogo, coinvolgendo migliaia di persone tra Ucraina e Romania.
Roma, 20 Ottobre 2025 – Un Ponte Per (UPP) annuncia, insieme ai partner ucraini e romeni, la conclusione del progetto Iniziativa Congiunta per la Ripresa Sociale, l’Inclusione e la Coesione delle Comunità ucraine (AID 012832/01/0), realizzato con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, AICS Kiev. Avviato a Marzo 2024 e concluso a Luglio 2025, il progetto ha rappresentato una risposta concreta alle gravi conseguenze umanitarie del conflitto, che continua a colpire duramente la popolazione civile e la coesione sociale.
In coordinamento con Bukovinian Agency for Initiatives and Development (BAID), Institute for Peace and Common Ground (IPCG) e Peace Action Training and Research Institute of Romania (PATRIR), l’iniziativa ha rafforzato la resilienza delle comunità colpite, ponendo al centro salute mentale, educazione, protezione e dialogo come pilastri per una ripresa sostenibile. Un’attenzione particolare è stata rivolta alle giovani generazioni, protagoniste attive della risposta comunitaria alla crisi.
In Ucraina, il progetto ha sostenuto 25 comunità locali in 12 oblast, trasformando le scuole in centri di coesione e recupero. Oltre 500 insegnanti e 73 dirigenti scolastici hanno completato percorsi di formazione sul trauma e sulla gestione riparativa, mentre 607 studenti hanno beneficiato di corsi di resilienza e supporto psicologico. Parallelamente, 25 gruppi di dialogo comunitario hanno rafforzato le capacità locali di prevenzione dei conflitti e coesione sociale.
Grazie a 15 microgrant comunitari, sono stati realizzati interventi concreti su infrastrutture sociali, sicurezza, inclusione, imprenditorialità e ambiente. Tra i casi più significativi, la creazione di uno spazio medico presso il liceo di Kolomak (oblast di Kharkiv) e l’allestimento di un’aula educativa in un rifugio nella comunità di Hruhn (oblast di Sumy), area duramente colpita dai raid aerei russi.
Sul fronte della salute mentale e del supporto psicosociale, 679 professionisti tra psicologi, medici e operatori sociali sono stati formati e oltre 5.600 persone hanno ricevuto servizi di sostegno. Questi percorsi sono stati integrati nel sistema sanitario ed educativo ucraino, garantendo continuità oltre l’emergenza. Grazie a una campagna di sensibilizzazione mirata, inoltre, ulteriori 5.500 persone sono state informate sui centri di supporto presenti sul territorio e sui percorsi di assistenza appositamente creati. Infine, il programma di Educazione sui Rischi da Ordigni Esplosivi (EORE) ha raggiunto più di 2.500 persone.
In Romania, attraverso PATRIR, migliaia di rifugiati ucraini hanno ricevuto servizi sanitari, di protezione e assistenza legale con oltre 2.100 persone seguite, oltre a corsi di recupero, attività extracurriculari e lezioni di lingua rumena, che hanno coinvolto 143 studenti ucraini. In parallelo, attività culturali e programmi di formazione professionale – di cui hanno beneficiato oltre 2.000 persone – hanno favorito l’integrazione e rafforzato i legami con le comunità ospitanti.
Il percorso si è concluso con la conferenza internazionale “From Dialogue to Action” (Kyiv, maggio 2025), che ha raccolto centinaia di partecipanti per condividere i risultati e rilanciare l’impegno comune verso una ripresa inclusiva, pacifica e duratura. L’iniziativa dimostra che, anche in tempo di guerra, le comunità possono costruire ponti di solidarietà e fiducia, gettando le basi per un futuro più coeso e giusto.
Questo progetto è parte dell'Iniziativa di emergenza per la popolazione colpita dal conflitto in Ucraina e nei Paesi limitrofi (AID 012832)sostenuta dalla Cooperazione Italiana . Con un finanziamento di 46,5 milioni di euro, l’obiettivo è fornire assistenza salvavita multisettoriale nelle aree direttamente colpite dal conflitto e nelle zone circostanti ad alta concentrazione di sfollati. In collaborazione con 27 Organizzazioni della Società Civile, il programma AICS replica e amplia i successi ottenuti con l'Iniziativa di primissima emergenza del 2022-2023 (AID 012600), che ha fornito assistenza ad oltre 20.000 persone attraverso 14 progetti con un focus nei settori dell'emergenza, della salute, dell'educazione e della protezione.
Comunicato stampa
Al via il primo festival organizzato dalla Ong Un Ponte Per dedicato a cinema, letteratura, fotografia e dibattiti intorno al tema della decolonialità
Roma, 31 luglio 2025 – Una settimana dedicata al processo decoloniale, per esplorare attraverso immagini, parole e memorie il passato coloniale e le sue eredità nel presente. Una programmazione intensa e articolata, che intreccia cinema d’autore, letteratura, fotografia e incontri pubblici, in un dialogo aperto tra arti e attivismo, storia e identità.
E’ “ARENE DECOLONIALI”, il festival organizzato a Roma dalla Ong italiana Un Ponte Per, attiva in Africa sud occidentale e Nord Africa da oltre 30 anni, prevede la proiezione di 10 tra film, documentari e cortometraggi provenienti da diversi contesti geografici, 6 presentazioni di libri, due mostre fotografiche e un reading bilingue arabo-italiano con accompagnamento musicale, per dare voce alle memorie rimosse e alle resistenze dei popoli colonizzati.
Il festival si svolgerà dall’8 al 14 settembre 2025 nel Parco della Torre di Tormarancia, a Roma, grazie al patrocinio del Municipio VIII.
Nel 2025 inoltre ricorre il cinquantesimo anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini, figura centrale del panorama culturale italiano ed europeo del Novecento. Alla sua figura e al suo lavoro verrà quindi dedicata una retrospettiva nelle prime due giornate del festival, con un percorso critico attraverso alcune delle sue opere cinematografiche che esplorano il tema dell’alterità, con particolare attenzione al suo rapporto con l’Africa e l’Oriente.
L’iniziativa mira non solo a rileggere criticamente il passato, ma anche a coinvolgere attivamente la cittadinanza in un percorso di memoria collettiva e riflessione decoloniale, che ponga domande urgenti sul nostro presente e sul ruolo delle immagini nella costruzione dell’immaginario culturale.
A latere del festival, saranno organizzate inoltre due mostre fotografiche. “Patrimonio Scomodo – Memorie di un passato coloniale”, che in 18 pannelli con foto e testi ripercorre la storia della colonizzazione italiana della Libia, curata da Annunziata D’Angelo e Elisa Russo; e “Il Leone, il Giudice e il Capestro”, che in una ideale prosecuzione del festival sarà allestita dal 16 settembre al 7 novembre presso la Casa della Memoria e della Storia, realizzata in collaborazione con l’Istituto Storico Iconografico dell’Università Roma Tre. La mostra conterrà circa 80 scatti provenienti in gran parte dal fondo Bedendo e documenta la resistenza libica alla colonizzazione negli anni ’30 e la repressione fascista fino all’esecuzione di Omar Al Muktar.
Infine, con l’obiettivo di riconoscere il contributo della cinematografia al movimento decoloniale, Un Ponte Per ha istituito il Premio Arene Decoloniali, che ogni anno premierà uno dei film in rassegna secondo il parere di esperti e del pubblico. Il premio consisterà ogni anno in una opera d’arte appositamente realizzata.
Segue il programma dettagliato del festival.
***
ARENE DECOLONIALI
8 SETTEMBRE
Pasolini & l’Oriente: I’Autore e l’Alterità.
Questa serata è dedicata a uno sguardo critico su alcune opere cinematografiche di Pier paolo Pasolini, in particolare esplora l'immaginario orientale dell’autore, non come semplice esotismo, ma come costruzione autoriale complessa. Attraverso il suo "viaggio in Oriente", Pasolini interroga l'alterità e riflette sul proprio ruolo di autore europeo.
Presentazione del libro Orient (to) Express. Film di viaggio, etno-grafie, teoria d'autore con l’autore, il professor Marco Dalla Gassa, esperto di orientalismo, letteratura araba o studi postcoloniali(Università Ca’ Foscari di Venezia). Dalla Gassa presenterà le opere di Pasolini proiettate a seguire in dialogo con il pubblico.
Cortometraggio: Le mura di Sana’a (Yemen, 1971 | 14’)*
Pasolini lancia un appello per salvare la città antica di Sana’a, minacciata dalla modernizzazione. Un corto poetico e politico sul legame tra cultura e paesaggio urbano.
Proiezione del filmIl fiore delle Mille e una notte (Italia, 1974 | 129’)
Ispirato ai racconti orientali, il film intreccia storie d’amore, avventura e desiderio in un mondo fiabesco e sensuale, dove la ricerca dell’altro è anche scoperta di sé.
Trigger points: nudità frequenti, scene esplicite di natura sessuale, riferimenti alla schiavitù e alla violenza (non grafica).
9 SETTEMBRE
L’Africa come specchio dell’utopia rivoluzionaria
In questa giornata si esploreranno i limiti e le intuizioni dello sguardo pasoliniano sul "Terzo Mondo". Pasolini parla dell’Africa e per l’Africa, ma da un punto di vista esterno, benché empatico e politicamente impegnato.
Human Library con l’Associazione Movimento Italiani Senza Cittadinanza e la scuola popolare Shangai.
Incontro introduttivo alla visione con il professor Vito Varricchio, (storia dell’Africa), in dialogo con Lorenzo Teodonio, storico per passione, autore di Razza Partigiana, studioso di critica decoloniale.
Proiezione del film Appunti per un’Orestiade africana (Italia, 1970 | 65’). Film-saggio in forma di appunti visivi, in cui Pier Paolo Pasolini immagina una possibile trasposizione dell’Orestiade di Eschilo nell’Africa postcoloniale, intrecciando appunti visivi, musica e riflessioni politiche sul continente come spazio mitico e rivoluzionario.
Trigger points: riferimenti alla violenza e alla schiavitù (non rappresentati in modo esplicito)
10 SETTEMBRE
Patrimonio artistico e ri-significazioni
Presentazione della iniziativa “Echi da Dogali” con Giulia Grechi e l’Associazione Tezeta; a seguire presentazione a cura di Rosa Anna Di Lella sulle collezioni dell'ex Museo Coloniale e sulle attività del Museo delle Civiltà (MUCIV). Con la collaborazione della Rete Yekatit12-19febbraio.
proiezione di Abandon de poste di Mohamed Bouhari (Marocco / Belgio, 2010 | ca. 15) Confronto silenzioso tra una guardia giurata e una statua africana a grandezza naturale: la prima di turno davanti a un edificio, la seconda incatenata come gli antichi schiavi all’ingresso di una galleria d’arte. Sguardo ironico e disincantato sugli stereotipi del colonialismo e dello schiavismo attraverso le figure dei “nuovi schiavi” della società occidentale.
Collegamento online con la regista* e proiezione del film Dahomey di Mati Diop (Francia/Senegal, 2024 | ca. 67’).
Orso d’Oro al Festival int.le del cinema di Berlino, narra la restituzione al Benin di oggetti trafugati del Regno di Dahomey durante la colonizzazione e conservati al Musée du quai Branly di Parigi.
11 SETTEMBRE
Visioni del rimosso coloniale
presentazione del libro Visioni del Rimosso, con le autrici e autori Daniela Ricci e Micaela Veronesi (Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza) in dialogo con Leonardo De Franceschi e la Rete Yekatit12-19febbraio.
proiezione del film ADWA - AN AFRICAN VICTORY, del regista Haile Gerima, (Etiopia/USA, 1999 | ca. 90’); Attraverso testimonianze, materiali d’archivio e narrazione storica, il film ricostruisce la battaglia di Adwa (1896), in cui le forze etiopi sconfissero l’esercito coloniale italiano. Un’opera militante che celebra la resistenza africana e la memoria collettiva contro il colonialismo.
Trigger points: Descrizioni e immagini di guerra e violenza coloniale
Collegamento con il regista Haile Gerima, in dialogo con Micaela Veronesi e Daniela Ricci (Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza), a commento del film e dibattito
12 SETTEMBRE
Resistenze Decoloniali
Presentazione e letture di estratti del libro Il Re Ombra di Maaza Mengiste, con l’autrice in collegamento, insieme a Sandro Triulzi (Archivio Memorie Migranti) e la scrittrice Djarah Kan*; in collaborazione con la Rete Yekatit12-19febbraio. Modera Soumaila Diawara.
proiezione del film SEARCHING FOR AMANI (Kenya/USA, 2023 | Regia: Debra Aroko | ca. 87’ | Prodotto da Generation Africa – COE) Quando suo padre viene assassinato, Amani, un ragazzo di 13 anni, inizia a filmare per dare voce al proprio dolore e cercare risposte. Il documentario segue il suo percorso tra lutto, memoria e giustizia, offrendo uno sguardo intimo e coraggioso sulla violenza rurale in Kenya e sulla resilienza giovanile.
13 SETTEMBRE
Decolonizzare la scuola
Presentazione del libro “Tra i Bianchi di scuola” di Espérance Hakuzwimana insieme a Daniela Ionita del Movimento italiani senza cittadinanza, lo scrittore Christian Raimo, in collegamento, l’artista Takoua Ben Mohamed, e Angela Mona del gruppo di lavoro educazione Un Ponte Per.
Proiezione del film A.O.C di Samy Sidali (2022, Francia | ca. 18′) in cui Latefa e i suoi due figli, Walid e Ptissam, consigliati dall’amministrazione, francesizzano i loro nomi quando acquisiscono la cittadinanza francese. Il film è ispirato a una storia vera.
Muna, tredicenne britannico-somala, desidera partecipare alla gita scolastica. Prima della partenza, riceve la notizia della morte del nonno in Somalia. Durante il funerale scopre attraverso la musica tradizionale (l’oud) una nuova parte della propria identità e delle proprie radici.
14 SETTEMBRE
Tra poesia e memoria: testimonianze della colonizzazione italiana in Libia
Introduzione a cura di UPP e presentazione delle poesie tradotte dal libico all’italiano del poeta Fadil al Shalmani, deportato a Favignana, le poesie saranno interpretate dal regista, giornalista e sceneggiatore Khalifa Abo Khraisse e dall’attrice Valbona Kunxhiu, accompagnati dalla proiezione del cortometraggio La terra dei padri di Francesco Di Gioia. A seguire, presentazione del libro Il mio solo tormento – Canto di el Agheila, di Rajab Abuhweish, scritto nel campo di concentramento italiano in Libia di El Agheila, con letture di Mario Eleno, Manuela Mosè (curatori dell’edizione italiana del poema). Durante le letture ci sarà un contributo musicaledi Luca Chiavinato, musicista che ha contribuito alla colonna sonora del film “L’ordine delle cose”.
Colonialismo di ieri e Migrazioni di oggi
Introduzione al film “L’ordine delle cose” con Giulia Torrini, presidente di Un Ponte Per; Marina Pierlorenzi, presidente ANPI Roma; Papia Aktar, responsabile migrazioni ARCI Roma e Silvano Falocco, Rete Yekatit12-19Febbraio, Ass. Tezeta.
Premiazione del film in rassegna che maggiormente abbia contribuito a colmare il rimosso della memoria coloniale
Proiezione del film L’ordine delle cose di Andrea Segre, 2017, 115’
Un funzionario ha il compito di arginare l'immigrazione clandestina dalla Libia ma il suo viaggio ha un esito inatteso.
Amman, 23 luglio 2025 – Sono iniziati a giugno 2025 e proseguiranno per tutta l’estate i “Club di conversazione” per donne e ragazze, momenti di formazione e conversazione finalizzati a contrastare la violenza di genere, organizzati dalla Ong italiana Un Ponte Per (UPP) nell’ambito del progetto “Masahat Aamina” (Spazi Sicuri), giunto alla seconda fase e reso possibile dal finanziamento del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).
I club mirano a fornire momenti di incontro dedicati a donne e ragazze all’interno degli spazi sicuri che sono stati realizzati grazie al progetto, in cui le partecipanti possano condividere esperienze, sfide e prospettive su temi come l'inclusione sociale, la salute mentale, i ruoli di genere e le dinamiche comunitarie. Il programma innovativo in questa fase si focalizza sulla violenza di genere facilitata dalla tecnologia – una sfida sempre crescente in Giordania che colpisce in modo sproporzionato donne e ragazze.
Gli incontri, organizzati nei governatorati di Amman e Zarqa nel nord della Giordania, consentono di fare luce sui diversi livelli di accettazione e supporto all'interno della comunità, nonché sugli ostacoli che donne e ragazze incontrano nell'esprimere le proprie preoccupazioni, in particolare per quanto riguarda le aspettative familiari e le pressioni sociali. Attraverso workshop pratici il club introduce le partecipanti a utili applicazioni mobili e modi per proteggersi da cyber-crimini e violenze. Promuove inoltre l’accesso sicuro a servizi di supporto non-stigmatizzanti in caso di violenza attraverso la hotline e presso le operatrici antiviolenza negli spazi protetti.
Gli spunti raccolti da queste sessioni sono essenziali per definire programmi e interventi futuri che UPP realizzerà nel paese, e mirano a sostenere donne e ragazze per promuovere un ambiente comunitario più inclusivo e solidale, oltre che a migliorare le loro capacità di autoprotezione e sensibilizzare la comunità sull'intersezione tra violenza di genere, disabilità e aspetti specifici come l’uso delle nuove tecnologie. Tali interventi mirano, inoltre, a fornire indicazioni chiare sui servizi di protezione disponibili e sui percorsi di orientamento esistenti, per accompagnare le persone raggiunte nei loro percorsi di emancipazione e fuoriuscita dalla violenza.
Il progetto “Masahat Aamina”, attivo in Giordania dall’estate del 2024, si inserisce in un più ampio intervento che UPP, insieme ad AICS, porta avanti nel paese da molti anni, finalizzato a sostenere donne, ragazze e persone con disabilità delle comunità rifugiate e ospitanti.
Grazie alla stretta collaborazione con i suoi partner locali (Athar, Our Step e SIGI), Un Ponte Per continua a fornire servizi essenziali e attività negli spazi sicuri che sono stati costruiti nella prima fase del progetto, che, tra novembre 2024 e giugno 2025 ha raggiunto un totale di 7.208 persone, di cui 4.558 donne, 2.650 uomini, 793 bambine, 661 bambini e 346 persone con disabilità. Con il supporto tecnico di UPP, i partner Athar e SIGI hanno ampliato e continuato a fornire servizi sociali di gestione dei casi di violenza e protezione dell’infanzia. Inoltre, sono attive 4 hotline di assistenza per donne e persone a rischio.
Il progetto prevede di proseguire rafforzando ulteriormente i servizi di base garantiti: gestione dei casi di violenza riscontrati, supporto psicosociale, servizi di salute mentale, mantenimento degli spazi sicuri e campagne di sensibilizzazione a livello comunitario, oltre all’assistenza legale gratuita e al sostegno economico finalizzato all’auto-protezione delle categorie più vulnerabili con attività generatrici di reddito.
Roma, 26 giugno 2025 – “Disarmare l’Europa. Promuovere la sicurezza con mezzi di pace” è il titolo scelto per la tavola rotonda in programma a Roma venerdì 27 giugno dalle ore 17.30, ospite della Fondazione METES FLAI CGIL (via dell’Arco De’ Ginnasi 6) che aprirà i lavori dell’Assemblea Annuale della Ong italiana Un Ponte Per, attiva da oltre 30 in Medio Oriente.
Insieme alla giornalista Francesca Fornario, e relatrici e relatori delle campagne italiana ed europea “STOP ReArm Europe”, si affronterà il tema della difesa basata sulla corsa agli armamenti e della crescita globale degli investimenti militari: dal piano di riarmo europeo da 800 miliardi di euro, al recente accordo voluto dalla Nato per portare le spese militari al 5% del Pil.
Quali strumenti in questo contesto sono necessari per promuovere la sicurezza attraverso mezzi di pace e politiche globali per il disarmo?
Se ne discuterà con:
Giovanni Mininni, Segretario Generale FLAI CGIL
Intervengono:
Francesca Fornario, giornalista e autrice satirica
Raffaella Bollini, Campagna europea “Stop ReArm Europe”
Francesco Vignarca, Rete Italiana Pace e Disarmo
Futura D'Aprile, giornalista freelance
Giulia Torrini, co-Presidente di Un Ponte Per
Seguirà un tributo alla memoria di Ali Rashid, insieme a Luisa Morgantini, già vice-Presidente del Parlamento Europeo e Presidente di Assopace Palestina.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Per maggiori informazioni sulle campagne “Stop ReArm Europe”: https://stoprearm.org/
Sarà presentata il prossimo 25 giugno presso le Nazioni Unite le “Dichiarazione dei giovani per la pace nel Mediterraneo”: ad illustrarla una giovane di Sassari ed una di Ankara. Presente anche Un Ponte Per.
Roma, 23 giugno 2025 - Sarà presentata mercoledì 25 giugno 2025 presso il quartier generale delle Nazioni Unite a New York la “Dichiarazione dei giovani per la pace nel Mediterraneo” firmata a Sassari l’8 novembre 2024 dai rappresentanti di ragazzi e ragazze di 11 paesi mediterranei.
La presentazione avverrà a cura di due ragazze, rispettivamente di Sassari e di Ankara - Cristina Chessa Colombino e Merve Şahin - nel corso del side-event “Empowering Young Persons for Peace in the Mediterranean” organizzato dalla rappresentanza permanente di Malta presso l’ONU e dalla Convenzione per i diritti nel Mediterraneo, con la co-sponsorizzazione della rappresentanza italiana e della ong italiana Un Ponte Per.
La Dichiarazione è il frutto del lavoro di circa 250 ragazzi e ragazze tra i 16 e i 28 anni provenienti da 11 paesi rivieraschi che, per iniziativa della Convenzione per i diritti nel Mediterraneo, si sono incontrati online rispondendo agli auspici della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 2250/2015 “Giovani Pace Sicurezza” che chiede un maggior coinvolgimento dei giovani nei processi di pace.
In un lavoro online che è durato più di sei mesi i ragazzi e le ragazze hanno discusso delle cause comuni delle guerre e analizzato le possibili soluzioni.
Tra le cause comuni individuate la competizione tra gli Stati per il territorio e le risorse, le divisioni etniche e religiose, la proliferazione degli armamenti e di culture violente, la disuguaglianza e la mancanza di diritti umani.
La Dichiarazione chiede alle Nazioni del mondo di “adottare urgentemente” l’immediato cessate il fuoco in tutti i conflitti, il disarmo e l’avvio del dialogo politico per risolvere le cause profonde dei conflitti, coinvolgendo le giovani generazioni. Secondo i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato a questo lavoro, va rafforzata la cooperazione regionale per “affrontare le sfide comuni e promuovere pace e prosperità per tutti”, investendo nello sviluppo sostenibile, in una crescita economica inclusiva e promuovendo i diritti umani.
Ai rappresentanti delle Nazioni Unite presenti le due ragazze incaricate di restituire il lavoro collettivo chiederanno che la Dichiarazione venga consegnata a tutti gli Stati e sia oggetto di discussione fra i loro rappresentanti.
All’incontro di New York parteciperanno l’assistente del Segretario Generale dell’Onu per gli Affari Giovanili, Felipe Paullier; i rappresentanti di Finlandia e Giordania, paesi vice- presidenti del gruppo “Amici della risoluzione Giovani Pace Sicurezza”. La riunione sarà introdotta dall’Ambasciatrice di Malta, Vanessa Frazier, mentre le conclusioni saranno affidate al Presidente presidente onorario di Un Ponte Per, Fabio Alberti.
Qui il testo integrale della convenzione https://www.convenzionedeidirittinelmediterraneo.org/italiano/i-gruppi-di-lavoro/mediterraneo-mare-di-pace
L’evento si svolgerà mercoledì 25 giugno alle ore 13:15 presso la Conference Room 9, UNHQ.
L'iniziativa è realizzata con il contributo di Fondazione di Sardegna e Regione siciliana.
In arrivo in Italia una delegazione di bambini palestinesi della squadra di calcio “Palestine Youth Club” del campo rifugiati di Shatila, in Libano. Scambi e incontri istituzionali previsti tra Firenze, Roma e Bologna
Roma, 17 giugno 2025 – Arriveranno in Italia per la prima volta accompagnati dai loro allenatori, grazie a uno scambio culturale e sportivo organizzato dalla Ong italiana Un Ponte Per (UPP) e dalla cooperativa sportiva di Firenze Centro Storico Lebowski: sono 11 bambini palestinesi di età compresa tra gli 8 e i 13 anni, membri della squadra di calcio “Palestine Youth Club” attiva nel campo profughi di Shatila, a Beirut (Libano).
Dal 25 giugno al 10 luglio la delegazione si sposterà in varie città d’Italia: oltre ai campi sportivi organizzati dal CS Lebowski nella loro sede fiorentina, la squadra palestinese si sposterà anche a Bologna e Roma grazie al contributo di alcune realtà di sport popolari come Atletico San Lorenzo, Acrobax, All Reds Basket (Roma); Palestra Popolare TPO, PCB – Pallacanestro Cooperativa Bologna, Polisportiva Hic Sunt Leones e Hayat APS (Bologna). Importante il sostegno di enti istituzionali oltre al prezioso supporto dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio (AIAC). Il progetto “Dritti contro il cielo, da Shatila all’Italia” ha ricevuto infatti il patrocinio dei Comuni di Firenze e Bologna, dell’VIII Municipio di Roma, della Regione Toscana, e il supporto dell’AIAC. Per questa ragione, oltre agli eventi sportivi sono previsti incontri istituzionali nelle tre città italiane.
Tra le molte attività previste anche la visita al Museo del Calcio di Coverciano il 5 luglio, organizzata dal presidente di AIAC, Renzo Ulivieri, a cui prenderà parte l’Assessora allo Sport del Comune di Firenze, Letizia Perini.
Il viaggio del “Palestine Youth Club” in Italia si inserisce in un lunghissimo percorso di solidarietà e collaborazioni sportive che UPP ha costruito nel campo di Shatila, dove è operativa da oltre 20 anni nel sostegno alla popolazione rifugiata palestinese, e dove sostiene attivamente il centro sportivo in cui si allena la squadra. Nel 2023 inoltre UPP ha accompagnato lì una delegazione di allenatori e allenatrici del Centro Storico Lebowski. Durante quella settimana, la squadra ha svolto allenamenti di calcio con il “Palestine Youth Club”, coinvolgendo ragazze e ragazzi in un'esperienza sportiva e di condivisione.
Ad accompagnare la delegazione allora c’era anche il regista Niccolò Falsetti, che in quei giorni ha realizzato le riprese necessarie alla realizzazione del documentario “Dritti contro il cielo”. Il documentario da allora è stato proiettato in tutta Italia, in una serie di iniziative di autofinanziamento che hanno permesso la realizzazione dello scambio previsto in questi giorni.
Lo scopo del progetto è sensibilizzare cittadinanza e istituzioni sull’accesso al diritto allo sport, negato come molti altri diritti alla popolazione palestinese rifugiata in Libano. Consolidare il gemellaggio tra la squadra di Shatila e il Centro Storico Lebowski è il coronamento di questi due anni di raccolte fondi e la possibilità concreta di raccontare la seconda parte del documentario. Il contribuito aggiunto delle realtà di sport popolare di Bologna e Roma permetterà inoltre di portare avanti questo ponte, costruito con anni di relazioni e solidarietà.
Roma, 13 maggio 2025 – Si è tenuta oggi a Roma la conferenza stampa di presentazione della missione che, dal 16 al 19 maggio 2025, vedrà una delegazione composta da rappresentanti della rete di ong AOI, Arci, Assopace Palestina, 14 parlamentari dell’Intergruppo per la pace tra Israele e Palestina, 3 eurodeputati, 13 giornaliste e giornalisti, accademici ed esperte di diritto internazionale, raggiungere Rafah ed entrare nella Striscia di Gaza.
A un anno dalla Carovana Solidale “Gaza oltre il confine” — la delegazione italiana più numerosa mai giunta a Rafah — le organizzazioni promotrici tornano al confine per testimoniare, ancora una volta, la drammatica situazione in cui versa la popolazione palestinese. Un’iniziativa di straordinario valore, unica nel suo genere, che riunisce quell’Italia che dice no allo sterminio del popolo palestinese.
“Già un anno fa il quadro che ci venne restituito era apocalittico. Oggi, le previsioni più catastrofiche si sono tragicamente avverate”, ha dichiarato Alfio Nicotra di AOI. “Dal 2 marzo la Striscia è completamente sigillata: non entra nemmeno uno spillo. Le vittime per fame, sete e malattie aumentano ogni giorno in modo esponenziale. Voltarsi dall’altra parte, fingere di non vedere il genocidio in atto, è una forma di disumanità, una resa morale inaccettabile”.
La tregua annunciata il 19 gennaio 2025 non ha prodotto alcun passo avanti concreto: né verso un cessate il fuoco permanente, né per garantire la protezione della popolazione civile. Al contrario, dal 18 marzo la ripresa dei bombardamenti e la nuova offensiva di terra da parte dell’esercito israeliano hanno aggravato ulteriormente la crisi, segnando una pericolosa deriva verso un progetto di pulizia etnica apertamente sostenuto da esponenti dell’amministrazione Trump e da una larga parte della coalizione di governo di Netanyahu.
“Torniamo a Rafah perchè dal marzo scorso nulla è cambiato, tutto è drammaticamente peggiorato e non possiamo stare solo a guardare. Torniamo al confine per far sentire la nostra voce per chi non ha più voce e speranza di futuro. Chiediamo ancora una volta la fine dell’assedio, un cessate il fuoco immediato e l’apertura di tutti i valichi per l’ingresso degli aiuti umanitari. Vogliamo continuare a tenere acceso un faro su una apocalisse che sta distruggendo un popolo, una cultura e tutta l’umanità che ci condannerà indistintamente nella storia. ”, ha aggiunto Walter Massa, presidente di ARCI.
Le organizzazioni denunciano come Israele continui deliberatamente a colpire la popolazione civile, utilizzando la fame, la sete, il blocco degli aiuti e l’assenza di carburante e cure mediche come armi di guerra.
“Netanyahu sta attuando un terrorismo di Stato, con disprezzo assoluto per la vita umana e per il diritto internazionale. Il genocidio è sotto gli occhi di tutti, ma il mondo ha scelto di voltarsi dall’altra parte. Insieme alle oltre 52mila vittime palestinesi, a Gaza è morta anche la moralità dell’Occidente”, ha denunciato Stefania Ascari, deputata M5S e coordinatrice dell’Intergruppo parlamentare.
Sulla stessa linea le parole di Laura Boldrini, deputata PD: “Vogliamo entrare a Gaza. Abbiamo chiesto all'ambasciatore italiano in Israele di farsi carico di questa richiesta presso le autorità israeliane, ma a oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Ma non ci arrenderemo. Vogliamo entrare perché come se non bastassero i bombardamenti indiscriminati e la Striscia rasa al suolo, a Gaza si muore di fame, di sete e di malattie per un piano preciso e dichiarato del governo Netanyahu. Un piano criminale che prevede anche l'invasione totale della Striscia e la deportazione dei palestinesi. Nel silenzio complice della comunità internazionale, è necessario tenere alta l'attenzione sullo sterminio in corso, vedere con i propri occhi, raccontare e denunciare i crimini che Netanyahu e il suo governo stanno compiendo”.
Durante la missione, la delegazione incontrerà attivisti palestinesi, operatori umanitari, agenzie internazionali e delle Nazioni Unite, per raccogliere testimonianze dirette dai sopravvissuti e da chi da oltre 18 mesi lavora al fianco della popolazione civile, tanto a Gaza quanto in Cisgiordania.
“Sono appena rientrato dalla missione Occhi in Palestina in Cisgiordania, dove l’occupazione si è fatta ancora più violenta dopo il 7 ottobre”, ha dichiarato Marco Grimaldi, deputato di AVS. “Ora ripartiamo verso quei valichi che rappresentano oltre 580 giorni di crimini contro l’umanità. Vogliamo entrare a Gaza e non ci fermeranno. Il disegno di annessione e pulizia etnica è ormai evidente, anche attraverso gli sfollamenti forzati. Speriamo che quei varchi si aprano prima del nostro arrivo e che venga interrotto l'uso dell'ignobile arma letale del blocco degli aiuti”.
Nette le parole di Luisa Morgantini, presidente di Assopace Palestina, che ha lanciato un appello alle istituzioni italiane ed europee: “Basta complicità: si agisca ora per fermare il genocidio e la pulizia etnica e ristabilire il rispetto del diritto internazionale. Non è più il tempo delle dichiarazioni di principio né delle condanne generiche: servono atti concreti. L’Italia e l’Unione Europea devono sospendere immediatamente ogni fornitura militare a Israele e adottare sanzioni economiche e diplomatiche efficaci, come previsto dal diritto internazionale nei confronti di chi si rende responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità”.
A concludere la conferenza, è intervenuta l’europarlamentare Cecilia Strada, rilanciando l’allarme sull’inerzia dell’Europa di fronte alla catastrofe umanitaria: “Sotto le macerie di Gaza sta morendo anche l’Europa. I governi e le istituzioni europee che non fanno nulla per fermare Netanyahu rivelano tutta la loro ipocrisia. Così facendo, ci stanno consegnando ai libri di storia come complici di un genocidio”.
Comunicato stampa
L’iniziativa di una serie di associazioni della società civile per rendere omaggio agli oppositori libici della colonizzazione italiana
Roma, 12 maggio 2025 – “Tracce coloniali: ricordare per riconoscere, riconoscere per riparare” è il titolo scelto per la delegazione di associazioni della società civile italiana che si recherà, il prossimo 17 maggio, sull’Isola di Ustica, e in particolare al “Cimitero degli arabi”, per rendere omaggio agli oppositori libici alla colonizzazione italiana deportati nelle piccole isole.
La delegazione si svolge nell’ambito delle iniziative a sostegno della proposta di legge di istituzione di una “Giornata del ricordo delle vittime del colonialismo italiano” e mira a far riemergere la conoscenza di questa parte sinora rimossa della storia italiana.
Un piccolo corteo, che vedrà anche la partecipazione degli studenti del Liceo dell’isola, si recherà la mattina del 17 maggio al “Cimitero degli arabi” dove, in segno di solidarietà, sarà piantato un ulivo e sarà apposta una targa che riporta brani di poesie di deportati libici e di antifascisti che furono imprigionati sulle isole.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Centro Studi Ustica, vedrà la partecipazione di Un Ponte Per, Arci, Rete Yekatit12/19Febbraio, Movimento Italiani senza cittadinanza, Convenzione per i diritti nel Mediterraneo, Anpi, Cgil, Unione degli Universitari, Un’Altra Storia APS.
La delegazione sarà nell’isola già dal 15 maggio per incontrare la popolazione e gli studenti. Alle commemorazioni è stato invitato il sindaco di Ustica e l’Ambasciata libica in Italia.