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Intenti
DICHIARAZIONE DI INTENTI

Noi volontari, sostenitori, attivisti, operatori, militanti di "Un ponte per..." ci siamo riuniti a sedici anni dalla fondazione dell'associazione per verificare le ragioni e gli scopi della nostra unione e della nostra attività, che avevamo così sintetizzato nello statuto:

"L'associazione ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, è impegnata a contrastare la tendenza culturale ed economica degli stati industrializzati al dominio, anche militare, dei popoli del sud del mondo e comunque opera affinché vengano lenite le conseguenze di questo dominio."

1. UN MONDO DI INGIUSTIZIE
A 16 anni dalla Guerra del Golfo, che è stata l'occasione che ha condotto alla nascita di Un ponte per... ritroviamo nella situazione internazionale tutti i motivi per confermare questo impegno. La volontà di controllo delle risorse energetiche da parte degli Stati occidentali, origine della guerra del Golfo, ha portato a nuovi conflitti, ultimo dei quali la tragica occupazione militare in Iraq, e ha impedito, anzi aggravato,favorito l’inasprimento dei la situazione conflitti di in altre aree del Medio Oriente (Afghanistan, Libano e Palestina su tutte). Per questo centinaia di migliaia di persone, in maggioranza civili, , pressoché innocenti, sono morte. Emerge, inoltre, con sempre maggiore chiarezza che il controllo delle risorse idriche diventerà causa di nuove guerre. Le politiche economiche liberiste, che hanno reso la guerra cardine quotidiano della loro azione, hanno fatto ulteriormente aumentare la distanza tra i ricchi e i poveri del pianeta costringendo decine di milioni di uomini e di donne del sud del mondo all'emigrazione verso i paesi sviluppati.
Non vogliamo, con ciò, negare le responsabilità delle élite al potere, né tantomeno il carattere autoritario di molti governi dei paesi del sud del mondopiù poveri. Non ci sembra però che questo sia l'aspetto principale dell'attuale situazione. Sostenere una popolazione non significa anche condividere le politiche il suo governo. In tutto il mondo le politiche di dominio degli Stati più industrializzati continuano a causare violazioni quotidiane dei diritti umani e l'Onu, posta a presidio di questi diritti, è impotente perché spesso esautorata nelle sue funzioni dagli stessi paesi che sono la causa delle violazioni.
In questa situazione l'Italia non è neutrale, ma milita, sia pure in posizione subordinata, con i più forti e contro i più deboli cercando di godere dei benefici che la globalizzazione riserva alle economie forti senza preoccuparsi troppo dei danni che arreca ai paesi del sud del mondo.
Nell’analisi politica, Emerge appare sempre di più, nell’analisi politica, necessario il superamento superare della classicistica classica divisione del mondo in Nnord e sudSud, bensì a favore di una concezione sarebbe più appropriata che vedeo affermare che il mondo attuale è governato di fatto da poteri forti legati tra di loro, sopranazionali, in grado di condizionare pesantemente le sorti di tutte le comunità. Tutto ciò può essere analizzato con diversi strumenti concettuali e descritto con diverse terminologie, che convivono e si confrontano anche nella nostra associazione, ma non può essere negato tanto è evidente agli occhi di qualsiasi osservatore libero dal pregiudizio.

2. PER UNA VITA DESIDERABILE
Nella consapevolezza di vivere in quella parte di mondo che consuma gran parte delle ricchezze della terra, che, comunque, non sono partecipate a tutta la popolazione ma garantite solo a parte di essa (i poteri politico-economici), sentiamo, quali abitanti di questoi paesi, di Nord dover far assumere le responsabilità che ai nostri Governi e ai cittadini competono. Tutto ciò con la consapevolezza che il progetto europeo unitario è fallito, in quanto sempre più orientato a un’Europa unita sul piano economico-finanziario e sul versante del rifiuto e del respingimento di quanti premono alle sue frontiere in cerca di un futuro migliore.
Non è solo per senso di giustizia che agiamo, ma anche per una prospettiva di vita meno segnata dalla violenza. Il protrarsi della situazione attuale preconizza un mondo e una società in cui la crescente divaricazione tra gli inclusi e gli esclusi sarà sempre fonte di crescente violenza e insicurezza. Occorre una profonda revisione del modello sociale di sviluppo che preveda una netta tendenza verso la decrescita e la redistribuzione delle risorse mondiali. Occorre, inoltre, una diversa valutazione parametrica di ciò che si intende per ‘sviluppo.
Noi nNon vogliamo vivere, né e tantomeno che i nostri figli debbano vivere,, costretti a competere per assicurarci un posto al sole, in un benessere blindato , difeso a forza da mercenari intenti da un lato ad assicurare gli approvvigionamenti di petrolio e dall’altro o a respingere alle frontiere chi cerca una speranza di vita che gli è stata negata in patria. Per questo deve cambiare il modello di sviluppo consumistico occidentale, nonché il sistema di relazione tra i popoli.

3. LA SOLIDARIETA' CONCRETA
Alle politiche di dominio vogliamo continuare ad opporci anche contrastandone gli effetti. Noi non consideriamo le campagne di sensibilizzazione politica e i progetti di solidarietà come attività separate, ma parte di una stessa strategia, inscindibili tra loro. Non ci accontentiamo di chiedere nuove politiche rimandando al dopo la solidarietà concreta nei confronti delle popolazioni, nello stesso tempo non ci sentiremmo soddisfatti se alle iniziative di aiuto non facessimo seguire la denuncia dei motivi che rendono necessari gli interventi. La nostra scelta di unire iniziative di solidarietà e di lotta politica non implica sempre un giudizio negativo verso chi accentua maggiormente uno di questi due impegni. Riteniamo essenziale questa scelta soprattutto in relazione all’azione di resistenza delle tante comunità che esprimono un pensiero diverso rispetto all’unilateralità crescente.
Consideriamo gli aiuti umanitari e i progetti di sviluppo parte di quel trasferimento di risorse che deve avvenire tra i paesi del nord e del sud del mondo e non un dono.
Ci impegniamo a curare la qualità dei progetti ponendo particolare attenzione :
- Alla loro sostenibilità
- Al sostegno all’autosviluppo delle popolazioni interessate
- Alla corretta valutazione del loro impatto ambientale
- Al maggior disagio della condizione della donna
- Alla promozione e difesa dei diritti
- Alla valorizzazione del partenariato
- Alla solidarietà verso i migranti
- Alla soggettività della società civile nella quale interveniamo e al sostegno delle istanze che esprime
- All’allargamento dei diritti
- Alla possibile trasformazione non violenta dei conflitti

4. LE INIZIATIVE CULTURALI E DI RELAZIONE
Nello stesso tempo sappiamo che i nostri Governi continuano ad agire in questo modo, forti della consapevolezza che nell'opinione pubblica occidentale prevale la convinzione di poter godere all'infinito della condizione di vantaggio storico in cui ci troviamo e che, alimentata dalla crescente insicurezza, è all'origine del razzismo. Per questo riteniamo che le iniziative volte a diffondere le prassi di lotta politica e sociale e conoscere e valorizzare le culture del sud del mondo siano parte della stessa lotta; così come i "sostegni a distanza", i "gemellaggi" e, in generale, le azioni volte alla costruzione di relazioni tra persone di popoli diversi, non sono solo strumenti per sostenere progetti di solidarietà, ma assumono valore politico come strumenti di lotta al razzismo e all’esclusione attraverso la conoscenza dell'altro.


5. UN PONTE PER… COME PARTE DI UN MOVIMENTO GLOBALE
Sappiamo che non siamo i soli a pensarla così, né abbiamo la presunzione di conoscere verità che altri non hanno. Ci consideriamo solo una parte di quel movimento per un mondo più giusto che unisce idealmente i contadini senza terra brasiliani agli attivisti dei diritti umani statunitensi, i ragazzi dell'intifada palestinese agli animatori del commercio equo e solidale, le donne presenti all’interno del parlamento afghano a tutte le forme di lotta che respingono le opzioni decise dal ‘pensiero unico ma voglionoe autodeterminare il proprio sviluppo. In questo movimento, che si oppone alle guerre e alla globalizzazione selvaggia, convivono molte anime, punti di vista, pratiche politiche. Noi intendiamo rapportarci con tutte queste con uno spirito di confronto e non di competizione.
Abbiamo scelto di occuparci di questioni complesse, alle quali per lo più non si dedicano altre organizzazioni. Non ci sembra produttivo aggiungere la nostra sigla a quelle di associazioni che già da tempo e bene si occupano di altri problemi.

6. L'ORGANIZZAZIONE
Abbiamo scelto di essere allo stesso tempo associazione di volontariato e organizzazione. I compiti che ci siamo posti sono ambiziosi e non possiamo affrontarli solo con la convinzione di essere nel giusto; abbiamo bisogno di un'organizzazione solida, autonoma, stabile nel tempo, che accumuli risorse e capitalizzi esperienza e capacità.
Il volontariato, l'attivismo, la militanza, su cui si deve continuare a fondare l'associazione, garantiscono la mancanza di autoreferenzalità, il mantenimento degli scopi politici del nostro impegno, dal rischio che l'organizzazione non si trasformi da mezzo a fine.
Lo sviluppo organizzativo deve permettere di rendere sempre più efficaci le risorse, il tempo, le energie che profondiamo, anche se implica rinunce a convinzioni e preferenze personali in favore di un agire collettivo che è la nostra unica forza.

7. L'AUTONOMIA ECONOMICA
Consideriamo l'indipendenza una risorsa fondamentale del nostro agire e sappiamo che ciò dipende anche dall'autonomia economica e dalle disponibilità finanziarie.
Per questo riteniamo fondamentale che l'attività di raccolta fondi continui ad essere importante nella composizione delle risorse dell'associazione. La raccolta di fondi è, infatti, anche misura della capacità dell'associazione di sviluppare campagne di sensibilizzazione, di essere tra la gente, di non diventare un'agenzia di spesa degli enti pubblici.
L'autofinanziamento attraverso iniziative economiche coerenti con le finalità dell'associazione può essere ulteriore garanzia di libertà di azione ed intendiamo svilupparlo per limitare la dipendenza dalle campagne di stampa e dall'emozionalità di certi momenti.
Nello stesso tempo rivendichiamo il diritto di accedere e di utilizzare correttamente i fondi pubblici destinati alla cooperazione e agli aiuti internazionali.
In questi primi dieci sedici anni abbiamo conseguito risultati che potevano sembrare ambiziosi all'inizio di questa avventura, superato difficoltà e cercato soluzioni a problemi inaspettati. Lo abbiamo potuto fare, tutti insieme, grazie alla spinta ideale del nostro impegno, alla trasparenza della gestione e grazie ad un forte senso di solidarietà interna che ci ripromettiamo di coltivare come un bene prezioso. Il prossimo futuro potrà vedere un acuirsi dei problemi globali che abbiamo sommariamente descritto o un'inversione di rotta. Ciò non dipende solo da noi, ma vogliamo illuderci che dipenda anche da noi. Senza questa convinzione non avrebbe senso il nostro lavoro. Per questo confermiamo l'impegno che assumemmo sedici anni fa di agire collettivamente per un futuro migliore per gli abitanti della terra, per noi, e i nostri figli tra questi.

Orvieto, 17 giugno 2007 - L’assemblea dei soci  di Un ponte per…